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Altre notizie - News dagli Usa

Informativa societaria: verso l'abolizione dei dati previsionali trimestrali?
Porre fine ai dati revisionali sugli utili trimestrali. Questo in sintesi il messaggio emerso dal report pubblicato negli USA dal CFA Centre for Financial Market Integrity e dal Business Roundtable Institute for Corporale Ethics dal titolo Breaking the short-term cycle: Discussion and recommendations on how corporate leaders, asset managers, investors and analysts can refocus on long-term value'.
Le raccomandazioni che emergono dal report avranno implicazioni non trascurabili per quelle società, analisti finanziari ed investitori che reputano fondamentali i dati sugli utili trimestrali. Scondo una recente ricerca del National Investor Relations Institute più della metà delle società americane (52%) fornisce dati previsionali sugli utili trimestrali.
Nel report si sostiene che molti tra investitori, società di asset management e manager aziendali si focalizzano in modo esclusivo sui risultati societari di breve-termine e che questo ha conseguenze negative sulla creazione di valore nel lungo-periodo. Gli effetti non si limitano, però, a questo: l'efficienza di mercato viene ridotta, i ritorni sugli investimenti diminuiscono e lo sviluppo di una corretta corporate governance è fortemente ostacolato. Oltre a suggerire la possibile cessazione della comunicazione dei dati previsionali sui risultati trimestrali, il report del CFA Centre contiene diverse raccomandazioni per il mercato finanziario: analisti ed azionisti, ad esempio, dovrebbero sfruttare a proprio vantaggio la futura disclosure sul sistema di remunerazione degli amministratori esecutivi per spingere le società ad adottare strutture di pagamento orientate verso strategie di lungo-termine e creazione del valore. “ Più significative e potenzialmente più frequenti comunicazioni sulla strategia aziendale e sul valore di lungo-termine possono diminuire la dipendenza della comunità finanziaria dai dati previsionali trimestrali – sostiene Matthew Orsagh, senior policy analyst del CFA Centre – Porre fine alle linee guida sui risultati trimestrali non significa diminuire la trasparenza aziendale ”.

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USA: Rittenhouse Rankings rivela un declino della trasparenza del CEO.
Pubblicato uno studio da Rittenhouse Rankings da cui emerge che la trasparenza dei CEO americani è peggiorata notevolmente nell'ultimo anno. La ricerca si basa sulla grande quantità di lettere rivolte agli azionisti dagli amministratori delegati. Tra le criticità venute alla luce figurano un aumento del linguaggio tecnico, maggiore confusione nelle affermazioni rispetto al periodo precedente al collasso di Enron ed all'entrata in vigore del Sarbanes-Oxley Act.

Abbiamo un modello in grado di quantificare il linguaggio delle lettere agli azionisti – spiega Laura Rittenhouse, ex banchiere d'investimento e presidente di andBeyond Communication – Esiste una struttura comune nelle lettere agli azionisti. Personalmente utilizzo la lettera di Warren Buffett, poiché è molto esauriente come modello in cui si possono trovare tutti gli elementi richiesti in una lettera agli azionisti ”.

Questa modalità di valutazione, denominata candor test , assegna un punteggio ai diversi elementi riscontrabili in una lettera agli azionisti, misurando il grado di trasparenza e comunicatività. Inoltre, il punteggio diminuisce per ciascun elemento negativo che concorre a formare la cosiddetta corporate fog presente nella lettera, come ad esempio termini tecnici o affermazioni contraddittorie. Il recente studio della Rittenhouse mostra la più grande quantità di corporate fog degli ultimi anni.

Rittenhouse ha anche comparato i risultati della ricerca sulla trasparenza con quelli relativi alla performance del titolo . “Nel corso degli anni abbiamo riscontrato una correlazione positiva tra i due valori – afferma Laura Rittenhouse – Negli ultimi quattro anni le azioni delle prime 25 società nella classifica sulla trasparenza hanno riportato una sovraperformance rispetto alle ultime 25” .

 

Di seguito la top ten della classifica di Rittenhouse Rankings:

 

  1. Wells Fargo
  2. Alcoa
  3. JetBlue Airways
  4. PepsiCo
  5. Walgreens
  6. Jack in the Box
  7. Continental Airlines
  8. Charles Schwab
  9. Harley Davidson
  10. Xerox

 

E la bottom ten :

 

100. Cigna

99. Humana

98. Motorola

97. Avon

96. Time Warner

95. ExxonMobil

94. Pfizer

93. Merck

92. AMD

91. Bear Sterns

 

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Il NYSE riceve l'approvazione della SEC per il NYSE OpenBook Real-Time.
Il New York Stock Exchange ha ricevuto l'autorizzazione della Securities and Exchange Commission a lanciare il NYSE OpenBook Real-Time, un innovativo strumento di comunicazione per investitori e professionisti del mercato finanziario creato per offrire ai clienti un accesso immediato alle informazioni di mercato, accrescere la trasparenza del NYSE e favorire l'attuazione del NYSE Hybrid MarketSM, precedentemente approvato.
“In risposta alle richieste di dati di mercato più approfonditi, avanzate dai nostri clienti, abbiamo creato il NYSE OpenBook Real-Time, un nuovo strumento di informazione in tempo reale caratterizzato da trasparenza sulle operazioni di trading azionario sul NYSE – ha affermato Ron Jordan, Senior Vice President – “Prodotti innovativi come OpenBook Real-Time sono quello che gli investitori cercano oggigiorno nei mercati finanziari”.
In attesa del lancio previsto per il 1° maggio 2006, OpenBook Real-Time si presenta come un valido strumento per offrire un'istantanea del NYSE e della sua ineguagliabile liquidità mediante una visione in tempo reale – totale e aggiornata ogni secondo – del limit order book del NYSE per tutte gli strumenti scambiati. Costruito sul successo e sulla funzionalità del NYSE OpenBook originale, questo nuovo prodotto aggiungerà un livello superiore di velocità e trasparenza al NYSE e ai dati di mercato.

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Trading dei futures: le proposte della Securities and Exchange Commission e della Commodity Futures Trading Commission.
Sono stati proposti da SEC e CFTC i nuovi regolamenti che faciliteranno il trading dei futures sugli indici degli strumenti di debito. Alla base della collaborazione tra i due organi di vigilanza vi è l'intento di attuare l'obiettivo del President's Working Group on Financial Markets di creare una nuova classe di contratti derivati da scambiare sul mercato finanziario.
“I nuovi prodotti, che saranno sicuramente creati in seguito all'attuazione di questa proposta, forniranno ulteriori strumenti per diversificare e gestire il rischio – ha affermato Christopher Cox, presidente della Securities and Exchange Commission – “Questo è un elemento positivo sia per la creazione di capitale che per la protezione degli investitori”.
Cox ha speso parole di encomio anche per il presidente Reuben Jeffery e lo staff della CFTC per i loro sforzi al raggiungimento di questo accordo di collaborazione sulla normativa. “Faccio i miei complimenti al presidente Jeffery, allo staff della CFTC e a quello della SEC perché hanno intravisto la possibilità di avanzare queste proposte nel pieno rispetto della tempistica del President's Working Group”.

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I CFO americani sono favorevoli alla comunicazione dei compensi degli amministratori esecutivi.
Il Financial Executives International (FEI) in collaborazione con la Baruch College's Zicklin School of Business ha condotto uno studio relativo alla trasparenza societaria da cui è emerso che la stragrande maggioranza dei CFO americani è favorevole alla proposta della Securties and Exchange Commission (SEC) sulla trasparenza dei compensi degli amministratori esecutivi.
Lo studio è stato condotto nella seconda settimana di marzo 2006 ed ha coinvolto 201 membri del FEI che, nel complesso, rappresentano società sia pubbliche che private.
I risultati della ricerca dimostrano che soltanto il 35% dei rispondenti crede che la legge proposta dalla SEC indurrebbe le società ad osservare una maggiore cautela nell'elargizione dei compensi. Il 71% dei CFO appoggia la proposta di legge.
“Siamo totalmente d'accordo con l'attuale regolamentazione della SEC in materia di trasparenza delle politiche e pratiche societarie relative alla remunerazione degli amministratori esecutivi – afferma Lisa Singleton, direttrice della corporate communication alla TXU, in rappresentanza di David Campbell, CFO di TXU – Non ci opporremo ad una proposta che tende ad incrementare la trasparenza dell'informativa societaria con informazioni molto utili agli investitori per l'elaborazione di strategie d'investimento”.
Tuttavia, la minoranza dissenziente fa emergere la propria voce all'interno dello studio. “Quale sarà il punto d'arrivo? – afferma un CFO della minoranza – Nessuna crescita per le stock option, grazie al Fasb. Esisterebbe oggi la Microsoft o l'intero settore dell'high-tech se fosse esistito l'obbligo di contabilizzare le stock option negli scorsi anni? Non credo proprio. …Le disposizioni in materia di trasparenza assieme al Sarbanes-Oxley Act costituiranno un enorme costo per le società americane e continueranno a distrarre noi amministratori dall'obiettivo di produrre ricchezza nell'economia globale”.
Al di là della disputa sulla trasparenza, il grido di battaglia degli azionisti continua ad essere rivolto verso la remunerazione degli amministratori esecutivi basata sulla performance.

