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dagli Usa |
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Informativa societaria: verso l'abolizione dei dati previsionali trimestrali?
Porre fine ai dati revisionali sugli utili trimestrali. Questo in sintesi il messaggio emerso dal report pubblicato negli USA dal CFA Centre for Financial Market Integrity e dal Business Roundtable Institute for Corporale Ethics dal titolo Breaking the short-term cycle: Discussion and recommendations on how corporate leaders, asset managers, investors and analysts can refocus on long-term value'.
Le raccomandazioni che emergono dal report avranno implicazioni non trascurabili per quelle società, analisti finanziari ed investitori che reputano fondamentali i dati sugli utili trimestrali. Scondo una recente ricerca del National Investor Relations Institute più della metà delle società americane (52%) fornisce dati previsionali sugli utili trimestrali.
Nel report si sostiene che molti tra investitori, società di asset management e manager aziendali si focalizzano in modo esclusivo sui risultati societari di breve-termine e che questo ha conseguenze negative sulla creazione di valore nel lungo-periodo. Gli effetti non si limitano, però, a questo: l'efficienza di mercato viene ridotta, i ritorni sugli investimenti diminuiscono e lo sviluppo di una corretta corporate governance è fortemente ostacolato. Oltre a suggerire la possibile cessazione della comunicazione dei dati previsionali sui risultati trimestrali, il report del CFA Centre contiene diverse raccomandazioni per il mercato finanziario: analisti ed azionisti, ad esempio, dovrebbero sfruttare a proprio vantaggio la futura disclosure sul sistema di remunerazione degli amministratori esecutivi per spingere le società ad adottare strutture di pagamento orientate verso strategie di lungo-termine e creazione del valore. “ Più significative e potenzialmente più frequenti comunicazioni sulla strategia aziendale e sul valore di lungo-termine possono diminuire la dipendenza della comunità finanziaria dai dati previsionali trimestrali – sostiene Matthew Orsagh, senior policy analyst del CFA Centre – Porre fine alle linee guida sui risultati trimestrali non significa diminuire la trasparenza aziendale ”.
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USA: Rittenhouse Rankings rivela un declino della trasparenza del CEO.
Pubblicato uno studio da Rittenhouse Rankings da cui emerge che la trasparenza dei CEO americani è peggiorata notevolmente nell'ultimo anno. La ricerca si basa sulla grande quantità di lettere rivolte agli azionisti dagli amministratori delegati. Tra le criticità venute alla luce figurano un aumento del linguaggio tecnico, maggiore confusione nelle affermazioni rispetto al periodo precedente al collasso di Enron ed all'entrata in vigore del Sarbanes-Oxley Act.
“ Abbiamo un modello in grado di quantificare il linguaggio delle lettere agli azionisti – spiega Laura Rittenhouse, ex banchiere d'investimento e presidente di andBeyond Communication – Esiste una struttura comune nelle lettere agli azionisti. Personalmente utilizzo la lettera di Warren Buffett, poiché è molto esauriente come modello in cui si possono trovare tutti gli elementi richiesti in una lettera agli azionisti ”.
Questa modalità di valutazione, denominata candor test , assegna un punteggio ai diversi elementi riscontrabili in una lettera agli azionisti, misurando il grado di trasparenza e comunicatività. Inoltre, il punteggio diminuisce per ciascun elemento negativo che concorre a formare la cosiddetta corporate fog presente nella lettera, come ad esempio termini tecnici o affermazioni contraddittorie. Il recente studio della Rittenhouse mostra la più grande quantità di corporate fog degli ultimi anni.
Rittenhouse ha anche comparato i risultati della ricerca sulla trasparenza con quelli relativi alla performance del titolo . “Nel corso degli anni abbiamo riscontrato una correlazione positiva tra i due valori – afferma Laura Rittenhouse – Negli ultimi quattro anni le azioni delle prime 25 società nella classifica sulla trasparenza hanno riportato una sovraperformance rispetto alle ultime 25” .
Di seguito la top ten della classifica di Rittenhouse Rankings:
- Wells Fargo
- Alcoa
- JetBlue Airways
- PepsiCo
- Walgreens
- Jack in the Box
- Continental Airlines
- Charles Schwab
- Harley Davidson
- Xerox
E la bottom ten :
100. Cigna
99. Humana
98. Motorola
97. Avon
96. Time Warner
95. ExxonMobil
94. Pfizer
93. Merck
92. AMD
91. Bear Sterns
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Il NYSE riceve l'approvazione della SEC per il NYSE OpenBook Real-Time.
Il New York Stock Exchange ha ricevuto l'autorizzazione della Securities and Exchange Commission a lanciare il NYSE OpenBook Real-Time, un innovativo strumento di comunicazione per investitori e professionisti del mercato finanziario creato per offrire ai clienti un accesso immediato alle informazioni di mercato, accrescere la trasparenza del NYSE e favorire l'attuazione del NYSE Hybrid MarketSM, precedentemente approvato.
“In risposta alle richieste di dati di mercato più approfonditi, avanzate dai nostri clienti, abbiamo creato il NYSE OpenBook Real-Time, un nuovo strumento di informazione in tempo reale caratterizzato da trasparenza sulle operazioni di trading azionario sul NYSE – ha affermato Ron Jordan, Senior Vice President – “Prodotti innovativi come OpenBook Real-Time sono quello che gli investitori cercano oggigiorno nei mercati finanziari”.
In attesa del lancio previsto per il 1° maggio 2006, OpenBook Real-Time si presenta come un valido strumento per offrire un'istantanea del NYSE e della sua ineguagliabile liquidità mediante una visione in tempo reale – totale e aggiornata ogni secondo – del limit order book del NYSE per tutte gli strumenti scambiati. Costruito sul successo e sulla funzionalità del NYSE OpenBook originale, questo nuovo prodotto aggiungerà un livello superiore di velocità e trasparenza al NYSE e ai dati di mercato.
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Trading dei futures: le proposte della Securities and Exchange Commission e della Commodity Futures Trading Commission.
Sono stati proposti da SEC e CFTC i nuovi regolamenti che faciliteranno il trading dei futures sugli indici degli strumenti di debito. Alla base della collaborazione tra i due organi di vigilanza vi è l'intento di attuare l'obiettivo del President's Working Group on Financial Markets di creare una nuova classe di contratti derivati da scambiare sul mercato finanziario.
“I nuovi prodotti, che saranno sicuramente creati in seguito all'attuazione di questa proposta, forniranno ulteriori strumenti per diversificare e gestire il rischio – ha affermato Christopher Cox, presidente della Securities and Exchange Commission – “Questo è un elemento positivo sia per la creazione di capitale che per la protezione degli investitori”.
Cox ha speso parole di encomio anche per il presidente Reuben Jeffery e lo staff della CFTC per i loro sforzi al raggiungimento di questo accordo di collaborazione sulla normativa. “Faccio i miei complimenti al presidente Jeffery, allo staff della CFTC e a quello della SEC perché hanno intravisto la possibilità di avanzare queste proposte nel pieno rispetto della tempistica del President's Working Group”.
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I CFO americani sono favorevoli alla comunicazione dei compensi degli amministratori esecutivi.
Il Financial Executives International (FEI) in collaborazione con la Baruch College's Zicklin School of Business ha condotto uno studio relativo alla trasparenza societaria da cui è emerso che la stragrande maggioranza dei CFO americani è favorevole alla proposta della Securties and Exchange Commission (SEC) sulla trasparenza dei compensi degli amministratori esecutivi.
Lo studio è stato condotto nella seconda settimana di marzo 2006 ed ha coinvolto 201 membri del FEI che, nel complesso, rappresentano società sia pubbliche che private.
I risultati della ricerca dimostrano che soltanto il 35% dei rispondenti crede che la legge proposta dalla SEC indurrebbe le società ad osservare una maggiore cautela nell'elargizione dei compensi. Il 71% dei CFO appoggia la proposta di legge.
“Siamo totalmente d'accordo con l'attuale regolamentazione della SEC in materia di trasparenza delle politiche e pratiche societarie relative alla remunerazione degli amministratori esecutivi – afferma Lisa Singleton, direttrice della corporate communication alla TXU, in rappresentanza di David Campbell, CFO di TXU – Non ci opporremo ad una proposta che tende ad incrementare la trasparenza dell'informativa societaria con informazioni molto utili agli investitori per l'elaborazione di strategie d'investimento”.
Tuttavia, la minoranza dissenziente fa emergere la propria voce all'interno dello studio. “Quale sarà il punto d'arrivo? – afferma un CFO della minoranza – Nessuna crescita per le stock option, grazie al Fasb. Esisterebbe oggi la Microsoft o l'intero settore dell'high-tech se fosse esistito l'obbligo di contabilizzare le stock option negli scorsi anni? Non credo proprio. …Le disposizioni in materia di trasparenza assieme al Sarbanes-Oxley Act costituiranno un enorme costo per le società americane e continueranno a distrarre noi amministratori dall'obiettivo di produrre ricchezza nell'economia globale”.
Al di là della disputa sulla trasparenza, il grido di battaglia degli azionisti continua ad essere rivolto verso la remunerazione degli amministratori esecutivi basata sulla performance.
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IR Magazine US Awards: General Electric fa incetta di premi.
Si è svolta a New York il 30 marzo 2006 la cerimonia di premiazione dell'undicesima edizione degli IR Magazine US Awards che ha visto protagoniste Aflac, Applebee's, Citrix Systems e General Electric (GE) tra le 26 società premiate a livello nazionale per l'attività di investor relations. Durante la manifestazione, organizzata da IR Magazine, Wall Street Journal e Barron's, sono stati assegnati i premi alle quotate che hanno fatto segnare la miglior performance nel ramo della comunicazione con gli azionisti.
Oltre 2400 tra gestori, analisti finanziari ed investitori retail sono stati chiamati a votare le performance aziendali in 20 categorie, come ad esempio “Miglior investor relations officer”, “Miglior IR curate da un CEO” e “Miglior corporate governance”. Gli IR Magazine US Awards rappresentano il maggior evento di questo tipo negli Stati Uniti e vedono la partecipazione di circa 800 tra investor relations officer, CFO e CEO nonché di fornitori di servizi.
