Chi spera che le prossime elezioni politiche possano in qualche modo dare una scossa al mercato italiano si metta l'animo in pace. A prescindere da chi vincerà e indipendentemente dai programmi di natura finanziaria e fiscale che attuerà, Piazza affari continuerà a essere legata a doppio filo a quello che accade nel resto di Eurolandia e, più in generale, negli Stati Uniti.
E lo scenario non è per nulla rassicurante. L'indice Msci Italy, nell'ultimo mese (fino 19 febbraio) ha perso l'8,7%, più del cugino relativo all'Europa (-6,3%). L'S&P Mib da inizio anno ha lasciato per strada il 13%. Dai primi di gennaio quasi tutti i fondi (eccetto uno) raccolti nella categoria Morningstar Azionari Italia hanno avuto una performance negativa. I peggiori hanno segnato perdite vicine al 20%.
I motivi, spiegano gli analisti, sono diversi. Da una parte ci sono i problemi legati alla crisi dei mutui subprime americani (quelli di scarsa qualità) che ha investito tutte le piazze mondiali e non ha risparmiato nemmeno quella italiana. La tempesta Usa che ha colpito particolarmente i titoli bancari, peraltro, da noi è arrivata nel momento in cui gli istituti di credito stavano completando delicati processi di fusione e acquisizione.
Questo, inoltre, ha messo in stand by ulteriori aggregazioni rallentando nuovamente quelle delle banche popolari. Per vedere una ripresa dell'attività di M&A molti speravano in un abbassamento dei tassi di interesse che avrebbe reso più conveniente farsi prestare denaro dagli istituti di credito. Ma a parte il fatto che i cordoni della borsa sono stati chiusi, la Banca centrale europea ha dimostrato di essere più concentrata sul controllo dell'inflazione che sulla possibilità di ridare slancio all'economia e ai consumi.
L'Italia, inoltre, sconta problemi fisiologici che mal dispongono gli investitori internazionali. Primo fra tutti, un'eccessiva ingerenza da parte della classe politica che, per esempio, sta bloccando il processo di privatizzazione e risanamento di Alitalia. Air France che sembrava in prima linea per il salvataggio del vettore di bandiera ha deciso di aspettare l'esito delle elezioni per procedere. Senza contare le diverse posizioni che sono emerse in questi giorni sul futuro di Malpensa, uno degli hub principali della linea italiana.
Tutto questo, dal punto di vista operativo, spinge gli analisti a consigliare una maggiore cautela sull'Italia rispetto al resto del Vecchio continente. Fra i titoli ritenuti più interessanti, al momento ci sono quelli delle blue chip. Questo per tre motivi. Primo: i fondi internazionali per restare a benchmark con l'Italia comprano le azioni delle società più grandi e quindi su queste dovrebbe esserci una volatilità minore. Secondo: alcuni colossi come Eni ed Enel, sono controllati dallo Stato. Questo di norma garantisce un buon livello di dividendi agli azionisti, non fosse altro che per rimpinguare un po' le casse del Tesoro. Terzo: quando ci sarà la ripresa, prevedibilmente verrà registrata prima dai grandi titoli che, alla fine, sono quelli che determinano l'andamento dell'intero indice. |