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IR Magazine US Awards: General Electric fa incetta di premi.
Si è svolta a New York il 30 marzo 2006 la cerimonia di premiazione dell'undicesima edizione degli IR Magazine US Awards che ha visto protagoniste Aflac, Applebee's, Citrix Systems e General Electric (GE) tra le 26 società premiate a livello nazionale per l'attività di investor relations. Durante la manifestazione, organizzata da IR Magazine, Wall Street Journal e Barron's, sono stati assegnati i premi alle quotate che hanno fatto segnare la miglior performance nel ramo della comunicazione con gli azionisti.
Oltre 2400 tra gestori, analisti finanziari ed investitori retail sono stati chiamati a votare le performance aziendali in 20 categorie, come ad esempio “Miglior investor relations officer”, “Miglior IR curate da un CEO” e “Miglior corporate governance”. Gli IR Magazine US Awards rappresentano il maggior evento di questo tipo negli Stati Uniti e vedono la partecipazione di circa 800 tra investor relations officer, CFO e CEO nonché di fornitori di servizi.
Tra le società che hanno riscosso maggior successo sono da citare GE, che ha vinto ben tre premi: Miglior IR per una società con una ‘mega-cap', Miglior comunicazione con il mercato retail e Miglior investor relations curata da un CEO (consegnata a Jeffrey Immelt, CEO di GE, per il suo pieno coinvolgimento nella comunicazione con gli investitori), Aflac che ha portato a casa il premio come Miglior investor relations assegnata ad una società ‘large-cap', Citrix e Applebee che si sono aggiudicate i premi per la miglior investor relations assoluta, rispettivamente nelle categorie media e piccola capitalizzazione di mercato. La cerimonia di premiazione è il risultato dello studio condotto da Erdos & Morgan sulla percezione degli investitori; committente dell'indagine è stato Cross Border, produttore della cerimonia, editore di IR Magazine e organizzatore degli IR Magazine Awards in tutto il mondo.
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Le investor relations prendono il lento treno verso la Croazia.
Durante l'ultimo anno le principali società quotate croate hanno migliorato sensibilmente la qualità delle sezioni IR dei propri siti societari, dando un segnale di miglioramento nel campo finanziario che potrebbe risultare importante anche in vista dell'obiettivo di ingresso della Croazia nella UE.
Una ricerca condotta dalla Zagreb School of Economics and Management (ZSEM) sulle 48 più importanti società, tuttavia, ha rilevato che, malgrado questa piccola ma positiva tendenza, molte aziende non hanno una buona sezione investor relations.
La percentuale di aziende quotate che fornisce online i nomi dei propri manager è cresciuta dal 53 al 56% nell'ultimo anno, così come è cresciuta quella delle società che fornisce informazioni più specifiche sul management, passando dal 9 al 21% nello stesso periodo. Eppure, sotto alcuni asppetti, la pratica di reporting è peggiorata, con la diminuzione del numero di società che pubblicano i nomi dei componenti dei comitati di controllo dal 33 al 29%.
“Il clima sta migliorando e c'è una moderata tendenza verso un ulteriore miglioramento ma i risultati variano considerevolmente da società a società”, afferma Leslie Matthews Sulenta, che ha guidato il team di ricerca dello ZSEM.
Sulenta, che è direttore generale dell'International Business Strategies, una società di consulenza specializzata nella corporate governance, sostiene che sono davvero poche le aziende che soddisfano gli standard qualitativi di IR richiesti dagli investitori internazionali; tuttavia, molte volte le quotate dei mercati emergenti tendono comunque ad attrarre gli investitori in qualche altro modo.

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Il Canada prepara la propria versione del Sox.
Nel febbraio 2005 l'autorità canadese di vigilanza sul mercato finanziario aveva presentato due proposte di legge che rispecchiavano le disposizioni dell'americano Sarbanes-Oxley Act (Sox). La scorsa settimana, commentando i già riesaminati MI 52-11 e MI 52-109, il Canadian Securities Administrators (CSA) ha annunciato l'intenzione di scartare la prima proposta di legge e ampliare l'ambito di applicazione della seconda.
La proposta di legge scartata, il MI 52-111, ha mostrato un'impressionante somiglianza con la Sox Section 404 fin dalla sua messa a disposizione per la fase di esame da parte dei pubblici di riferimento. Per ovviare al vuoto legislativo che si potrebbe venire a creare, il MI 52-109 è stato ampliato, introducendo gli stessi provvedimenti (del MI 52-111) all'interno del disegno di legge. Viene richiesto, infatti, ai CEO e CFO di certificare annualmente le proprie valutazioni sull'efficacia dei controlli interni, così come dovrebbe fare le società emittenti nel MD&A . Nell'eventualità che venga approvata, la legge non entrerà in vigore prima della fine dell'anno fiscale in corso o dopo il 31 Dicembre 2007.
I controlli interni e la valutazione riguardante l'efficacia degli stessi costituiscono un vantaggio per le società, ma solo fino ad un certo punto. Se il management è intenzionato a commettere frodi, inevitabilmente lo farà senza se curarsi dell'esistenza della norma in questione – afferma Bob Tait, presidente e CEO del Canadian Investor Relations Institute Le nuove leggi riducono parzialmente il rischio di scorretta rendicontazione dei risultati finanziari e/o delle condizioni economiche delle società emittenti, ma non eliminano la possibilità che siano commesse frodi né garantiscono che tali comportamenti vengano scoperti”.
Tait manifesta preoccupazione anche riguardo ai costi legati all'attuazione della norma in questione, come testimoniato da quanto accaduto negli USA. C'è, inoltre, un'altra questione: la preoccupazione dei controlli interni ha catturato l'attenzione del management e del cda, distogliendola dalla gestione delle società e dalla generazione di guadagni per gli azionisti.

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Informativa societaria: nel 2006 la spesa per la osservanza della normativa salirà a 27,3 miliardi di dollari.
L'AMR Research, società di consulenza americana, ha recentemente pubblicato i risultati di una ricerca sul costo dell'osservanza del Sarbanes-Oxley Act e delle altre disposizioni disciplinanti gli obblighi delle quotate americane.
Stando ai risultati della ricerca, nel 2006 la spesa totale per l'osservanza degli obblighi di comunicazione delle quotate USA salirà a 27,3 miliardi di dollari; di questi, 6 miliardi (22% circa) saranno destinati all'osservanza del Sarbanes-Oxley Act. La spesa continuerà a salire nel 2007, raggiungendo la cifra di 28 miliardi di dollari.
Governance, gestione del rischio e osservanza delle leggi sono stati al centro dell'attenzione della business community negli ultimi anni, a seguito dell'entrata in vigore del Sarbanes-Oxley Act nel 2004. “Le spese dovute al Sarbanes-Oxley Act - afferma John Hagerty, Vice President dell' area ricerche di AMR Research - costituiscono soltanto la punta dell'iceberg delle spese totali destinate all'osservanza delle disposizioni sull'informativa societaria. Prevedere che queste spese possano ridursi costituisce una mera speranza, poiché le aziende in tutte le loro attività devono affrontare questioni normative e di governance molto più stringenti che in passato”.
I rispondenti alla presente ricerca hanno riferito che durante l'anno in corso dovranno affrontare una gran quantità di problemi legati all'osservanza delle normative.
Tra i costi più rilevanti, oltre a quelli legati al rispetto del Sarbanes-Oxley Act (22%), vi sono quelli relativi ai contributi di vigilanza dovuti all'americana SEC 13% e quelli legati al Customer Compliance 12%.
Le società che considerano il rispetto dell'informativa societaria non come un mero obbligo di legge ma un'importante opportunità ottengono benefici inaspettati, tra i quali i rispondenti alla ricerca hanno citato l'ottimizzazione dei processi di business, la migliore qualità ed una maggiore sicurezza dei sistemi informativi.

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I piani pensionistici favoriscono la crescita della proprietà azionaria.
Negli ultimi vent'anni è cresciuto il numero di famiglie americane che investe in azioni direttamente o per il tramite dei fondi comuni. Si stima che ad oggi il loro numero sia pari al 50% del totale, circa 57 milioni (erano 16 milioni nel 1983), mentre per quanto riguarda i singoli individui, il numero di investitori in azioni sarebbe pari ad 1/3 della popolazione USA. Questi sono i risultati  di una recente ricerca condotta dall' Investment Company Institute (ICI) e dalla Securities Industry Association (SIA). La ricerca è stata condotta intervistando 4.927 decisori degli investimenti delle famiglie.
L'investitore  in azioni tipo è un impiegato laureato  51enne, sposato e che risparmia in previsione del pensionamento. Il 90% di chi investe in azioni possiede fondi azionari mentre il 50% circa investe acquistando direttamente titoli azionari. 
La crescita della proprietà azionaria tra gli investitori individuali è stata largamente favorita dall'espansione dei piani pensionistici a contribuzione definita, specialmente il 401(k). Tra il 1999 e il 2005, il numero di famiglie che investe in azioni tramite i piani per i dipendenti, che spesso propongono investimenti in fondi azionari, è cresciuto di 3,2 milioni, raggiungendo la ragguardevole cifra di 37,6 milioni.
Secondo Sandy West, Director of Market Policy  Research presso l'ICI, l'America è divenuta un paese di "Investitori in azioni e i piani pensionistici a contribuzione definita svolgono un ruolo fondamentale nell'introdurre gli americani all'investimento azionario".
"Ad oggi -  ha proseguito Sandy West - circa la metà di coloro che investe in azioni ha effettuato il suo primo investimento azionario tramite l'acquisto dei fondi azionari proposti dai piani pensionistici".
Secondo Frank Fernandez, Seniorl Vice President della SIA, "Gli americani hanno compreso chiaramente quali siano i benefici e il valore dell'investimento azionario al fine del raggiungimento dei propri obiettivi finanziari di lungo periodo".
Nonostante  l'esperienza dell'ultima crisi dei mercati finanziari, una delle peggiori dopo quella della Grande Depressione, il numero di investitori individuali in azioni è cresciuto del 5,2% dal 2002 e del 14,4% dal 1999".

