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a cura di Morningstar   

Gli emergenti con gli Etf lasciano le tasche piene
Marco Caprotti | 21/02/2008 15.17

I Paesi in via di sviluppo hanno subito una battuta di arresto. Ma con questi strumenti si può risparmiare.

Spendere meno è già un buon sistema per guadagnare. Il principio, valido in economia domestica, trova applicazione anche sui mercati finanziari. Soprattutto in un momento come questo, caratterizzato da una forte volatilità che si trasforma in una discesa costante dei mercati. Lo sa bene chi in questo periodo sta investendo sui mercati emergenti, un comparto che negli anni scorsi ha regalato tanto agli investitori e che in futuro, secondo gli analisti, riprenderà a marciare di buon passo.

WebAdsWriteTag('300', '250','OeicsArticlesMPU'); Ma nel frattempo la situazione langue come si è accorto chi ha un fondo di investimento specializzato sui Paesi in via di sviluppo. La maggior parte degli strumenti raccolti nella categoria Morningstar Azionari Paesi Emergenti da inizio anno ha avuto una performance negativa. Per cercare di limitare le spese, consigliano gli analisti, una soluzione è quella di rivolgersi a un Etf. E' vero che questi strumenti replicano fedelmente gli indici di riferimento (e quelli degli emergenti in questo momento non brillano). Ma, almeno hanno caratteristiche (come l'assenza di commisioni di entrata uscita e performance) che permettono di risparmiare un po' in attesa di tempi migliori. Vediamo alcuni esempi di Etf che hanno un portafoglio diversificato su tutte le aree emergenti.

L'Etf db x-trackers Msci Emerging Market Index è un comparto di una Sicav di diritto lussemburghese gestito da DB Platinum Advisor del gruppo Deutsche Bank. Il fondo ha l'obiettivo classico di questo tipo di strumenti di replicare l'andamento dell'indice di riferimento grazie due elementi tipici degli Etf: la gestione passiva e il meccanismo denominato creation/redempion in kind. Letteralmente significa “creazione/rimborso in natura” e indica un sistema che attraverso continue operazioni di arbitraggio consentite ad un numero limitato di investitori istituzionali garantisce la convergenza fra il prezzo di mercato dello strumento e il suo Nav (valorizzazione pro quota del capitale gestito). I risultati sono una miglior replica del benchmark e un maggior contenimento dei costi rispetto a un fondo tradizionale. Lo strumento non distribuisce dividendi, quindi i proventi derivanti dai titoli presenti in portafoglio vengono capitalizzati nell'Etf.

L'indice di riferimento è l'Msci Emerging market, calcolato in dollari e con i dividendi reinvestiti al netto delle tasse. Si tratta di un paniere che riflette l'andamento dei mercati azionari emergenti in Europa, Medio oriente e Africa. Come tutti gli altri indici della famiglia Msci effettua la selezione in base a due criteri fondamentali. Primo: la capitalizzazione di Borsa corretta sulla base del flottante. Secondo: la rappresentatività settoriale in base alla metodologia cosiddetta Gics (Global Industry Classification Standard).

Come per tutti gli Etf, per quanto riguarda le commissioni non sono previste quelle di ingresso, uscita e performance. C'è però una fee totale annua (TER 0,70%) applicata proporzionalmente al periodo di possesso dello strumento.

Grazie alle caratteristiche di diversificazione e basso prezzo il fondo si adatta a chi ha obiettivi di investimento di medio e lungo termine ma anche al trading veloce se lo spread fra bid e ask dell'Etf è stretto. Lo strumento, tuttavia, è indicato anche per una strategia mista: orizzonte temporale medio o lungo con la possibilità, nei momenti di incertezza, di disinvestire temporaneamente.

Il secondo prodotto è l'iShare Msci Emerging markets comparto di una Sicav di diritto lussemburghese gestita da Barclays Global Investors. L'indice di riferimento è l'Msci Emerging Markets. A differenza dello strumento di Deutsche Bank le commissioni totali annue sono un po' più alte (0,75%), ma in questo caso gli eventuali dividendi vengono distribuiti quattro volte l'anno.

Anche le modalità di impiego sono le stesse. In questo caso, però, il fondo può anche essere venduto allo scoperto (il cosiddetto short selling). Il servizio però deve essere offerto dal proprio intermediario.

Il terzo strumento è il Lyxor Etf Msci Emerging Markets, fondo di diritto francese gestito da Lyxor International A.M. (Société Générale). L'emittente si riserva la possibilità di distribuire in maniera totale o parziale i dividendi (con cadenza annuale) oppure di capitalizzarli.

Le commissioni totali annue sono più basse rispetto agli altri due fondi: TER dello 0,65%. Come nel caso dell'Etf di Deutsche Bank è adatto a un investimento di medio e lungo periodo, al trading e a una strategia mista.

 

 

 

 
     

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