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| Altre notizie - News dall'Europa
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La buy-side crede nelle potenzialità delle IR
Secondo una recente indagine, condotta dal Rivel Research Group, l'82% dei 243 investitori intervistati ritiene che le società con una eccellente gestione delle IR quotino con un premio medio del 10%, mentre le società che prestano una scarsa attenzione alle investor relations avrebbero delle quotazioni con uno sconto medio del 15%.
Gli investitori della buy side hanno evidenziato che fattori che li inducono a effettuare un investimento sono la credibilità del management (77%), un'efficace strategia di business (74%), la crescita degli utili per azione (69%), cash flow affidabili (60%) e un buon bilancio (60%).
Lo studio ha anche richiesto agli investitori buy-side di indicare i canali informativi utilizzati per l'individuazione delle opportunità di investimento: l'83% dei rispondenti ha dichiarato di individuali i potenziali investimenti attraverso i media generalisti e specializzati. Tale percentuale è risultata in crescita dell'8% rispetto ai dati dello studio condotto nel 2005.
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S&P lancia dei nuovi indici
Standard & Poor's ha recentemente lanciato due nuovi indici: lo S&P US STARS Index e lo S&P Europe STARS Index. In entrambi gli indici sono inserite le società raccomandate dagli analisti del team equity research di Standard&Poor's. Le società inserite sono generalmente quelle che raggiungano la valutazione ‘strong buy' , quelle cioè che nel breve arco temporale di 12 mesi si prevede sovraperformino il rendimento del mercato. Sotto alcune specifiche condizioni possono essere comprese negli indici anche le azioni con raccomandazione ‘buy'.
I nuovi indici sono nettamente differenti da altri similari, sempre diffusi da S&P, perché prendono in considerazione tutte le società, qualsiasi sia la loro capitalizzazione. All STARS Baskets, invece, include le società, oggetto di raccomandazione, con una elevata capitalizzazione.
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Assegnati i premi per le migliori IR.
Anglo Irish Bank, CRH, CPL Resources, DCC e Newcourt Group sono le società che hanno vinto i premi per le migliori ir, assegnati a inizio maggio nella manifestazione organizzata a Dublino da IR Magazine e Pricewaterhouse Coopers.
Le società sono state selezionate da un vasta giuria di gestori, analisti buy e sell side, provenienti dagli USA, dall'Irlanda, dal Nord America, e dall'Europa continentale. Alla serata di gala hanno preso parte oltre 200 persone tra, IR Manager, CEO, CFO, e altri esponenti del mondo aziendale.
LA Anglo Irish Bank ha vinto in tre delle nove categorie, incluso un parimerito con CRH per la migliore IR, gestita da un CEO. Il premio per il miglior IRO è stata vinto da Alan Kelly dell'Allied Irish Bank, mentre il Norkom Group ha vinto il premio per la migliore neoquotata in Irlanda.
Le società irlandesi sono state apprezzate per la loro 'disponibilità' a viaggiare e per la disinvoltura nel comunicare. Questo dato è emerso dalla ricerca, independent investor perception, che ha determinato i vincitori degli IR awards.(per i dettagli clicca qui)
Nel suo primo intervento pubblico, Deirdre Somers, CEO dell'Irish Stock Exchange, ha dichiarato:"Questi premi sono dovuti al riconoscimento dell'elevato livello delle IR applicato dalle società nel mercato irlandese. Proseguendo, è fondamentale che l'elevata professionalità nel gestire le IR da parte delle società vincitrici sia di esempio alle altre società quotate, incluse le tante aziende che sono sbarcate negli ultimi anni sul mercato irlandeseEnterprise Exchange"
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È tempo di ripensare le sezioni IR dei siti societari
Secondo una recente ricerca, condotta dalla società di consulenza londinese Radley Yeldar, la stragrande maggioranza di gestori e analisti, circa il 77%, non verifica che le informazioni riportate sui siti societari siano soggette a revisione.
Secondo questo studio, inoltre, la maggioranza dei professionisti della finanza intervistati presume che tutto ciò che viene pubblicato su un sito societario sia stato sottoposto preventivamente ad approfondita verifica.
Il problema sembra trovare conferma nel fatto che le sezioni IR dei siti societari contengono una combinazione di informazioni che in alcuni casi sono, e in altri no, soggette a revisione. “La crescente quantità di informazioni e documentazioni per gli azionisti - ha spiegato Richard Carpenter, Developement Director di Radley Yeldaer – facilita il passaggio, nelle diverse parti di un sito societario, da informazioni soggette a revisioni a quelle che invece non lo sono”.
L'indagine ha anche messo in luce un elevato apprezzamento del podcasting, come testimonia il fatto che il 61% del panel intervistato ha espresso il desiderio di ascoltare il podcast delle varie presentazioni societarie.
Vale la pena segnalare che il 29% dei fund manager e degli analisti intervistati valuta molto positivamente la possibilità di scaricare in fogli calcolo elettronici i risultati finanziari delle società coperte.
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Investor day. Quando conviene farli?
Gli investor day stanno assumendo una crescente importanza tra i vari strumenti di comunicazione a disposizione degli investor relations officer. Uno dei pregi di questo strumento di comunicazione con gli investitori è il relativo contenimento dei costi rispetto alla conduzione di roadshow nelle diverse piazze finanziarie di riferimento.
Secondo Bernadette Tyrrell, responsabile del marketing istituzionale presso la Morgan Stanley , gli investor day consentono agli investitori di verificare la qualità e il grado di competenza della dirigenza aziendale.
Ma come si può essere sicuri che il management e gli investitori traggano la massima utilità da un investor day? Secondo Kieran McKinney, responsabile IR della società energetica Centrica, è necessario predisporre preliminarmente un piano operativo dell'evento. Ma è indispensabile essere sicuri degli obiettivi che si intendono perseguire. Spesso ci può essere una certa conflittualità tra gli interessi di un investitore e quelli della società, che generalmente mira a enfatizzare gli aspetti legati alla redditività. In realtà, mentre si programma un investor day ci si dovrebbe chiedere se il tema dello stesso sta a cuore agli investitori, oppure se l'argomento trattato rappresenta una novità, oppure se si intende comunicare qualcosa di effettivamente diverso rispetto a quanto viene fatto con i canali di comunicazione ordinari. Un investor day, quindi, deve essere concepito come l'opportunità di spiegare agli investitori, in modo semplice e chiaro, il business aziendale o una specifica iniziativa intrapresa dalla società. È opportuno evitare di organizzare l'evento in concomitanza con quelli dei concorrenti o con altre importanti conferenze, in grado di catalizzare l'attenzione del nostro pubblico di riferimento.
Chi ha tanta esperienza di investor day raccomanda una durata dell'evento non superiore alla mezza giornata, suddivisa in diverse sessioni; la durata può anche occupare l'intera giornata se sono previste visite aziendali o presso gli stabilimenti produttivi.
Per quanto concerne l'invio degli inviti, è bene pensarci almeno un mese prima, così da dare modo ad analisti e investitori un tempestiva organizzazione della propria agenda. |
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Londra batte New York come centro finanziario.
Il sindaco Michael Bloomberg e il senatore di New York Charles Schumer hanno recentemente commissionato a Mckinsey uno studio dal quale è emerso che New York, negli ultimi tre anni, è divenuta un centro finanziario molto meno appetibile di Londra.
Lo studio, condotto intervistando i manager delle principali istituzioni finanziarie, rileva dei segnali, grandi e piccoli, che indicano la perdita di attrattività di New York quale piazza finanziaria, indicandone in alcuni casi le ragioni.
Tra i più grandi segnali alla base della minore appetibilità della Grande Mela rispetto alla capitale inglese, vi è quello della scelta della piazza finanziaria in cui quotarsi. Nasdaq e Nyse, come ampiamente detto in passato, non sono più l'epicentro di tali operazioni finanziarie. Indice di questa situazione emerge da uno sguardo approfondito alle statistiche. Nei premi 10 mesi del 2006, infatti, New York ha raccolto un terzo circa delle IPO fatte nel 2001; nello stesso periodo i mercati Europei hanno incrementato la propria quota di mercato di circa il 30%. Un'altra importante considerazione è quella che vede le piazze finanziarie americane raccogliere, nei primi 10 mesi del 2006, solo il 16% delle operazioni di valore superiore al miliardo di euro, contro il 57% del 2001.
Fattori di minor rilievo, che dimostrano la convergenza delle preferenze verso la capitale londinese, sono rintracciabili nel fatto che 12 dei 50 più grandi hedge fund hanno scelto Londra come ‘base' dei propri head-quarter, mentre erano soltanto tre nel 2003. Inoltre, anche l'amministratore delegato di Goldman Sachs ha aperto un ufficio a Londra, dove vi trascorre metà del proprio tempo lavorativo.
I risultati della ricerca evidenziano come nei prossimi cinque anni New York possa perdere nel settore finanziario ulteriori quote di mercato, sino al 7%; questo implicherebbe la perdita di circa 60 mila posti di lavoro nel medesimo settore. Tale declino trova ulteriori motivazioni nella legislazione USA, divenuta eccessivamente rigida, e nelle difficoltà di conciliare differenti sistemi contabili (GAAP e IFRS). Inoltre, le norme più severe sull'immigrazione e il soggiorno negli States, inducono molti talenti a scegliere altre piazze per esercitare la propria professione.
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La SRI torna alla ribalta.
Gli investitori inglesi danno agli investimenti socialmente responsabili (socially responsible investment) maggior rilievo di quanto non facciano i colleghi dell'Europa continentale. Questo è quanto emerge da una ricerca condotta dalla banca d'investimento ABN Amro.
L'European Social Investment Forum (Eurosif) stima che il mercato inglese dedicato al socially responsible investment sia il secondo, nell'area considerata, dopo quello Olandese. David Morrow, specialista presso ABN Amro dei prodotti SRI global, ha riferito che “Vi è una grande differenza tra quanto viene speso in investimenti socialmente responsabili dagli investitori privati e da quelli istituzionali”. “In Olanda – ha proseguito Morrow – vi è una maggiore rilevanza di capitale istituzionale. La nostra ricerca, inoltre, ha anche dimostrato come gli investitori inglesi comprendano l'importanza di basare le proprie decisioni di investimento andando a considerare anche i fattori legati ai temi sociali, alla corporate goverance e alla tutela ambientale”.
Dallo ricerca di ABN Amro emerge anche che ben l'88% degli investitori inglesi, rispondenti al questionario, ritiene un buona idea l'offerta di fondi che investano secondo i criteri dell'SRI. Tale percentuale è stata dell'84% in Olanda e Germania e dell'82% in Francia.
Susanne Stormer, responsabile del corporate branding della società danese Novo Nordisk, ritiene che la differenza dei budget dedicati all'SRI nelle società dei diversi paesi europei, è testimonianza del fatto che non vi è una convergenza sulla definizione di investimento socialmente responsabile.
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Milano Finanza assegna i Leoni d'Oro per la comunicazione.
Elisabetta Colacchia, IRM di Terna, e Chiara Garavini, IRM di Campari, sono state insignite del Leone d'Oro per le investor relations, il premio che MF/Milano Finanza assegna ai migliori professionisti della comunicazione finanziaria delle società quotate italiane.
Quest'anno MF/Milano Finanza ha deciso di dare un riconoscimento anche ad altri professionisti della comunicazione: i responsabile delle relazioni esterne. Così facendo, si è voluto dare un diverso riconoscimento a due professioni che in Italia hanno delle peculiarità molto distinte e che nei paesi anglosassoni vengono gestite in un'unica struttura.
I professionisti delle relazioni esterne premiati sono stati Stefano Lucchini (Eni), Alessandro Iozzia (Indesit) e Maria Antonia Mantovani (IMA)
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Informativa societaria: le Big Four spingono per un nuovo sistema
Le società quotate sono nuovamente sottopressione per le crescenti richieste da parte delle principali società di revisione per un sistema di informativa che dovrebbe cambiare radicalmente le attuali prassi. Le Big Four (PricewaterhouseCoopers, Deloitte, KPMG, Ernest&Young), infatti, stanno esercitando un costante pressione sulle quotate, affinché queste abbandonino il sistema di reportistica finanziaria attualmente vigente, per utilizzare un sistema che prevede un continuo aggiornamento in tempo reale.
Ma le richieste delle società di revisione non si limitano alle sole informazioni finanziarie, essendo allargate anche alle informazioni non finanziarie. Queste dovrebbero essere adattate alle specifiche esigenze informative degli investitori, che avrebbero, così, maggiori strumenti per valutare le prospettive future delle società.
Simon Wilkinson, responsabile al London Stock Exchange della divisione Regulatory News Service and IR Solutions, ha evidenziato la crescente importanza dei siti internet delle società, che si apprestano a vivere questo nuovo radicale cambiamento della comunicazione corporate e finanziaria prossima ad aprirsi a tutta una serie di informazioni non strettamente legate alla finanza.
Questo trend verso un sistema di comunicazione real time e interattivo è confermato anche dal fatto che negli USA la Securties and Exchange Commission sta incoraggiando l'utilizzo di un sistema di reportistica fortemente caratterizzato dall'interattività: lo XBRL.
Certamente le società sono ben lontane dall'accogliere con entusiasmo queste novità, soprattutto considerando le controindicazioni che esse portano con sé. Già con l'introduzione di un sistema di rendicontazione periodico si è determinato un sistema di visione e valutazione delle società orientato verso il breve periodo. Con un sistema di rendicontazione continua e in real time, le società non avrebbero praticamente la possibilità di ‘raccontare' in modo strutturato i fatti aziendali. Mentre a loro volto fondi comuni e money manager dovrebbero rivedere completamente le proprie strategie di valutazione e investimento. Inoltre, ci sarebbe una grande difficoltà per gli investitori a gestire un cosi grande flusso di informazioni.
Le uniche a guadagnarci nel breve periodo sarebbero proprio le società di revisione che potrebbero vendere i propri servizi ad un numero maggiori di clienti.
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Hedge fund: la regolamentazione è la risposta più appropriata?
Il 25 ottobre scorso professionisti delle IR e investitori si sono riuniti a Zurigo per discutere di uno dei temi più caldi per chi si occupa di IR. Entrambi i gruppi hanno espresso preoccupazioni sulla prospettiva di un intervento teso a regolamentare il settore degli hedge fund.
Charles Groves, partner e fund manager di North Atlantinc Value, un hedge fund molto attivo, si è detto contrario alla prospettiva di una regolamentazione troppo stringente. “Uno dei benefici degli hedge funds – ha infatti spiegato Groves – è la loro flessibilità. Chiunque o qualsiasi cosa aggiunga oneri a carico degli hedge funds, lo farà anche a carico delle società e dei mercati”.