Tra le società che hanno riscosso maggior successo sono da citare GE, che ha vinto ben tre premi: Miglior IR per una società con una ‘mega-cap', Miglior comunicazione con il mercato retail e Miglior investor relations curata da un CEO (consegnata a Jeffrey Immelt, CEO di GE, per il suo pieno coinvolgimento nella comunicazione con gli investitori), Aflac che ha portato a casa il premio come Miglior investor relations assegnata ad una società ‘large-cap', Citrix e Applebee che si sono aggiudicate i premi per la miglior investor relations assoluta, rispettivamente nelle categorie media e piccola capitalizzazione di mercato. La cerimonia di premiazione è il risultato dello studio condotto da Erdos & Morgan sulla percezione degli investitori; committente dell'indagine è stato Cross Border, produttore della cerimonia, editore di IR Magazine e organizzatore degli IR Magazine Awards in tutto il mondo.
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Le investor relations prendono il lento treno verso la Croazia.
Durante l'ultimo anno le principali società quotate croate hanno migliorato sensibilmente la qualità delle sezioni IR dei propri siti societari, dando un segnale di miglioramento nel campo finanziario che potrebbe risultare importante anche in vista dell'obiettivo di ingresso della Croazia nella UE.
Una ricerca condotta dalla Zagreb School of Economics and Management (ZSEM) sulle 48 più importanti società, tuttavia, ha rilevato che, malgrado questa piccola ma positiva tendenza, molte aziende non hanno una buona sezione investor relations.
La percentuale di aziende quotate che fornisce online i nomi dei propri manager è cresciuta dal 53 al 56% nell'ultimo anno, così come è cresciuta quella delle società che fornisce informazioni più specifiche sul management, passando dal 9 al 21% nello stesso periodo. Eppure, sotto alcuni asppetti, la pratica di reporting è peggiorata, con la diminuzione del numero di società che pubblicano i nomi dei componenti dei comitati di controllo dal 33 al 29%.
“Il clima sta migliorando e c'è una moderata tendenza verso un ulteriore miglioramento ma i risultati variano considerevolmente da società a società”, afferma Leslie Matthews Sulenta, che ha guidato il team di ricerca dello ZSEM.
Sulenta, che è direttore generale dell'International Business Strategies, una società di consulenza specializzata nella corporate governance, sostiene che sono davvero poche le aziende che soddisfano gli standard qualitativi di IR richiesti dagli investitori internazionali; tuttavia, molte volte le quotate dei mercati emergenti tendono comunque ad attrarre gli investitori in qualche altro modo.
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Il Canada prepara la propria versione del Sox.
Nel febbraio 2005 l'autorità canadese di vigilanza sul mercato finanziario aveva presentato due proposte di legge che rispecchiavano le disposizioni dell'americano Sarbanes-Oxley Act (Sox). La scorsa settimana, commentando i già riesaminati MI 52-11 e MI 52-109, il Canadian Securities Administrators (CSA) ha annunciato l'intenzione di scartare la prima proposta di legge e ampliare l'ambito di applicazione della seconda.
La proposta di legge scartata, il MI 52-111, ha mostrato un'impressionante somiglianza con la Sox Section 404 fin dalla sua messa a disposizione per la fase di esame da parte dei pubblici di riferimento. Per ovviare al vuoto legislativo che si potrebbe venire a creare, il MI 52-109 è stato ampliato, introducendo gli stessi provvedimenti (del MI 52-111) all'interno del disegno di legge. Viene richiesto, infatti, ai CEO e CFO di certificare annualmente le proprie valutazioni sull'efficacia dei controlli interni, così come dovrebbe fare le società emittenti nel MD&A .
Nell'eventualità che venga approvata, la legge non entrerà in vigore prima della fine dell'anno fiscale in corso o dopo il 31 Dicembre 2007.
“I controlli interni e la valutazione riguardante l'efficacia degli stessi costituiscono un vantaggio per le società, ma solo fino ad un certo punto. Se il management è intenzionato a commettere frodi, inevitabilmente lo farà senza se curarsi dell'esistenza della norma in questione – afferma Bob Tait, presidente e CEO del Canadian Investor Relations Institute – Le nuove leggi riducono parzialmente il rischio di scorretta rendicontazione dei risultati finanziari e/o delle condizioni economiche delle società emittenti, ma non eliminano la possibilità che siano commesse frodi né garantiscono che tali comportamenti vengano scoperti”.
Tait manifesta preoccupazione anche riguardo ai costi legati all'attuazione della norma in questione, come testimoniato da quanto accaduto negli USA. C'è, inoltre, un'altra questione: la preoccupazione dei controlli interni ha catturato l'attenzione del management e del cda, distogliendola dalla gestione delle società e dalla generazione di guadagni per gli azionisti.
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Informativa societaria: nel 2006 la spesa per la osservanza della normativa salirà a 27,3 miliardi di dollari.
L'AMR Research, società di consulenza americana, ha recentemente pubblicato i risultati di una ricerca sul costo dell'osservanza del Sarbanes-Oxley Act e delle altre disposizioni disciplinanti gli obblighi delle quotate americane.
Stando ai risultati della ricerca, nel 2006 la spesa totale per l'osservanza degli obblighi di comunicazione delle quotate USA salirà a 27,3 miliardi di dollari; di questi, 6 miliardi (22% circa) saranno destinati all'osservanza del Sarbanes-Oxley Act. La spesa continuerà a salire nel 2007, raggiungendo la cifra di 28 miliardi di dollari.
Governance, gestione del rischio e osservanza delle leggi sono stati al centro dell'attenzione della business community negli ultimi anni, a seguito dell'entrata in vigore del Sarbanes-Oxley Act nel 2004. “Le spese dovute al Sarbanes-Oxley Act - afferma John Hagerty, Vice President dell' area ricerche di AMR Research - costituiscono soltanto la punta dell'iceberg delle spese totali destinate all'osservanza delle disposizioni sull'informativa societaria. Prevedere che queste spese possano ridursi costituisce una mera speranza, poiché le aziende in tutte le loro attività devono affrontare questioni normative e di governance molto più stringenti che in passato”.
I rispondenti alla presente ricerca hanno riferito che durante l'anno in corso dovranno affrontare una gran quantità di problemi legati all'osservanza delle normative.
Tra i costi più rilevanti, oltre a quelli legati al rispetto del Sarbanes-Oxley Act (22%), vi sono quelli relativi ai contributi di vigilanza dovuti all'americana SEC 13% e quelli legati al Customer Compliance 12%.
Le società che considerano il rispetto dell'informativa societaria non come un mero obbligo di legge ma un'importante opportunità ottengono benefici inaspettati, tra i quali i rispondenti alla ricerca hanno citato l'ottimizzazione dei processi di business, la migliore qualità ed una maggiore sicurezza dei sistemi informativi.
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I
piani pensionistici favoriscono la crescita
della proprietà azionaria.
Negli ultimi vent'anni è cresciuto il
numero di famiglie americane che investe in
azioni direttamente o per il tramite dei fondi
comuni. Si stima che ad oggi il loro numero sia
pari al 50% del totale, circa 57 milioni (erano
16 milioni nel 1983), mentre per quanto riguarda
i singoli individui, il numero di investitori in
azioni sarebbe pari ad 1/3 della popolazione
USA. Questi sono i risultati di una
recente ricerca condotta dall' Investment
Company Institute (ICI) e dalla Securities
Industry Association (SIA). La ricerca è stata
condotta intervistando 4.927 decisori degli
investimenti delle famiglie.
L'investitore in azioni tipo è un
impiegato laureato 51enne, sposato e che
risparmia in previsione del pensionamento. Il
90% di chi investe in azioni possiede fondi
azionari mentre il 50% circa investe acquistando
direttamente titoli azionari.
La crescita della proprietà azionaria tra gli
investitori individuali è stata largamente
favorita dall'espansione dei piani pensionistici
a contribuzione definita, specialmente il
401(k). Tra il 1999 e il 2005, il numero di
famiglie che investe in azioni tramite i piani
per i dipendenti, che spesso propongono
investimenti in fondi azionari, è cresciuto di
3,2 milioni, raggiungendo la ragguardevole cifra
di 37,6 milioni.
Secondo Sandy West, Director of Market Policy
Research presso l'ICI, l'America è divenuta un
paese di "Investitori in azioni e i piani
pensionistici a contribuzione definita svolgono
un ruolo fondamentale nell'introdurre gli
americani all'investimento azionario".
"Ad oggi - ha proseguito Sandy West -
circa la metà di coloro che investe in azioni
ha effettuato il suo primo investimento
azionario tramite l'acquisto dei fondi azionari
proposti dai piani pensionistici".
Secondo Frank Fernandez, Seniorl Vice President
della SIA, "Gli americani hanno compreso
chiaramente quali siano i benefici e il valore
dell'investimento azionario al fine del
raggiungimento dei propri obiettivi finanziari
di lungo periodo".
Nonostante l'esperienza dell'ultima crisi
dei mercati finanziari, una delle peggiori dopo
quella della Grande Depressione, il numero di
investitori individuali in azioni è cresciuto
del 5,2% dal 2002 e del 14,4% dal 1999".
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Aperti sino al 31 ottobre i termini di
iscrizione agli IR Global Rankings Awards.
MZ Consult, coordinatore della
manifestazione annuale che premia le società più
attente alle IR, Investor Relations Global
Rankings & Awards, ha annunciato
l’apertura dei termini di iscrizione per
l’appuntamento del 2006; le società
interessate a partecipare avranno tempo sino al
31 ottobre 2005 per effettuare l’iscrizione.
La manifestazione giunta all’8° edizione
prevede diverse cerimonie di premiazione: per
area geografica (Nord America, Europa, America
Latina, e Asia/Pacifico/Africa) e per
settori industriali (ve ne sono 13 differenti).
Per quei paesi con più di 20 società
partecipanti sono previste cerimonie locali. L’edizione
del 2006, inoltre, gode dell’appoggio delle
principali associazioni di Corporate Governance
e Investor Relations a livello mondiale.
Le società saranno classificate in base a tre
categorie: IR Websites, Corporate Governance e
Earnings Releases & Disclosure.
Per maggiori informazioni sul premio e sulle
modalità d’iscrizione clicca
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Cresce
la presenza di investitori istituzionali nel
capitale delle quotate americane.
