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a cura di Morningstar   

Qualche nube sul Sol Levante
Marco Caprotti | 2007-10-02

L'indice Msci del Paese asiatico in un mese ha perso il 2,7%, ma in una settimana è cresciuto del 3%. Il mercato nipponico resta uno dei preferiti dai gestori. Tuttavia ci sono segnali preoccupanti dal punto di vista macroeconomico.

Corse improvvise e brusche frenate. Il Giappone, almeno dal punto di vista finanziario, tiene fede alla sua fama di imprevedibile. L'indice Msci del Sol Levante nell'ultimo mese (fino al 2 ottobre e calcolato in euro) ha perso il 2,7%, mentre in una settimana è riuscito a guadagnare il 3%. Imprevedibile si, dicono gli analisti, ma non sorprendente, visto che si parla di un mercato che ragiona secondo parametri tutti suoi.

Ecco perché, dicono gli operatori, anche se non ci fosse stata la recente crisi dei mutui americani subprime (quelli di scarsa qualità), il Giappone andrebbe comunque trattato con estrema cautela.

Al di là delle turbolenze sui mercati finanziari globali, infatti, il Sol levante sembra avvicinarsi a un rallentamento. E getta un'ombra che alla fiune potrebbe minare la fiducia che i gestori continuano ad avere sulle potenzialità del Paese. A preoccupare sono il calo delle vendite al dettaglio e gli investimenti. Le previsioni per l'export, inoltre sono complicate da una possibile frenata dell'economia Usa e dal rafforzamento dello yen.

La ripresa della congiuntura registrata negli ultimi anni è stata guidata principalmente dalle esportazioni verso Stati Uniti e Cina. I benefici, tuttavia sono entrati nelle casse delle società ma non nelle buste paga dei loro dipendenti.

La conseguenza è stato un calo delle spese personali, che influendo per il 55% sul Pil, è la più grande voce singola dell'intero sistema economico nipponico. E' vero che a luglio la disoccupazione è scesa al 3,6% - il livello più basso degli ultimi 10 anni. Il costo del lavoro per impiegato, tuttavia, è ai minimi degli ultimi sei anni. Sempre a luglio lo stipendio di un lavoratore (compresi i bonus e gli straordinari) è sceso del 2%. In una situazione del genere il cittadino giapponese non ha voglia di spendere.

E questo si riflette sui consumi. Le spese sono crollare dell'1,2%. Il Pil nel secondo trimestre è cresciuto a un tasso (annualizzato) dello 0,5% contro il 3,2% dei tre mesi precedenti e il 5,4% della fine del 2006. Insomma, mentre l'economia è stata in salute per 10 trimestri di seguito, i giapponesi hanno continuato a impoverirsi.

Questa situazione complica anche le scelte operative. Per questo motivo gli analisti consigliano il mercato giapponese solo agli investitori esperti e che abbiano una predilezione per le operazioni rischiose. Gli operatori, in questo momento, stanno tenendo d'occhio le banche. In caso di miglioramento della situazione economica sarebbero le prime ad avere benefici. Radar puntati anche sulle case automobilistiche. Il loro futuro – e quello degli azionisti – dipenderà molto da quello che succede negli Stati Uniti.

 
     

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