Roddy Child-Villiers, Investor Relations Manager della Nestlè, ha espresso una posizione parzialmente in linea con quella di Groves. Child-Villiers, infatti, ha dichiarato: “Pur non essendo un fanatico della regolamentazione, ritengo che se gli hedge fund vogliono che le quotate e gli IRM siano più aperti e disponibili verso di loro, allora debbano comportarsi nella stessa maniera in cui vogliono che gli altri si comportino”.
Groves ha difeso molte delle metodologie di gestione degli hedge fund, dimostrandosi forte sostenitore delle strategie attive. Proprio tramite la proattività, secondo Groves, è possibile creare valore per gli sahreholders.
Anche Paul Munn di Hermes Equity Ownership Services ha espresso la propria preoccupazione circa la possibilità che sia approvata una regolamentazione eccessivamente stringente sugli hedge fund., che potrebbe causare molte situazioni sfavorevoli agli investitori professionali come Hermes.
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“LA LOGISTICA DELL'ULTIMO MIGLIO E
LE TENDENZE PIU' RECENTI DEL SETTORE”
Si è tenuto il 4 ottobre scorso, presso l'Università Bocconi, il convegno “La logistica dell'ultimo miglio e le tendenze più recenti nel settore” organizzato da MEMIT, Master Bocconi dedicato al mondo dei trasporti, della logistica e delle infrastrutture e DHL Express Italy, divisione del Gruppo Deutsche Post World Net.
Al convegno hanno partecipato Lanfranco Senn, Direttore MEMIT e CERTeT Università Bocconi, Fausto Forti, Amministratore Delegato DHL Express Italy, Alberto Grando, Direttore SDA Bocconi, Armando Iannone, Quality & Logistics Manager SCC e Andrea Paoles, Business Development Manager DHL Express Italy.
L'incontro ha avuto l'obiettivo di offrire al pubblico un'occasione di confronto con esperti del settore, sul tema attuale della distribuzione urbana.
Durante il convegno è stato rilevato che per abbassare i costi è necessario eliminare i magazzini periferici e sviluppare i canali di vendita high tech e web based.
Il modello di business B2C è destinato a diventare lo standard di riferimento anche se è ancora fortemente condizionato da fattori culturali ed economici.
Oggi l'impatto dei costi logistici per gli acquisti on-line è molto elevato e frena la crescita dell'e-commerce e del distance selling, concentrando gli acquisti su prodotti a più alto valore aggiunto, in grado di assorbire l'incidenza del costo di trasporto. L'ottimizzazione della distribuzione urbana, che costituisce l'ultimo miglio della catena logistica, diventa elemento fondamentale per rispondere alle richieste del mercato, migliorare l'efficienza nel trasporto e ridurre l'impatto ambientale. E in quest'ottica anche gli operatori logistici hanno il compito di individuare soluzioni innovative in grado di soddisfare l'esigenza dei clienti di accedere al prodotto richiesto nelle quantità e qualità desiderate, nei tempi e nei modi desiderati, con i costi più bassi possibili, in un'ottica di sostenibilità ambientale.
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Ancora grande l'impreparazione sui cambiamenti climatici.
Società e investitori non stanno affrontando in modo appropriato le minacce provenienti dai mutamenti climatici. Questo è il parere del presidente del Carbon Disclosure Project, associazione che è appoggiata da investitori istituzionali con un patrimonio gestito pari a 31 mila miliardi di dollari.
James Cameron, Presidente del Carbon Disclosure Project, ha riferito, durante la presentazione del IV Rapporto Annuale, che le risposte sinora date al problema dei cambiamenti climatici non hanno inquadrato correttamente le reali dimensioni del fenomeno, anche se negli ultimi quattro anni ci sono stati ugualmente dei miglioramenti.
Cameron si è augurato che le informazioni fornite tramite il CDP diano un forte contributo agli investitori nel considerare nelle proprie decisioni di investimento anche i rischi ambientali.
Il 72% delle società del FT500, indice che raggruppa le più grandi 500 società al mondo, hanno risposto al questionario somministrato dalla CDP. Tale percentuale sale all'83% tra le società del FTSE 100 e scende al 36% tra quelle del FTSE 250.
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Consolidamento delle borse internazionali e ‘globalizzazione' delle investor relations.
Nel 1945 il Regno Unito contava la presenza di 45 borse che, nei successivi 40 anni, in seguito ad un processo di consolidamento sono andate a costituire l'attuale London Stock Exchange (LSE).
In questi giorni la principale Borsa londinese è interessata da un altro fondamentale cambiamento, non soltanto in termini di grandezza, ma soprattutto di estensione internazionale e proprietà. Ci si trova di fronte ad uno spostamento inesorabile verso un “globex” ( global exchange ), in cui i titoli verranno scambiati su una singola Borsa globale.
Nell'immediato presente, comunque, questo processo di collegamento internazionale e trasferimento della proprietà è ancora al primo stadio di sviluppo. Euronext ha fatto da apripista riunendo le borse di Amsterdam, Bruxelles, Parigi e recentemente anche Lisbona, ma il vero punto di svolta si avrà con la futura e potenziale acquisizione del LSE. Inoltre, sembra che il New York Stock Exchange (NYSE) sia ancora interessato ad acquisire Euronext sebbene giungano offerte interessanti anche da potenziali investitori tedeschi. Anche il Nasdaq, con una partecipazione del 25% del LSE, è in corsa per una partnership internazionale.
Gli effetti di questo interessamento del mercato europeo da parte statunitense avranno ripercussioni sulla comunità finanziaria internazionale. Infatti una delle peculiarità degli USA è riuscire ad “esportare” i propri sistemi di controllo, inclusa la regolamentazione, la tassazione ed il protezionismo verso tutto ciò che non é americano. Inoltre, la Security and Exchange Commission (SEC) è considerata un ente regolatore molto più severo della Financial Services Authority (FSA), il regolatore inglese, sia in materia di comportamenti d'investimento che di normativa societaria. Questo complesso sistema di cambiamenti potrebbe avere ripercussioni anche sull'universo dei professionisti delle Investor Relations. Dal momento che le Borse internazionali estenderanno la loro portata globale adeguando anche i tempi operativi ai diversi fusi orari, gli IROs dovranno probabilmente operare nella stessa ottica allargata. Il lavorare agli orari più disparati e il dover confrontarsi con diversi enti regolatori in tutto il globo accrescerà il carico di stress e confusione che i professionisti delle IR saranno chiamati a sostenere.
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Corporate governance: pronta la versione aggiornata del Combined Code.
Il Financial Reporting Council (FRC), l'ente regolatore della corporate governance inglese, ha recentemente emesso la versione aggiornata del Combined Code. Rispetto all'edizione pubblicata nel 2003, tuttavia, non sono state apportate rilevanti modifiche. Gli emendamenti permetteranno al presidente della società di far parte del comitato remunerativo per tutta la durata della nomina, purché indipendente. Inoltre verrà concesso agli azionisti di scegliere l'opzione di “astensione” sui moduli di delega mentre le società dovranno pubblicare le deleghe sul proprio sito web nel caso in cui la votazione durante l'assemblea annuale dei soci sia decisa per alzata di mano. Data l'importanza della materia trattata, il FRC si è riunito in consultazione due volte e la Financial Services Authority, organo di vigilanza del mercato finanziario inglese, dovrà effettuare le proprie consultazioni sugli emendamenti per la loro definitiva entrata in vigore. Il FRC, inoltre, raccomanda alle società l'adozione del nuovo Code su base volontaria a partire da novembre 2006, dato il quasi irrilevante impatto dei cambiamenti apportati. “ Continueremo a monitorare l'operatività del Code e l'effettiva applicazione del comply or explain da parte di società ed investitori per assicurarci che rimanga un efficace strumento di promozione della buona governance – afferma Christopher Hogg, presidente del FRC – A tutt'oggi siamo impegnati in un programma di discussioni dettagliate con i presidenti delle società quotate e con gli azionisti di riferimento. Oggetto delle discussioni è cercare di capire la natura degli impatti del Code sulla governance societaria.
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Fondi più presenti nelle assemblee delle quotate.
Secondo una recente ricerca dell'Investment Management Association, associazione inglese delle società di gestione del risparmio, i fund manager hanno incrementato la propria presenza nelle assemblee societarie delle quotate inglesi, diventando anche più trasparenti in tema di pratiche e politiche di voto.
La terza edizione dello studio sulla partecipazione dei fund manager nelle assemblee societarie evidenzia che negli ultimi due anni vi è stato un incremento delle risorse dedicate alla partecipazione alle assemblee pari al 10% annuo. Nelle 35 società di gestione prese in considerazione nello studio ci sono oltre 200 persone attive sulla corporate governance e che votano sui temi del socially responsible investment. I fondi di queste società di asset management gestiscono nel mercato azionario inglese, un patrimonio di 913 miliardi di euro.
La crescente importanza dei temi legati alla corporate governance è dimostrata dal fatto che in 23 delle 35 società di gestione intervistate, le decisioni finali sui temi cruciali del voto e della partecipazione alle assemblee delle quotate inglesi sono prese dai senior maanger.
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Le quotate inglesi saranno soggette alla regolamentazione della SEC?
La Financial Services Authority (FSA) ha recentemente dichiarato che le società quotate sul mercato azionario del Regno Unito non saranno automaticamente soggette alla regolamentazione del Sarbanes-Oxley Act nel caso di acquisizione del London Stock Exchange (LSE) da parte di uno dei mercati azionari statunitensi. La FSA , tuttavia, non ha escluso l'ipotesi che in un prossimo futuro possa aver luogo l'implementazione di una regolamentazione simile a quella del Sarbanes-Oxley Act riferendo che teoricamente, nel lungo periodo, una nuova entità potrebbe cercare di ottenere ulteriori benefici dalla razionalizzazione della propria struttura normativa.
Le esternazioni della FSA arrivano in concomitanza all'acquisizione da parte del Nasdaq del 25% del capitale azionario del LSE, avvenuta successivamente al ritiro dell'offerta d'acquisto di fine marzo. In quest'ottica si può intravedere la possibilità di una potenziale offerta da parte del New York Stock Exchange, che ha accettato di acquisire l'Euronext. La convergenza internazionale dei mercati azionari ha spinto la FSA a rallentare le discussioni con la Securities and Exchange Commission riguardanti le implicazioni della regolamentazione americana sul mercato britannico. Alla luce del dibattito in corso tra i ‘regolatori', le società quotate inglesi possono essere certe che l'applicazione della disciplina del Sarbanes-Oxley Act ed i relativi costi da sostenere non si materializzeranno a breve termine. McCarthy, Presidente della FSA, sostiene che nel caso di acquisizione del LSE da parte di uno dei mercati americani potrebbe sorgere una situazione normativa piuttosto complessa e, quindi, dei cambiamenti nella regolamentazione attualmente in vigore potrebbero effettivamente esserci.
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Corporate governance: cresce il turnover internazionale tra i CEO.
Nel corso del 2005 la percentuale di CEO che si sono dimessi dal proprio incarico è cresciuta in tutto il mondo, raggiungendo il valore record del 15%. Questi sono i risultati che emergono da una recente ricerca sulla governance aziendale, condotta dalla società di consulenza Booz Allen Hamilton.
Lo studio ha coinvolto 383 CEO provenienti dalle 2.500 più grandi società quotate ed ha rilevato che il numero di amministratori uscenti è cresciuto del 70% negli ultimi dieci anni. Nel complesso, circa un terzo delle dimissioni è riconducibile alle scarse performance aziendali riportate dai manager e ai contrasti dei CEO con i consigli di amministrazione.
“ Crediamo fermamente che le riforme sulla corporate governance attuate negli anni '90 e nel 2000, come il Sarbanes-Oxley Act, abbiamo reso i CDA più sensibili alle performance dei manager e li abbiano spinti verso una maggiore proattività nel caso di scarsi rendimenti del management” , afferma Alan Gemes, VP di Booz Allen Hamilton.
Nell'Europa continentale il 42% delle dimissioni dei CEO è dovuto alle scarse performance, mentre nel Regno Unito la percentuale scende al 39% e al 35% negli Stati Uniti.
“Le dimissioni dovute alla scarse performance sono calate negli USA e nel Regno Unito, ma in Europa risultano ancora numerose – sostiene Alan Gemes – Le riforme della governance, infatti, sono entrate in vigore molto più velocemente negli Stati Uniti ed in Inghilterra che nel vecchio continente”.
Gemes ritiene infine che lo scenario sopradescritto indurrà gli investitori istituzionali ad essere sempre più presenti nell'amministrazione delle società.
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Nuove sfide per gli IRM tedeschi.
Da quando gli hedge funds e gli altri investitori in strumenti alternativi si sono affiancati ai tradizionali strumenti d'investimento, gli IROs hanno sempre meno possibilità di commettere errori. Questo in sintesi il pensiero espresso da Wolfram Schmitt, presidente della Dirk, alla conferenza annuale dell'associazione tedesca di investor relations. Schmitt, che occupa anche la carica di head of investor relations in Deutsche Bank, ha affermato che considerare gli hedge funds alla stregua di “locuste” del mercato finanziario non è corretto poiché, come anche gli altri strumenti d'investimento alternativo, sono destinati a perdurare nel tempo. Alla luce di futuri cambiamenti della struttura azionaria e della regolamentazione internazionale, ha ammonito Schmitt, gli IRO poco trasparenti saranno smascherati più velocemente. La conferenza, dal titolo Germany Inc on the move , si è focalizzata sui rapidi cambiamenti in corso nell'ambito delle investor relations tedesche in seguito al rovesciamento dei vecchi approcci. Schmitt ha ribadito l'importanza che le società tedesche debbano focalizzare la propria attenzione su azionisti e governance.
Heinz-Joachim Neuburger, ex-CFO di Siemens, ha affermato che in diverse società la corporate governance è vista soltanto come una questione legale da risolvere e che l'approccio alla governance di Stati Uniti e Regno Unito deve fornire il modello ideale per le aziende tedesche. Neuburger ha anche aggiunto che la trasparenza è una parte importante della governance, ma che un eccesso di informazione può portare gli investitori alla disinformazione. Il ruolo del professionista IR si inserisce, quindi, all'interno del delicato equilibrio tra i bisogni di chi legge e chi redige il bilancio annuale e tutti gli altri documenti societari. Le società devono impegnarsi seriamente per costruire un dialogo costruttivo con gli azionisti e, a riguardo, un utilizzo creativo di internet è fra i principali suggerimenti di Neuburger. Inoltre, gli IROs dovrebbero mantenere relazioni durature con gli analisti finanziari sia per la loro competenza in materia di informativa societaria, che per l'attenzione che i media riservano loro in quanto esperti su questioni di business.
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Corporate governance e investor relations al centro della crescita economica irlandese.
