Il computer gestore
Sara Silano | 2007-10-12
I metodi quantitativi sono sempre più diffusi nell'industria del risparmio. Secondo una recente analisi di Morningstar a livello globale sui fondi comuni “gestiti” da un algoritmo, il profilo di rischio/rendimento è buono. Ma sul fronte delle sole performance non sempre vincono la prova del tempo.
I modelli matematici hanno allungato i loro tentacoli su molti strumenti del risparmio gestito, dai fondi tradizionali, agli hedge fund e agli Exchange traded fund. Nel solo mondo degli investimenti alternativi, l'indice Barclay Sistematic traders conta oltre 390 prodotti ed è ben più numerosa a livello mondiale la schiera di fondi comuni di società specializzate in tali metodologie, tra le quali American Century, Axa Rosenberg, Bridgeway e Vanguard. E nell'industria degli indicizzati quotati, la nuova frontiera sono gli Etf che replicano indici costruiti con algoritmi matematici per creare valore aggiunto rispetto ai benchmark tradizionali (il caso più noto è quello dell'americana Invesco PowerShares).
La linea di demarcazione tra strumenti la cui strategia è decisa da un gestore e quantitativi è diventata sottile, perché il computer è sempre più utilizzato nei processi di investimento, soprattutto nella fase iniziale di analisi di ampi universi di titoli per selezionare un campione più ristretto sul quale i fund manager possono concentrarsi.
Secondo un recente studio di Morningstar sui fondi tradizionali che adottano strategie quantitative, presentato al Quantitative asset management workshop (promosso da Diaman e Zenit Sgr), il Rating è mediamente elevato, indicando un buon profilo di rischio/rendimento, corretto per i costi. Nel caso dell'americana Bridgeway, la percentuale di fondi a quattro e cinque stelle sul totale della gamma è superiore all'80%; per Axa Rosenberg e Vanguard oltrepassa abbondantemente il 60%. E' ancor più interessante la presenza quasi nulla di prodotti con il giudizio più basso.
Durante la tempesta agostana, i fondi tradizionali quantitativi hanno mediamente sovraperformato gli indici di riferimento, a differenza di quanto è accaduto per i prodotti alternativi, mentre su orizzonti più lunghi tale affermazione non è sempre vera. Probabilmente, il rigoroso controllo del rischio imposto dai modelli non permette spesso di cogliere a pieno i rally delle Borse.
Nel complesso il ritratto di questi fondi è positivo. Hanno il vantaggio di azzerare il fattore emotivo in fasi di forti shock dei mercati, dal momento che le scelte sono dettate da un modello matematico. Inoltre permettono di analizzare un vasto universo di titoli in poco tempo, così da poter cogliere opportunità che si creano in determinate fasi di Borsa. Infine, hanno una strategia coerente e ripetibile e spesso sono unici, perché elaborati da professori universitari e adottati da singole società.
Ma hanno anche i loro punti di debolezza. Non sono immuni dall'errore umano, soprattutto nella fase di formulazione del modello: alla base ci sono ipotesi, dati che possono essere più o meno accurati, valutazioni soggettive. Inoltre, raramente i sistemi sono statici, ma si evolvono per aderire meglio al mercato di riferimento. Nonostante i test cui sono sottoposti, anche in condizioni “estreme”, non sempre contemplano eventi rari. Infine, la maggior attenzione al controllo dei rischi può andare a discapito della performance.
Come scegliere i fondi quantitativi? Le regole sono le stesse degli altri strumenti del risparmio, ovvero preferire quelli con strategia chiara, disciplinata e coerente, con un buon track record (buoni risultati) in diverse fasi di mercato e, aspetto molto importante, con un basso indice di spesa (Ter, total expense ratio). Diversi studi infatti dimostrano che i costi sono tra gli elementi più predittivi delle performance nel tempo.