Recessione Usa? Forse si. Probabilmente no
Marco Caprotti | 2007-09-12
La crisi dell'immobiliare rischia di rallentare eccessivamente la crescita Usa fino al 2009. Ma le esportazioni e gli investimenti possono fare da paracadute. Nel frattempo ci sono buoni segnali dal fronte consumi. Attesa per le decisioni della Fed.
Prima la cattiva notizia: per colpa del mercato immobiliare gli Stati Uniti stanno per arrivare sull'orlo della recessione. Poi quelle buone: gli altri comparti aiuteranno la ripresa, i consumi personali stanno aumentando, il deficit commerciale è diminuito e forse la Federal Reserve taglierà i tassi di interesse per dare una mano all'economia.
Nel frattempo l'indice Msci North America nell'ultimo mese (fino all'11 settembre e calcolato in euro) ha guadagnato lo 0,3%, cercando di recuperare la strada persa nel periodo caldo della crisi dei subprime. È vero che nell'ultima settimana il listino ha perso il 2,3%, ma nella seduta dell'11 settembre Wall Street ha messo a segno la miglior performance degli ultimi 30 giorni. E' questo in sintesi il quadro davanti al quale si trovano gli operatori e che stanno cercando di interpretare per capire gli scenari futuri del mercato americano.
Ma partiamo dalla notizia più inquietante. Secondo il rapporto trimestrale Anderson Forecast preparato dall'Università della California il Prodotto interno lordo (Pil ) Usa crescerà appena sopra l'1% nel quarto trimestre del 2007 e nei primi tre mesi del 2008. Questo andamento è di poco superiore a quella che è la definizione tecnica di recessione: due trimestri consecutivi di rallentamento del Pil.
Colpa, secondo lo studio, della crisi del mercato immobiliare. Fino al 2009 la costruzione di nuove case dovrebbe procedere a un ritmo di poco superiore al milione di unità all'anno. La previsione precedente parlava di circa 1,3 milioni.
Il dato è meno ottimistico di quello presentato nei giorni scorsi dalla National Association of Realtors, secondo cui la costruzione di nuove case raggiungerà la cifra di 1,4 milioni di unità contro l'1,8 milioni del 2006. Sempre secondo l'Anderson Forecast il prezzo degli immobili ad uso residenziale dovrebbe scendere del 10%-15% per dare segni di ripresa a partire dal 2009.
Per fortuna, dicono gli operatori (e su questo concorda anche l'Università della California) ci sono le buone notizie. La forte domanda a livello globale per prodotti made in Usa e la ridotta richiesta da parte del mercato interno per articoli esteri, insieme agli investimenti aziendali nel comparto tecnologico, già nel 2008 dovrebbero far crescere il Pil americano vicino al 2%.
I consumi privati, intanto stanno andando bene. La catena di fast food Mc Donald's, che in questo senso viene considerata un buon termometro, ad agosto ha registrato un aumento delle vendite dell'8,1%. Gli analisti si aspettavano un incremento del 4,6%. Le tasche degli americani sarebbero così gonfie che General Motors, dopo anni di sconti selvaggi sul prezzo delle sue automobili, ha annunciato che ritoccherà all'insù i listini. La notizia, nella seduta dell'11 settembre, ha fatto guadagnare al titolo della casa di Detroit il 4,6%. Un altro po' di ottimismo è arrivato dal Dipartimento del commercio: il deficit commerciale americano, grazie alle esportazioni, a luglio è sceso dello 0,3% arrivando a 59,2 miliardi di dollari.
L'appuntamento che gli operatori hanno segnato in agenda, nel frattempo, è per il 18 settembre. Quel giorno la Federal Reserve renderà note le sue decisioni per quanto riguarda i tassi di interesse. Per gli amanti delle scommesse, l'andamento dei contratti futures sui Fed Fund dà 72 probabilità su cento che la Banca centrale americana abbassi il costo del denaro di mezzo punto percentuale rispetto all'attuale 5,75%. Settimana scorsa gli ottimisti erano il 52%.