L'attività di investor relations continua ad avere un ruolo determinante all'interno del processo di crescita dell'economia dell'Eire, come sostenuto da Micheàl Martin, ministro delle attività produttive irlandese, durante la conferenza annuale di IR Magazine. Una buona governance è necessaria per mantenere le imprese al passo con le normative e per assicurarsi che gli interessi degli investitori e dei pubblici di riferimento siano preservati.
Rivolgendosi ad una platea di leader industriali, Maurice Pratt, CEO di C&C Group, società quotatasi nel 2004, ha riferito che le società irlandesi tendono a sovrastimare il proprio peso sul mercato quando individuano il loro target di investitori; questo a causa della vastità della ‘cultura' economica irlandese. Liam O'Mahony, CEO della società di costruzioni CRH, e Denis Donovan, chief executive dei servizi finanziari presso la Bank of Ireland, hanno concordato sul fatto che le aziende irlandesi stanno raccogliendo i frutti della loro corretta comunicazione.
O'Mahony ha aggiunto che la business community nazionale ha dimensioni talmente ridotte che difficilmente una società di grande importanza può restare fuori della luce dei riflettori dei media.
Per le piccole società è chiaramente più difficile non porre la propria attenzione su una visione a breve termine, soprattutto all'interno dell'imprevedibile mercato estrattivo. Tom Hickey, direttore finanziario di Tullow Oil, ha sostenuto la necessità di monitorare giornalmente l'andamento del titolo della sua società a causa della volatilità potenziale del prezzo delle azioni. Hickey ha citato l'esempio di una caduta del titolo della Tullow di oltre il 10% avvenuta in un solo giorno sulla base di notizie infondate relative a possibili difficoltà societarie.
Malgrado la crescita spropositata dell'attività degli hedge funds, tutti i membri della platea sono stati d'accordo sulla necessità di considerarli come gli investitori tradizionali. Donovan è altresì convinto che i professionisti delle IR non dovrebbero avere nulla da temere dagli hedge funds, in quanto simili ai normali fondi d'investimento.
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Germania: crescono le retribuzioni degli investor relations officer
La professionalità degli investor relations officer (IRO) tedeschi è stata giustamente premiata con un più adeguato livello retributivo. Sono questi i risultati di un recente studio condotto in Germania dall'associazione nazionale per le investor relations, la Deutscher Investor Relations Verband (Dirk), e la società di consulenza Towers Perrin.
La ricerca, alla quale hanno partecipato 48 società, ha rilevato che il salario medio di un junior IRO è pari a 50.000 euro ed arriva fino a 110.000 euro per gli IR manager. Tuttavia, mentre i giovani IRO non percepiscono molti bonus, lo stipendio medio di IRM può arrivare con i bonus a 150.000 euro.
Questi livelli di remunerazione parificano le investor relations alle funzioni marketing e legale-societaria, mettendo in evidenza lo sviluppo che le IR hanno avuto in Germania nell'ultima decade. “Dopo più di dieci anni di sviluppo, oggi le investor relations sono inserite tra le funzioni aziendali delle società tedesche - afferma Kay Bommer, general manager di Dirk – Tutto ha avuto inizio a metà degli anni '90; dopo la bolla speculativa della fine di quegli anni si è avuta una grande valorizzazione delle investor relations”.
Tutte le società quotate nel Dax, l'indice borsistico tedesco, attualmente possiedono un ufficio IR. Al loro interno vi è una quantità di impiegati che varia da 3 a 20, con un valore mediano di 7,5 persone per ufficio. “In diverse società esiste - aggiunge Bomber - una linea diretta tra l'ufficio investor relations ed il consiglio di amministrazione e, a seconda della struttura societaria, questa linea di contatto avviene con il CEO o il CFO”.
Sebbene i loro colleghi inglesi guadagnino mediamente il 25% in più, agli IRM tedeschi resta la soddisfazione di ricevere stipendi maggiori rispetto agli IR manager francesi, che percepiscono salari del 20% inferiori. Se si aggiunge che in Germania il 95% dei capi IR possiede un'auto aziendale si può capire quanto la realtà delle investor relations tedesche sia in continua crescita.
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Corporate governance: la Spagna segue la tendenza del momento
Le revisioni proposte all'interno delle linee guida della corporate governance costituiscono un ulteriore passo in avanti mosso dalle autorità spagnole; l'organo di vigilanza del mercato azionario spagnolo, Comisiòn Nacional del Mercado de Valores (CNMV), ha pubblicato, nel mese di febbraio, una bozza relativa alla revisione delle linee guida dell'attuale governance.
Le nuove raccomandazioni costituiscono una fusione, con relativo aggiornamento, dei criteri di base dell'Olivencia e dell'Aldama Report, entrambi relativi al governo societario rispettivamente del 1998 e del 2003.
Gli esperti convengono che, tra i vari suggerimenti che la bozza propone, quelli di maggior rilievo riguardano il diritto di voto degli azionisti di minoranza e la composizione del consiglio di amministrazione.
I principi guida riveduti e corretti offrono una definizione molto precisa di “amministratore indipendente”. La CNMV afferma che gli amministratori non-esecutivi non dovrebbero intrattenere rapporti d'affari o avere rapporti di parentela con amministratori esecutivi e altri alti dirigenti dell'azienda.
Gli amministratori indipendenti dovrebbero anche comporre almeno un terzo del consiglio, in accordo con le disposizioni della bozza. Inoltre, viene posta attenzione sulla presenza di donne all'interno del CDA: al momento nelle società spagnole la percentuale femminile nei consigli e minore del 4% e le disposizioni spingono le aziende ad implementare la loro presenza.
Gli esperti di responsabilità sociale considerano i principi guida della bozza di enorme importanza per crescere nella giusta direzione. “ La corporate governance è cresciuta molto nel nostro paese anche se non siamo ancora ai livelli delle società britanniche”, afferma Isabel Lopez, partner della società di consulenza Villafane a Madrid. Ci sono, tuttavia, aspetti relativi all'informativa societaria che necessitano di essere migliorati. “Il livello di informazione disponibile per i gruppi di piccoli investitori riguardante le società collegate resta molto basso” , afferma German Granda, direttore generale di Forética. Granda pone lo sguardo anche sulla trasparenza, auspicando che si possa giungere alla separazione tra proprietà e controllo.
Le nuove raccomandazioni costituiscono una fusione, con relativo aggiornamento, dei criteri di base dell'Olivencia e dell'Aldama Report, entrambi relativi al governo societario rispettivamente del 1998 e del 2003.
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Il metodo “comply or explain” non piace alle società inglesi.
Le imprese britanniche stanno trovando diverse difficoltà nell'applicazione del principio comply or explain all'interno del più ampio Combined Code inglese; a questo risultato è giunta una recente ricerca della Pirc, azienda di consulenza sulla corporate governance.
Lo studio annuale svolto da Pirc ha rilevato, in merito alla mancata osservanza dei principi di governance del Combined Code , che alcune imprese non intendono fornire alcun chiarimento, mentre altre rilasciano brevi dichiarazioni al posto di dettagliate spiegazioni.
Lo studio condotto da Pirc sulle 444 società inserite nel FTSE All Share Index ha rilevato che soltanto il 25% delle imprese osservano totalmente il Combined Code. Questo dato, tuttavia, non deve essere motivo di preoccupazione, considerate le caratteristiche del principio comply or explain ed il fatto che il 46% delle imprese del FTSE 350 osservano comunque le principali disposizioni del Code.
“Crediamo che il Combined Code rappresenti la base per un dialogo intelligente – ha affermato Alan MacDougall, direttore generale di Pirc – Comunque siamo preoccupati del fatto che il principio comply or explain non sia ancora applicato efficacemente. Molte delle società che optano per la non-osservanza finiscono con il confondere una semplice asserzione con una spiegazione”.
Data la situazione, MacDougall ritiene che sia dovere degli azionisti esercitare il proprio potere sulle aziende affinché queste osservino integralmente le disposizioni del Combined Code.
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Nuovo Codice di Autodisciplina delle società quotate
Borsa Italiana ha lanciato lo scorso 14 marzo il nuovo Codice di Autodisciplina per le società quotate.
Esso è il frutto del lavoro del Comitato per la corporate governance promosso dalla Borsa Italiana e rappresentativo dell'imprenditoria e dei partecipanti al mercato.
A supporto dell'attività del Comitato ha operato un collegio di esperti composto da Guido Ferrarini, Franzo Grande Stevens e Piergaetano Marchetti, i quali hanno coordinato l'attività di un Gruppo di lavoro tecnico composto da rappresentanti delle Associazioni di categoria e di Borsa Italiana.
I principi di buona governance sono stati rielaborati alla luce dell'evoluzione della best practice , tenendo conto del mutato quadro normativo a livello nazionale, comunitario ed internazionale.
Il nuovo Codice, pur ricalcando, nell'ordine degli argomenti, l'edizione del 2002, risulta profondamente modificato nella sua struttura. Ogni articolo è suddiviso in tre distinte sezioni: “principi”, di carattere generale; “criteri applicativi”, contenenti indicazioni di dettaglio sull'attuazione dei principi; “commenti”, diretti a chiarire la portata di principi e criteri, anche con riferimento ad opportuni esempi.
Queste le principali novità:
• ruolo del consiglio di amministrazione: adeguamento delle raccomandazioni del Codice al nuovo quadro normativo societario, in particolare in materia di gruppi; introduzione di raccomandazioni relative ai limiti al cumulo degli incarichi degli amministratori ed al self-assessment annuale del consiglio;
• composizione del consiglio di amministrazione: migliore definizione della nozione e del ruolo degli amministratori non esecutivi; introduzione della figura del cosiddetto lead independent director nel caso di concentrazione delle cariche di presidente ed amministratore delegato;
• amministratori indipendenti: affermazione del principio della prevalenza della sostanza sulla forma nella valutazione di indipendenza; esemplificazione dei criteri in base ai quali il consiglio di amministrazione deve effettuare la valutazione; coinvolgimento del collegio sindacale in funzione di controllo della corretta applicazione dei criteri; previsione di riunioni di soli consiglieri indipendenti;
• comitati interni al consiglio di amministrazione: previsione di una disciplina generale in ordine alla composizione, poteri, modalità di svolgimento dell'incarico;
• nomina degli amministratori: riaffermazione e specificazione del principio della trasparenza della procedura di nomina; esemplificazione dei possibili compiti del comitato per le nomine;
• remunerazione degli amministratori: definizione della struttura e delle finalità della remunerazione, distinguendo tra amministratori esecutivi e non esecutivi; specificazione delle funzioni del comitato per la remunerazione;
• sistema di controllo interno: aggiornamento della nozione di sistema di controllo in linea con l'evoluzione della best practice internazionale; migliore definizione di ruoli e rapporti tra i diversi soggetti/organi coinvolti nella definizione, monitoraggio ed aggiornamento del sistema (in particolare tra collegio sindacale e comitato per il controllo interno);
• interessi degli amministratori ed operazioni con parti correlate: formulazione di raccomandazioni coerenti con il mutato quadro normativo (articoli 2391 e 2391-bis del codice civile);
• sindaci: estensione delle garanzie di indipendenza e definizione delle misure volte a garantire un efficiente ed efficace svolgimento del loro ruolo;
• rapporti con gli azionisti: promozione di iniziative volte ad agevolare la loro conoscenza delle informazioni societarie e favorirne la partecipazione alle assemblee e l'esercizio dei diritti sociali;
• sistemi alternativi di amministrazione e controllo: invito alle società che adottano il sistema “monistico” o quello “dualistico” ad applicare le raccomandazioni del Codice adattandole al sistema prescelto e fornendo ampia disclosure sugli adattamenti operati e sulle motivazioni della scelta.
Gli emittenti sono invitati ad applicare il nuovo Codice che sostituisce integralmente quello redatto nel 1999 entro la fine dell'esercizio che inizia nel 2006, informandone il mercato con la relazione sul governo societario da pubblicarsi nel corso del 2007.
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CSR: nuovi criteri alla base degli indici FTSE4Good.
Il Gruppo FTSE, provider di indici per mercati finanziari, muove un altro passo avanti nell'area del benchmarking della corporate social responsability (CSR), lanciando un nuovo gruppo di principi anti-corruzione per i suoi FTSE4Good Index Series. Tali principi, che sono i più sviluppati e trasparenti criteri anti-corruzione di qualsiasi indice CSR, sono stati creati in collaborazione con Transparency International in base ai risultati di una consultazione pubblica. Questo è stato ampiamente apprezzato da aziende, investitori, organizzazioni non governative e dai governi stessi.
I criteri verranno implementati negli indici secondo un determinato programma entro due anni a partire dal I Luglio 2006. Delle oltre 200 aziende con il più alto tasso di esposizione alla corruzione, circa 130 rientreranno nei criteri fissati mediante l'adozione di politiche o sistemi di gestione idonei a ridurre il rischio di corruzione. La Responsible Investment Unit del FTSE lavorerà direttamente con le aziende per rendere chiari i criteri e le azioni da intraprendere per rientrare negli stessi.
Secondo Gareth Thomas, ministro inglese dello Sviluppo Internazionale, “Operare in un ambiente aperto e trasparente risulta essenziale per una corretta gestione del business sia nel Regno Unito che all'estero ed il lancio dei criteri del FTSE4GOOD costituisce un forte passo avanti nella lotta alla corruzione e verso il miglioramento dei modi di gestire gli affari a livello internazionale. La lotta alla corruzione resta una componente chiave degli sforzi del governo inglese per migliorare la governance e lo sviluppo sostenibile.”
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Pubblicato dal CESR il parere per la Commissione Europea sugli investmenti ammissabili.
Il Cesr (Committee of European Securities Regulators), ha pubblicato recentemente il parere finale per la Commissione europea in tema di investimenti ammissibili ( eligible assets ), ovvero le forme di investimento in cui i gestori di fondi comuni possono allocare il patrimonio gestito. Il documento (Rif. Cesr/06-005) è stato redatto dal gruppo di esperti del Cesr sul risparmio gestito guidato dal presidente della Consob, Lamberto Cardia, tenendo conto del testo integrato della direttiva comunitaria in materia di fondi di investimento (Ucits). Il parere sarà utilizzato dalla Commissione europea per la definizione di ulteriori misure di livello 2 (direttive di attuazione e regolamenti) per la disciplina del risparmio gestito.
Il parere finale - che segue due ampie consultazioni dei partecipanti al mercato - affronta, tra gli altri, i seguenti temi:
- la negoziabilità degli strumenti finanziari sui mercati;
- l'ammissibilità di strumenti monetari ( money market instruments ) non trattati su mercati regolamentati; l'ammissibilità di fondi chiusi e di derivati sui crediti;
- l'efficiente gestione del portafoglio;
- l'ammissibilità, da parte delle società di gestione, di investimenti in strumenti finanziari strutturati.