Una
recente ricerca
condotta dalla Conference Board ha messo
in evidenza che gli investitori istituzionali
americani stanno tornando ad assumere importanti
partecipazioni nelle quotate americane; tra gli
operatori professionali più attivi ci sono
ovviamente i fondi pensione. in conseguenza di
ciò molte società quotate sentono la pressione
dei fondi pensione per accelerare la riforma
della propria governance. Lo
studio esamina il comportamento degli
investitori istituzionali negli ultimi anni, più
precisamente dal 2000 al 2004; nonostante il
duro colpo inferto alla fiducia degli
investitori dai casi Enron e Worldcom, gli
investitori istituzionali continuano a
guadagnare sempre maggiori quote di controllo
nelle quotate americane. Lo studio, infatti,
evidenzia che dal 2000 al 2003 la percentuale di
flottante posseduto dagli istituzionali sia
passata dal 51,8% (per un controvalore di 6.600
miliardi di dollari) al 59,2% (7.970 miliardi
dollari).
Nel 2004 gli istituzionali hanno incrementato la
propria quota di controllo nelle 1.000 più
grandi società sino al 69,4, dal 61,4% del
2000. “Il fenomeno – ha spiegato Matteo
Tonello, associate director della Conference
Board – è favorito dal rimbalzo che è in
corso nei mercati finanziari, che incentiva gli
investitori professionali ad investire maggiori
quote di patrimoni nelle società più preformanti”.
Lo studio mette anche in evidenza che i fondi
pensione sono gli operatori più attivi, seguiti
dalle investment company, dalle compagnie
assicurative, da banche e trust company e dalle
fondazioni..
“Questa nuova situazione – ha affermato
Tonello – incrementa l’importanza di una
corretta gestione delle IR. Le società devono
individuare nuove modalità per migliorare le
relazioni con gli investitori, perché questi
ultimi hanno ora un maggiore interesse nel far
sentire la propria influenza nella gestione
aziendale”.
Per
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Le
società inglesi prime per governance
.
Secondo la recente classifica stilata
dall’americana GMI (Governance Metrics
International), le società del Regno Unito sono
prime in termini di corporate governance
precedendo, anche se di poco, le compagnie
Canadesi.
GMI, due volte all’anno, esamina la qualità
della corporate governance di 3.200 società in
tutto il mondo e le classifica su una scala che
va da uno a dieci. Come osservato lo scorso marzo,
periodo a cui risale l’ultimo studio condotto
dal GMI, le società britanniche occupano la
prima posizione di questa speciale classifica,
con una media generale di 7,33. Analogamente, le
società canadesi continuano a classificarsi
seconde con una media di 7,31. Terzi gli Stati
Uniti con un punteggio pari a 7.
E’ importante sottolineare che le classifiche
GMI prendono in esame il collegamento esistente
tra una corretta politica di governance e i
return per gli azionisti. Nell’ultimo
quinquennio si è potuto notare come le società
posizionatesi prime in classifica abbiano
sovraperformato, in termini di total return
degli azionisti, l’indice S&P500 del
15.19%.
In quattro delle sei ricerche condotte negli
ultimi tre anni, l’agenzia ha comparato le
performance delle società statunitensi, con
punteggi superiori o pari al nove, con quelle
che hanno ottenuto un rating inferiore o pari a
tre. Si è scoperto che le società che hanno
ottenuto punteggi bassi hanno una media di
return per gli azionisti che si aggira
sull’8,7% mentre le top-ranked hanno una media
di return pari al 15,9% in tre anni. Nello
stesso periodo lo S&P500 ha ottenuto una
media di return dell’11,9%.
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Le
ultime novità in tema di compensi manageriali
Secondo
una recente indagine condotta da Mercer Human
Resource Consulting i compensi degli
amministratori statunitensi sono cresciuti del
18% durante l’anno appena trascorso; tra il
2000 e il 2004, inoltre, il compenso mediano
è
cresciuto del 50% da 105.000 dollari a 155.000.
Gli esperti di Mercier fanno notare come
questi incrementi siano legati alle
accresciute responsabilità degli amministratori
e ai nuovi rischi che questi sono costretti ad
affrontare a seguito dell’introduzione delle
nuove normative negli USA. “I regolamenti dei
mercati Nyse e Nasdaq e
la Sarbanes
Oxley
Act – ha spiegato Peter Opperman, consulente
della Mercer e autore dello studio – hanno
determinato, rispetto al passato, un notevole
incremento degli adempimenti da osservare da
parte degli amministratori”. Sono cambiate
anche le modalità in cui vengono elargiti i
compensi: le società preferiscono pagare gli
amministratori come dipendenti piuttosto che a
cachet.
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Rapporto del NIRI sui compensi e le
responsabilità degli IRM.
Pubblicato il 20 luglio 2005 il nuovo
rapporto del NIRI (National Investor Relations
Institute), l’associazione americana dei
professionisti delle IR, sui compensi e le
responsabilità degli IRO. Dal 2002 i salari
medi degli IRO (definiti come coloro che
spendono almeno il 50% del proprio tempo
lavorativo nelle investor relations) hanno messo
a segno una crescita del 10%, da 154.000 dollari
a 169.900.
La ricerca ha anche messo in evidenza come sia
cresciuta la percentuale di IRM che ricevono dei
bonus come parte del proprio compenso: dal 79%
del 2002 si è passati all’88% del 2005. Esaminando
più nel dettaglio quest’ultimo dato si nota
come la pratica di assegnare dei bonus
aggiuntivi al salario base sia una pratica molto
più diffusa nelle società large cap (98% delle
risposte) rispetto alle small cap (società con
una capitalizzazione inferiore ai 500 milioni di
dollari), dove sono l'81% gli IRO che hanno
dichiarato di ricevere dei bonus.
Fondamentale nella determinazione dei salari dei
singoli IRO/IRM è il loro background
professionale: i risultati della ricerca mettono
in luce come coloro che abbiano avuto esperienze
nell’ambito della finanza o della contabilità
ottengano salari, comprensivi degli eventuali
bonus, più alti del 9% rispetto agli IRO con un
background nella comunicazione corporate o nelle
PR. Il differenziale diventa ancora più ampio
(21%) se si raffrontano i salari di IRO con
background finanziario con quelli di IRO con un
background nel marketing o nella divisione
vendite.
È cresciuto del 3% rispetto al 2003 il budget a
disposizione degli uffici IR, che ora ammonta in
media a 743.000 dollari. Il budget medio del
2001 era risultato pari a 474.000 dollari.
Per quanto riguarda le attività che assorbono
la maggior parte del tempo lavorativo di un IRM
si segnalano con il 68% delle risposte le
‘relazioni con gli ‘azionisti’, con il 54%
delle risposte l’‘analisi finanziaria’,
con il 47% delle risposte la ‘comunicazione
corporate’ e con il 35% delle risposte le
media relations finanziarie.
Per leggere
la sintesi integrale dello studio del NIRI, clicca
qui
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Dal
30 giugno nuove regole di corporate governance
per il Canada.
Il Canadian Securities Administrators, un
gruppo che rappresenta 13 Istituzioni locali
canadesi, ha finalmente pubblicato le nuove
linee guida in tema di corporate governance, che
entreranno in vigore dal prossimo 30 giugno.
Come anche il Sarbanes-Oxley act, le nuove
regole canadesi si concentrano sui temi dei
controlli finanziari, dei compensi del board e
sulla responsabilità. Le linee guida richiedono
che i cda siano composti prevalentemente da
amministratori indipendenti, che devono tenere
regolarmente delle riunioni separatamente dal
resto del cda.
Ron Blunn del Canadian Investor Relations
Institute (CIRI) ha affermato che ormai le
società canadesi sono pronte per osservare le
nuove regole in tema di corporate governance,
anche se le Autorità competenti canadesi sono
preoccupate delle difficoltà che potrebbero
incontrare le società medio-piccole,
che generalmente non sono tanto attente a
questa tipologia di argomenti. Molte altre
società, invece, hanno già fatto parecchia
strada e sono pronte ad adeguarsi alle nuove
regole di governance già prima della sua
entrata in vigore.
Per approfondire la notizia clicca
qui
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Sistemi
d’informazione sugli utili: i risultati di una
ricerca del NIRI.
L’inchiesta
condotta dal NIRI ha rilevato una diminuzione
del 6% rispetto al dicembre 2003 delle società
che forniscono indicazioni sugli utili. I
risultati, emersi dall'analisi dei 527
questionari compilati dai membri del NIRI, hanno
inoltre mostrato notevoli cambiamenti nelle
modalità di pubblicazione di questo tipo di
informazioni:
- La
percentuale delle società che forniscono
indicazioni annuali è significantemente
aumentata rispetto alla precedente indagine:
dal 38% al 61%;
- Diminuiscono
le società che danno indicazioni
‘anche’ trimestralmente.
- Le
società che emettono ‘solo’ indicazioni
trimestrali sono scese al 28% rispetto al
53% dell’anno precedente;
- Si
evidenzia un’elevata crescita delle società
che forniscono indicazioni ‘solo’
annualmente – dal 16% al 28%.
Ai
fini dell’indagine è bene tener presente che
per indicazioni sugli utili si intendono le
indicazioni di un range di stima degli utili per
azione, che sono forniti dall’80% delle società
che normalmente comunicano dati sugli utili, una
stima ‘puntuale’ di UPA, forniti solo da un
5% delle società, la stima dei ricavi, che vede
un calo delle società che forniscono questo
dato dal 67% al 60% o un modello di utili
fornito solo dal 10% delle società (dato
invariato rispetto all’anno scorso).
È
significativo il trend che vede crescere
dall’80% del 2003 al 93% del 2005 il numero di
società che aggiornano le loro indicazioni
sugli utili, in modo da aggiornarle con tutte le
modifiche sostanziali che possono emergere nel
susseguirsi degli eventi aziendali. I mezzi più
utilizzati per la diffusione degli utili sono i
comunicati stampa (83%), le conference call
aperte al pubblico (40%) ed il formato Form 8-K
filing (48%).
In
diminuzione è risultato il numero di società
che non considera il taglio della pubblicazione
di queste stime: dal 78% si è passati al 64%.
Un altro 47% di società crede che la mancata
pubblicazione di stime sugli utili non determini
alcuna riduzione di copertura da parte degli
analisti.
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approfondire la notizia clicca
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L’americana
SEC si pronuncia sulle paghe dei CEO.
