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a cura di Morningstar   

Africa, la nuova frontiera degli emergenti
Marco Caprotti | 2007-10-25

Mentre si assiste al boom di Brasile, Russia, India e Cina i gestori guardano al Continente nero. L'area cresce a ritmi sostenuti, è ricca di commodity e fa gola a molti. Ma ci vuole cautela: alcuni Paesi stanno portando avanti riforme, altri sono instabili.

Da qualcuno viene definita semplicemente "un mercato di frontiera". Ma l'Africa, secondo i gestori, ormai può a pieno titolo entrare nel gruppo dei cosiddetti Paesi emergenti. I numeri e le caratteristiche, del resto, li ha tutti.

E' vero che si tratta del continente dove ci sono 30 delle nazioni più povere della terra. E' anche vero che molti di quegli Stati sono devastati dalla fame. Ed è ancora più vero che difficilmente guadagnano gli onori delle cronache finanziarie. Nonostante tutto questo, però, l'area sta condividendo lo stesso destino del Brasile, della Russia, dell'India e della Cina (il cosiddetto Bric): sta crescendo ed è sottovalutato. E in un momento in cui sale l'interesse per i Paesi in via di sviluppo, forse è arrivato il momento di cercare nuove opportunità di investimento.

Ma andiamo nel dettaglio. Secondo il Fondo monetario internazionale il Prodotto interno lordo del Continente nero nel 2007 aumenterà del 5,6% per passare al 6,5% nel 2008. La regione sub-sahariana, attualmente quella più promettente soprattutto grazie alla ricchezza di materie prime, nel 2006 è cresciuta del 6% per il terzo anno di fila. Lasciando perdere il boom di India e Cina, questa zona sta correndo più velocemente di molta parte dell'Asia.

Le piazze finanziarie africane, sempre nel 2006, mediamente hanno fatto meglio di quelle del resto del mondo. Le azioni quotate sui quei listini hanno valutazioni pari alla metà di quelle delle loro concorrenti occidentali. La regione ha anche dimostrato di essere immune al credit crunch che ha colpito il resto del mondo in seguito alla crisi scatenata questa estate dai mutui americani subprime (quelli di bassa qualità). Il segreto è semplice: nessun istituto africano aveva in portafoglio le famigerate asset backed securities.

Per quanto riguarda le ricchezze l'Africa non teme confronti con il Bric. Il Continente produce circa il 30% dell'oro mondiale, la metà dei diamanti e il 50% del platino. Il 13% delle esportazioni di queste materie ormai ha preso stabilmente la direzione della Cina. “Non a caso il Paese del drago ha già speso l'equivalente di 12 miliardi di dollari in infrastrutture e ha in mente di investirne altri 20 per migliorare le importazioni”, dicono da Morgan Stanley Investment Management (il loro Emerging Europe, Middle East and North Africa Equity Fund da inizio anno ha guadagnato il 23,5%). Nel club dei nuovi e munifici amici del Continente, intanto, sono entrati anche Russia, Olanda e India. Insomma, le aziende africane hanno poche difficoltà a raccogliere capitali freschi.

Dal punto di vista dell'investitore l'Africa deve essere trattata con estrema cautela, a causa delle grandi differenze, anche a livello politico, che esistono fra uno Stato e l'altro. I fondi che hanno in portafoglio asset africani (in genere, per quanto riguarda quelli venduti in Italia si tratta di specializzati sui mercati emergenti) hanno una volatilità, e quindi un profilo di rischio, misurato dalla deviazione standard, alta. “Ogni mercato emergente ha specifiche caratteristiche sia a livello di sistema Paese, sia a livello di azioni”, continuano da Morgan Stanley. “La nostra strategia prevede un approccio top-down per quanto riguarda l'allocation geografica e bottom up per quella dei titoli”.

E i settori più interessanti? “I mercati africani sono caratterizzati da due comparti: materie prime e finanziario”, risponde Pierangelo Franzoni, direttore degli investimenti di Monte Paschi Asset Management Ireland a cui fa capo il fondo Bright Oak Geo Eastern Europe, Africa & Middle East che da inizio anno ha guadagnato il 13,4%. “Alcuni analisti prevedono una crescita del 50% dei prezzi dei materiali ferrosi nel 2008, anche se il consensus è per un +30%. Di questo scenario beneficiano soprattutto i titoli legati alle commodity”.

L'investitore reatil che non vuole affidarsi ai fondi deve tenere conto che ha a che fare con una regione in cui ci sono forti instabilità politiche, anche se il 60% degli Stati, ormai sono democrazie considerate funzionanti. Molti, inoltre, hanno imboccato la strada del capitalismo. Secondo uno studio della Banca mondiale, per esempio, l'Egitto è in cima alla lista dei Paesi che stanno avviando riforme per facilitare l'arrivo di investitori stranieri. Nella top ten ci sono anche Ghana e Kenya. In base al report il 56% dei Paesi africani nel 2006 ha approvato almeno una riforma definita “positiva”, battendo l'estremo oriente (46%) e l'America latina.

Qualsiasi strategia, insistono comunque i gestori, deve partire dallo studio approfondito delle caratteristiche di ogni singolo stato del Continente. “In questo momento la nostra maggior esposizione è verso il Sud Africa e qualche azione egiziana”, dice Franzoni. “Da un recente sondaggio fra investitori istituzionali sui mercati emergenti è emerso che Paesi come Nigeria, Zimbabwe e Marocco sono agli ultimi posti per quanto riguarda i regolamenti, la struttura dei mercati e le possibilità di fare trading”.

I 10 fondi che hanno più Africa in portafoglio
Nome fondo Rendimento da inizio anno in euro Rendimento a tre anni in euro Esposizione in Africa e Medio Oriente in % Deviazione standard a tre anni
JPM Middle East Eq Fd D Inc 26,01 31,52 55,62 20,79
J PM EmEu MidEast & Afr Eq A (dist) - USD 19,04 34,84 45,12 21,36
SPIF - Obiettivo Paesi Emerg EMEA R Acc 12,38 27,33 44,96 18,67
Bright Oak Geo EstEur Afr & MidEst A Acc 13,34 43,88
BNL Global Emerg Markets B Acc 19,82 35,81 18,37 18,44
Darta Emerging Markets B Acc 20,33 18,13
JPM Emerging Markets Eqty A (dist) - USD 23,62 37,20 16,53 16,17
MFS Meridian Emrg Mkts Equity A1 EUR Inc 22,83 16,36
NIS - Europe Emer Mrkt Equities I Acc 16,18
Pioneer Azionario Paesi Emergenti A Acc 34,10 37,69 15,88 16,85
Fonte: Morningstar Direct
Dati in euro disponibili al 23 ottobre 2007
I fondi di Brigth Oak, Darta e Nis hanno meno di tre anni

 
     

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