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Modifiche ai regolamenti sugli emittenti e sui mercati.
La Consob il 29 novembre ha approvato le modifiche al regolamento sugli emittenti 11971/1999 e al regolamento sui mercati 11768/1998. Con queste modifiche si è concluso l’iter di recepimento nel nostro ordinamento della disciplina comunitaria sugli abusi di mercato e si è uniformata alla Direttiva 2003/71/CE e al Regolamento n. 809/2004/CE la disciplina sul prospetto relativo all’offerta pubblica e all’ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari in un mercato regolamentato.
Le disposizioni oggetto di modifica entreranno in vigore il 1° gennaio 2006, fatte salve quelle di seguito elencate che entreranno in vigore il 1° aprile 2006:
Regolamento emittenti
- art. 65 e da art. 69 a art. 69-decies(correttezza e trasparenza delle ricerche)
- artt. 87, 101, 103, art. 152-sexies, art. 152-septies, art. 152-octies, allegati 3F e 6 (internal dealing)
- art. 152-bis ad art. 152-quinquies (registri delle persone che hanno accesso ad informazioni privilegiate)
Regolamento mercati
- da art. 63 a art. 69 (operazioni sospette). |
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Il VAR prende il posto del benchmark.
Recentemente la Consob ha deliberato che si può evitare, da parte dei gestori, l’indicazione di un benchmark per il confronto delle proprie performances. Questa opzione sarà esercitatile nel caso in cui il portafoglio del fondo sia soggetto a continui aggiustamenti in termini di tipologia di strumenti finanziari. In questi casi, ha stabilito la Consob, è molto più utile per un investitore conoscere la potenziale perdita massima, che normalmente è indicata dal VAR (Value At Risk).
Inoltre, l’effettiva utilità del benchmark è venuta meno con la diffusione degli ETF, strumenti che replicano perfettamente l’indice di borsa in cui investono, con costi contenuti per il risparmiatore.
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Bassa
affluenza alle assemblee societarie?
Forse è il caso di pagare gli azionisti.
È
una proposta in discussione tra le
principali società quotate in Germania,
che, per contrastare il fenomeno
dell’assenteismo nelle assemblee
annuali degli azionisti, sarebbero
disposte a pagare un dividendo maggiorato
ai partecipanti.
Il
rischio dell’assenteismo è quello di
vedere sovrappesata la presenza nelle
assemblee societarie dei grandi
azionisti, proprio a causa dei forfait di
quelli più piccoli.
Una ricerca della DWS,
un’associazione di investitori privati,
ha evidenziato che solo il 46% degli
azionisti delle società del Dax30 ha
partecipato quest’anno agli annual meeting, contro il 61% del 1998.
All’assemblea
dei soci della Deutsche Bank il tasso di
presenze è sceso dal 3% del 2003 al 25%
di quest’anno e la società ha la ferma
intenzione di invertire questo trend al
ribasso. “La partecipazione agli annual
meeting è diventata relativamente bassa,
- ha commentato il portavoce della
Deutsche Bank Ronald Weichert –
così che ognuno sta cercando un
modo per rendere la partecipazione
più allettante”. “ Una delle
idee che sta circolando in questo momento
è di verificare se abbia senso dare un
dividendo maggiorato agli azionisti che
partecipano alle assemblee. -
ha continuato Weichert
- Il nostro desiderio è che nelle
assemblee sia presente la maggioranza
degli azionisti, in modo da evitare che
siano sovra-rappresentate le
minoranze”.
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IFRS:
francesi e inglesi scettici sulla loro
efficacia.
Non
tutte le società europee mostrano il
medesimo entusiasmo nel cambiamento dei
sistemi contabili nazionali verso gli
International Financial Reporting
Standards (IFRS), con gli inglesi e i
francesi che sono tra i più critici.
Sono tante, inoltre, le società che
ritengono che gli IFRS non
incrementeranno la
trasparenza dei dati contabili e
non faciliteranno in confronti tra i vari
prospetti finanziari. Questi sono i
risultati di una ricerca condotta da
Mazars, una società contabile con sede
in Francia.
Per
la conduzione della ricerca, il cui
obiettivo era di verificare come le
società stiano fronteggiando i
cambiamenti imposti dalle nuove regole
contabili, Mazars ha intervistato tra il
7 marzo e il 15 aprile 550 società
quotate nei vari mercati europei. L’87%
delle società intervistate ha dichiarato
di essere ‘ben preparate’
all’avvento degli IFRS. Le società
tedesche, spagnole, e del Nord Europa
sono in ‘pole position’in termini di
implementazione delle nuove norme, mentre
quelle inglesi, belghe, francesi,
polacche, turche e ceche sono ancora in
dietro nel processo di implementazione
delle nuove norme. Le società più lente
sembrano essere quelle italiane.
In
linea generale il 55% delle società
ritiene che i benefici derivanti
dall’applicazione degli IFRS saranno
superiori ai costi di implementazione;
mentre il 55% delle società francesi e
il 38 di quelle inglesi sostiene che i
benefici della cambiamento del sistema
contabili non compenserà i costi
sostenuti per effettuarlo. Molto più
basso il numero di società scettiche in
Spagna e Italia, dove esse sono risultate
pari rispettivamente al 20% e al 32%.
Questo dato può trovare spiegazione nel
desiderio delle società di questi due
paesi di abbandonare gli insoddisfacenti
sistemi contabili nazionali.
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ulteriori informazioni clicca
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Le
società conoscono i loro azionisti?
Una
recente ricerca, condotta in Inghilterra
da Taylor Nelson Sofres per conto del
London Stock Exchange, ha messo in
evidenza come i professionisti delle IR
delle quotate inglesi non conoscano
l’identità dei propri azionisti. La
ricerca è stata condotta intervistando
71 professionisti delle IR di società
quotate al Main Market di Londra e al
mercato AIM..
Il
44% dei rispondenti ha manifestato la
necessità di avere una migliore
comprensione della composizione del
proprio azionariato; di questo 44% il 58%
attribuisce il gap informativo alla
presenza di conti anonimi.
I
risultati appaiono particolarmente
significativi in considerazione del fatto
che il mercato inglese è ritenuto uno
dei mercati più evoluti in termini di
comunicazione obbligatoria agli
azionisti. Secondo Fed Stone,
responsabile dei servizi IR
del London Stock Exchange, è
fondamentale che le società siano in
grado di fare del proprio meglio su
questo tema.
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Annunciati i vincitori del Thomson Extel Survey
2005
L’indagine 2005 ha coinvolto 901 investitori istituzionali di tutto il
mondo. Tra i risultati spicca quello di
Mediaset che nel settore Media in Europa
realizza una tripletta per il secondo anno consecutivo. Su cinque primati attribuiti
(miglior CEO, miglior CFO, miglior struttura IR, miglior
responsabile IR, miglior crescita struttura IR) se ne aggiudica tre: miglior CFO con
Marco Giordani, miglior struttura IR, miglior responsabile IR con
Simone Sole.
Risultati molto lusinghieri anche per
gli altri IRM italiani, che nella
classifica generale si collocano nelle
prime posizioni:
Quoted
Company best IR Individual among Peers
Alan Cathcart, Philips Electronics
- 1
Peter Hall, BP Plc - 2
Oliver Schmidt, Allianz AG - 3
Ingvild Van Lysebetten, Belgacom Group - 4
George Stinnes, British Airways plc
- 5
Thilo Kusch, Deutsche Telekom - 6
Fay Dodds, GUS plc - 7
Luca Torchia, Enel SpA - 8
Andrea Tamagnini, Intesa BCI - 9
Jadran Trevisan, ENI spa - 9
Ricardo Jimenez, Grupo Ferrovial - 9
Barbara Wijngaard, ICI plc - 12
Chris Smith, Hammerson plc - 12
Simone Sole, Mediaset SpA - 12
Nuno Prego, Portugal Telecom - 15
Eric Le Corre, Michelin Group - 16
Pilar Gil Miguel, Grupo Prisa - 16
Wolfram Schmitt, Deutsche Bank AG - 16
Phil Moses, BT Group Plc - 19
Guy Elewaut, Delhaize Group - 20
Peter B Wullschleger, Givaudan SA - 20
Jose-Maria Alvarez, Inditex - 22
Bart Morselt, Swisscom - 23
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Operating
and financial review
L’Operating
and Financial Review (OFR) è una
norma, da poco entrata in vigore in
Inghilterra, che modifica ed integra i
contenuti del Companies Act 1985, una
legge che disciplina il funzionamento
delle società. La nuova normativa
richiede agli amministratori delle
quotate inglesi di redigere un apposito
report dove siano contenuti e descritti
tutti gli elementi che possono impattare
sull’andamento dell’azienda. Non si
tratta, quindi, di una semplice relazione
sulla gestione ma è qualcosa di più
ampio perché si ha l’obbligo di
descrivere tutti quegli elementi che nel
futuro potranno incidere sulla vita
dell’azienda. La norma ha la finalità
di migliorare i rapporti tra società e
azionisti, fornendo maggiori informazioni
anche di carattere non finanziario (ad
esempio in tema di corporate social
responsability).
L’Operating
and Financial Review si applica
alle società
inglesi quotate in un mercato
ufficiale inglese o in uno dell’European
Economic Area o a quelle società inglesi
che siano ammesse al NYSE o al Nasdaq.
Sono escluse dalla redazione dell’OFR
le società definite ‘small and medium
sized companies’ dal Companies Act
1985. L’obbligo di redazione del
documento, ovviamente, è in capo agli
amministratori.
La
normativa, entrata in vigore nell’anno
fiscale 2005, rivoluziona l’attuale
sistema basato su un sistema di reporting
finanziario che rende conto
dell’andamento economico-finanziario
dell’azienda durante l’anno
immediatamente trascorso. Le nuove
regole, inoltre, prevedono l’obbligo di
informare gli azionisti anche su tutte le
altre componenti non finanziarie che nei
periodi successivi alla chiusura
dell’esercizio potranno impattare sullo
sviluppo e le performance dell’azienda.
Tutto ciò significa che in questo report
andranno inserite informazioni e
‘voci’ non sempre comprese nei
classici schemi di bilancio, come ad
esempio la strategia aziendale, le
prospettive, le opportunità e i rischi,
gli asset intangibili (l’acknowledgement,
la reputazione, la forza dei marchi,
ecc.), le relazioni con i principali
stakeholder
della società, la struttura
finanziaria, le politiche di gestione
della tesoreria e una descrizione delle
risorse disponibili al momento della
redazione dell’OFR. Nel compilare il
documento gli amministratori dovranno
considerare anche l’opportunità, o
meglio la necessità, di inserire altre
informazioni rilevanti per una migliore
comprensione del business aziendale; a
titolo esemplificativo si potrebbe
pensare alle problematiche legate
all’ambiente, alla gestione del
personale e ad altri temi di rilevanza
sociale. Non vi è alcun obbligo
esplicito di inserire informazioni sulla
corporate governance; sono senz’altro
da riportare nell’OFR anche gli
indicatori di performance, anche se non
vi alcuna indicazione su quanti e quali
indici utilizzare. Tale scelta rimane in
capo agli amministratori.
Tutte
le società che distribuiscono agli
azionisti le versioni complete dei propri
rendiconti sono obbligate a distribuire
anche una copia dell’OFR. Nel caso in
cui siano distribuiti solo i dati di
sintesi (Summary Financial Statements),
le società potranno scegliere se
distribuire la versione completa dell’OFR
o spiegare nei suddetti dati di sintesi
in quale pagina del sito societario essa
sia presente. Resta ferma la possibilità
per tutti gli azionisti di richiedere
alla società una copia cartacea dell’OFR.
A
garanzia della massima trasparenza,
l’accesso dell’OFR è a disposizione
di tutti gli stakeholder che potranno:
a)
farne richiesta alla società
b)
scaricare la documentazione dal sito
della società
c)
farne richiesta alla Companies House
(un’agenzia operativa del Dipartimento
del Commercio e dell’Industria
inglese).
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Dietro
la scorretta comunicazione si nascondono
gli aumenti dei compensi degli
amministratori inglesi.
Una
recente ricerca condotta congiuntamente
da Independent Remuneration Solutions (IRS)
e da Manifest, due agenzie attive
rispettivamente nel campo della
consulenza sui compensi degli
amministratori e del proxy voting, ha
messo in evidenza che la crescita a due
cifre dei compensi degli amministratori
inglesi è stata alimentata dalla scarsa
qualità della comunicazione delle
‘politiche di remunerazione’. Mentre,
infatti, il compenso base dei CEO è
cresciuto in media del 7% nel 2004, il
pacchetto totale dei compensi (che
include bonus, stock options e altre
forme di incentivi) è cresciuto del 17%
nello stesso periodo. L’Independent
Remuneration Solutions ha messo in
evidenza come questi aumenti siano stati
realizzati senza la piena consapevolezza
degli azionisti e ha fatto appello alle
autorità perché le leggi garantiscano
una maggiore trasparenza.
Sebbene,
infatti, l’attuale normativa imponga di
comunicare nel bilancio annuale i
compensi dei manager comprensivi di
importo base, bonus e benefit nella
medesima tabella, vi sono altre
componenti che possono essere comunicate
separatamente in parti diverse del
bilancio, determinando grande confusione
in investitori e analisti. Cliff Weight,
amministratore dell’IRS ha dichiarato:
“noi vogliamo vedere tutte le
componenti della remunerazione pubblicate
nella medesima tabella e non splittate in
diverse tabelle. Le società sono
soggette al Company Act, il che vuol dire
che esse comunicano nel salario la
componente base e il valore dei benefit.
Ma tutti questi componenti rappresentano
solo un terzo del compenso complessivo,
dal quale rimangano fuori il valore
atteso delle stock options o i piani
pensionistici o quelli di attribuzione
d’azioni, tutti collocati in pagine
diverse del bilancio.”
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approfondire la notizia clicca
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Acquisto di azioni proprie:
la Consob avvia la consultazione per
procedere alle modifiche al regolamento
emittenti.
La
Commissione ha avviato la consultazione
sulla proposta di modifica del
regolamento emittenti conseguente
all’entrata in vigore, a seguito
dell’emanazione della legge comunitaria
per il 2004, del nuovo testo dell’art.
132, comma 1 del Tuf, in materia di
acquisto di azioni proprie da parte di
società quotate.
La precedente versione dell’art. 132
consentiva l’effettuazione di acquisti
di azioni proprie soltanto attraverso due
modalità: le offerte pubbliche di
acquisto e le negoziazioni sul mercato
secondo modalità concordate con la
società di gestione del mercato. La
nuova versione, fermo restando il
principio della parità di trattamento
tra gli azionisti, affida alla Consob il
potere di individuare le modalità di
realizzazione del buy-back.