Durante
un intervento alla Duke University, il
presidente della Securities and Exchange
Commission, William Donaldson, ha criticato il
comportamento dei cda che delegano la scelta dei
compensi dei ceo a consulenti esterni e ribadito
l’importanza di un maggiore coinvolgimento del
cda nell’espletamento di questo compito.
Donaldson ha aggiunto che nella determinazione
dei compensi del ceo il cda si debba basare
sulle performance di lungo periodo, senza
l’intervento di manager di livello superiore o
di consulenti esterni. “è
un preciso compito del board determinare
la misura del compenso del ceo in modo da
correlarla ai risultati e alle performance
ottenute - ha
spiegato Donaldson – il cda non deve andare
alla ricerca di modelli predisposti da
consulenti esterni, che non hanno nessun obbligo
verso gli azionisti e non condividono la
responsabilità di essere membro di un cda”.
Quello che Donaldson vorrebbe è di vedere
pubblicato, oltre alla misura quantitativa del
compenso del ceo, anche il procedimento logico
che si è seguito per arrivare alla sua
determinazione. Donaldson non ha comunque detto
se l’Authority americana modificherà le
proprie disposizioni in materia in questa
direzione.
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Il
NYSE accelera sulla governance
Da oggi le quotate del New York Stock
Exchange possono dimostrare di essere in linea
con gli standard di governance previsti dalla
borsa americana. La borsa di New York ha
recentemente lanciato eGovDirect.com, un sito
web interattivo ideato per semplificare il
processo di report ai propri utenti. Ora le
società possono inserire e gestire
elettronicamente tutte le loro informazioni
relative all’osservanza alle regole di
governance.
EGovDirect garantisce una serie di servizi
supplementari e complementari alla pubblicazione
e all’archiviazione. Nello specifico, ha un
motore di ricerca per amministratori che
consente alle società, come se si stesse
consultando un benchmark, di confrontare la
propria struttura di corporate board e la
propria capitalizzazione con quelle di tutte le
altre società facenti parte del proprio settore
industriale o di competenza.
Janice O’Neill, vice presidente dell’ufficio
di vigilanza sulla corporate governance presso
la borsa di NY, anticipa che il sito potrebbe a
breve diventare disponibile a livello globale:
“Il nostro prossimo obiettivo è quello di
rendere accessibile il sito anche alle società
straniere. Lavoreremo sul progetto per tutto il
corso del 2005 sperando di ottenere i primi
risultati all’inizio del
2006”
.
Per ulteriori informazioni clicca
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Diverse modalità per la contabilizzazione delle
opzioni.
Nonostante il FASB, Financial Accounting
Standards Board’s, abbia deciso di richiedere
la contabilizzazione dei compensi pagati con
azioni, un terzo delle società deve ancora
scegliere un modello di valutazione. Questo è
quanto emerge da un recente studio firmato dal
Baruch College’s Zicklin Schools of Business e
dalla Financial
Executives International.
Delle società che hanno già scelto il metodo
di valutazione delle stock option il 62% ha
optato per il modello di Black-Sholes, che era
stato sviluppato per valutare le opzioni
quotate; questo è un risultato sorprendente
perché il metodo Black-Sholes non risulta molto
idoneo a valutare le stock option. Burton
Rothberg, professore presso
la Baruch Zicklin
Schools, fa notare come il metodo Black-Sholes
si basi sul confronto delle relazioni tra
volatilità del prezzo del titolo e dividendi,
ragione per la quale non può essere
efficacemente applicato alle stock option.
Queste ultime, infatti, non sono quotate e,
generalmente, sono detenute sino alla scadenza,
non potendo essere esercitate prima che
il periodo di assegnazione sia scaduto e cosa più
importante molto spesso sono lasciate scadere
senza essere esercitate.
Un fattore piuttosto preoccupante è che questa
metodologia di valutazione può comportare una
sovrastima dell’effettivo valore delle stock
option, il che potrebbe far sembrare che le
società stiano spendendo in opzioni più di
quanto in realtà non sia.
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maggiori dettagli sulla notizia clicca
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Sono
inglesi le società con la migliore governance.
Le società inglesi risultano essere le
migliori per la qualità della propria
governance, seguite a brevissima distanza da
quelle canadesi; molto bene si sono comportate
anche le quotate olandesi, che hanno fatto
grandi passi in avanti nella classifica 2004.
Chi, invece, non risulta ancora essere in linea
con i migliori standard di corporate governance
sono i piccoli emittenti.
Questi i risultati emersi da una ricerca
condotta tra agosto 2004 e febbraio 2005 da
GovernanceMetrics International, un’agenzia di
ricerca e rating sulla corporate governance,
valutando la qualità del governo societario di
3.220 società quotate in tutto il mondo.
L’agenzia ha attribuito il punteggio massimo
ottenibile (10) a 34 società, di cui 27
americane, 3 canadesi, 3 inglesi e 1
australiana. Le quotate inglesi si sono
classificate al primo posto raggiungendo un
punteggio complessivo di 7,39, al secondo posto
quelle canadesi hanno ottenuto un punteggio di
7,14, terze le società americane con 7,03
punti, quarte quelle australiane che hanno
ottenuto 6,99 punti. Agli ultimi posti di questa
speciale classifica si sono posizionate le
società greche 2,39), giapponesi (3,49), belghe
(3.93), francesi (4,05) e portoghesi (4,35).
Dallo studio emerge anche la scarsa qualità
della governance delle small cap, caratteristica
che investe trasversalmente le società di tutti
i paesi. Questo avviene perché molto spesso le
piccole società hanno azionisti di controllo,
che utilizzano in modo iniquo i propri diritti
di voto per conservare il controllo della società.
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Indagine NIRI: gli IRM
vogliono più collaborazione dal management.
Secondo
quanto emerso dall’indagine 2004 del Niri (National
Investor Relations Institute), l’obiettivo
numero uno degli Iro statunitensi consiste
nell’ottenere il supporto del senior
management. L’82% dei membri del Niri ha
individuato proprio in questo la loro massima
priorità. Il supporto del management nello
svolgere le attività di IR precede addirittura
l’interesse a costruire e consolidare il
rapporto con gli analisti buy-side (79%).
“E’ fondamentale che gli IR abbiano il
supporto del senior management”, commenta Lou
Thompson, Presidente e CEO del Niri. “Se si
guarda alle linee guida del Niri riguardo
all’accessibilità alle informazioni
societarie alle, il primo punto in elenco
stabilisce che il responsabile IR deve essere
facilmente contattabile da tutti. Se non si ha
un appropriato contatto con il senior
management, sia gli analisti buy-side che quelli
sell-side capiranno velocemente che non si è
una fonte attendibile”.
La relazione del Niri tratta numerosi argomenti,
comprese le responsabilità degli IRM, le
relazioni con il consiglio di amministrazione,
il budget e gli aspetti chiave legati agli
incontri con gli investitori.
I principali risultati che emergono dalla
ricerca si possono riassumere come segue:
Scarica
i risultati della ricerca del NIRI, clicca
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Regulation
Fair Disclosure: si cerca di provarne
l'illegittimità.
La Camera di Commercio degli Stati Uniti sta
lanciando un attacco contro la Securities and
Exchange Commission e, in particolare, contro la
Regulation Fair Disclosure, il regolamento che
disciplina gli obblighi informativi delle
quotate americane. Stando, infatti, a quanto
sostiene la Camera di Commercio USA, la SEC non
avrebbe l’autorità di regolamentare il modo
in cui le società devono comunicare al pubblico
indistinto, sostenendo così la richiesta di
riconoscimento di incostituzionalità della
Regulation F.D. avanzata della Siebel Systems,
nella parte in cui la normativa lede il diritto
di una società a comunicare liberamente.
Secondo Stephen
Bokat, senior vice president e consigliere
generale della Camera di Commercio, “Il
Congresso americano deve dare alla Sec il potere
di agire e regolamentare ma non ha mai stabilito
che la Sec avesse il diritto di regolamentare
tutte le pubbliche comunicazioni di una società.
L’organo di vigilanza americano ha ricevuto sì
l’autorità di richiedere alle quotate che
certi documenti contengano determinate
informazioni e che siano divulgati
attraverso il proprio tramite”.
“Ma - prosegue Bokat – quello che il regolamento disciplina è
qualcosa di diverso: la Regulation F.D. impone
alle società che cosa dire”
Il ricorso appena presentato è ancora
all’inizio del suo iter, e non vedrà la
conclusione prima di un anno/anno e mezzo. Sta
di fatto che i diritti delle società coincidono
con quelli delle persone e la Suprema Corte
americana ha ripetutamente difeso in passato i
diritti delle società, discendenti dal Primo
Emendamento.
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I
CEO chiamati a restituire i bonus
Gli alti
dirigenti della Fannie Mae sono stati chiamati a
restituire i bonus ricevuti sulla base dei falsi
risultati forniti dalla società. La società ha
recentemente dichiarato un reddito di 9miliardi
di dollari, ed adesso un politico spinge affinché
i suoi amministratori esecutivi riesaminino
tutti i bonus concessi sotto la precedente
amministrazione.
Secondo il Washington, in una recente lettera
recapitata ad Armando Falcon, Direttore dell’OFHEO
(Office of Federal Housing Enterprise Oversight),
il membro del Congresso Richard Baker avrebbe
all’OFHEO di recuperare tutti i bonus
assegnati sulla base delle erronee dichiarazioni
di reddito fornite dalla Fannie Mae. L’OFHEO
supervisionerà Fannie Mae e la sua società
sorella Freddie Mac.
Questa non è la prima volta, negli ultimi
tempi, che gli amministratori siano richiamati a
restituire i bonus ricevuti in seguito alle
erronee dichiarazioni di reddito della società
d’appartenenza. Per esempio, anche i
precedenti amministratori della Nortel Networks
e della Computer Associates hanno ricevuto lo
stesso tipo di richiesta.
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Hong
Kong sceglie la Sarbanes-Oxley.
Dopo anni d’apparente indifferenza verso gli
azionisti, la Borsa di Hong Kong sembra essersi
‘svegliata’ rispetto al passato. Nei suoi
ultimi sforzi per spuntarla sugli investitori,
l’HKEx (Hong Kong Exchange and Clearing) ha
identificato e deliberato un piano
d’iniziative per il 2005. Un documento
pubblicato recentemente enfatizza e sottolinea
gli sforzi compiuti per migliorare la
trasparenza delle società quotate e per
rinforzare la posizione della Borsa di Hong Kong
come una delle borse leader della regione
Asiatica-Pacifica.