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Aperti sino al 31 ottobre i termini di iscrizione agli IR Global Rankings Awards.
MZ Consult, coordinatore della manifestazione annuale che premia le società più attente alle IR, Investor Relations Global Rankings & Awards, ha annunciato l’apertura dei termini di iscrizione per l’appuntamento del 2006; le società interessate a partecipare avranno tempo sino al 31 ottobre 2005 per effettuare l’iscrizione.
La manifestazione giunta all’8° edizione prevede diverse cerimonie di premiazione: per area geografica (Nord America, Europa, America Latina, e Asia/Pacifico/Africa) e  per settori industriali (ve ne sono 13 differenti). Per quei paesi con più di 20 società partecipanti sono previste cerimonie locali.  L’edizione del 2006, inoltre, gode dell’appoggio delle principali associazioni di Corporate Governance e Investor Relations a livello mondiale.
Le società saranno classificate in base a tre categorie: IR Websites, Corporate Governance e Earnings Releases & Disclosure.
Per maggiori informazioni sul premio e sulle modalità d’iscrizione clicca qui

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Cresce la presenza di investitori istituzionali nel capitale delle quotate americane.
Una recente ricerca  condotta dalla Conference Board ha messo in evidenza che gli investitori istituzionali americani stanno tornando ad assumere importanti partecipazioni nelle quotate americane; tra gli operatori professionali più attivi ci sono ovviamente i fondi pensione. in conseguenza di ciò molte società quotate sentono la pressione dei fondi pensione per accelerare la riforma della propria governance.  Lo studio esamina il comportamento degli investitori istituzionali negli ultimi anni, più precisamente dal 2000 al 2004; nonostante il duro colpo inferto alla fiducia degli investitori dai casi Enron e Worldcom, gli investitori istituzionali continuano a guadagnare sempre maggiori quote di controllo nelle quotate americane. Lo studio, infatti, evidenzia che dal 2000 al 2003 la percentuale di flottante posseduto dagli istituzionali sia passata dal 51,8% (per un controvalore di 6.600 miliardi di dollari) al 59,2% (7.970 miliardi dollari).
Nel 2004 gli istituzionali hanno incrementato la propria quota di controllo nelle 1.000 più grandi società sino al 69,4, dal 61,4% del 2000. “Il fenomeno – ha spiegato Matteo Tonello, associate director della Conference Board – è favorito dal rimbalzo che è in corso nei mercati finanziari, che incentiva gli investitori professionali ad investire maggiori quote di patrimoni nelle società più preformanti”. Lo studio mette anche in evidenza che i fondi pensione sono gli operatori più attivi, seguiti dalle investment company, dalle compagnie assicurative, da banche e trust company e dalle fondazioni.. 
“Questa nuova situazione – ha affermato Tonello – incrementa l’importanza di una corretta gestione delle IR. Le società devono individuare nuove modalità per migliorare le relazioni con gli investitori, perché questi ultimi hanno ora un maggiore interesse nel far sentire la propria influenza nella gestione aziendale”.

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Le società inglesi prime per governance .
Secondo la recente classifica stilata dall’americana GMI (Governance Metrics International), le società del Regno Unito sono prime in termini di corporate governance precedendo, anche se di poco, le compagnie Canadesi.
GMI, due volte all’anno, esamina la qualità della corporate governance di 3.200 società in tutto il mondo e le classifica su una scala che va da uno a dieci. Come osservato lo scorso marzo, periodo a cui risale l’ultimo studio condotto dal GMI, le società britanniche occupano la prima posizione di questa speciale classifica, con una media generale di 7,33. Analogamente, le società canadesi continuano a classificarsi seconde con una media di 7,31. Terzi gli Stati Uniti con un punteggio pari a 7.
E’ importante sottolineare che le classifiche GMI prendono in esame il collegamento esistente tra una corretta politica di governance e i return per gli azionisti. Nell’ultimo quinquennio si è potuto notare come le società posizionatesi prime in classifica abbiano sovraperformato, in termini di total return degli azionisti, l’indice S&P500 del 15.19%.
In quattro delle sei ricerche condotte negli ultimi tre anni, l’agenzia ha comparato le performance delle società statunitensi, con punteggi superiori o pari al nove, con quelle che hanno ottenuto un rating inferiore o pari a tre. Si è scoperto che le società che hanno ottenuto punteggi bassi hanno una media di return per gli azionisti che si aggira sull’8,7% mentre le top-ranked hanno una media di return pari al 15,9% in tre anni. Nello stesso periodo lo S&P500 ha ottenuto una media di return dell’11,9%.

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Le ultime novità in tema di compensi manageriali
Secondo una recente indagine condotta da Mercer Human Resource Consulting i compensi degli amministratori statunitensi sono cresciuti del 18% durante l’anno appena trascorso; tra il 2000 e il 2004, inoltre, il compenso mediano  è cresciuto del 50% da 105.000 dollari a 155.000. Gli esperti di Mercier fanno notare come  questi incrementi siano legati alle accresciute responsabilità degli amministratori e ai nuovi rischi che questi sono costretti ad affrontare a seguito dell’introduzione delle nuove normative negli USA. “I regolamenti dei mercati Nyse e Nasdaq e la Sarbanes Oxley Act – ha spiegato Peter Opperman, consulente della Mercer e autore dello studio – hanno determinato, rispetto al passato, un notevole incremento degli adempimenti da osservare da parte degli amministratori”. Sono cambiate anche le modalità in cui vengono elargiti i compensi: le società preferiscono pagare gli amministratori come dipendenti piuttosto che a cachet.

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Rapporto del NIRI sui compensi e le responsabilità degli IRM.
Pubblicato il 20 luglio 2005 il nuovo rapporto del NIRI (National Investor Relations Institute), l’associazione americana dei professionisti delle IR, sui compensi e le responsabilità degli IRO. Dal 2002 i salari medi degli IRO (definiti come coloro che spendono almeno il 50% del proprio tempo lavorativo nelle investor relations) hanno messo a segno una crescita del 10%, da 154.000 dollari a 169.900.
La ricerca ha anche messo in evidenza come sia cresciuta la percentuale di IRM che ricevono dei bonus come parte del proprio compenso: dal 79% del 2002 si è passati all’88% del 2005. Esaminando più nel dettaglio quest’ultimo dato si nota come la pratica di assegnare dei bonus aggiuntivi al salario base sia una pratica molto più diffusa nelle società large cap (98% delle risposte) rispetto alle small cap (società con una capitalizzazione inferiore ai 500 milioni di dollari), dove sono l'81% gli IRO che hanno dichiarato di ricevere dei bonus.
Fondamentale nella determinazione dei salari dei singoli IRO/IRM è il loro background professionale: i risultati della ricerca mettono in luce come coloro che abbiano avuto esperienze nell’ambito della finanza o della contabilità ottengano salari, comprensivi degli eventuali bonus, più alti del 9% rispetto agli IRO con un background nella comunicazione corporate o nelle PR. Il differenziale diventa ancora più ampio (21%) se si raffrontano i salari di IRO con background finanziario con quelli di IRO con un background nel marketing o nella divisione vendite.
È cresciuto del 3% rispetto al 2003 il budget a disposizione degli uffici IR, che ora ammonta in media a 743.000 dollari. Il budget medio del 2001 era risultato pari a 474.000 dollari.
Per quanto riguarda le attività che assorbono la maggior parte del tempo lavorativo di un IRM si segnalano con il 68% delle risposte le ‘relazioni con gli ‘azionisti’, con il 54% delle risposte l’‘analisi finanziaria’, con il 47% delle risposte la ‘comunicazione corporate’ e con il 35% delle risposte le media relations finanziarie.

Per leggere la sintesi integrale dello studio del NIRI, clicca qui

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Dal 30 giugno nuove regole di corporate governance per il Canada.
Il Canadian Securities Administrators, un gruppo che rappresenta 13 Istituzioni locali canadesi, ha finalmente pubblicato le nuove linee guida in tema di corporate governance, che entreranno in vigore dal prossimo 30 giugno.
Come anche il Sarbanes-Oxley act, le nuove regole canadesi si concentrano sui temi dei controlli finanziari, dei compensi del board e sulla responsabilità. Le linee guida richiedono che i cda siano composti prevalentemente da amministratori indipendenti, che devono tenere regolarmente delle riunioni separatamente dal resto del cda.
Ron Blunn del Canadian Investor Relations Institute (CIRI) ha affermato che ormai le società canadesi sono pronte per osservare le nuove regole in tema di corporate governance, anche se le Autorità competenti canadesi sono preoccupate delle difficoltà che potrebbero incontrare le società medio-piccole,  che generalmente non sono tanto attente a questa tipologia di argomenti. Molte altre società, invece, hanno già fatto parecchia strada e sono pronte ad adeguarsi alle nuove regole di governance già prima della sua entrata in vigore.

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Sistemi d’informazione sugli utili: i risultati di una ricerca del NIRI.
L’inchiesta condotta dal NIRI ha rilevato una diminuzione del 6% rispetto al dicembre 2003 delle società che forniscono indicazioni sugli utili. I risultati, emersi dall'analisi dei  527 questionari compilati dai membri del NIRI, hanno inoltre mostrato notevoli cambiamenti nelle modalità di pubblicazione di questo tipo di informazioni:

  • La percentuale delle società che forniscono indicazioni annuali è significantemente aumentata rispetto alla precedente indagine: dal 38% al 61%;
  • Diminuiscono le società che danno indicazioni ‘anche’ trimestralmente.
  • Le società che emettono ‘solo’ indicazioni trimestrali sono scese al 28% rispetto al 53% dell’anno precedente;
  • Si evidenzia un’elevata crescita delle società che forniscono indicazioni ‘solo’ annualmente – dal 16% al 28%.

Ai fini dell’indagine è bene tener presente che per indicazioni sugli utili si intendono le indicazioni di un range di stima degli utili per azione, che sono forniti dall’80% delle società che normalmente comunicano dati sugli utili, una stima ‘puntuale’ di UPA, forniti solo da un 5% delle società, la stima dei ricavi, che vede un calo delle società che forniscono questo dato dal 67% al 60% o un modello di utili fornito solo dal 10% delle società (dato invariato rispetto all’anno scorso).

È significativo il trend che vede crescere dall’80% del 2003 al 93% del 2005 il numero di società che aggiornano le loro indicazioni sugli utili, in modo da aggiornarle con tutte le modifiche sostanziali che possono emergere nel susseguirsi degli eventi aziendali. I mezzi più utilizzati per la diffusione degli utili sono i comunicati stampa (83%), le conference call aperte al pubblico (40%) ed il formato Form 8-K filing (48%).