L’innovazione consente, da un lato, di
rendere più elastica la procedura,
individuando ulteriori modalità di
esecuzione, più vicine a quelle
utilizzate negli altri Paesi comunitari.
Dall’altro, di migliorare la
consapevolezza degli azionisti in merito
a tali operazioni mediante
l’individuazione di norme di
trasparenza o di regolazione del processo
di approvazione.
La proposta di modifica - che tiene conto
delle indicazioni formulate in un recente
documento Iosco (cfr. Report on “Stock
Repurchase Programs” Technical
Committee of the International
Organization of Securities Commissions) -
comporta l’inserimento nel regolamento
emittenti di un nuovo articolo, il n.
144-bis, dedicato alla materia.
Da un punto di vista sostanziale, la
principale innovazione è rappresentata
dall’individuazione di due modalità
operative ulteriori rispetto a quelle già
fissate dal previgente articolo 132 (che
sono state peraltro confermate). La prima
consiste nell’acquisto e vendita di
strumenti derivati negoziati nei mercati
regolamentati che prevedono la consegna
fisica delle azioni sottostanti. La
seconda, individuata nella prassi
operativa come “Reverse Right”,
comporta l’emissione, a favore di tutti
gli azionisti ed in proporzione al numero
di azioni possedute, di opzioni che
attribuiscono il diritto di vendere alla
società un certo numero di azioni della
stessa ad un prezzo prestabilito ed entro
un determinato periodo di tempo. Gli
azionisti possono poi scegliere di
esercitare il diritto d’opzione o di
venderlo a terzi.
Il nuovo articolo, inoltre, fissa delle
condizioni relativamente alla delibera
assembleare di autorizzazione
all’acquisto e alla trasparenza che
deve essere assicurata al mercato. In
particolare, è previsto che la delibera
assembleare debba specificare quali delle
modalità consentite dal regolamento
Consob possono essere effettivamente
utilizzate, indicando l’ammontare
massimo di azioni acquistabili con
ciascuna modalità.
In ossequio alle esigenze di trasparenza,
infine, si richiede che il pubblico venga
informato di tutti i dettagli del
programma prima dell'inizio delle
operazioni di acquisto e, una volta
terminato il periodo autorizzato
dall’assemblea per lo svolgimento del
buy-back, dell’effettiva realizzazione
del programma stesso.
Il documento di consultazione è
disponibile nel sito internet
www.consob.it, sezione Regolamentazione/TUF
e regolamenti Consob/Lavori preparatori.
Per
maggiori informazioni visita il sito
della Consob |
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Azionisti
e società tedeschi aiutati dalla legge sul mercato dei capitali.
Le
società quotate tedesche ed i loro
azionisti potrebbero beneficiare di
una legge di prossima promulgazione che ridurrà tempo e
denaro spesi per gestire le azioni legali
relative alla scorretta informativa e che
renderà più veloci le procedure di voto
nelle assemblee annuali dei soci.
Comunque alcune società sono preoccupate
per le disposizioni di un’altra
proposta di legge che potrebbe obbligare
il top management a comunicare i propri
compensi piuttosto che lasciare, come
avviene ora, tale comunicazione alla loro
discrezionalità.
La
cosiddetta Kapmug (Kapiatalanlegermusterverfahrensgesetz),
che consentirà agli azionisti di
unificare le azioni di richiesta danni
dovuti alla scorretta informativa al
mercato, dovrebbe entrare in vigore
verosimilmente nella seconda metà
dell’anno. Dando così la possibilità
alle società di gestire e
portare a termine le cause in corso.
Kay
Bommer, direttore della DIRK
(associazione tedesca di investor
relations) sostiene che “in linea
generale questa legge apporterà grandi
vantaggi alle società, soprattutto a
quelle come
la Deutsche
Telekom
che dovrà presto affrontare numerose
azioni legali”. La prima delle circa
15.000 cause, quella riguardante la
sopravvalutazione effettuata da Deutsche
Telekom sui propri immobili in occasione
della terza tranche dell’IPO (maggio
2000), andrà in udienza a metà 2005.
Per
la fine del 2005 sono attese nuove leggi
che riguardano i controlli contabili
delle società e i diritti di controllo e
voto alle assemblee annuali degli
azionisti; soprattutto l’ultima area
normativa citata potrebbe rappresentare
un passo in avanti per porre fine alle
azioni di ostruzionismo messe in atto da
piccoli gruppi di azionisti.
Per
maggiori dettagli clicca
qui |
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Possono
delle IR carenti aver causato il
fallimento del takeover
sul LSE?
L’improvviso
ritiro dell’offerta d’acquisto del
LSE da parte della Deutsche Borse ha
portato alla luce una serie di apparenti
fallimenti delle investor relations che
potrebbero aver esacerbato le tese
relazioni con molti dei principali
azionisti della borsa tedesca.
Inizialmente
la società di gestione del mercato
tedesca aveva accusato alcuni potenti
hedge funds di aver istigato una
ribellione, evidenziando che la
maggioranza dei suoi azionisti erano a
favore dell’offerta. Ma mentre tre
grandi hedge funds avevano addirittura
votato per la rimozione dei membri del
supervisory board della borsa tedesca che
si fossero rifiutati di sottoporre
l’offerta all’approvazione dei
votanti, è poi subito diventato chiaro
che gli altri principali azionisti, come
Fidelity e Merril Lynch, che tutti
insieme detengono circa il 35% dei
diritti di voto erano contrari alla
mozione.
Secondo
alcuni report, gli istituzionali contrari
all’offerta lanciata dalla Deutsche
Borse, che avevano ripetutamente
richiesto una consultazione con i
principali azionisti della Deutsche in
merito alla mozione hanno esacerbato gli
animi in una conference call tenuta a
febbraio, durante la quale pare che agli
oppositori dell’offerta sia stato
impedito di fare domande al ceo Werner
Seifert. Alcuni analisti inglesi e
americani hanno rilevato come
l’incidente sia la riprova che i senior
manager della Deutsche Borse non abbiano
agito con trasparenza sulla vicenda del
takeover, agendo in contrapposizione con
la volontà degli azionisti.
La Deutsche Borse
, invece, sostiene che l’incidente non
sia stato niente di più che uno
sfortunato fraintendimento: “Tutti gli
azionisti – ha riferito Frank Hartmann,
portavoce della borsa tedesca – sono
stati invitati a partecipare
all’assemblea ma, come in passato, solo
quelli fisicamente presenti in sala hanno
potuto fare domande.”
Secondo
Hartrmann è un altro esempio di come gli
investitori cerchino di applicare le
norme inglesi e americane alle società
europee. La borsa tedesca, fa notare
Hartmann, ha rispettato tutte le
principali leggi in tema di trasparenza.
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approfondire la notizia clicca qui
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Acquisizione
del London Stock Exchange: l’importante
è conservare la normativa inglese.
L’ABI
(Association of British Issuers),
l’associazione degli emittenti inglesi,
è intervenuta recentemente sulla
questione dell’acquisizione del London
Stock Exchange, sulla quale si stanno
dando battaglia la francese Euronext e la
tedesca Deutsche Borse. Non c’è stata
alcuna presa di posizione sulla
nazionalità del futuro azionista di
maggioranza del LSE ma sulle norme cui
dovrà essere soggetto il mercato si! Per
l’ABI è assolutamente indispensabile
che la normativa che dovrà regolare l’LSE
sia quella inglese.
L’ABI fa notare come gli sforzi
legislativi quali il listing regime’s
class transaction test (che consente agli
azionisti di esprimere il proprio voto
sulle grandi transazioni), la disciplina
sulle acquisizioni che assicura la
protezione degli azionisti di minoranza
ed la disciplina sui ‘market abuse’
hanno incrementato la fiducia degli
investitori verso le azioni inglesi.
Montagnon, director of investment affairs
presso l’ABI, afferma che “ogni
eventuale trasferimento delle attività
della LSE ad un’altra giurisdizione
rappresenterebbe una seria battuta
d’arresto”.
Quanto detto è valido anche per coloro
che operano per conto di clienti esteri
intenzionati ad investire nelle quotate
inglesi. “I nostri membri sono i grandi
gruppi assicurativi e gli investitori
istituzionali. Loro spesso hanno il
mandato dai loro clienti per investire
nelle società quotate inglesi, perciò
cambiamenti nella locazione dei listini
potrebbe rappresentare una grave
problematica”, spiega Alan Leaman,
responsabile media e public affaire
presso la ABI “ovviamente, la fiducia
degli investitori nelle azioni inglesi
rimane il cuore dei nostri interessi”.
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maggiori dettagli Clicca
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Gli
istituzionali vogliono più informazioni
sulle emissioni inquinanti.
Più di 140 investitori istituzionali,
rappresentanti un ammontare di AUM pari a
20.000 miliardi di dollari, hanno
sottoscritto una petizione rivolta alle
500 più grandi società del mondo perché
queste comunichino le informazioni sulle
loro emissioni inquinanti. Questa
petizione è la terza in una campagna
continua promossa dal Carbon Disclosure
Project (CDP), che cerca di assistere e
collaborare con gli investitori
istituzionali del mondo per far crescere
l’attenzione sull’impatto che il
cambiamento del clima può avere sul
business aziendale.
Secondo Paul Dickinson, coordinatore del
CDP “questo è un tema di crescente
importanza e sempre un numero più ampio
di società percepisce l’importanza
insita nel comunicare i propri dati ‘ambientali’.
C’è un crescente impegno delle società
su questi temi; sono molte quelle che
cercano di calcolare il livello delle
loro emissioni inquinanti e di
determinare l’impatto dei regolamenti
in materia come quelli previsti
dall’Unione Europea e dal protocollo di
Kyoto”, |
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Con
gli IFRS le perdite si trasformano in
utili.
Un
esempio di come le nuove regole contabili
IFRS possano impattare sui conti delle
società viene dall’Inghilterra, dove
alcune importanti società internazionali
hanno riportato rilevanti cambiamenti
nelle indicazioni preliminari sugli utili
comunicate al mercato. Il caso più
rilevante è quello della Vodafone, che
sta per ribaltare la propria posizione
economica da una perdita pre-tasse di 1,9
miliardi di sterline ad un utile di 4,5
miliardi. Quest’enorme differenza è
dovuta alle modalità di ammortamento
dell’avviamento, che non è richiesta
dai principi IFRS mentre lo è dai Gaap.
In ogni caso questa evidente variazione
dei risultati economici non dovrebbe
comportare effetti sul prezzo del titolo.
Secondo Allister Wilson, senior technical
partner di Ernest&Young, la volatilità
dei prezzi dei titoli, indotta dai
cambiamenti introdotti dagli IFRS,
potrebbe manifestarsi solo nel caso in
cui gli analisti non comprendano bene il
portato dei nuovi principi contabili o
nel caso in cui l’applicazione degli
IFRS renda più chiare le situazioni
contabili, manifestando elementi che non
emergevano dall’applicazione dei Gaap
inglesi.
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L’occhio
dei gestori europei sulla governance
delle società.
I
gestori europei sono pronti ad
incrementare le loro ricerche sui sistemi
di corporate governance utilizzati dalle
società quotate in Europa. Questo è il
principale risultato che emerge da
un’indagine condotta da Mercer
Investment Consulting intervistando 55
gestori di fondi europei,
che complessivamente detengono una
quota di AUM pari a 10.000 miliardi di
dollari. Il 40% degli intervistati
inglesi ha dichiarato di aver
incrementato le risorse dedicate alle
ricerche in tema di corporate governance
nel 2004, mentre un altro 38% ha espresso
l’intenzione di farlo durante il 2005.
Per quanto riguarda i risultati
dell’Europa continentale i risultati
sono stati i seguenti: il 30% degli
intervistati ha dichiarato di aver
incrementato le risorse dedicate alle
ricerche in tema di governance già nel
2004, mentre ben il 50% ha riferito che
intende farlo da quest’anno.
Una leggera divergenza è emersa tra gli
investment manager inglesi e
dell’Europa continentale quando è
stato loro chiesto di valutare la qualità
dei sistemi di governance dei rispettivi
paesi: più del 33% dei rispondenti
inglesi li ha definiti ‘soddisfacenti’,
mentre in Europa continentale tale
percentuale arriva ad appena il 28%.
Altro dato interessante che è emerso
dalla ricerca è la difficoltà per molti
investment manager di esercitare i loro
diritti di azionisti in quanto le società
partecipate hanno sedi in diversi paesi
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Il
Cesr pubblica le linee guida sulle
direttive sui fondi.
Il
Cesr (Committee of European Securities
Regulators) ha pubblicato le linee guida
sulle disposizioni transitorie relative
alle direttive comunitarie sui fondi di
investimento. Le linee guida intendono
realizzare una significativa convergenza
nelle diverse pratiche amministrative
degli Stati Ue, sviluppatesi a seguito
dell'emanazione delle direttive sui
fondi. L'obiettivo perseguito è quello
di ridurre l'incertezza propria dei
regimi di transizione.
Il
documento, approvato al termine di
un'ampia consultazione dei partecipanti
al mercato avviata nello scorso ottobre,
è il risultato del lavoro condotto dal
gruppo di esperti sulla gestione del
risparmio guidato da Lamberto Cardia,
presidente della Consob. Il gruppo - che
negli ultimi mesi si è più volte
riunito a Roma, presso la Consob - è
stato istituito per sviluppare un
approccio coordinato tra le autorità di
vigilanza europee nella regolamentazione
delle gestioni patrimoniali e degli
organismi di investimento collettivo del
risparmio (Oicr).
"Gli
esperti del Cesr - ha affermato Cardia -
si sono impegnati per fornire una
soluzione valida ed efficace che
consentisse la miglior convergenza tra i
diversi regimi normativi che ancora
disciplinano la gestione del risparmio.
Nella fase di consultazione abbiamo avuto
il supporto dei gestori e dei
partecipanti al mercato, che avevano più
volte lamentato le barriere normative
poste dal regime transitorio previsto
dalle direttive sui fondi".
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La
Iosco si adopera per rafforzare la
cooperazione internazionale tra le
autorità di vigilanza.
La
Iosco (International Organization of
Securities Commissions), l'organizzazione
mondiale delle autorità di vigilanza sui
mercati finanziari ha lanciato
un'iniziativa per ampliare l'adesione
agli standard della cooperazione
internazionale tra le autorità di
vigilanza. Il progetto è stato approvato
nel corso della riunione svoltasi negli
scorsi giorni a Città del Capo (Sud
Africa).