Il documento promette una revisione della
struttura e delle funzioni del comitato per la
quotazione, attraverso l‘ottimizzazione
dell’efficienza dei processi di controllo e di
revisione delle quotazioni e delle IPO. In un
ulteriore tentativo di perfezionare la
trasparenza, l’HKEx ha promesso di impegnarsi
a reclutare dei nuovi information vendor e a
rivedere le regole di reporting finanziario e di
vigilanza. Paul Chow, amministratore delegato
della Borsa di Hong Kong, ha identificato tra i
principali obiettivi dell’anno il
restringimento dei trading spread ed il
potenziamento del market making per gli ETF.
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La
Disney allinea i compensi del CEO alle
performance.
Nel 2004 la Walt Disney ha conferito al CEO
Michael Eisner un cash-bonus di 7,25mln di
dollari, che riflette una crescita del 13% dei
compensi rispetto all’anno precedente. Tale
riconoscimento è stato dato grazie
all’aumento del 72% degli utili per azione
della società. Nel 2003 Eisner aveva ricevuto
lo stesso compenso base di 1mln di dollari come
nel 2004, più un premio d’azioni vincolate di
6,25mln di dollari, ma non c’era stato nessun
cash-bonus.
L’aumento del compenso annuale di Eisner
riflette lo sforzo della società di allineare i
compensi del CEO alle performance ottenute.
“Nonostante il premio sia destinato a
suscitare obiezioni, esso è almeno legato a
delle performance positive, come la crescita dei
ricavi netti, dell’EPS e dei free cash flow”,
precisa Paol Hogdson, esperto di retribuzione
presso la Corporate Library, un’agenzia di
vigilanza sulla corporate governance.
“facciamo attenzione, piuttosto, alla Viacom,
dove il presidente Summer Redstone ha ricevuto
un premio di 15mln di dollari per performance
notevolmente inferiori”.
Lo scorso anno, anche il presidente e COO della
Disney, Robert Iger
ha ricevuto un cash-bonus di 6,5mln,
oltre alla sua retribuzione base di 1,5mln di
dollari. Al confronto, nel 2003 il suo stipendio
base era di 1,4mln di dollari, il cash-bonus di
4,5mln ed il suo stock bonus di 1mln di dollari.
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Il
CFA ed il NIRI emettono nuove direttive.
Nuove linee guida riguardanti le relazioni tra
analisti ed emittenti sono state recentemente
emesse da una task force nata dal lavoro
sinergico del CFA e del Niri. Tra i membri
figuravano analisti, professionisti delle
investor relations e rappresentanti delle
commissioni regolamentatrici presenti in veste
d’osservatori. Queste nuove istruzioni
combinano l’esperienza e la conoscenza dei
professionisti dell’investment industry, con
l’idea di creare la migliore delle prassi
possibili per promuovere l’integrità e la
professionalità.
Lo scorso marzo la task force ha distribuito al
pubblico una bozza delle nuove direttive. Esse
coprono cinque aree di interesse: il flusso
informativo, la condotta degli analisti, la
comunicazione d’impresa, i report di revisione
societaria degli analisti sell-side e le
ricerche commissionate dagli emittenti. La
versione finale è simile a quella abbozzata a
marzo, salvo l’inserimento di maggiori
dettagli riguardanti le analisi commissionate.
Jonathan Boersma, vice presidente della
commissione standard of practice presso il CFA
commenta: ”Abbiamo aggiunto dettagli sulle
rivelazioni che vogliamo che gli analisti
facciano. L’idea è quella di assicurarci che
essi siano in più che alla pari rispetto ai
tipi di rivelazioni che ogni analista sell-side
deve fare”. Per esempio, gli analisti pagati
per la conduzione delle ricerche dovrebbero
divulgare il loro track record relativo alle
raccomandazioni societarie, attenendosi alle
ultime direttive. Inoltre, come gli altri
analisti sell-side, questi analisti dovrebbero
rispettare un black-out period, durante il quale
è fatto loro divieto di operare sulle azioni
delle società da loro analizzate.
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La
SEC allunga i tempi per la Section 404 della
Sarbanes-Oxley.
La SEC concede
altri 45 giorni alle società per adeguarsi alle
nuove regole che prevedono di includere la
certificazione della gestione dei controlli
interni per il bilancio finanziario ed il
bilancio dei revisori dei conti all’interno
della stima dei costi di controllo interni alla
gestione. Entrambi i requisiti sono richiesti
dalla Section 404 della Sarbanes-Oxley.
Secondo quanto rilasciato dalla SEC, potranno
usufruire della proroga solo le società con un
anno fiscale
compreinvestor-relations.itso
tra il 15 novembre 2004 ed il 28 febbraio 2005
aventi un public-equity float inferiore a 700
milioni di dollari alla fine del loro secondo
trimestre fiscale del 2004 .
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maggiori dettagli clicca qui
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Quotate
USA: rinviata l’entrata in vigore della nuova
disciplina sull’informativa periodica.
La Securities and Exchange Commission ha
deciso di rinviare l’entrata in vigore della
nuova disciplina sull’informativa periodica,
destinata alle quotate americane a grande
capitalizzazione (definite accelerated filers).
La normativa, presente nella sezione 404
del Sarbanes-Oxley Act, prevede un accorciamento
dei tempi di pubblicazione di bilanci e
relazioni periodiche. Attualmente i tempi per
l’approvazione del bilancio sono fissati in 75
giorni dalla chiusura dell’anno, mentre quelli
per l’approvazione delle trimestrali sono
fissati in 40 giorni dalla fine dei singoli trimestri.
Con la nuova normativa, la cui entrata in vigore
è stata spostata al dicembre 2005, i termini si
ridurranno a 60 giorni per l’approvazione del
bilancio e a 35 per l’approvazione delle
trimestrali. La dilazione di tempo è stata
concessa per consentire alle società e agli
auditor di prepararsi adeguatamente alle nuove
tempistiche.
Entrerà, invece, in vigore dal dicembre 2004
l’obbligo per gli accelerated filer di
inserire nell’annual report le relazioni di
amministratori e auditor sull’efficacia dei
sistemi interni di controllo sulla reportistica
contabile.
La legge definisce accelerated filer le società
che abbiano un flottante di 75 milioni di
dollari, siano soggette agli obblighi di
informativa periodica da almeno 12 mesi, che
abbiano pubblicato almeno un bilancio annuale e
che non siano in possesso dei requisiti per
utilizzare il sistema di informativa contabile
semplificato.
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La
Sec propone il voluntary XBRL program.
La Sec sta proponendo un programma che
permetterà alle società di utilizzare la
versione un sistema di comunicazione
volontaria chiamato eXtensible Business
Reporting Lenguage (XBRL).
Con il programma, chi lo volesse sarebbe in
grado di presentare i rendiconti finanziari, i
report sui ricavi, i financial highlights ed i
programmi di investimento usando il formato XBRL
sul sistema Edgar. L’obiettivo è di rendere
la ricerca d’informazioni più semplice per i
regolatori e gli investitori.
L’XBRL è un modello di segnalazione
elettronico che fornisce un formato per
etichettare le informazioni finanziarie. Le
etichette definiscono le informazioni nei
rendiconti finanziari e
trasformano dati di testo in documenti
ricercabili. Questo permette agli utenti di
estrarre, scambiare, analizzare e visualizzare
informazioni finanziarie su diversi sistemi
operativi e su vari servizi web.
John
Nester, portavoce della Sec afferma: ”Attualmente
è molto difficile inserire ed estrarre
determinati dati dal sistema Edgar. XBRL
permette di poter estrarre diversi tipi di dati
dai documenti.
Nester afferma inoltre che “se si vuol
vedere dove sono le tabelle con gli ammortamento
di 10 differenti società, attualmente non c’è
nessun modo per risalire a quelle informazioni.
Con questo sistema si può. Permette ai
software di trovare e incollare specifici dati a
seconda delle richieste degli utenti”.
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Migliora la
percezione del sistema finanziario da parte
degli investitori.
La SIA (Securities Industry Association,
associazione americana che raggruppa gli
operatori finanziari, ha pubblicato
recentemente i dati dell’annuale indagine
sulla fiducia degli investitori verso il sistema
finanziario. I risultati
evidenziano una migliore percezione del
sistema finanziario da parte degli investitori,
almeno rispetto al 2003 e al 2002:
i rating del 2004, infatti, restano più
bassi rispetto al 1997-2001.
Il 64% dei rispondenti ha espresso un giudizio
favorevole verso la securities industry,
in crescita rispetto al 55% registrato
nel 2002 e nel 2003. “La nostra ricerca – ha
spiegato Richard E. Thornburgh,
presidente della SIA e vice presidente
del comitato esecutivo di Credit Suisse First
Boston - evidenzia una migliore soddisfazione
del sistema finanziario e dei servizi da esso
offerti”. “Gli investitori -
ha continuato Thornburgh -
continuano a credere che i servizi
forniti dai propri broker o advisor
rappresentino un valore aggiunto per il
denaro”
Il 90% dei rispondenti ha dichiarato di essere
molto o quasi soddisfatto dei propri consulenti
finanziari; i broker hanno dimostrato di essere
molto apprezzati per la ‘facilità di accesso
alle informazioni contabili’ (il 92% dei
rispondenti ha espresso un eccellente o buona
valutazione),
per la ‘velocità di risposta alle
chiamate telefoniche’ (83%) e per
‘l’informalità e l’esaustività’ (84%).
La maggior parte degli investitori crede che i
regolamenti adottati recentemente conterranno
gli abusi degli operatori finanziari: la pensa
così il 57% dei rispondenti, contro il 48% che
aveva fatto affermazioni simili nel 2003.
Per maggiori dettagli sui risultati della
ricerca clicca
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Contabilizzazione delle stock option,
c’è tempo sino a giugno 2005.
La FASB, Financial Accounting Standards
Board, ha deciso di ritardare la data di
partenza per la contabilizzazione delle stock
option come
spese nei rendiconti finanziari. La decisione,
presa a voto unanime dai membri del FASB a metà
ottobre, consentirà alle società di adeguarsi
alle nuove regole contabili a
partire dal 15 giugno, o in ogni caso
dalla III trimestrale.
In origine il termine era stato fissato
nel gennaio 2004.
