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a cura di Morningstar   

Le materie prime tornano a fare da scudo

Nuovi acquisti sulle commodity per difendersi da inflazione e calo del dollaro. Ma attenti alla volatilità di breve periodo.
Marco Caprotti | 10/04/2008
Inflazione in crescita e dollaro in calo stanno facendo splendere le commodity. L'indice Msci del comparto nell'ultimo mese (fino al 10 aprile e calcolato in euro) ha guadagnato quasi il 3%. Le materie prime, del resto, da sempre sono considerate un ottimo strumento per difendere i portafogli nei momenti di frenata dell'economia e per coprirsi dalla debolezza del biglietto verde. L'oro è arrivato a toccare i 935, 41 dollari a oncia. L'argento è vicino ai 18,2 dollari. I contratti sul rame con scadenza tre mesi sono arrivati a 8.785 dollari per tonnellata metro. Il petrolio è salito fino a quota 112 dollari al barile prima di tornare indietro leggermente.

Sullo sfondo, spiegano gli analisti ci sono l'aumento della disoccupazione e la discesa degli immobiliari negli Stati Uniti con il conseguente calo dei consumi. Tutto questo ha portato gli Usa in recessione e ha spinto gli economisti a scommettere su un ennesimo taglio dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve. In attesa della mossa della Banca centrale, il dollaro è sceso nei confronti di 12 delle 16 maggiori valute mondiali. Il carico di briscola ce l'ha messo il Fondo monetario internazionale, secondo cui la situazione americana potrebbe presto colpire anche il resto del mondo.

L'effetto sulle commodity a prima vista è paradossale. Il calo dei consumi e della produzione dovrebbero far rallentare l'acquisto di materie prime, petrolio in testa. In realtà, le commodity sono una voce fondamentale per il calcolo dell'inflazione e quindi sono lo strumento ideale per fare hedging. Da qui la salita delle quotazioni. A questo va aggiunta l'attesa per l'aumento della domanda che, dicono i trader, non dipenderà più soltanto dalla Cina. Gli altri Paesi in via di sviluppo, soprattutto in America latina, stanno per dare il via a imponenti progetti di ammodernamento delle infrastrutture che manterranno alta la domanda per combustibile e metalli.

Dal punto di vista operativo, dicono gli analisti di Morningstar, gli investitori si trovano nello scenario ideale per continuare a puntare sulle commodity. “Nel lungo termine l'investimento nelle materie prime si dimostra sempre quello più adatto per difendere i portafogli”, spiega Eric Chenoweth. “Si tratta di asset che, nella maggior parte dei casi, per loro natura sono destinati a esaurirsi, mentre la domanda fisiologicamente aumenterà”. Per questo, quando si fa riferimento alle commodity, è improprio parlare di sopravvalutazioni. “Prendiamo le materie energetiche”, dice Chenoweth. “Nonostante i record fatti segnare negli ultimi mesi, in rapporto al fair value hanno uno sconto che può arrivare fino al 20% nel caso del carbone”.

Quello a cui bisogna fare attenzione, tuttavia, è la volatilità. “Se è vero che nel lungo termine le commodity sono destinate a salire, nel medio e breve periodo si può assistere a sbalzi di un certo rilievo. Tutto questo inevitabilmente si farà sentire anche sul portafoglio. L'importante, in questi casi, è non farsi prendere dal panico”.

 

 
     

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