L'iniziativa prende avvio dalla
constatazione del crescente livello di
globalizzazione dei mercati finanziari,
che rende la collaborazione tra le
autorità di vigilanza un obiettivo di
sempre maggiore importanza. A tale
problema, del resto, la Iosco ha dedicato
da diversi anni particolare attenzione,
incoraggiando la collaborazione
internazionale nel campo della vigilanza,
estesa anche ai centri finanziari
off-shore. La Iosco ha peraltro già
definito standard per la cooperazione
internazionale nei principi e nelle
risoluzioni degli ultimi anni. Il
protocollo d'intesa multilaterale,
adottato nel 2002 e subito sottoscritto
dalla Consob, rappresenta in questo campo
un chiaro punto di riferimento per la
collaborazione transfrontaliera tra
autorità di vigilanza.
La nuova iniziativa mira, anche a seguito
di recenti grandi crisi di dimensioni
internazionali, ad identificare i Paesi a
più alto rischio per le attività
finanziarie e a promuovere il loro
adeguamento agli standard di
collaborazione Iosco attraverso un
confronto che metta in luce quali sono
gli ostacoli che attualmente si
frappongono e quali le soluzioni per
superarli. In particolare, il processo
per ampliare l'adesione agli standard
della cooperazione internazionale prevede
quattro fasi:
-
l'identificazione
dei Paesi che sembrano non essere in
grado di fornire un adeguato livello
di cooperazione o che non intendono
collaborare, a partire da quelli che
presentano i rischi più alti in
tema di protezione degli
investitori, di corretto ed
efficiente funzionamento dei mercati
e di stabilità finanziaria;
-
l'avvio
del dialogo per sviluppare
un'effettiva comprensione della loro
volontà e capacità di impegno
nella cooperazione, offrendo al
contempo assistenza per la soluzione
dei problemi emersi;
-
la
valutazione dei progressi conseguiti
nel processo di adeguamento agli
standard Iosco;
-
lo
studio di ulteriori iniziative per
conseguire un crescente livello di
conformità agli standard Iosco.
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La UE approva la Direttiva sugli obblighi di trasparenza.
L’Unione
Europea, alla fine di un processo durato
anni, ha approvato la Direttiva sugli
obblighi di trasparenza, che mira a
creare degli obblighi minimi di
trasparenza per le società quotate in
uno dei mercato dei paesi dell’UE.
La
Direttiva avrà differenti effetti nei
vari Stati Membri, a seconda dei livelli
di normativa già esistenti.
Dal punto di vista dei rendiconti
finanziari la Direttiva non aggiunge
altro a quanto già previsto nelle varie
giurisdizioni (es° approvazione del
bilancio annuale entro 4 mesi dalla
chiusura dell’esercizio,
predisposizione relazione
semestrale,ecc.).
Le
vere novità sono sull’informativa
price sensitive e sulle modalità di
pubblicazione e di divulgazione delle
stesse. Molte preoccupazioni sono state
sollevate sul fatto che molte agenzie
stampa, nei vari stati membri, non sono
in grado di garantire una simultanea e
tempestiva divulgazione delle notizie al
mercato. La direttiva, in sostanza,
propone
un nuovo regime di divulgazione
delle notizie price sensitive, che
sconvolge i sistemi attualmente in uso in
molti stati membri, come ad esempio
in Inghilterra, dove il mercato è
aperto a tanti news service providers.
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La
Morley alle quotate nell’FTSE 350:
predisponete i piani di successione.
Il gigante degli investimenti Morley Fund
Management ha richiesto alle società
inglesi di programmare per tempo i loro
piani di ricambio manageriale. In una
lettera inviata ai presidenti ed ai
segretari delle società quotate nel FTSE
350, la Morley chiede che i piani di
successione del management siano
immediatamente ed effettivamente in
regola.
“E’ parte di un approccio olistico al
board. E’ importante avere un
management efficiente ed equilibrato;
questo si ottiene con una seria ed
approfondita valutazione della formazione
professionale e delle performance”
afferma Iain Richards, Capo della
governance e delle public policy presso
la Morley “Perché focalizzare la
nostra attenzione sulle successioni? A
causa dell’enorme mole di problemi che
sorgono in seguito ad una successione mal
gestita”.
Solo alcune società sono puntuali ed
efficienti nel comunicare i loro piani di
successione al mercato; mentre ancora
troppe di esse sono colte alla sprovvista
quando si presenta la necessità di
trovare i sostituti. Richards spiega
“Abbiamo presidenti ed amministratori
non esecutivi che bussano alla nostra
porta dicendo: Il Ceo minaccia di
andarsene se non gli concederemo un
corposo aumento di stipendio e non c’è
nessuno pronto a sostituirlo. Altre volte
il Ceo va via improvvisamente e lascia la
società alle prese con l’affannosa
ricerca di trovare un sostituto”.
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L’ipotesi
monopolio minaccia l’offerta della
Deutsche Borse per il LSE.
La lotta in corso tra la Deutsche Borse
ed Euronext per la proprietà della
London Stock Exchange, ha suscitato
inquietudini sul futuro del clearing and
settlement market. Alcuni investitori
sono preoccupati che l’acquisizione
possa provocare un monopolio paneuropeo
nelle mani di un singolo mercato.
Gli
investitori hanno speculato sul fatto che
una fusione con la Deutsche Börse
porterebbe la London Stock Exchange, a
chiudersi in un sistema “vertical
silo”, mediante il quale gli operatori
potrebbero solo utilizzare i sistemi di
clearing e di settlement forniti dalla
Deutsche Börse. La borsa con base a
Francoforte è proprietaria dei suoi
servizi di clearing e settlement tramite
Clearstream, che tiene lontani i provider
post-trade rivali dall’offrire servizi
competitivi in Germania.
“Un monopolio potrebbe incrementare
enormemente i costi commerciali” -
afferma Denis Peters, amministratore del
provider rivale Euroclear, che offre
transazioni sia per Euronext che per la
London Stock Exchange. “Se la Euronext
o la Deutsche Borse comprasse la LSE e le
piattaforme di trading annesse, i membri
della London Stock Exchange sarebbero
costretti a riconfigurare la loro
infrastruttura di back office per poi
lavorare con un’altra ad un costo
maggiore”.
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Uno
studio dell’IRS inglese sottolinea la
necessità di una maggiore indipendenza
dei consigli d’amministrazione
Analisti
e investitori vogliono maggior accesso al
management ed una maggiore indipendenza
dei consigli d’amministrazione. Questi
sono due dei punti cardine trovati
all’interno della ricerca annuale
“Effective Investor Relations 2005”
condotta dall’IRS (Investor Relations
Society) in associazione col Mori (Market
and Opinion Research Institute) e con
Goldman Sachs.
Il sondaggio ha coinvolto 100
professionisti del buy-side e 49 analisti
sell-side inglesi. Il 50% degli
investitori ed il 59% degli analisti
interpellati afferma che la maggior parte
delle società trarrebbero dei benefici
dall’aumento degli amministratori non
esecutivi.
“Quello
che mi preoccupa è che diventa sempre più
difficile rivolgersi ad amministratori
non esecutivi competenti, anche se gli
analisti e gli investitori vorrebbero
vederne di più”. Così ha dichiarato
il presidente del Mori che ha
aggiunto:”Chi si strangolerebbe da
solo? Hanno paura d’assumersi
responsabilità personali”.
Quasi
la metà degli intervistati dichiara che
la comunicazione è l’ingrediente
fondamentale per svolgere una buona
attività di investor relations. Altri
fattori come la franchezza, l’onesta e
la trasparenza hanno ottenuto punteggi
migliori negli anni precedenti. I
risultati indicano che il clima di
sfiducia che ha pervaso il mercato in
seguito agli scandali di gestione degli
ultimi anni comincia ad attenuarsi.
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Il
Dipartimento del Commercio inglese
risolve la questione degli OFR.
I
revisori dei conti non saranno obbligati
a controfirmare documenti procedurali
interni delle società mentre redigono i
documenti operativi e di revisione
finanziaria (OFR). Così ha annunciato il
dipartimento dell’Industria e del
Commercio inglese (DTI) nella sua
risposta ufficiale alla consultazione
degli OFR che si è conclusa il 6 agosto.
Tra le correzioni fatte dal DTI nella
nuova proposta sugli OFR c’è quella di
far slittare la data d’esecuzione al 1
aprile 2005,
che permetterà alle società di
avere un anno supplementare per adeguarsi
alle nuove regole sui bilanci. Questa
mossa è mirata a placare gli animi delle
forti associazioni di categoria,
preoccupate che gli OFR possano
sovraccaricare ulteriormente le società
quotate inglesi, già sotto pressione per
l’adeguamento agli International
Reporting Standards (IFRS) in vigore dal
1 gennaio 2005.
Patricia Hewitt della segreteria del DTI
in una dichiarazione alla stampa ha
riferito: “In risposta alla
consultazione abbiamo semplificato i
requisiti per la revisione dei conti,
risolto le duplicazioni, evitato i costi
di pubblicazione superflui e dato alle
società più tempo per gestire la
transizione. Questo incrementerà
l’utilità degli OFR sia per gli
shareholder che per gli stakeholder”.
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Quanto
costa adeguarsi alla Sarbanes-Oxley.
Secondo
quanto emerge dall’ International’s
Annual Board of directors Study adeguarsi
alla Sarbanes-Oxley costerebbe
l’incredibile cifra di 5,1 milioni di
dollari e si prevede che ci sarà una
spesa addizionale di 3,7 milioni di
dollari per le società americane.
I
costi di adeguamento alle nuove regole di
corporate governance sono cresciuti sia
in Francia che nel Regno Unito. Le società
inglesi hanno speso in media 1,5 milioni
di dollari e gli amministratori francesi
dichiarano di averne spesi 910 mila.
I
nuovi regolamenti comportano, inoltre,
dei costi non tangibili. Per esempio il
29% degli amministratori delle società
americane hanno rifiutato la candidatura
al consiglio d’amministrazione, numero
in crescita rispetto al 13% del 2002. Il
fenomeno non è, comunque, legato
esclusivamente agli Stati Uniti. Lo
studio rivela che nel 2004 quasi un terzo
degli amministratori tedeschi invitati ad
entrare nel consiglio d’amministrazione
ha declinato l’offerta. Il dato è
cresciuto rispetto all’11% dell’anno
precedente.
Inoltre,
secondo l’inchiesta, con l’aumento
delle responsabilità dovuto ai nuovi
regolamenti è parallelamente cresciuto
anche lo stipendio medio dei membri dei
consigli d’amministrazione.
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Cresce
la trasparenza in materia di CSR.
Secondo quanto emerge dalla quarta
edizione del “Directions, a survey of
trends in corporate social responsibility
(CSR) reporting 2003/04”, il numero di
società britanniche ed europee
trasparenti in materia di responsabilità
sociale in azienda è salito alle stelle.
La ricerca è stata condotta dalla
Context, una società di consulenza in
tema di CSR, e dalla Saltbaxter,
un’agenzia di comunicazione e design.
Lo studio ha analizzato i siti web ed i
bilanci annuali delle più importanti
società britanniche (FTSE 250),
americane (S&P 50) ed europee (50)
per scoprire le tendenze della
comunicazione in materia di CSR. Oggi, più
della metà (145) delle 250 più
importanti società inglesi informano
riguardo la responsabilità sociale. Solo
24 di queste hanno iniziato quest’ anno
ad essere trasparenti in materia. Questi
dati rappresentano un bel balzo in avanti
rispetto ai risultati emersi dalla
ricerca del 2001, dalla quale emergeva
che solo 54 delle 250 società prese in
esame erano trasparenti in tema di
responsabilità sociale. Nel Regno
Unito, 83 società su 100 sono
trasparenti in materia, così come
l’Europa con 44 su 50. Gli Stati Uniti
sono in ritardo con solo 27 società su
50 che informano in materia di CSR.
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Il Cesr
pubblica i risultati degli accertamenti
sui comportamenti non corretti
nell'industria europea dei fondi di
investimento.
Il
Cesr (Committee of European Securities
Regulators), di cui la Consob fa parte,
ha recentemente pubblicato un rapporto
che presenta i risultati degli
accertamenti condotti dalle singole
autorità nazionali su presunti
comportamenti non corretti dell'industria
europea dei fondi d'investimento. Al
centro dell'indagine fenomeni come il
"late trading" (gli scambi
effettuati dopo la chiusura del mercato)
o il "market timing" (la
negoziazione che trae vantaggio dalle
discrepanze temporali nella fissazione
del prezzo della quota di un fondo)
"Il
rapporto - ha affermato il presidente
della Consob, Lamberto Cardia, che
presiede anche il gruppo di esperti del
Cesr sul risparmio gestito - mette
in evidenza che sono rare in Europa certe
pratiche non corrette messe in atto a
volte da fondi comuni a beneficio di
pochi investitori privilegiati. Ciò
nonostante - ha proseguito Cardia - i
risultati dell'indagine suggeriscono di
apportare miglioramenti alle procedure
interne delle società di gestione. Le
autorità di vigilanza - ha concluso -
stanno studiando misure idonee ad elevare
il livello di protezione di quanti
investono nei fondi comuni europei".
Le
autorità che aderiscono al Cesr hanno
condotto un'ampia verifica per valutare
la consistenza delle pratiche non
corrette dopo che la Sec, l'autorità di
vigilanza statunitense, ha avviato
nell'autunno del 2003 un'indagine dalla
quale sono emerse diffuse pratiche
abusive nel mercato americano dei fondi
comuni. Le conclusioni del rapporto del
Cesr, secondo le quali tali pratiche
hanno trovato scarso riscontro in Europa,
sono incoraggianti. Tuttavia tali
conclusioni mettono in rilievo anche
l'opportunità di migliorare le procedure
di controllo interno delle società
di gestione, al fine di prevenire rischi
futuri.
A
questo proposito le autorità del Cesr
hanno messo a punto specifiche misure e
strumenti di vigilanza per migliorare il
monitoraggio dei casi, anche potenziali,
di pratiche non corrette. Il rapporto,
disponibile sul sito del CSER contiene,
tra l'altro, una sintesi delle iniziative
di vigilanza e regolamentari intraprese
da ciascuna autorità aderente al Cesr
sulla base degli accertamenti condotti.
Per
ulteriori approfondimenti clicca
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Borsa
Italiana definisce gli schemi di
comunicato price-sensitive.
Il
Consiglio di Amministrazione di Borsa
Italiana ha recentemente approvato alcune
modifiche alle Istruzioni al Regolamento
dei Mercati che definiscono il contenuto
minimo dei comunicati price
sensitive emessi dalle società
quotate e le modalità di
rappresentazione delle informazioni in
essi contenute con riferimento a singole
tipologie di fatti rilevanti. Le
modifiche, approvate dalla Consob,
entreranno in vigore il 1° febbraio
2005.