La FASB con questa delibera intende conciliare
due diverse istanze: le ansie e preoccupazioni
di auditor e società sulla nuova disciplina e
il desiderio degli investitori di vederla
applicata il prima possibile.
La Securities and Exchange Commission ha accolto
con favore questo differimento temporale, perché
consentirà alle società quotate di adeguarsi
ad altre novità regolamentari come quella della
Sarbanes-Oxley act.
Coloro che si oppongono alla proposta della FASB
di contabilizzare le stock option come spese,
contestano in particolare i metodi di calcolo
dell’impatto delle stesse sugli utili: la FASB
vuole che le società utilizzino la formula di
Black and Sholes o altre varianti come quello
degli ‘alberi’ binomiali.
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maggiori dettagli clicca
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L’americana
Sec allenta le redini
La Sec sta pianificando la rivisitazione delle
regole sul quiet period e potrebbe allentare le
restrizioni sulle tempistiche e sui contenuti
della comunicazione societaria in questo lasso
di tempo, che attualmente è fissato a 45 giorni
prima del listing. Una fonte vicina alla
Commissione conferma che le comunicazioni
pre-IPO sono state realmente discusse dai
legislatori ma aggiunge che non è stata fissata
nessuna scadenza in riguardo.
Parte della revisione consisterebbe
nell’allargamento del numero delle
informazioni che le società possono inviare
on-line o ai giornalisti nel corso del quiet
period.
Gli Iro che lavorano sulle comunicazioni pre-IPO
dovrebbero restare in attesa delle proposte
della Sec riguardo quest’ambito. Attualmente
le regole frenano le società dall’influenzare
il mercato prima dell’offerta di un titolo.
‘Queste regole sono state applicate per
prevenire l’hyping delle società prima delle
IPO”, nota John Mclnerney, senior director
presso la Citigate Financial Intelligence. Dal
punto di vista degli IR, i cambiamenti applicati
a queste regole allenteranno idealmente le
limitazioni per alle comunicazioni in questo
periodo.
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approfondire l’argomento clicca
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CSR
e ambiente
Tutte le società vogliono apparire come
socialmente impegnate e attente alle
questioni ambientali ma all’atto di spendere
ed investire del denaro nelle iniziative del CSR
sorgono spesso resistenze. Questo è il motivo
per il quale molti dei progetti del CSR sono
ancora in fase di realizzazione.
ComputersharePepper, una divisione di
Computershare, ha recentemente lanciato un
programma diretto alla tutela ambientale in Nord
America. È denominato eTree ed essenzialmente
incoraggia gli azionisti ad iscriversi all’electronic
report delivery offrendo di piantare un albero
in loro nome. Praticamente, ogni volta che un
azionista si offre volontariamente di ricevere
comunicazioni elettroniche, le aziende iscritte
a eTree donano un albero che verrà poi piantato
in qualche luogo nel relativo paese d’origine.
Il progetto è stato in auge per un certo
periodo in Australia e nel Regno Unito. Ci sono
circa 50 aziende iscritte al programma di eTree.
“Stiamo ottenendo una gamma completa di società
iscritte grazie alla riduzione dei costi che
ottengono senza un incremento dei rischi”, -
dice Oliver Niedermaier, vice presidente
esecutivo dello sviluppo strategico presso la
Computershare, - ”ma le aziende che sono
attente alla CSR o che hanno scopi
ambientalisti, come le società di estrazione
mineraria, sono molto interessate ad avere
contemporaneamente sia una buona reputazione
ambientalista che un abbattimento dei costi”.
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Governance
inefficiente:
Donaldson attacca i CEO
Il presidente
della Securities and Exchange Commission William
Donaldson ha richiamato fermamente gli
amministratori delle quotate americane per non
aver preso abbastanza seriamente le disposizioni
etiche sulla corporate governance. La sfuriata
di Donaldson è stata riportata sul London
Financial Times dove lo stesso capo della SEC ha
insistito sul fatto che i senior executive hanno
il dovere di agire rispettando almeno gli
standard minimi stabiliti dalla legislazione.
Donaldson ha dichiarato che “Bisogna avere un
codice etico interno che vada al di là della
stretta osservanza della legge e che possa
invece racchiudere e rappresentare lo spirito
della stessa. Questo concetto esiste in tutte le
società? No. Tutto quello che si deve fare è
guardare ai compensi degli amministratori per
capire che il cammino da percorrere è ancora
molto lungo".
Il
capo della SEC ha inoltre precisato che i
compensi degli azionisti devono essere legati
alle performance non tutte le società collegano
ancora le due cose.
Le osservazioni di Donaldson, soprattutto quelle
relative ai compensi degli amministratori
esecutivi, potrebbero, secondo qualcuno, essere
uno dei temi caldi della prossima stagione.
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maggiori dettegli clicca
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Pubblicato
il rapporto annuale del Niri
Secondo
il quarto rapporto annuale del National Investor
Relations Institute, il 47% delle società ha
scelto di utilizzare il modello semplificato
10-k wrap per la presentazione dei dati in
bilancio, contro un 46% che continua ad
utilizzare un tradizionale formato di bilancio.
Come ragioni dell’adozione del formato
abbreviato il 90% delle aziende che sono passate
al modello10-k wrap cita il taglio dei costi ed
il 63% menziona la facilità di produzione.
Quando viene utilizzato il modello 10-k wrap, il
dipartimento di investor relations è
responsabile della veste editoriale nel 65% dei
casi esaminati, mentre dipartimento finanza e
tesoreria è responsabile nel 93% dei casi
monitorati dei contenuti finanziari del 10-k.
Quando lo stesso dipartimento gestisce entrambe
le sezioni, editoriali e finanziarie, la
responsabilità è divisa al 45% tra il reparto
IR e quello finanza e tesoreria.
Tra i risultati più significativi
dell’edizione 2004 del rapporto NIRI vi è il
dato che vede il 94% degli
IRO percepire la miglior qualità dei
loro MD&A. e quello che vede il 51% degli
IRO in grado di comunicare in maniera più
efficiente. Il 43% degli IRO intervistati crede
che l’efficacia delle loro comunicazioni sia
rimasta inalterata.
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Le
società hi-tech spingono la Fasb a cambiare la
regola di contabilizzazione delle
stock-options.
Cederà la Fasb (Financial Accounting Standards
Board) alle pressanti richieste delle compagnie
tecnologiche che chiedono di mitigare le regole
di contabilizzazione delle stock-options?
Cisco System, Genentech e Qualcomm spingono
affinché la Fasb utilizzi un metodo alternativo
per la valutazione delle opzioni. Sostengono che
quello che loro chiamano fair value
index-adjusted model ridurrebbe la
contabilizzazione dei costi del 70%.
La FASB non rilascia dichiarazioni in proposito,
ma Kenneth Henderson, co-leader della
commissione sicurezza e finanza presso lo studio
legale Bryan Cave di New York, afferma che è
molto probabile che la Fasb accetti di
modificare la disposizione in questione.
Kenneth Henderson ha aggiunto che la norma ha
buone possibilità, con qualche piccola
modifica, di diventare legge.
Handerson ha aggiunto che ci sono molte
controversie sulla contabilizzazione e le
modalità di valutazione delle stock options e,
pertanto, è molto probabile che questo tipo
alternativo di valutazione possa essere usato
dalla Fasb come un modello.
Per
maggiori informazioni clicca
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Il
NYSE accusata di infrangere le regole
d’indipendenza.
Il New York Stock Exchange ha stabilito i suoi
nuovi criteri d’indipendenza del consiglio di
amministrazione. Il NYSE ha concentrato la sua
attenzione sugli amministratori indipendenti del
cda, aventi stretti legami con le società di
auditing.
Ogni membro che ha lavorato per una società di
auditing negli ultimi tre anni non potrebbe
essere reputato indipendente. Inoltre, se un
parente dell’interessato ha lavorato per un
auditor, il membro del consiglio
d’amministrazione non potrà essere dichiarato
indipendente.
In realtà, la NYSE è stata accusata perché i
membri del suo consiglio d’amministrazione
possono continuare ad essere definiti come
indipendenti finché non lavorino nella società
di auditing, di cui sono amministratori.
Nell Minow della commissione di vigilanza “The
Corporate Library” afferma di non essere
sorpreso dalla mossa della NYSE. “Non è
piacevole che la NYSE ritenga la sua definizione
d’indipendenza troppo rigida. Ma è ancor più
grave che esso la abbia stilata senza un
dibattito pubblico. Ciò dimostra che
l’impegno del NYSE, per il raggiungimento di
un modello ottimale di governance, sia più
simbolico che reale”.
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I doveri dell’IR
Manager, quando il CEO va via.
Nei suoi
20 anni come CEO di General Electric, Jack Welch
era la
General Electric, proprio come Roberto Goizueta
personificava Coca-Cola e Lee Iacocca Chrysler.
Quando Jeff Immelt fu nominato successore di
Welch, il mercato si chiese come avrebbe potuto
indossare gli scomodi abiti di Welch e mantenere
la fenomenale crescita record del gruppo.
Nell’immaginario degli investitori pubblici la
salute finanziaria della società è legata alla
figura del CEO. Perciò pianificare la
successione del CEO è un fondamentale compito
di un ufficio IR. Gli IRO devono programmare un
efficiente ‘programma di successione’ tale
che quando un CEO lascia ci sia sempre un leader
ben qualificato pronto a penderne il posto.
“La tradizionale saggezza degli IR –
commenta Michael Claes, managing director della
Burson-Marsteller - ci dice che il mercato non
ama l’incertezza. Stesso discorso vale per chi
è in procinto di lasciare la società quando il
CEO si sta per ritirare”.
“Il programma di successione dovrebbe iniziare
nel momento stesso in cui il CEO mette piede
nella porta” - commenta Lesile Gaines Ross
capo del reparto knowledge and research della
Burson-Marsteller. – Vari scenari necessitano di essere valutati e considerati. Un
Ceo, ad esempio, può semplicemente andare in
pensione o cambiare lavoro. Il lavoro potrebbe
perfino sparire in seguito ad una fusione. Tali
circostanze sono generalmente prevedibili”.