In diminuzione è risultato il numero di società che non considera il taglio della pubblicazione di queste stime: dal 78% si è passati al 64%. Un altro 47% di società crede che la mancata pubblicazione di stime sugli utili non determini alcuna riduzione di copertura da parte degli analisti.

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L’americana SEC si pronuncia sulle paghe dei CEO.
Durante un intervento alla Duke University, il presidente della Securities and Exchange Commission, William Donaldson, ha criticato il comportamento dei cda che delegano la scelta dei compensi dei ceo a consulenti esterni e ribadito l’importanza di un maggiore coinvolgimento del cda nell’espletamento di questo compito. Donaldson ha aggiunto che nella determinazione dei compensi del ceo il cda si debba basare sulle performance di lungo periodo, senza l’intervento di manager di livello superiore o di consulenti esterni. “è un preciso compito del board determinare la misura del compenso del ceo in modo da correlarla ai risultati e alle performance ottenute -  ha spiegato Donaldson – il cda non deve andare alla ricerca di modelli predisposti da consulenti esterni, che non hanno nessun obbligo verso gli azionisti e non condividono la responsabilità di essere membro di un cda”.
Quello che Donaldson vorrebbe è di vedere pubblicato, oltre alla misura quantitativa del compenso del ceo, anche il procedimento logico che si è seguito per arrivare alla sua determinazione. Donaldson non ha comunque detto se l’Authority americana modificherà le proprie disposizioni in materia in questa direzione.

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Il NYSE accelera sulla governance
Da oggi le quotate del New York Stock Exchange possono dimostrare di essere in linea con gli standard di governance previsti dalla borsa americana. La borsa di New York ha recentemente lanciato eGovDirect.com, un sito web interattivo ideato per semplificare il processo di report ai propri utenti. Ora le società possono inserire e gestire elettronicamente tutte le loro informazioni relative all’osservanza alle regole di governance.
EGovDirect garantisce una serie di servizi supplementari e complementari alla pubblicazione e all’archiviazione. Nello specifico, ha un motore di ricerca per amministratori che consente alle società, come se si stesse consultando un benchmark, di confrontare la propria struttura di corporate board e la propria capitalizzazione con quelle di tutte le altre società facenti parte del proprio settore industriale o di competenza.
Janice O’Neill, vice presidente dell’ufficio di vigilanza sulla corporate governance presso la borsa di NY, anticipa che il sito potrebbe a breve diventare disponibile a livello globale: “Il nostro prossimo obiettivo è quello di rendere accessibile il sito anche alle società straniere. Lavoreremo sul progetto per tutto il corso del 2005 sperando di ottenere i primi risultati all’inizio del 2006” .


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Diverse modalità per la contabilizzazione delle opzioni.
Nonostante il FASB, Financial Accounting Standards Board’s, abbia deciso di richiedere la contabilizzazione dei compensi pagati con azioni, un terzo delle società deve ancora scegliere un modello di valutazione. Questo è quanto emerge da un recente studio firmato dal Baruch College’s Zicklin Schools of Business e dalla  Financial Executives International.
Delle società che hanno già scelto il metodo di valutazione delle stock option il 62% ha optato per il modello di Black-Sholes, che era stato sviluppato per valutare le opzioni quotate; questo è un risultato sorprendente perché il metodo Black-Sholes non risulta molto idoneo a valutare le stock option. Burton Rothberg, professore presso la Baruch Zicklin Schools, fa notare come il metodo Black-Sholes si basi sul confronto delle relazioni tra volatilità del prezzo del titolo e dividendi, ragione per la quale non può essere efficacemente applicato alle stock option. Queste ultime, infatti, non sono quotate e, generalmente, sono detenute sino alla scadenza,  non potendo essere esercitate prima che il periodo di assegnazione sia scaduto e cosa più importante molto spesso sono lasciate scadere senza essere esercitate.
Un fattore piuttosto preoccupante è che questa metodologia di valutazione può comportare una sovrastima dell’effettivo valore delle stock option, il che potrebbe far sembrare che le società stiano spendendo in opzioni più di quanto in realtà non sia.

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Sono inglesi le società con la migliore governance.
Le società inglesi risultano essere le migliori per la qualità della propria governance, seguite a brevissima distanza da quelle canadesi; molto bene si sono comportate anche le quotate olandesi, che hanno fatto grandi passi in avanti nella classifica 2004. Chi, invece, non risulta ancora essere in linea con i migliori standard di corporate governance sono i piccoli emittenti.
Questi i risultati emersi da una ricerca condotta tra agosto 2004 e febbraio 2005 da GovernanceMetrics International, un’agenzia di ricerca e rating sulla corporate governance, valutando la qualità del governo societario di 3.220 società quotate in tutto il mondo.
L’agenzia ha attribuito il punteggio massimo ottenibile (10) a 34 società, di cui 27 americane, 3 canadesi, 3 inglesi e 1 australiana. Le quotate inglesi si sono classificate al primo posto raggiungendo un punteggio complessivo di 7,39, al secondo posto quelle canadesi hanno ottenuto un punteggio di 7,14, terze le società americane con 7,03 punti, quarte quelle australiane che hanno ottenuto 6,99 punti. Agli ultimi posti di questa speciale classifica si sono posizionate le società greche 2,39), giapponesi (3,49), belghe (3.93), francesi (4,05) e portoghesi (4,35).
Dallo studio emerge anche la scarsa qualità della governance delle small cap, caratteristica che investe trasversalmente le società di tutti i paesi. Questo avviene perché molto spesso le piccole società hanno azionisti di controllo, che utilizzano in modo iniquo i propri diritti di voto per conservare il controllo della società.

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Indagine NIRI: gli IRM vogliono più collaborazione dal management.
Secondo quanto emerso dall’indagine 2004 del Niri (National Investor Relations Institute), l’obiettivo numero uno degli Iro statunitensi consiste nell’ottenere il supporto del senior management. L’82% dei membri del Niri ha individuato proprio in questo la loro massima priorità. Il supporto del management nello svolgere le attività di IR precede addirittura l’interesse a costruire e consolidare il rapporto con gli analisti buy-side (79%).
“E’ fondamentale che gli IR abbiano il supporto del senior management”, commenta Lou Thompson, Presidente e CEO del Niri. “Se si guarda alle linee guida del Niri riguardo all’accessibilità alle informazioni societarie alle, il primo punto in elenco stabilisce che il responsabile IR deve essere facilmente contattabile da tutti. Se non si ha un appropriato contatto con il senior management, sia gli analisti buy-side che quelli sell-side capiranno velocemente che non si è una fonte attendibile”.
La relazione del Niri tratta numerosi argomenti, comprese le responsabilità degli IRM, le relazioni con il consiglio di amministrazione, il budget e gli aspetti chiave legati agli incontri con gli investitori. 

I principali risultati che emergono dalla ricerca si possono riassumere come segue:

  • Sul tema dei compiti di un IRM, il 66% dei membri sostiene che il loro ruolo si sta espandendo e c’è la necessità di una maggiore comunicazione per favorire ed agevolare le loro funzioni.
  • Il 59% degli Iro intervistati prevede che il budget destinato alle investor relation rimarrà invariato nel prossimo anno. Il 33% di loro si aspetta un considerevole incremento del budget.
  • Gli IRM continuano a pianificare le loro attività prudentemente: il 32% pianifica di acquistare nuovi prodotti o servizi per le IR, durante il 2005. Mentre un altro 29% pensa di integrare nuovi membri nel proprio staff.

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Regulation Fair Disclosure: si cerca di provarne l'illegittimità.
La Camera di Commercio degli Stati Uniti sta lanciando un attacco contro la Securities and Exchange Commission e, in particolare, contro la Regulation Fair Disclosure, il regolamento che disciplina gli obblighi informativi delle quotate americane. Stando, infatti, a quanto sostiene la Camera di Commercio USA, la SEC non avrebbe l’autorità di regolamentare il modo in cui le società devono comunicare al pubblico indistinto, sostenendo così la richiesta di riconoscimento di incostituzionalità della Regulation F.D. avanzata della Siebel Systems, nella parte in cui la normativa lede il diritto di una società a comunicare liberamente.
Secondo  Stephen Bokat, senior vice president e consigliere generale della Camera di Commercio, “Il Congresso americano deve dare alla Sec il potere di agire e regolamentare ma non ha mai stabilito che la Sec avesse il diritto di regolamentare tutte le pubbliche comunicazioni di una società. L’organo di vigilanza americano ha ricevuto sì l’autorità di richiedere alle quotate che certi documenti contengano determinate informazioni e che siano divulgati  attraverso il proprio tramite”.
“Ma -  prosegue Bokat – quello che il regolamento disciplina è qualcosa di diverso: la Regulation F.D. impone alle società che cosa dire”
Il ricorso appena presentato è ancora all’inizio del suo iter, e non vedrà la conclusione prima di un anno/anno e mezzo. Sta di fatto che i diritti delle società coincidono con quelli delle persone e la Suprema Corte americana ha ripetutamente difeso in passato i diritti delle società, discendenti dal Primo Emendamento.

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I CEO chiamati a restituire i bonus
Gli alti dirigenti della Fannie Mae sono stati chiamati a restituire i bonus ricevuti sulla base dei falsi risultati forniti dalla società. La società ha recentemente dichiarato un reddito di 9miliardi di dollari, ed adesso un politico spinge affinché i suoi amministratori esecutivi riesaminino tutti i bonus concessi sotto la precedente amministrazione.
Secondo il Washington, in una recente lettera recapitata ad Armando Falcon, Direttore dell’OFHEO (Office of Federal Housing Enterprise Oversight), il membro del Congresso Richard Baker avrebbe all’OFHEO di recuperare tutti i bonus assegnati sulla base delle erronee dichiarazioni di reddito fornite dalla Fannie Mae. L’OFHEO supervisionerà Fannie Mae e la sua società sorella Freddie Mac.
Questa non è la prima volta, negli ultimi tempi, che gli amministratori siano richiamati a restituire i bonus ricevuti in seguito alle erronee dichiarazioni di reddito della società d’appartenenza. Per esempio, anche i precedenti amministratori della Nortel Networks e della Computer Associates hanno ricevuto lo stesso tipo di richiesta.