L’iniziativa,
frutto di un confronto che ha coinvolto
le Autorità e le Associazioni di
categoria, vuole soddisfare un’esigenza
di standardizzazione dei comunicati price
sensitive per una maggiore chiarezza,
completezza ed efficienza
dell’informativa societaria al mercato.
Sono state fissate modalità di
rappresentazione uniformi per accrescere
la fruibilità e la comparabilità nel
tempo dell’informazione continua senza
alcun aggravio degli obblighi informativi
posti a carico degli emittenti dalla
legge e dai regolamenti.
A
partire dal 1° febbraio 2005 ogni
tipologia di comunicato price sensitive dovrà essere articolata in un titolo, un sommario,
un testo e i contatti societari.
Il
titolo
contiene una descrizione oggettiva e
sintetica del fatto. Nel caso in cui il
comunicato si riferisca a più eventi
rilevanti, il titolo fa menzione di
ciascun evento. Nel caso in cui il
comunicato sia inviato attraverso il
Network Information System (NIS), il
titolo viene anche inserito nella sezione
“oggetto” del NIS.
Il
sommario
riassume gli elementi caratterizzanti
del fatto, esposti in forma di tabella o
di elenco, così da fornirne una sintesi
non fuorviante. Potrà essere omesso nel caso in cui il titolo del comunicato contenga già
una descrizione esaustiva degli elementi
essenziali del fatto.
Il
testo
riporta, in forma articolata, il
contenuto della notizia secondo un indice
liberamente scelto dalla società, purché
tale da assicurare coerenza logica
all’esposizione. Se necessario per
assicurare una maggiore chiarezza di
contenuto, il testo dovrà essere
organizzato in sezioni, accompagnate da
un titolo.
I
contatti
societari contengono i nominativi
delle persone e/o strutture da contattare
per informazioni, i relativi recapiti
telefonici e di posta elettronica, nonché
l’eventuale sito internet della società.
E’ stato inoltre definito il contenuto
minimo dei comunicati con riferimento
alle più comuni tipologie di fatti
rilevanti:
-
l’approvazione dei dati contabili di
periodo;
-
l’approvazione dei rendiconti di
gestione e delle relazioni semestrali da
parte
degli
OICR quotati;
-
il rilascio di giudizi della società di
revisione;
-
la diffusione di dati previsionali o
obiettivi quantitativi;
-
la dimissione e la nomina dei componenti
gli organi di amministrazione e
controllo
e di altri responsabili chiave;
-
le operazioni di acquisizione o cessione;
-
gli aumenti di capitale e/o emissione di
obbligazioni convertibili;
-
l’emissione di obbligazioni;
-
le operazioni su azioni proprie;
-
le operazioni di fusione/scissione.
La
modifica si estende anche alle società
del Mercato Expandi e del Nuovo
Mercato.
Per
maggiori informazioni visita il sito di Borsa
Italiana
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Gli
analisti europei non sono pronti per
l’IFRS.
La maggior parte degli analisti sell-side
europei sono molto impreparati sul tema
degli IFRS (International Financial
Reporting Standards). Questo l’allarme
lanciato da un comitato di esperti
durante un seminario sugli IFRS ospitato
dalla IRS (Investor Relations Society).
“Siamo tutti preoccupati del fatto che
gli analisti non stiano prestando la
dovuta attenzione ai cambiamenti in
arrivo” ha dichiarato Mark Vaessen, CEO
della società di consulenza KPMG.
Secondo una ricerca della KPMG condotta
su un campione di 100 analisti sell-side,
a poche settimane dal 1 gennaio 2005,
data dell’entrata in vigore dei nuovi
parametri, solo l’8% degli analisti
britannici valuta la propria conoscenza
sull’IFRS “buona”, mentre il 40% la
valuta come scarsa.
“La ricerca evidenzia la scarsa
preparazione degli analisti”, afferma
Peter Elwin, capo della sezione
accounting and valuation research di
Cazenove. “Per gli analisti tutto
ciò rappresenta una sfida. Subiscono
notevoli pressioni durante il giorno e
per loro risulta estremamente difficile
trovare del tempo per migliorare le
proprie competenze professionali”.
Molte case di investimento e brokeraggio
hanno investito numerose risorse nella
formazione dei loro analisti, ma hanno
ottenuto risultati contrastanti: “puoi
portare il cavallo alla fonte, ma non
costringerlo a bere” ha commentato
Elwin.Il comitato di esperti ha inoltre
commentato la decisone dell’Unione
Europea di permettere alle società di
ignorare i paragrafi dello standard 39,
che regolano l’uso di determinati
strumenti finanziari.
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maggiori dettagli clicca
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C’è
tempo sino al 1° novembre per iscriversi
all’ IR Global Rankings and Awards
2005.
L’Mz Consult è un service provider
indipendente di investor relations e
comunicazione finanziaria che organizza
ogni anno una manifestazione che assegna
una serie di riconoscimenti ai migliori
professionisti delle IR. L’evento, nato
nel 1999 è cresciuto fino a raggiungere
il record di 300 partecipanti provenienti
da 33 diverse nazioni. È uno dei più
importanti concorsi di siti IR e bilanci
on-line del mondo.
I Top Five Awards sono un insieme di valutazioni tecniche per
identificare e riconoscere i cinque
migliori siti di Investor Relations di
società quotate distinte per settore
merceologico e paese d’origine.
Il RAO1 Award per il migliore bilancio annuale on-line è assegnato
al miglior bilancio ed è un mezzo
utilizzato per promuovere il bilancio
on-line come strumento ottimale per
comunicare con gli investitori.
L’edizione
dell’evento 2005 ha guadagnato un
ulteriore e solido supporto dai
professionisti delle Investor Relations e
dalle associazioni mondiali degli
analisti. Le associazioni che hanno già
sposato l’iniziativa nell’interesse
di promuovere al meglio le investor
relations e la corporate governance sono:
l’ Associazione Asiatica di Investor
Relations (IRAA), che opera a Hong kong e Singapore, l’associazione tedesca (DIRK),
quella spagnola (AERI), la messicana (AMERI),
quella svizzera (SIRV) e quella
brasiliana (APIMEC). Tra gli sponsor
della manifestazione vi sono anche Gruppo
Albino, Sec
Relazioni Pubbliche e Istituzionali,
Investrend Forums, JPMorgan, KPMG, ecc..
Tra
gennaio e febbraio del 2005 si terranno
quattro cerimonie di premiazione: a New
York, Londra, San Paulo ed Hong Kong.
vuoi
iscrivere la tua società? clicca
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Regno
Unito: la vigilanza finanziaria diventa
proattiva
L’inglese FRC (Financial Reporting
Council) rivedrà ogni anno, partendo dal
2005, i conti di 300 società quotate per
scoprire eventuali irregolarità. Così
ha reso noto oggi Paul Boyle, chief
executive di CFR, nel corso di un
seminario ospitato dalla Investor
Relation Society, l’organizzazione
degli IR inglesi, intitolato “IR in the
boardroom”.
Questo nuovo metodo proattivo si
contrappone a quello adottato
precedentemente dal FRC che consisteva
nell’esaminare i conti aziendali, solo
in presenza di una evidente prova di
irregolarità.
Alcuni dei conti della società da
esaminare
saranno scelti
in base a
sospetti o soffiate, mentre altri
saranno selezionati casualmente.
Boyle sottolinea che queste indagini
saranno condotte in segreto per
salvaguardare i corsi azionari delle
aziende sotto inchiesta.
“E’ preferibile condurre le inchieste
in modo confidenziale” dice Boyle “in
queste occasioni c’è il rischio di
spargere
di diffondere voci false e
tendenziose”.
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Un’unica
Borsa per l’Europa Orientale?
Il
13 agosto i presidenti della borsa
austriaca, magiara e polacca hanno
annunciato di stare lavorando ad un
progetto di cooperazione finalizzato
all’incremento della liquidità nei
mercati borsistici dell’Europa
Centro-Orientale e ad attirare
l’attenzione di un maggior numero di
investitori.
Ma secondo alcuni addetti ai lavori tale
progetto sarebbe ancora lontano
dall’essere realizzato; se, infatti, è
vero che la borsa ungherese e austriaca
intrattengono un relazione più stretta
(la borsa e alcune banche austriache
detengono il 68,8% di quella ungherese),
non si può dire la stessa cosa su quella
polacca, che rappresenta un caso a parte.
La borsa polacca, che ha una
capitalizzazione di 35 miliardi di euro,
è in via di privatizzazione e i
particolari con cui questa avverrà non
saranno resi noti prima del 2005.
Elvira Zak, portavoce della borsa
austriaca, ha fatto notare l’importanza
fondamentale che avranno le procedure
della privatizzazione, e come da queste
dipenda ogni possibile alleanza.
Secondo Dariusz Chorvlo, capo delle IR
della Polocca Bank Pekao, la creazione di
un’unica piattaforma non sono migliorerà
la liquidità dei mercati ma consentirà
anche di beneficiare delle economie di
scala legate all’integrazione delle
piattaforme di trading e di liquidazione.
Accanto a questi aspetti positivi –
riferisce Thomas Melzer, membro del
Circle for Investor Relations Austria –
ci sono anche delle criticità non
trascurabili come ad esempio la difficoltà
per le società di più piccole
dimensioni di accedere al mercato sia per
i costi da sostenere sia per le maggiori
aspettative degli investitori.
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approfondire la notizia clicca
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Migliora la comunicazione
on line nell’Europa Centro-Orientale.
Le
società quotate nelle borse
dell’Europa Centro-Orientale stanno
costantemente migliorando la qualità
della propria comunicazione on line,
fornendo sui propri siti informazioni mai
immesse prima. Queste sono le conclusioni
di una ricerca condotta da Partners for
Financial Stability (PFS) Program of the
East-West Management Institute.
L’indagine
ha analizzato i siti societari delle
principali 10 società quotate nelle
piazze finanziarie di Bulgaria, Croazia,
Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria,
Lituania,
Lettonia, Polonia, Romania,
Slovacchia e Slovenia.
Tra i dati più significativi quello che
vede l’incremento dal 61% del febbraio
2004 al 70% di agosto del numero di
società che forniscono i nomi dei membri
del cda. Passano dal 77% all’84% le
società che forniscono informazioni
anche in lingua inglese nel proprio sito
societario. Goffrey Mazullo,
amministratore di PFS, spiega il
miglioramento delle IR on line di queste
società, con la crescente importanza dei
temi legati alla governance, alla CSR e
alla trasparenza in generale. Altra
spiegazione sta nel fatto che
l’ingresso in Europa di questi paesi ha
portato le società sotto l’occhio dei
gestori internazionali.
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maggiori informazioni clicca
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Due teste
ragionano meglio di una?
Le
società in tutto il mondo stanno
dibattendo sulla seguente questione: E’
meglio due teste o una sola?.
Sorprendentemente, il punto di vista
dell’investment community è che i
ruoli di presidente e amministratore
delegato della società dovrebbero essere
ricoperti da individui diversi. E’una
visione che da lungo tempo ha preso piede
nelle società inglesi, dove la grande
maggioranza delle aziende ha già
separato le due cariche. Negli Stati
Uniti, al contrario, la situazione tipica
prevede che sia un unico individuo a
ricoprire entrambi i ruoli. Ma le aziende
americane stanno finalmente iniziando a
sentire una certa pressione verso la
separazione dei ruoli e cominciano a
nominare un presidente realmente
indipendente.
Finora,
soltanto il 20% delle più grandi società
americane ha aderito alla riforma.
Un’indagine della Corporate Library,
una società di ricerca americana, mostra
che solo 15 società incluse
nell’indice S&P 500 hanno un
presidente realmente indipendente.
I fondi pensione dei sindacati americani
si sono dichiarati favorevoli alla nomina
dei presidenti indipendenti. Damon
Silvers, procuratore generale al AFL-CIO,
l’associazione dei sindacati americani,
ha così spiegato il clima prevalente
negli Stati Uniti: “Vediamo questa
problematica come una parte rilevante
delle riforme della governance che ci
piacerebbe vedere. Fino a poco tempo fa,
il management non doveva rispondere a
nessuno: lo sforzo di separare il ruolo
del presidente da quello
dell’amministratore delegato è senza
dubbio parte di un programma che vuole
rendere entrambi i ruoli più potenti e
funzionali”.
I
fondi pensione hanno proposto la riforma
dei ruoli a molte società americane,
richiedendo all’amministratore
l’abbandono della presidenza. Silvers
ha dichiarato che la proposta è di
solito indirizzata a quelle società in
cui il ruolo dell’amministratore
delegato è evidentemente preponderante,
oppure il board è passivo, situazioni
che possono essere segnalate da un
eccessivo onorario, dalla mancanza di
indipendenza del board o da una scarsa
performance della società. E’
un’utile soluzione “quando la società
viene usata come un giocattolo personale
dall’amministratore delegato”.
I fondi pensione inglesi e i gestori dei
fondi con una significativa esposizione
alle azioni americane sono anche loro
entusiasti di vedere le possibili future
conseguenze derivanti dall’indipendenza
delle cariche. Colin Melvin, manager
corporate governance presso Hermes
Investment Management, ha dichiarato:
“Nel Regno Unito é generalmente
riconosciuto che i ruoli dovrebbero
essere separati. Non è così negli Stati
Uniti: le consuetudini di governance
americane, infatti, necessitano di
riforme”.
Senza dubbio, ci sono stati dei progressi
nella separazione dei ruoli negli Stati
Uniti; permane però una considerevole
resistenza all’idea che la separazione
delle cariche dovrebbe essere
formalizzata. Sarebbe un errore, inoltre,
trapiantare le pratiche che sono state
costituite nel Regno Unito così come
sono: è necessario un periodo di
riflessione per giungere
all’elaborazione di una riforma
adeguata per gli Stati Uniti.
Questo paese non è l’unico che sta
intraprendendo il lento approccio
all’indipendenza della presidenza:
circa l’80% delle più importanti 300
società europee presentano, infatti, una
separazione di ruoli tra il presidente e
il direttore generale.
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Impegno
ambientale delle società: gravi carenze.
Una
nuova indagine dell’Agenzia per
l’Ambiente inglese ha duramente
criticato l’impegno nell’ambiente
delle società incluse nell’indice FTSE
All-Share risultante dai bilanci. La
maggior parte dei rendiconti societari,
infatti, risulta carente dal punto di
vista della profondità o del
coinvolgimento nella problematica.
Quasi il 90% di queste società discute
del proprio processo di interazione con
l’ambiente nei bilanci e rendiconti
finanziari, ma la stragrande maggioranza
ha delle carenze di rigore, profondità o
quantificazione degli interventi;
l’11%, addirittura, non fa nessun
riferimento all’argomento.
L’Agenzia per l’Ambiente ha scoperto
che soltanto il 10% di tutte le società
riferisce agli azionisti notizie
riguardanti l’acqua, gli sprechi e gli
utilizzi di energia, mentre solo il 17%
parla dei rischi legati al cambiamento
climatico.