Altre situazioni, però, sono più difficili da
prevedere. Tra queste possiamo pensare a
dimissioni inaspettate o il licenziamento del
CEO a causa di qualche azione illegale. Le
società hanno bisogno di piani di contingenza
per individuare rapidamente chi può assumere
quella carica in uno di questi casi inaspettati
Quando le società ritardano nel nominare un
successore dopo la morte o l’inaspettata
uscita di scena del CEO, gli investitori
diventano nervosi.; al contrario, quando il
successore viene nominato rapidamente, gli
investitori restano più tranquilli.
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Corporate governance: sono
americane le migliori società.
GovernanceMetrics International (GMI) ha
condotto una ricerca sulla qualità dei sistemi
di corporate governance di 2588 società di
tutto il mondo. Le migliori società sono
risultate quelle americane, che hanno riportato
un punteggio di 7,23/10, seguite da quelle
canadesi, con un punteggio medio di 7,19 e da
quelle inglesi, con un punteggio medio di 7,12.
Di poco più staccate le società australiane
che hanno riportato un punteggio medio di 6,73.
Di contro, i punteggi più bassi vengono
dalle società giapponesi (3,57%) e dalle
compagnie greche (2,93). Le atre nazioni europee
che hanno ricevuto valutazioni basse sono il
Belgio (4,52), il Portogallo (4,55) e la
Danimarca (4,60).
GMI ha assegnato a 26 compagnie un 10 pieno: 20
americane, 5 canadesi ed una australiana. Queste
società hanno fatto registrare rispetto
all’indice S&P 500 delle sovra-performance
come dimostrata dai rendimenti del 4,9%
nel corso dello scorso anno, dell’8,3% negli
ultimi tre anni e del 10% negli ultimi cinque
anni. Hanno ottenuto simili risultati anche
rispetto all’ indice MSCI World; “ Non è
sorprendente – ha commentato Gavin Anderson,
ceo di GMI –
che queste società abbiano delle sovra
performance così marcate, perché si trovano in
una condizione nella quale le persone
sono tenute a dare conto delle proprie
azioni”.
Negli ultimi due anni le valutazioni delle
società americane sono passate da 6,5 a 7,2;
GMI riconosce tali miglioramenti alle società
che osservano la Sarbanes-Oxley. Il 95% delle
società hanno ora un professionista di finanzia
con grande expertise nel loro audit committee
contro il 65% di due anni fa. Almeno tre
quarti di esse hanno assunto impiegati addetti
al controllo delle politiche aziendali. L’83%
degli audit committee effettuano ora delle
autovalutazioni contro il 17% del passato.
Dalla ricerca di GMI emerge che le società
americane sono ancora in ritardo rispetto a
quelle inglesi in termini di indipendenza del
cda:il 95% delle società valutate nel Regno
Unito hanno diviso il ruolo del presidente da
quello dell’amministratore delegato mentre
solo il 22% delle compagnie americane ha fatto
lo stesso alla data del 24 agosto 2004. Il
numero di società che hanno nominato dei
amministratori indipendenti è inoltre cresciuta
dal 13% al 42% dal dicembre 2002 all’agosto
2004.
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Le
pressioni della sell side
possono influenzare la governance.
Le
critiche operate da parte degli operatori della
sell side possono diventare il catalizzatore per
il miglioramento della governance delle società
quotate. Un esempio di questo è rappresentato
da quanto avvenuto a seguito della
pubblicazione, all’inizio di quest’anno,
da parte della Goldman Sachs di un report
critico verso alcune società,
che non presentavano al momento della
pubblicazione dello stesso un’efficiente
modello di governance.
Esempio lampante di quanto si diceva sopra è il
caso della QLogic, società giudicata
negativamente nel report della Goldman in quanto
non forniva una completa comunicazione sui cash
flow e che ha radicalmente mutato strategia di
comunicazione, pubblicando nel report di luglio
un documento completo e chiaro.
Cheryl Gustitus della Institutional Shareholder
Services ha commentato questi dati facendo
notare come siano in atto due tendenze: da un
lato c’è una maggiore attenzione degli
analisti sell side verso i temi della corporate
governance dall’altro un ritrovato impegno
delle società a migliorare la qualità del
proprio governo societario. Gli analisti,
inoltre, esaminano con maggiore attenzione nelle
loro valutazioni il possibile impatto sulla
società di un cattivo modello di governance.
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Stock
options a rischio.
La
battaglia per l’assegnazione delle stock
options ha incontrato questa settimana un nuovo
ostacolo, con l’approvazione da parte della
Camera di un provvedimento che limita
l’assegnazione ai 5 dirigenti più pagati.
Questa legge è in netta contrapposizione con la
proposta del Financial Accounting Standard
Board, che esorta le società a quantificare le
stock options di tutti i dipendenti nei
rendiconti finanziari.
Al momento, le stock options possono essere
registrate come una spesa stimata nelle note a
pié di pagina. Coloro che criticano la proposta
del FASB sottolineano il fatto che le stock
options sono un buon modo per motivare e
attrarre i dipendenti e il fatto di dover
quantificare il loro costo renderà le società
meno inclini ad offrirle. Il Chartered Financial
Analyst Institute (CFA) è un sostenitore della
quantificazione delle stock options. “Noi
sosteniamo l’indipendenza del FASB e lo
sviluppo di standard qualitativi elevati per i
report finanziari”, ha commentato Rebecca
McEnally, vice presidente dell’ufficio legale
del FASB. “La nostra posizione non è cambiata
negli ultimi dieci anni: l’assegnazione di
stock options è una spesa e dovrebbe essere
quantificata nel bilancio. I mercati non possono
operare se non hanno le informazioni di cui
necessitano”.
Il progetto di legge è stato sostenuto dal
deputato repubblicano della Louisiana Richard
Baker ed è stato approvato in seduta plenaria
dalla Camera martedì per 312 voti favorevoli
contro 111. Oltre che limitare l’assegnazione
di stock options ai 5 dirigenti top, secondo la
proposta di legge di Baker, le piccole società
sarebbero esentate. La proposta impedisce anche
che la Sec metta in atto una nuova regola FASB
sulle stock options prima che sia completato un
anno di studi sull’effetto economico della
quantificazione in bilancio delle stock options.
Mentre il disegno di legge ha avuto l’appoggio
della maggioranza alla Camera, i commentatori
dicono che non sarà accolta bene in Senato, così
c’è bassa probabilità che essa diventi
legge. I sostenitori del disegno di legge,
comunque, sperano che questa critica aperta
della Camera nei confronti della quantificazione
in bilancio delle stock options farà
retrocedere il FASB dal suo intento. Cosa
interessante, è esattamente ciò che è
accaduto a metà degli anni ’90, quando il
FASB ha fatto marcia indietro su una proposta di
legge riguardante le stock options di fronte
alle pressioni del Senato.
L’esito del dibattito di allora é la
richiesta corrente che le società includano le
stock options come una stima nelle note a pié
di pagina dei bilanci. “Sicuramente noi speriamo
che la ragione prevalga in Senato e che questa
proposta di legge non abbia successo. Siamo
ottimisti al riguardo” ha commentato la
McEnally. “Non vedo nessuna possibilità che
il FASB non risolva questo problema, sono
determinati ad avere successo a meno che non
siano fermati dalla legge”.
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Hedge
fund: la regolamentazione diventa implacabile.
Lo zelo
di William Donaldson nel voler limitare
l’industria dei fondi hedge non mostra nessun
segno di diminuire. Questa settimana il
Presidente della Sec (Securities and Exchange
Commission) ha indetto una votazione con esito
3-2 a favore dell’obbligo di registrazione
alla Sec per i fondi hedge con più di 25
milioni di asset in gestione e più di 15
clienti.
Donaldson è preoccupato per il potere crescente
dei fondi hedge sull’investment community, inclusa la crescente allocazione
dei fondi pensione in alcuni fondi hedge a breve
e a lungo termine, e vuole che i fondi hedge
pubblichino più informazioni.
Lea Ward, gestore di fondi hedge, riconosce che
una maggiore regolamentazione potrebbe essere
necessaria e non ritiene che le proposte della
Sec costituiscano un problema per questi fondi.
“Ogni tipo di regolamentazione è negativo,
specialmente per il fatto che l’industria dei
fondi hedge è un’industria pulita. Ma una
maggiore trasparenza non dovrebbe far male –
non abbiamo niente da nascondere” – ha
dichiarato Ward.
Jacob Schmidt, direttore per i servizi di hedge
fund rating e ricerca della società londinese
Allenbridge Hedgeinfo, che fornisce
un’indagine indipendente sui fondi hedge per
gli investitori istituzionali, conferma il punto
di vista di Ward secondo cui questo settore è
probabilmente pulito. “Non sono sicuro che la
regolamentazione eliminerà i raggiri. E’
molto difficile scoprire se qualcuno sta per
commettere una frode; quindi, stiamo parlando di
regolamentazione dei gestori dei fondi hedge,
piuttosto che dei fondi stessi. E’ una
questione di integrità delle persone. In un
certo senso, è un problema di PR”.
Schmidt ritiene che i fondi più piccoli e meno
liquidi sarebbero probabilmente quelli che
avrebbero problemi con la registrazione. Questi
sono anche quelli dove è probabile che
avvengano degli imbrogli, dal momento che la
trasparenza trahttp://www.ironthenet.com/newsarticle.asp?current=1&articleID=3542 i piccoli fondi hedge è
particolarmente ridotta.
Schmidt pensa che se la fiducia
dell’investment community nei fondi hedge
continua a rimanere salda, questi dovranno
appoggiare Donaldson. “In generale, sono
favorevole al fatto che questi fondi siano
maggiormente accettati; essi devono essere così
accettati dagli investitori da risolvere il
problema dell’immagine”.
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IBM
confuta il report di un analista
Il gigante dell’Information Technology IBM ha
preso l’insolita decisione di contestare il
report di un analista attraverso il proprio sito
societario. Il report in questione metteva
in dubbio il modello di business di lungo
periodo della IBM.
Tale modello prevede una crescita a due cifre
degli utili per azione (UPA), mentre il report
dell’analista afferma che la crescita futura
degli UPA dell’IBM sarebbe pari al 7-9%, con
un’analisi basata sui risultati ottenuti dalla
metà degli anni ’90 fino al presente. IBM ha
contraddetto questa affermazione asserendo che
questo periodo è stato caratterizzato
dall’alta volatilità scaturita
dall’esplosione della bolla speculativa delle
dot com e da un’elevata debolezza economica:
le future previsioni, dunque, non dovrebbero
basarsi più su quest’arco temporale.