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Hong Kong sceglie la Sarbanes-Oxley.
Dopo anni d’apparente indifferenza verso gli azionisti, la Borsa di Hong Kong sembra essersi ‘svegliata’ rispetto al passato. Nei suoi ultimi sforzi per spuntarla sugli investitori, l’HKEx (Hong Kong Exchange and Clearing) ha identificato e deliberato un piano d’iniziative per il 2005. Un documento pubblicato recentemente enfatizza e sottolinea gli sforzi compiuti per migliorare la trasparenza delle società quotate e per rinforzare la posizione della Borsa di Hong Kong come una delle borse leader della regione Asiatica-Pacifica.
Il documento promette una revisione della struttura e delle funzioni del comitato per la quotazione, attraverso l‘ottimizzazione dell’efficienza dei processi di controllo e di revisione delle quotazioni e delle IPO. In un ulteriore tentativo di perfezionare la trasparenza, l’HKEx ha promesso di impegnarsi a reclutare dei nuovi information vendor e a rivedere le regole di reporting finanziario e di vigilanza. Paul Chow, amministratore delegato della Borsa di Hong Kong, ha identificato tra i principali obiettivi dell’anno il restringimento dei trading spread ed il potenziamento del market making per gli ETF.

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La Disney allinea i compensi del CEO alle performance.
Nel 2004 la Walt Disney ha conferito al CEO Michael Eisner un cash-bonus di 7,25mln di dollari, che riflette una crescita del 13% dei compensi rispetto all’anno precedente. Tale riconoscimento è stato dato grazie all’aumento del 72% degli utili per azione della società. Nel 2003 Eisner aveva ricevuto lo stesso compenso base di 1mln di dollari come nel 2004, più un premio d’azioni vincolate di 6,25mln di dollari, ma non c’era stato nessun cash-bonus. 
L’aumento del compenso annuale di Eisner riflette lo sforzo della società di allineare i compensi del CEO alle performance ottenute. “Nonostante il premio sia destinato a suscitare obiezioni, esso è almeno legato a delle performance positive, come la crescita dei ricavi netti, dell’EPS e dei free cash flow”, precisa Paol Hogdson, esperto di retribuzione presso la Corporate Library, un’agenzia di vigilanza sulla corporate governance. “facciamo attenzione, piuttosto, alla Viacom, dove il presidente Summer Redstone ha ricevuto un premio di 15mln di dollari per performance notevolmente inferiori”.
Lo scorso anno, anche il presidente e COO della Disney, Robert Iger  ha ricevuto un cash-bonus di 6,5mln, oltre alla sua retribuzione base di 1,5mln di dollari. Al confronto, nel 2003 il suo stipendio base era di 1,4mln di dollari, il cash-bonus di 4,5mln ed il suo stock bonus di 1mln di dollari.  

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Il CFA ed il NIRI emettono nuove direttive.
Nuove linee guida riguardanti le relazioni tra analisti ed emittenti sono state recentemente emesse da una task force nata dal lavoro sinergico del CFA e del Niri. Tra i membri figuravano analisti, professionisti delle investor relations e rappresentanti delle commissioni regolamentatrici presenti in veste d’osservatori. Queste nuove istruzioni combinano l’esperienza e la conoscenza dei professionisti dell’investment industry, con l’idea di creare la migliore delle prassi possibili per promuovere l’integrità e la professionalità.
Lo scorso marzo la task force ha distribuito al pubblico una bozza delle nuove direttive. Esse coprono cinque aree di interesse: il flusso informativo, la condotta degli analisti, la comunicazione d’impresa, i report di revisione societaria degli analisti sell-side e le ricerche commissionate dagli emittenti. La versione finale è simile a quella abbozzata a marzo, salvo l’inserimento di maggiori dettagli riguardanti le analisi commissionate.
Jonathan Boersma, vice presidente della commissione standard of practice presso il CFA commenta: ”Abbiamo aggiunto dettagli sulle rivelazioni che vogliamo che gli analisti facciano. L’idea è quella di assicurarci che essi siano in più che alla pari rispetto ai tipi di rivelazioni che ogni analista sell-side deve fare”. Per esempio, gli analisti pagati per la conduzione delle ricerche dovrebbero divulgare il loro track record relativo alle raccomandazioni societarie, attenendosi alle ultime direttive. Inoltre, come gli altri analisti sell-side, questi analisti dovrebbero rispettare un black-out period, durante il quale è fatto loro divieto di operare sulle azioni delle società da loro analizzate.

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La SEC allunga i tempi per la Section 404 della Sarbanes-Oxley.
La SEC concede altri 45 giorni alle società per adeguarsi alle nuove regole che prevedono di includere la certificazione della gestione dei controlli interni per il bilancio finanziario ed il bilancio dei revisori dei conti all’interno della stima dei costi di controllo interni alla gestione. Entrambi i requisiti sono richiesti dalla Section 404 della Sarbanes-Oxley. Secondo quanto rilasciato dalla SEC, potranno usufruire della proroga solo le società con un anno fiscale  compreinvestor-relations.itso tra il 15 novembre 2004 ed il 28 febbraio 2005 aventi un public-equity float inferiore a 700 milioni di dollari alla fine del loro secondo trimestre fiscale del 2004 .

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Quotate USA: rinviata l’entrata in vigore della nuova disciplina sull’informativa periodica.
La Securities and Exchange Commission ha deciso di rinviare l’entrata in vigore della nuova disciplina sull’informativa periodica, destinata alle quotate americane a grande capitalizzazione (definite accelerated filers).  La normativa, presente nella sezione 404 del Sarbanes-Oxley Act, prevede un accorciamento dei tempi di pubblicazione di bilanci e relazioni periodiche. Attualmente i tempi per l’approvazione del bilancio sono fissati in 75 giorni dalla chiusura dell’anno, mentre quelli per l’approvazione delle trimestrali sono fissati in 40 giorni dalla fine dei singoli trimestri. Con la nuova normativa, la cui entrata in vigore è stata spostata al dicembre 2005, i termini si ridurranno a 60 giorni per l’approvazione del bilancio e a 35 per l’approvazione delle trimestrali. La dilazione di tempo è stata concessa per consentire alle società e agli auditor di prepararsi adeguatamente alle nuove tempistiche.
Entrerà, invece, in vigore dal dicembre 2004 l’obbligo per gli accelerated filer di inserire nell’annual report le relazioni di amministratori e auditor sull’efficacia dei sistemi interni di controllo sulla reportistica contabile.
La legge definisce accelerated filer le società che abbiano un flottante di 75 milioni di dollari, siano soggette agli obblighi di informativa periodica da almeno 12 mesi, che abbiano pubblicato almeno un bilancio annuale e che non siano in possesso dei requisiti per utilizzare il sistema di informativa contabile semplificato.

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La Sec propone il voluntary XBRL program.
La Sec sta proponendo un programma che permetterà alle società di utilizzare la versione  un sistema di comunicazione volontaria chiamato eXtensible Business Reporting Lenguage (XBRL).

Con il programma, chi lo volesse sarebbe in grado di presentare i rendiconti finanziari, i report sui ricavi, i financial highlights ed i programmi di investimento usando il formato XBRL sul sistema Edgar. L’obiettivo è di rendere la ricerca d’informazioni più semplice per i regolatori e gli investitori.
L’XBRL è un modello di segnalazione elettronico che fornisce un formato per etichettare le informazioni finanziarie. Le etichette definiscono le informazioni nei rendiconti finanziari e  trasformano dati di testo in documenti ricercabili. Questo permette agli utenti di estrarre, scambiare, analizzare e visualizzare informazioni finanziarie su diversi sistemi operativi e su vari servizi web.
John Nester, portavoce della Sec afferma: ”Attualmente è molto difficile inserire ed estrarre determinati dati dal sistema Edgar. XBRL permette di poter estrarre diversi tipi di dati dai documenti.  Nester afferma inoltre che “se si vuol vedere dove sono le tabelle con gli ammortamento di 10 differenti società, attualmente non c’è nessun modo per risalire a quelle informazioni.  Con questo sistema si può. Permette ai software di trovare e incollare specifici dati a seconda delle richieste degli utenti”.

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Migliora la percezione del sistema finanziario da parte degli investitori.
La SIA (Securities Industry Association, associazione americana che raggruppa gli operatori finanziari,  ha pubblicato recentemente i dati dell’annuale indagine sulla fiducia degli investitori verso il sistema finanziario. I risultati  evidenziano una migliore percezione del sistema finanziario da parte degli investitori, almeno rispetto al 2003 e al 2002:  i rating del 2004, infatti, restano più bassi rispetto al 1997-2001.
Il 64% dei rispondenti ha espresso un giudizio favorevole verso la securities industry,  in crescita rispetto al 55% registrato nel 2002 e nel 2003. “La nostra ricerca – ha spiegato Richard E. Thornburgh,  presidente della SIA e vice presidente del comitato esecutivo di Credit Suisse First Boston - evidenzia una migliore soddisfazione del sistema finanziario e dei servizi da esso offerti”. “Gli investitori -  ha continuato Thornburgh -  continuano a credere che i servizi forniti dai propri broker o advisor rappresentino un valore aggiunto per il denaro”
Il 90% dei rispondenti ha dichiarato di essere molto o quasi soddisfatto dei propri consulenti finanziari; i broker hanno dimostrato di essere molto apprezzati per la ‘facilità di accesso alle informazioni contabili’ (il 92% dei rispondenti ha espresso un eccellente o buona valutazione),  per la ‘velocità di risposta alle chiamate telefoniche’ (83%) e per ‘l’informalità e l’esaustività’ (84%).
La maggior parte degli investitori crede che i regolamenti adottati recentemente conterranno gli abusi degli operatori finanziari: la pensa così il 57% dei rispondenti, contro il 48% che aveva fatto affermazioni simili nel 2003.
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Contabilizzazione delle stock option,  c’è tempo sino a giugno 2005.
La FASB, Financial Accounting Standards Board, ha deciso di ritardare la data di partenza per la contabilizzazione delle stock option  come spese nei rendiconti finanziari. La decisione, presa a voto unanime dai membri del FASB a metà ottobre, consentirà alle società di adeguarsi alle nuove regole contabili a  partire dal 15 giugno, o in ogni caso dalla III trimestrale.  In origine il termine era stato fissato nel gennaio 2004.
La FASB con questa delibera intende conciliare due diverse istanze: le ansie e preoccupazioni di auditor e società sulla nuova disciplina e il desiderio degli investitori di vederla applicata il prima possibile.
La Securities and Exchange Commission ha accolto con favore questo differimento temporale, perché consentirà alle società quotate di adeguarsi ad altre novità regolamentari come quella della Sarbanes-Oxley act.
Coloro che si oppongono alla proposta della FASB di contabilizzare le stock option come spese, contestano in particolare i metodi di calcolo dell’impatto delle stesse sugli utili: la FASB vuole che le società utilizzino la formula di Black and Sholes o altre varianti come quello degli ‘alberi’ binomiali.

