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a cura di Morningstar   

Ora è il pharma a soffrire per i subprime
Marco Caprotti | 2007-10-23

L'indice Msci del settore nell'ultimo mese ha perso quasi il 2%. Passata la grande paura dei mutui americani gli investitori preferiscono lasciare il comparto difensivo e cercare qualcosa di più rischioso. Ma non è il caso di abbandonarli.

L'onda lunga della tempesta subprime sta per passare. A dirlo, spiegano alcuni analisti, è l'andamento dei titoli farmaceutici. L'indice Msci del comparto nell'ultimo mese (fino al 22 ottobre e calcolato in euro) ha perso quasi il 2%.

Eppure si tratta dello stesso indice che, fra i pochi, aveva tenuto nel periodo più buio scatenato dai mutui americani di bassa qualità. Allora le azioni del pharma avevano dato ancora una volta prova della loro caratteristica difensiva: essendo slegati dai grandi temi finanziari ed economici (la domanda di medicine non conosce stagioni) erano diventati un porto sicuro dove rifugiarsi aspettando che passasse la buriana.

Oggi che le cose sui mercati si stanno tranquillizzando – anche se è presto per dire quanto la calma durerà – gli investitori smobilitano e tornano su asset più rischiosi. Non è un caso per esempio che l'indice Msci Asia negli ultimi 30 giorni abbia guadagnato il 4%.

Le aziende farmaceutiche, inoltre non hanno potuto o saputo sfruttare il periodo di crisi dei mercati per crescere o restituire un po' di soldi ai propri azionisti. Mentre in altri settori si approfittava della crisi e della conseguente discesa delle quotazioni per lanciare progetti di buy back o proposte di fusione, il pharma, nonostante la buona liquidità a disposizione è rimasto al palo. C'è anche da dire che di buone occasioni, in giro, ce ne sono poche.

Basta vedere cosa sta succedendo con Biogen. La società americana ha annunciato di essere in cerca di un acquirente. La papabile per un'acquisizione di quel tipo sarebbe Pfizer. Ma il colosso, dicono gli analisti, farebbe un pessimo affare. Entrambe le società hanno farmaci che sono nell'occhio del ciclone perché sospettati di essere dannosi. Un matrimonio fra i due rischierebbe di peggiorare le cose. L'operazione, inoltre non permetterebbe a Pfizer di risolvere il problema che si troverà ad affrontare con la scadenza di alcuni brevetti.

C'è poi il rischio di doversi svenare, come sta accadendo in Giappone dove la Kyowa Hakko Kogyo sta pagando caro, in termini borsistici, la decisione di acquistare la rivale Kirin. Un'intesa che gli analisti hanno giudicato eccessivamente costoso rispetto alle potenzialità di crescita che potrebbe dare. Risultato: il titolo Kyowa in una sola seduta ha perso il 4,2%, la peggiore performance degli ultimi due mesi.

Come conviene comportarsi allora dal punto di vista operativo? Secondo gli analisti non è il caso di buttare i titoli del pharma nella pattumiera. Vale sempre, infatti, la vecchia regola secondo cui le discese creano ottime occasioni di acquisto. Senza contare che nella maggior parte dei casi si tratta di aziende sane, con una buona liquidità e in grado di dare dividendi interessanti.

C'è poi da considerare il fattore prudenza: chi fosse convinto che la tempesta subprime farà sentire i suoi effetti anche l'anno prossimo (come peraltro sostengono autorevoli osservatori) farebbe bene a tenerne un po' in portafoglio.

 
     

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