IBM sottolinea che gli UPA della società sono
cresciuti con tassi a due cifre nel 2003, e
nella prima parte del 2004.
A proposito della decisione di pubblicare la
contestazione sul sito web, Edward Barbini, vice
presidente media relations di IBM, ha riferito:
“Noi crediamo che sia correto assicurarsi che
la nostra comunità di investitori sia a
conoscenza di tutti gli aspetti della nostra
strategia”.
Le società spesso usano il proprio sito web per
dar voce alle opinioni dei report degli
analisti, ma è la prima volta che IBM ha usato
il suo sito in questo modo.
Per ulteriori dettagli clicca
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Aumentano i costi per essere quotati.
Secondo un recente studio, dal titolo “The
cost of being public in the era of Sarbanes
Oxley”, condotto dalla società di consulenza
legale americana Foley & Lardner, sarebbero
aumentati i costi che una società deve
sostenere per essere quotata negli Stati Uniti.
Entrando nel dettaglio si nota come i costi
siano più che raddoppiati (+130%) e
quantificabili nell’ordine dell’1,6 milioni
di euro dall’introduzione della legge
americana; questo quadro è riferibile ad una
società con ricavi annui inferiori al miliardo
di dollari. Ma a cosa sono dovuti questi
aumenti? L’imputato principale è il Sarbanes
Oxley act, la cui applicazione dal luglio 2002 ha ingenerato una notevole serie
di costi. Sono aumentati i costi di
assicurazione del personale manageriale, le
spese contabili e legali e le remunerazioni del
board; a tutto questo va aggiunta la perdita di
produttività dovuta al tempo in più speso per
l’applicazione della normativa.
Secondo lo studio, inoltre, i costi sarebbero
aumentati anche nel 2003, per un importo medio
di 736.000 dollari per società; questo dato
smentirebbe quanti sostenevano che
l’incremento dei costi dovuto
all’introduzione della Sarbanes sarebbe stato
limitato al 2002. Per quanto concerne i compensi
degli amministratori, lo studio ha riscontrato
un maggior incremento nel 2003 rispetto al 2002.
Altro spunto molto interessante della ricerca è
quello che evidenzia un incremento del numero di
società che stanno valutando l’ipotesi di
abbandonare lo status di public company a
seguito delle nuove riforme in tema di
disclosure e corporate governance: se nel 2003
la percentuale di rispondenti che si erano
espressi in favore di tale ipotesi era il 13%,
quest’anno sono ben il 21% i rispondenti
intenzionati ad abbandonare lo status di public
company.
Secondo Thomas Hartman, partner dello studio
Foley & Lardner, il prossimo anno ci sarà
un nuovo incremento dei costi dovuto
all’applicazione del Sarbanes Oxley act.
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La
prima vittima illustre del Sarbanes-Oxley act:
“il Sarbanes è incostituzionale!”
Richard Scrushy è il primo CEO di una grande
società ad essere incappato nella violazione
del Sarbanes Oxley Act ed ora sta ingaggiando
una battaglia legale per far valere le proprie
ragioni e dimostrare l’incostituzionalità
della normativa americana.
Gli avvocati di Scrushy, infatti, hanno
presentato istanza formale alla Corte
distrettuale di Birmingham, in Alabama, cercando
di far riconoscere l’incostituzionalità del
Sarbanes Oxley act e la sua vaghezza in alcuni
specifici punti.
Scrushy è stato presidente e CEO della
HealthSouth, sin dalla sua fondazione nel 1984.
Lo scorso marzo, la Securities and Exchange
Commission, ha avviato un’azione civile contro
Scrushy, contestandogli pesanti frodi fiscali ai
danni della HealthSouth, compiuti negli ultimi
18 anni. In particolare la Commissione di
vigilanza americana ritiene che gli utili della
società siano stati gonfiati per un importo
almeno pari a 1,4 miliardi di dollari dal 1999
ad oggi.
Due
sono le tecniche di difesa sui cui cercheranno
di lavorare gli avvocati di Scrushy:
1)
Illegittimità
costituzionale del Sarbanes-Oxley Act. La
difesa sostiene che la legge americana è
incostituzionale nel momento in cui non
coinvolge nelle sanzioni i dipendenti che
contribuiscono alla realizzazione dei documenti obbligatori secondo i regolamenti SEC, limitando la
responsabilità della certificazione di
documenti falsi/ falsificati al top management.
2)
Notevole vaghezza di alcune previsioni
del Sarbanes. Più
di una previsione della normativa in questione
non consente all’’uomo medio’ di
comprendere quale sia la condotto vietata,
generando così molta confusione.
Ma quali sono per Scruschy le concrete speranze
di farla franca? Non molte secondo Boris Feldman,
partner di uno studio di avvocati californiano.
Il Sarbanes Oxley Act è stato, infatti,
fortemente voluto dal Congresso americano,
quindi, che siano una o mille le persone che ne
contestano la costituzionalità, sarà molto
difficile che tale istanze vengano accolte.
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Si può definire una buona corporate
governance?
Nonostante le nuove disposizioni in tema di
governance, previste dal Sarbanes-Oxley act, e
una ridda di sistemi di valutazione
‘inventati’ per misurare la qualità dei
sistemi di governance, resta molto difficile
definire una best practice per i sistemi di
governance. Secondo Stephen Davis, della Davis
Global Advisors, dovrebbe essere creata
un’associazione professionale delle categorie
manageriali previste dalle disposizioni in tema
di governance, similmente a quanto fatto per gli
analisti con l’AIMR (ora rinominata CFA).
Ma al di là dei problemi legati alla creazione
di associazioni professionali, le società,
secondo Davis, dovrebbero incrementare i momenti
di incontro e le discussioni con gli azionisti
sui temi della corporate goveranance. Assumere
qualcuno da mettere a capo del governo
societario non vuol dire possedere una buona
governance: “Molti corporate governance
manager - ha
aggiunto Davis – non hanno affatto cognizione
del fatto che gli investitori li cercano e li
vedono principalmente come PR. Ma ciò di cui
hanno veramente bisogno i professionisti della
governance è di capire le motivazioni degli
istituzionali.”
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Governance
e maggiore trasparenza anche per i fondi comuni.
È scontro negli USA tra Morningstar e
alcune delle principali società di gestione.
Punto controverso è l’intenzione della società
di rating di fondi comuni di inserire tra i
propri parametri di valutazione anche le modalità
di remunerazione dei gestori e gli investimenti
che gli stessi hanno nei fondi. Tutto questo per
verificare che gli interessi dei gestori stessi
siano in linea con quelli dei risparmiatori.
A inizio marzo Morningstar aveva distribuito
alle società di gestione un questionario
contenente anche domande relative agli
investimenti dei gestori e alla remunerazione
degli stessi; Ivy McLemore, responsabile
comunicazione di Aim investements, ha espresso
il proprio disappunto, facendo notare come i
fondi non dovrebbero essere obbligati a fornire
a Morningstar informazioni che non sono rese
pubbliche ai sottoscrittori. Di contro, Don
Philips, managing director di Morningstar, ha
dichiarato che uno dei primi interessi dei
risparmiatori è di sapere se i propri interessi
sono in linea con quelli dei gestori. Della
questione se ne sta occupando anche a Securities
and Exchange Commission, che ha in programma di
varare una norma che obbligherebbe i fondi a
comunicare proprio le informazioni richieste da
Morningstar. Si deve, comunque, segnalare che
non tutte le società di gestione hanno opposto
il proprio rifiuto alla compilazione del
questionario: Putnam Investments, ad esempio, ha
dichiarato che risponderà integralmente a tutte
le domande. La raccolta e l’elaborazione dei
questionari dovrebbe completarsi entro
l’inizio dell’estate; i voti assegnati
andranno da A ad F e terranno conto anche dei
costi dei fondi, dell’indipendenza del board,
della politica di corporate governance e dei
compensi dei gestori. |
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Si incrina la fiducia verso la Borsa di Hong Kong.
Non è roseo il futuro di una delle principali piazze finanziarie, come testimoniano le crescenti preoccupazioni degli investitori circa la situazione in cui versa la Borsa di Hong Kong
(HKEx’s). Le azioni quotate nella Borsa dell’ex protettorato britannico sono penalizzate dalla scarsa considerazione delle aspettative mondiali in tema di corporate governance e maggiori preoccupazioni sono date dal potenziale conflitto di interessi esistente dal momento che il governo ha permesso all’HKEx’s di ricoprire il duplice ruolo di ente regolatore del mercato e di società quotata.
Molti investitori sono preoccupati circa la continuità del voto per alzata di mano nelle assemblee societarie e per le leggi che consentono di emettere nuove azioni, con un valore del capitale sottoscritto rientrante nel 20% della capitalizzazione di mercato, senza l’autorizzazione dell’assemblea.
Per maggiori dettagli clicca qui
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Fondi comuni USA: approvate misure per aumentarne la trasparenza..
La Securities and Exchange Commission ha finalmente approvato delle misure che incrementeranno la trasparenza dei fondi comuni statunitensi, con grande vantaggio per i piccoli investitori. In passato, infatti, erano state riscontrate alcune irregolarità nel comportamento come la comunicazione a ‘investitori speciali’ di informazioni ancora non pubbliche sulla composizione del portafoglio, per consentire a questi ultimi il compimento di operazioni di trading sulle quote. Le nuove regole approvate dalla Commissione di vigilanza americana prevedono la comunicazione delle metodologie di calcolo del fair value della quota e la comunicazione dei rischi e delle proprie procedure circa le operazioni di market timing con le quote di fondi. Richiesta anche una maggiore trasparenza nella comunicazione di informazioni riservate a investitori selezionati; in quest’ultimo caso, secondo l’analista Jeffrey Patak, le norme sono così severe da scoraggiare la distinzione tra investitori ordinari e investitori privilegiati, normalmente esentati dalle più comuni restrizioni.
Si deve comunque evidenziare come le SGR americane abbiano cercato per anni di scoraggiare il trading giornaliero delle quote dei fondi, in quanto questa tipologia di operazioni danneggia gli investitori di lungo periodo a favore di quelli di breve. Le regole approvate dalla Securities and Exchange Commission sono state accolte con favore dalle SGR americane, che hanno apprezzato il fatto che non siano stati resi obbligatori i sistemi di identificazione dei market timer.
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