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L’americana Sec allenta le redini
La Sec sta pianificando la rivisitazione delle regole sul quiet period e potrebbe allentare le restrizioni sulle tempistiche e sui contenuti della comunicazione societaria in questo lasso di tempo, che attualmente è fissato a 45 giorni prima del listing. Una fonte vicina alla Commissione conferma che le comunicazioni pre-IPO sono state realmente discusse dai legislatori ma aggiunge che non è stata fissata nessuna scadenza in riguardo.
Parte della revisione consisterebbe nell’allargamento del numero delle informazioni che le società possono inviare on-line o ai giornalisti nel corso del quiet period.
Gli Iro che lavorano sulle comunicazioni pre-IPO dovrebbero restare in attesa delle proposte della Sec riguardo quest’ambito. Attualmente le regole frenano le società dall’influenzare il mercato prima dell’offerta di un titolo.
‘Queste regole sono state applicate per prevenire l’hyping delle società prima delle IPO”, nota John Mclnerney, senior director presso la Citigate Financial Intelligence. Dal punto di vista degli IR, i cambiamenti applicati a queste regole allenteranno idealmente le limitazioni per alle comunicazioni in questo periodo.

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CSR e ambiente
Tutte le società vogliono apparire come socialmente  impegnate e attente alle questioni ambientali ma all’atto di spendere ed investire del denaro nelle iniziative del CSR sorgono spesso resistenze. Questo è il motivo per il quale molti dei progetti del CSR sono ancora in fase di realizzazione.
ComputersharePepper, una divisione di Computershare, ha recentemente lanciato un programma diretto alla tutela ambientale in Nord America. È denominato eTree ed essenzialmente incoraggia gli azionisti ad iscriversi all’electronic report delivery offrendo di piantare un albero in loro nome. Praticamente, ogni volta che un azionista si offre volontariamente di ricevere comunicazioni elettroniche, le aziende iscritte a eTree donano un albero che verrà poi piantato in qualche luogo nel relativo paese d’origine.
Il progetto è stato in auge per un certo periodo in Australia e nel Regno Unito. Ci sono circa 50 aziende iscritte al programma di eTree. “Stiamo ottenendo una gamma completa di società iscritte grazie alla riduzione dei costi che ottengono senza un incremento dei rischi”, - dice Oliver Niedermaier, vice presidente esecutivo dello sviluppo strategico presso la Computershare, - ”ma le aziende che sono attente alla CSR o che hanno scopi ambientalisti, come le società di estrazione mineraria, sono molto interessate ad avere contemporaneamente sia una buona reputazione ambientalista che un abbattimento dei costi”.

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Governance inefficiente: Donaldson attacca i CEO
Il presidente della Securities and Exchange Commission William Donaldson ha richiamato fermamente gli amministratori delle quotate americane per non aver preso abbastanza seriamente le disposizioni etiche sulla corporate governance. La sfuriata di Donaldson è stata riportata sul London Financial Times dove lo stesso capo della SEC ha insistito sul fatto che i senior executive hanno il dovere di agire rispettando almeno gli standard minimi stabiliti dalla legislazione.
Donaldson ha dichiarato che “Bisogna avere un codice etico interno che vada al di là della stretta osservanza della legge e che possa invece racchiudere e rappresentare lo spirito della stessa. Questo concetto esiste in tutte le società? No. Tutto quello che si deve fare è guardare ai compensi degli amministratori per capire che il cammino da percorrere è ancora molto lungo".
Il capo della SEC ha inoltre precisato che i compensi degli azionisti devono essere legati alle performance non tutte le società collegano ancora le due cose. 
Le osservazioni di Donaldson, soprattutto quelle relative ai compensi degli amministratori esecutivi, potrebbero, secondo qualcuno, essere  uno dei temi caldi della prossima stagione.

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Pubblicato il rapporto annuale del Niri
Secondo il quarto rapporto annuale del National Investor Relations Institute, il 47% delle società ha scelto di utilizzare il modello semplificato 10-k wrap per la presentazione dei dati in bilancio, contro un 46% che continua ad utilizzare un tradizionale formato di bilancio. Come ragioni dell’adozione del formato abbreviato il 90% delle aziende che sono passate al modello10-k wrap cita il taglio dei costi ed il 63% menziona la facilità di produzione.
Quando viene utilizzato il modello 10-k wrap, il dipartimento di investor relations è responsabile della veste editoriale nel 65% dei casi esaminati, mentre dipartimento finanza e tesoreria è responsabile nel 93% dei casi monitorati dei contenuti finanziari del 10-k. Quando lo stesso dipartimento gestisce entrambe le sezioni, editoriali e finanziarie, la responsabilità è divisa al 45% tra il reparto IR e quello finanza e tesoreria.
Tra i risultati più significativi dell’edizione 2004 del rapporto NIRI vi è il dato che vede il 94% degli  IRO percepire la miglior qualità dei loro MD&A. e quello che vede il 51% degli  IRO in grado di comunicare in maniera più efficiente. Il 43% degli IRO intervistati crede che l’efficacia delle loro comunicazioni sia rimasta inalterata.

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Le società hi-tech spingono la Fasb a cambiare la regola di contabilizzazione  delle stock-options.
Cederà la Fasb (Financial Accounting Standards Board) alle pressanti richieste delle compagnie tecnologiche che chiedono di mitigare le regole di contabilizzazione delle stock-options?
Cisco System, Genentech e Qualcomm spingono affinché la Fasb utilizzi un metodo alternativo per la valutazione delle opzioni. Sostengono che quello che loro chiamano fair  value index-adjusted model ridurrebbe la contabilizzazione dei costi del 70%.
La FASB non rilascia dichiarazioni in proposito, ma Kenneth Henderson, co-leader della commissione sicurezza e finanza presso lo studio legale Bryan Cave di New York, afferma che è molto probabile che la Fasb accetti di modificare la disposizione in questione.  Kenneth Henderson ha aggiunto che la norma ha buone possibilità, con qualche piccola modifica, di diventare legge.
Handerson ha aggiunto che ci sono molte controversie sulla contabilizzazione e le modalità di valutazione delle stock options e, pertanto, è molto probabile che questo tipo alternativo di valutazione possa essere usato dalla Fasb come un modello. 

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Il NYSE accusata di infrangere le regole d’indipendenza.
Il New York Stock Exchange ha stabilito i suoi nuovi criteri d’indipendenza del consiglio di amministrazione. Il NYSE ha concentrato la sua attenzione sugli amministratori indipendenti del cda, aventi stretti legami con le società di auditing. 
Ogni membro che ha lavorato per una società di auditing negli ultimi tre anni non potrebbe essere reputato indipendente. Inoltre, se un parente dell’interessato ha lavorato per un auditor,  il membro del consiglio d’amministrazione non potrà essere dichiarato indipendente.
In realtà, la NYSE è stata accusata perché i membri del suo consiglio d’amministrazione possono continuare ad essere definiti come indipendenti finché non lavorino nella società di auditing, di cui sono amministratori.
Nell Minow della commissione di vigilanza “The Corporate Library” afferma di non essere sorpreso dalla mossa della NYSE. “Non è piacevole che la NYSE ritenga la sua definizione d’indipendenza troppo rigida. Ma è ancor più grave che esso la abbia stilata senza un dibattito pubblico. Ciò dimostra che l’impegno del NYSE, per il raggiungimento di un modello ottimale di governance, sia più simbolico che reale”. 

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I doveri dell’IR Manager, quando il CEO va via.
Nei suoi 20 anni come CEO di General Electric, Jack Welch era  la General Electric, proprio come Roberto Goizueta personificava Coca-Cola e Lee Iacocca Chrysler. Quando Jeff Immelt fu nominato successore di Welch, il mercato si chiese come avrebbe potuto indossare gli scomodi abiti di Welch e mantenere la fenomenale crescita record del gruppo.
Nell’immaginario degli investitori pubblici la salute finanziaria della società è legata alla figura del CEO. Perciò pianificare la successione del CEO è un fondamentale compito di un ufficio IR. Gli IRO devono programmare un efficiente ‘programma di successione’ tale che quando un CEO lascia ci sia sempre un leader ben qualificato pronto a penderne il posto.
“La tradizionale saggezza degli IR – commenta Michael Claes, managing director della Burson-Marsteller - ci dice che il mercato non ama l’incertezza. Stesso discorso vale per chi è in procinto di lasciare la società quando il CEO si sta per ritirare”.
“Il programma di successione dovrebbe iniziare nel momento stesso in cui il CEO mette piede nella porta” - commenta Lesile Gaines Ross capo del reparto knowledge and research della Burson-Marsteller. –  Vari scenari necessitano di essere valutati e considerati. Un Ceo, ad esempio, può semplicemente andare in pensione o cambiare lavoro. Il lavoro potrebbe perfino sparire in seguito ad una fusione. Tali circostanze sono generalmente prevedibili”.
Altre situazioni, però, sono più difficili da prevedere. Tra queste possiamo pensare a dimissioni inaspettate o il licenziamento del CEO a causa di qualche azione illegale. Le società hanno bisogno di piani di contingenza per individuare rapidamente chi può assumere quella carica in uno di questi casi inaspettati
Quando le società ritardano nel nominare un successore dopo la morte o l’inaspettata uscita di scena del CEO, gli investitori diventano nervosi.; al contrario, quando il successore viene nominato rapidamente, gli investitori restano più tranquilli.

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Corporate governance: sono americane le migliori società.
GovernanceMetrics International (GMI) ha condotto una ricerca sulla qualità dei sistemi di corporate governance di 2588 società di tutto il mondo. Le migliori società sono risultate quelle americane, che hanno riportato un punteggio di 7,23/10, seguite da quelle canadesi, con un punteggio medio di 7,19 e da quelle inglesi, con un punteggio medio di 7,12. Di poco più staccate le società australiane che hanno riportato un punteggio medio di 6,73.  Di contro, i punteggi più bassi vengono dalle società giapponesi (3,57%) e dalle compagnie greche (2,93). Le atre nazioni europee che hanno ricevuto valutazioni basse sono il Belgio (4,52), il Portogallo (4,55) e la Danimarca (4,60).
GMI ha assegnato a 26 compagnie un 10 pieno: 20 americane, 5 canadesi ed una australiana. Queste società hanno fatto registrare rispetto all’indice S&P 500 delle sovra-performance  come dimostrata dai rendimenti del 4,9% nel corso dello scorso anno, dell’8,3% negli ultimi tre anni e del 10% negli ultimi cinque anni. Hanno ottenuto simili risultati anche rispetto all’ indice MSCI World; “ Non è sorprendente – ha commentato Gavin Anderson, ceo di GMI –  che queste società abbiano delle sovra performance così marcate, perché si trovano in una condizione nella quale le persone  sono tenute a dare conto delle proprie azioni”.
Negli ultimi due anni le valutazioni delle società americane sono passate da 6,5 a 7,2; GMI riconosce tali miglioramenti alle società che osservano la Sarbanes-Oxley. Il 95% delle società hanno ora un professionista di finanzia con grande expertise nel loro audit committee  contro il 65% di due anni fa. Almeno tre quarti di esse hanno assunto impiegati addetti al controllo delle politiche aziendali. L’83% degli audit committee effettuano ora delle autovalutazioni contro il 17% del passato.
Dalla ricerca di GMI emerge che le società americane sono ancora in ritardo rispetto a quelle inglesi in termini di indipendenza del cda:il 95% delle società valutate nel Regno Unito hanno diviso il ruolo del presidente da quello dell’amministratore delegato mentre solo il 22% delle compagnie americane ha fatto lo stesso alla data del 24 agosto 2004. Il numero di società che hanno nominato dei amministratori indipendenti è inoltre cresciuta dal 13% al 42% dal dicembre 2002 all’agosto 2004. 

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Le pressioni della sell side  possono influenzare la governance.
Le critiche operate da parte degli operatori della sell side possono diventare il catalizzatore per il miglioramento della governance delle società quotate. Un esempio di questo è rappresentato da quanto avvenuto a seguito della pubblicazione, all’inizio di quest’anno,  da parte della Goldman Sachs di un report critico verso alcune società,  che non presentavano al momento della pubblicazione dello stesso un’efficiente modello di governance.
Esempio lampante di quanto si diceva sopra è il caso della QLogic, società giudicata negativamente nel report della Goldman in quanto non forniva una completa comunicazione sui cash flow e che ha radicalmente mutato strategia di comunicazione, pubblicando nel report di luglio un documento completo e chiaro.
Cheryl Gustitus della Institutional Shareholder Services ha commentato questi dati facendo notare come siano in atto due tendenze: da un lato c’è una maggiore attenzione degli analisti sell side verso i temi della corporate governance dall’altro un ritrovato impegno delle società a migliorare la qualità del proprio governo societario. Gli analisti, inoltre, esaminano con maggiore attenzione nelle loro valutazioni il possibile impatto sulla società di un cattivo modello di governance.

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Stock options a rischio.
La battaglia per l’assegnazione delle stock options ha incontrato questa settimana un nuovo ostacolo, con l’approvazione da parte della Camera di un provvedimento che limita l’assegnazione ai 5 dirigenti più pagati. Questa legge è in netta contrapposizione con la proposta del Financial Accounting Standard Board, che esorta le società a quantificare le stock options di tutti i dipendenti nei rendiconti finanziari.
Al momento, le stock options possono essere registrate come una spesa stimata nelle note a pié di pagina. Coloro che criticano la proposta del FASB sottolineano il fatto che le stock options sono un buon modo per motivare e attrarre i dipendenti e il fatto di dover quantificare il loro costo renderà le società meno inclini ad offrirle. Il Chartered Financial Analyst Institute (CFA) è un sostenitore della quantificazione delle stock options. “Noi sosteniamo l’indipendenza del FASB e lo sviluppo di standard qualitativi elevati per i report finanziari”, ha commentato Rebecca McEnally, vice presidente dell’ufficio legale del FASB. “La nostra posizione non è cambiata negli ultimi dieci anni: l’assegnazione di stock options è una spesa e dovrebbe essere quantificata nel bilancio. I mercati non possono operare se non hanno le informazioni di cui necessitano”.
Il progetto di legge è stato sostenuto dal deputato repubblicano della Louisiana Richard Baker ed è stato approvato in seduta plenaria dalla Camera martedì per 312 voti favorevoli contro 111. Oltre che limitare l’assegnazione di stock options ai 5 dirigenti top, secondo la proposta di legge di Baker, le piccole società sarebbero esentate. La proposta impedisce anche che la Sec metta in atto una nuova regola FASB sulle stock options prima che sia completato un anno di studi sull’effetto economico della quantificazione in bilancio delle stock options. Mentre il disegno di legge ha avuto l’appoggio della maggioranza alla Camera, i commentatori dicono che non sarà accolta bene in Senato, così c’è bassa probabilità che essa diventi legge. I sostenitori del disegno di legge, comunque, sperano che questa critica aperta della Camera nei confronti della quantificazione in bilancio delle stock options farà retrocedere il FASB dal suo intento. Cosa interessante, è esattamente ciò che è accaduto a metà degli anni ’90, quando il FASB ha fatto marcia indietro su una proposta di legge riguardante le stock options di fronte alle pressioni del Senato.
L’esito del dibattito di allora é la richiesta corrente che le società includano le stock options come una stima nelle note a pié di pagina dei bilanci. “Sicuramente noi speriamo che la ragione prevalga in Senato e che questa proposta di legge non abbia successo. Siamo ottimisti al riguardo” ha commentato la McEnally. “Non vedo nessuna possibilità che il FASB non risolva questo problema, sono determinati ad avere successo a meno che non siano fermati dalla legge”. 

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Hedge fund: la regolamentazione diventa implacabile.
Lo zelo di William Donaldson nel voler limitare l’industria dei fondi hedge non mostra nessun segno di diminuire. Questa settimana il Presidente della Sec (Securities and Exchange Commission) ha indetto una votazione con esito 3-2 a favore dell’obbligo di registrazione alla Sec per i fondi hedge con più di 25 milioni di asset in gestione e più di 15 clienti.
Donaldson è preoccupato per il potere crescente dei fondi hedge  sull’investment community, inclusa la crescente allocazione dei fondi pensione in alcuni fondi hedge a breve e a lungo termine, e vuole che i fondi hedge pubblichino più informazioni.
Lea Ward, gestore di fondi hedge, riconosce che una maggiore regolamentazione potrebbe essere necessaria e non ritiene che le proposte della Sec costituiscano un problema per questi fondi. “Ogni tipo di regolamentazione è negativo, specialmente per il fatto che l’industria dei fondi hedge è un’industria pulita. Ma una maggiore trasparenza non dovrebbe far male – non abbiamo niente da nascondere” – ha dichiarato Ward.
Jacob Schmidt, direttore per i servizi di hedge fund rating e ricerca della società londinese Allenbridge Hedgeinfo, che fornisce un’indagine indipendente sui fondi hedge per gli investitori istituzionali, conferma il punto di vista di Ward secondo cui questo settore è probabilmente pulito. “Non sono sicuro che la regolamentazione eliminerà i raggiri. E’ molto difficile scoprire se qualcuno sta per commettere una frode; quindi, stiamo parlando di regolamentazione dei gestori dei fondi hedge, piuttosto che dei fondi stessi. E’ una questione di integrità delle persone. In un certo senso, è un problema di PR”.
Schmidt ritiene che i fondi più piccoli e meno liquidi sarebbero probabilmente quelli che avrebbero problemi con la registrazione. Questi sono anche quelli dove è probabile che avvengano degli imbrogli, dal momento che la trasparenza tra
http://www.ironthenet.com/newsarticle.asp?current=1&articleID=3542 i piccoli fondi hedge è particolarmente ridotta.
Schmidt pensa che se la fiducia dell’investment community nei fondi hedge continua a rimanere salda, questi dovranno appoggiare Donaldson. “In generale, sono favorevole al fatto che questi fondi siano maggiormente accettati; essi devono essere così accettati dagli investitori da risolvere il problema dell’immagine”.

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IBM confuta il report di un analista
Il gigante dell’Information Technology IBM ha preso l’insolita decisione di contestare il report di un analista attraverso il proprio sito societario.  Il report in questione metteva in dubbio il modello di business di lungo periodo della IBM.
Tale modello prevede una crescita a due cifre degli utili per azione (UPA), mentre il report dell’analista afferma che la crescita futura degli UPA dell’IBM sarebbe pari al 7-9%, con un’analisi basata sui risultati ottenuti dalla metà degli anni ’90 fino al presente. IBM ha contraddetto questa affermazione asserendo che questo periodo è stato caratterizzato dall’alta volatilità scaturita dall’esplosione della bolla speculativa delle dot com e da un’elevata debolezza economica: le future previsioni, dunque, non dovrebbero basarsi più su quest’arco temporale. 
IBM sottolinea che gli UPA della società sono cresciuti con tassi a due cifre nel 2003, e nella prima parte del 2004.
A proposito della decisione di pubblicare la contestazione sul sito web, Edward Barbini, vice presidente media relations di IBM, ha riferito: “Noi crediamo che sia correto assicurarsi che la nostra comunità di investitori sia a conoscenza di tutti gli aspetti della nostra strategia”.
Le società spesso usano il proprio sito web per dar voce alle opinioni dei report degli analisti, ma è la prima volta che IBM ha usato il suo sito in questo modo.

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Aumentano i costi per essere quotati.
Secondo un recente studio, dal titolo “The cost of being public in the era of Sarbanes Oxley”, condotto dalla società di consulenza legale americana Foley & Lardner, sarebbero aumentati i costi che una società deve sostenere per essere quotata negli Stati Uniti. Entrando nel dettaglio si nota come i costi siano più che raddoppiati (+130%) e quantificabili nell’ordine dell’1,6 milioni di euro dall’introduzione della legge americana; questo quadro è riferibile ad una società con ricavi annui inferiori al miliardo di dollari. Ma a cosa sono dovuti questi aumenti? L’imputato principale è il Sarbanes Oxley act, la cui  applicazione dal luglio 2002 ha ingenerato una notevole serie di costi. Sono aumentati i costi di assicurazione del personale manageriale, le spese contabili e legali e le remunerazioni del board; a tutto questo va aggiunta la perdita di produttività dovuta al tempo in più speso per l’applicazione della normativa.
Secondo lo studio, inoltre, i costi sarebbero aumentati anche nel 2003, per un importo medio di 736.000 dollari per società; questo dato smentirebbe quanti sostenevano che l’incremento dei costi dovuto all’introduzione della Sarbanes sarebbe stato limitato al 2002. Per quanto concerne i compensi degli amministratori, lo studio ha riscontrato un maggior incremento nel 2003 rispetto al 2002.
Altro spunto molto interessante della ricerca è quello che evidenzia un incremento del numero di società che stanno valutando l’ipotesi di abbandonare lo status di public company a seguito delle nuove riforme in tema di disclosure e corporate governance: se nel 2003 la percentuale di rispondenti che si erano espressi in favore di tale ipotesi era il 13%, quest’anno sono ben il 21% i rispondenti intenzionati ad abbandonare lo status di public company.
Secondo Thomas Hartman, partner dello studio Foley & Lardner, il prossimo anno ci sarà un nuovo incremento dei costi dovuto all’applicazione del Sarbanes Oxley act.

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La prima vittima illustre del Sarbanes-Oxley act: “il Sarbanes è incostituzionale!”
Richard Scrushy è il primo CEO di una grande società ad essere incappato nella violazione del Sarbanes Oxley Act ed ora sta ingaggiando una battaglia legale per far valere le proprie ragioni e dimostrare l’incostituzionalità della normativa americana.
Gli avvocati di Scrushy, infatti, hanno presentato istanza formale alla Corte distrettuale di Birmingham, in Alabama, cercando di far riconoscere l’incostituzionalità del Sarbanes Oxley act e la sua vaghezza in alcuni specifici punti.

Scrushy è stato presidente e CEO della HealthSouth, sin dalla sua fondazione nel 1984. Lo scorso marzo, la Securities and Exchange Commission, ha avviato un’azione civile contro Scrushy, contestandogli pesanti frodi fiscali ai danni della HealthSouth, compiuti negli ultimi 18 anni. In particolare la Commissione di vigilanza americana ritiene che gli utili della società siano stati gonfiati per un importo almeno pari a 1,4 miliardi di dollari dal 1999 ad oggi.

Due sono le tecniche di difesa sui cui cercheranno di lavorare gli avvocati di Scrushy:

1) Illegittimità costituzionale del Sarbanes-Oxley Act. La difesa sostiene che la legge americana è incostituzionale nel momento in cui non coinvolge nelle sanzioni i dipendenti che contribuiscono alla realizzazione dei documenti  obbligatori secondo i regolamenti SEC, limitando la responsabilità della certificazione di documenti falsi/ falsificati al top management.

2) Notevole vaghezza di alcune previsioni del Sarbanes. Più di una previsione della normativa in questione non consente all’’uomo medio’ di comprendere quale sia la condotto vietata, generando così molta confusione.
Ma quali sono per Scruschy le concrete speranze di farla franca? Non molte secondo Boris Feldman, partner di uno studio di avvocati californiano.
Il Sarbanes Oxley Act è stato, infatti, fortemente voluto dal Congresso americano, quindi, che siano una o mille le persone che ne contestano la costituzionalità, sarà molto difficile che tale istanze vengano accolte.

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Si può definire una buona corporate governance?
Nonostante le nuove disposizioni in tema di governance, previste dal Sarbanes-Oxley act, e una ridda di sistemi di valutazione ‘inventati’ per misurare la qualità dei sistemi di governance, resta molto difficile definire una best practice per i sistemi di governance. Secondo Stephen Davis, della Davis Global Advisors, dovrebbe essere creata un’associazione professionale delle categorie manageriali previste dalle disposizioni in tema di governance, similmente a quanto fatto per gli analisti con l’AIMR (ora rinominata CFA).
Ma al di là dei problemi legati alla creazione di associazioni professionali, le società, secondo Davis, dovrebbero incrementare i momenti di incontro e le discussioni con gli azionisti sui temi della corporate goveranance. Assumere qualcuno da mettere a capo del governo societario non vuol dire possedere una buona governance: “Molti corporate governance manager -  ha aggiunto Davis – non hanno affatto cognizione del fatto che gli investitori li cercano e li vedono principalmente come PR. Ma ciò di cui hanno veramente bisogno i professionisti della governance è di capire le motivazioni degli istituzionali.”

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Governance e maggiore trasparenza anche per i fondi comuni.
È scontro negli USA tra Morningstar e alcune delle principali società di gestione. Punto controverso è l’intenzione della società di rating di fondi comuni di inserire tra i propri parametri di valutazione anche le modalità di remunerazione dei gestori e gli investimenti che gli stessi hanno nei fondi. Tutto questo per verificare che gli interessi dei gestori stessi siano in linea con quelli dei risparmiatori.
A inizio marzo Morningstar aveva distribuito alle società di gestione un questionario contenente anche domande relative agli investimenti dei gestori e alla remunerazione degli stessi; Ivy McLemore, responsabile comunicazione di Aim investements, ha espresso il proprio disappunto, facendo notare come i fondi non dovrebbero essere obbligati a fornire a Morningstar informazioni che non sono rese pubbliche ai sottoscrittori. Di contro, Don Philips, managing director di Morningstar, ha dichiarato che uno dei primi interessi dei risparmiatori è di sapere se i propri interessi sono in linea con quelli dei gestori. Della questione se ne sta occupando anche a Securities and Exchange Commission, che ha in programma di varare una norma che obbligherebbe i fondi a comunicare proprio le informazioni richieste da Morningstar. Si deve, comunque, segnalare che non tutte le società di gestione hanno opposto il proprio rifiuto alla compilazione del questionario: Putnam Investments, ad esempio, ha dichiarato che risponderà integralmente a tutte le domande. La raccolta e l’elaborazione dei questionari dovrebbe completarsi entro l’inizio dell’estate; i voti assegnati andranno da A ad F e terranno conto anche dei costi dei fondi, dell’indipendenza del board, della politica di corporate governance e dei compensi dei gestori.

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Si incrina la fiducia verso la Borsa di Hong Kong.
Non è roseo il futuro di una delle principali piazze finanziarie, come testimoniano le crescenti preoccupazioni degli investitori circa la situazione in cui versa la Borsa di Hong Kong (HKEx’s). Le azioni quotate nella Borsa dell’ex protettorato britannico sono penalizzate dalla scarsa considerazione delle aspettative mondiali in tema di corporate governance e maggiori preoccupazioni sono date dal potenziale conflitto di interessi esistente dal momento che il governo ha permesso all’HKEx’s di ricoprire il duplice ruolo di ente regolatore del mercato e di società quotata.
Molti investitori sono preoccupati circa la continuità del voto per alzata di mano nelle assemblee societarie e per le leggi che consentono di emettere nuove azioni, con un valore del capitale sottoscritto rientrante nel 20% della capitalizzazione di mercato, senza l’autorizzazione dell’assemblea.

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Fondi comuni USA: approvate misure per aumentarne la trasparenza..
La Securities and Exchange Commission ha finalmente approvato delle misure che incrementeranno la trasparenza dei fondi comuni statunitensi, con grande vantaggio per i piccoli investitori. In passato, infatti, erano state riscontrate alcune irregolarità nel comportamento come la comunicazione a ‘investitori speciali’ di informazioni ancora non pubbliche sulla composizione del portafoglio, per consentire a questi ultimi il compimento di operazioni di trading sulle quote. Le nuove regole approvate dalla Commissione di vigilanza americana prevedono la comunicazione delle metodologie di calcolo del fair value della quota e la comunicazione dei rischi e delle proprie procedure circa le operazioni di market timing con le quote di fondi. Richiesta anche una maggiore trasparenza nella comunicazione di informazioni riservate a investitori selezionati; in quest’ultimo caso, secondo l’analista Jeffrey Patak, le norme sono così severe da scoraggiare la distinzione tra investitori ordinari e investitori privilegiati, normalmente esentati dalle più comuni restrizioni.
Si deve comunque evidenziare come le SGR americane abbiano cercato per anni di scoraggiare il trading giornaliero delle quote dei fondi, in quanto questa tipologia di operazioni danneggia gli investitori di lungo periodo a favore di quelli di breve. Le regole approvate dalla Securities and Exchange Commission sono state accolte con favore dalle SGR americane, che hanno apprezzato il fatto che non siano stati resi obbligatori i sistemi di identificazione dei market timer.
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