Nick Robins, capo della ricerca SRI di
Henderson Global Investors, ha
dichiarato: “Perfino il governo ammette
che il cambiamento climatico è una
minaccia pericolosa quanto il terrorismo
internazionale, tuttavia, soltanto il 17%
delle società fa riferimento alla
problematica nel proprio bilancio”.
Robins ha aggiunto che la nuova
normativa, che fornirà specifiche linee
guida su come le società siano tenute a
fornire informazioni agli investitori
sulle problematiche ambientali, sta al
momento definendo gli standard contabili.
In ogni caso, non ci si aspetta che
queste raccomandazioni, che costituiscono
un criterio a tutti gli effetti, entrino
nel diritto societario fino al prossimo
anno.
Nicky Gardner, relatore di FTSE4Good, un
indice societario inglese che misura le
performance rispetto a standard societari
di responsabilità sociale, ha dichiarato
che l’indagine dell’Agenzia per
l’Ambiente si è concentrata solo sulle
società che includono informazioni
ambientali nei loro bilanci. Questo è
solo uno dei metodi che si possono
utilizzare per comunicare l’impegno
societario nell’ambiente. “Alcune
società forniscono questo genere di
informazioni in documenti separati oppure
online. Solo meno della metà delle
società incluse nell’Indice All-Share
hanno politiche che riguardano le
problematiche ambientali, ma potrebbero
scegliere di pubblicarne i risultati
separatamente”.
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ulteriori approfondimenti clicca
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Corporate
governance: l’Italia spicca il volo
.
Secondo
una ricerca condotta da Asa Executive
Search, società di consulenza per le
human resources, che ha interessato 100
executives delle società leader
italiane, gli scandali finanziari di
Parmalat e Giacomelli, accanto ai
propositi del governo italiano di
espandere i poteri della Consob, hanno
avuto un profondo impatto sulle società
italiane. Il 74% degli intervistati ha
dichiarato che le proprie società hanno
adottato sistemi di controllo più severi
nell’ultimo anno, come diretto
risultato della perdita di fiducia degli
investitori. Sebbene più della metà del
campione (56%) abbia dichiarato che i
recenti scandali finanziari in Italia e
altrove non hanno avuto effetto sul
volume di business delle proprie società,
il 43% ha ammesso che ci sia stato un
effetto “negativo” o “molto
negativo”, mentre l’1% ha detto che
la propria società ha beneficiato della
situazione.
Alla
domanda su come si possa garantire
l’indipendenza dei revisori dei conti,
il 26% ha risposto che le società che
fanno revisione contabile non dovrebbero
fornire altri servizi di consulenza ai
propri clienti, mentre il 21% ha
dichiarato che il revisore dovrebbe
riferirsi ad una commissione di
revisione, formata esclusivamente da
dirigenti indipendenti – cosa che è
assolutamente in linea con le migliori
pratiche in uso dappertutto.
Quasi
un quarto degli intervistati (23%), ha
suggerito che il revisore dovrebbe essere
nominato da un organismo esterno, mentre
l’11% ha detto che molti problemi delle
società potrebbero essere risolti se i
compensi per la revisione fossero più
alti.
Circa
il 20% degli intervistati, inoltre, crede
che i problemi di Parmalat siano dipesi
dal fatto che un revisore, Deloitte
Touche, si occupava della revisione
contabile del gruppo, mentre un altro,
Grant Thornton, delle società
sussidiarie. Ciò ha ritardato la
scoperta di discrepanze nei rendiconti
finanziari (sempre ammesso che ci sia
stato l’intento di trovarle); il 19%
del campione ritiene che tali problemi
possano essere risolti con la decisione
di far svolgere ad un unico revisore i
controlli finanziari per una società e
le sue sussidiarie.
L’indagine
ha evidenziato una chiara differenza di
opinione in merito al ruolo degli
azionisti: il 62% degli intervistati
ritiene che se gli azionisti di controllo
avessero le qualifiche necessarie, il
fatto di essere nel consiglio di
amministrazione o di occupare
un’importante posizione direttiva non
costituirebbe un problema. Comunque, il
38% crede che i più grandi azionisti
dovrebbero essere esclusi da qualunque
genere di ruolo operativo nella società.
“Non
è una sorpresa”– ha dichiarato
Victor Dana, partner di Asa – “Molte
società di successo sono state create da
brillanti imprenditori che sono ancora
azionisti di maggioranza. Alcuni di loro
hanno fatto in modo di attrarre talenti
manageriali che condividono la loro
visione e danno continuità alla società”.
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maggiori dettagli clicca qui |
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Trascurare
il Giappone? Un errore strategico.
L’IRS, Investor Relations Society, ha
recentemente condotto una conferenza dal
titolo ‘Insights into the Japanese
market’. Durante il convegno si è
fatto il punto della situazione sulle
relazioni finanziarie con il Paese del
Sol Levante: dal dibattito è emerso che
sono molte le società occidentali, in
particolare inglesi, che stando perdendo
l’occasione di capitalizzare il
rinnovato interesse degli investitori
nipponici verso le società estere.
Questo dato è stato evidenziato tra gli
altri da Tomoko Shigiya-Minter, director
presso la Cubitt Consulting, non ci
sarebbero società inglesi a sufficienza
a gestire le proprie IR anche in
Giappone. Shigiya-Minter, inoltre, ha
fatto notare che gli investitori
giapponesi detengono il 7,5% della
capitalizzazione del London Stock
Exchange, ma le società ignorano questo
fattore perché non conoscono i propri
azionisti esteri, spesso perché i nomi
degli stessi non consentono
un’immediata identificazione.
Le società inglesi devono attivarsi per
costruire delle stabili IR con gli
investitori giapponesi, soprattutto alla
luce del fatto che i fondi pensione
pubblici e privati giapponesi sono ora
autorizzati ad investire anche in società
estere.
Anche Kato Hiroaki, capo dell’ European
Equity sales presso la Daiwa Securities
SMBC ha evidenziato l’importanza di
intensificare le relazioni tra società e
investitori giapponesi: “ il Giappone -
ha detto Hiroaki - è ora più desideroso di investire in società estere,
soprattutto da quando il mercato
nipponico (dal 1990 ad oggi) sta offrendo
rendimenti molto bassi”.
Per
maggiori dettagli clicca
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La
Securities and Exchange Commission
incrementa la propria trasparenza.
Nello
sforzo
di incrementare la propria
trasparenza, la Securities and Exchange
Commission ha annunciato di voler
pubblicare sul proprio sito
i commenti e le richieste che sono
inviati a fondi comuni e società quotate
in occasione della pubblicazione di
annual report e di offerte pubbliche.
Ovviamente saranno pubblicate anche le
risposte
degli emittenti soggetti alla
vigilanza dell’Authority americana.
John
Nester, portavoce della Securities and
Exchange Commission, ha precisato che
quelle che saranno pubblicati non
rappresentano la ‘voce’ ufficiale
della SEC ma sono dei chiarimenti
richiesti dai singoli staff dell’Authority
sui documenti che gli emittenti sono
tenuti a pubblicare.
Questa
tipologia di richieste e commenti sono
stati sempre pubblicamente accessibili,
ma solo su esplicita richiesta degli
interessati (come disposto dal Freedom of
Infermation Act); con la pubblicazione
sul sito internet della Sec, ha spiegato
John Nester, sarà resa più agevole e
semplice l’accessibilità di questi
documenti.
Sarà,
comunque, rispettata la tempistica di
pubblicazione delle informazioni prevista
dal Freedom of Infermation Act: devono
cioè essere trascorsi 45 giorni dal
perfezionamento delle procedure di
revisione delle comunicazioni societarie,
ferma restando la possibilità delle
società di richiedere la riservatezza di
alcune comunicazioni con l’Authority.
Per
approfondire la notizia clicca
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Conferenza
internazionale dell’IIRF sulle IR a
Roma.
L’annuale
conferenza internazionale dell’IIRF,
dal titolo “IR: facing tough odds?”,
si svolgerà a Roma in data 26-28
settembre 2004. Interverranno sul tema
IRO, investitori,
operatori e altri esperti di
rilievo, tra cui:
-
Paolo
Scaroni – Amministratore delegato di
Enel.
-
Corrado
Passera – Amministratore delegato di
Banca Intesa.
-
Louis
M. Thompson Jr
- Presidente e amministratore
delegato di NIRI.
-
Yukio
Ozawa, investor relations VP di Sony
Corporation.
-
Wolfram
Schmitt – Responsabile Investor
Relations di Deutsche Bank.
La
conferenza avrà a tema le sfide più
importanti per le Investor Relations: ciò
che gli amministratori delegati e gli
investitori si aspettano dalle IR e come
esse dovrebbero essere rese operative.
Verranno illustrati e discussi dei casi
pratici riguardanti società, sia dei
mercati sviluppati sia emergenti,
soprattutto dal punto di vista del
rapporto con gli analisti. Infine,
saranno descritte le ricerche realizzate
sulle problematiche più importanti delle
Investor Relations.
Vuoi
saperne di più?
clicca
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Ecco
i vincitori degli
UK award.
Circa
900 Iro, Amministratori delegati, Cfo e
service providers si sono riuniti per
l’evento IR inglese dell’anno:
l’annuale IR Magazine UK Awards,
tenutosi all’hotel Grosvenor House di
Londra, con il brillante intrattenimento
del comico Rory Bremner e la proiezione
in diretta della seconda metà della
partita di calcio Inghilterra-Croazia.
Il
grande vincitore della serata è stato
BP, che si è portato a casa il grand
prix per le migliori investor relations,
dopo il terzo posto ottenuto l’anno
scorso. Il capo IR di BP, Fergus MacLeod,
e il direttore IR Peter Hall, hanno anche
ricevuto il premio come migliori IRO tra
le società FTSE 100.
“BP si è impegnata in molti ambiti
nell’ultimo anno”- ha dichiarato Hall
– “abbiamo avuto una grande joint
venture in Russia e abbiamo dovuto
metterne al corrente il mercato. Abbiamo
anche fatto un grosso update della nostra
strategia. Entrambi questi significativi
avvenimenti hanno richiesto un
considerevole investimento di tempo e
risorse. Gli sforzi sono stati
ricompensati dal successo con cui questi
eventi sono stati realizzati per
l’investment community”.
Hammerson
ha vinto nella categoria di migliori IR
per le società FTSE 250 per il terzo
anno consecutivo. Chris Smith, che è a
capo della funzione IR della società, si
è anche portato a casa per la terza
volta il premio come migliore IRO tra le
società FTSE 250.
“Noi abbiamo un approccio– ha
spiegato Smith – che si basa su
accessibilità, imparzialità,
innovazione e apertura. Il nostro sforzo
comunicativo è a tutti gli effetti parte
integrante del modo in cui gestiamo il
nostro business”.
I vincitori dei premi di circa 40
categorie sono stati scelti nel corso di
un’indagine condotta Richard Davies
Investor Relations, una società di
consulenza londinese, che ha intervistato
circa 700 professionisti
dell’investment industry, fund manager
e analisti.
Per
un ulteriore approfondimento clicca
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Ecco
cosa cercano gli investitori nei siti
societari.
Gli
investitori privati vogliono più
strumenti di “education” sulle
sezioni IR dei siti societari; questo è
quanto risulta da uno studio recentemente
condotto da Real World Investor (RWI),
un’agenzia on line inglese di ricerca,
specializzata sulle IR.
Lo
studio, chiamato “Investor tools – do
private investors use them?”, rivela
che il 95% degli intervistati vorrebbe
che le società fornissero contenuti più
approfonditi sul loro market place –
inclusi link a informazioni esterne e
possibilità di confronti – nella
sezione IR del loro sito societario.
Circa
l’83% degli intervistati, inoltre,
trova utile che le società includano le
stime degli analisti nel loro sito
societario. Ian Anderson, autore dello
studio, ha dichiarato: “Gli investitori
privati vogliono un’area
“education” più ampia e questo vale
anche per gli investitori professionali e
i giornalisti. Tutti vogliono un’area
“education” più ampia che riguardi i
settori e i mercati della società.
Inoltre è possibile che, se la società
è una multinazionale, gli investitori
desiderino conoscere i mercati in cui
opera, i fattori di rischio e così
via”.
Lo
studio mostra anche che la maggior parte
degli investitori privati non usa gli
strumenti “standard”, come share
price calculators e dividend calculators:
meno del 15% degli intervistati ha
ammesso, infatti, di non averli mai
usati. Inoltre, il 70% dei rispondenti ha
dichiarato di accedere ai webcast
“raramente” o “mai”.
Uno
strumento che, invece, gli intervistati
trovano utile è la possibilità di
download di fogli Excel contenenti i dati
finanziari della società. Più del 52%
degli intervistati ha espresso il
desiderio che più società offrano
questo servizio. Anderson ha dichiarato
che si tratta di un servizio facile e
poco costoso che le società possono
realizzare al proprio interno e che,
dunque, dovrebbero aggiungere al proprio
sito societario.
Per
questo studio RWI ha intervistato 74
investitori privati europei, con un
portafoglio minimo di 25.000 sterline.
Per
ulteriori approfondimenti clicca
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Nuovo
colpo inferto ai principi contabili
dell’Unione Europea.
I nuovi principi contabili dell’Unione
Europea sono di nuovo a rischio, in
seguito alla discussione avvenuta tra i
membri dell’Unione sui derivati, che ha
provocato il fallimento dell’accordo
tra la Commissione dell’Unione Europea
e l’International Accounting Standards
Board (IASB).
Il regolamento sui derivati, comunemente
conosciuto come IAS39 - che obbligherebbe gli operatori finanziari a rendere
noti i valori di mercato
dell’investimento in derivati - ha
visto Francia, Belgio, Italia e Spagna
ostacolare un possibile accordo. Gli
oppositori del regolamento hanno
evidenziato come esso possa incrementare
la volatilità del sistema finanziario.
La questione è urgente, dal momento che
è previsto che gli standard di
convergenza dell’Unione Europea con gli
Stati Uniti siano attuati il primo
gennaio 2005, per lasciare all’Unione
Europea un po’ di tempo per concludere
un accordo. Secondo un articolo del
Financial Times, ciò significa anche
che, a meno che non si arrivi ad
un accordo nell’Unione Europea, gli Stati Uniti potrebbero essere
molto meno propensi a considerare i
principi europei come alternativa
realistica a quelle in uso al proprio
interno, che sono i GAAP.
Ken Wild, global leader per i principi
contabili internazionali alla Deloitte
& Touche a Londra, ha messo in luce
alcune delle differenze esistenti tra i
paesi dell’Unione Europea
sull’argomento, dovute alle profonde
diversità culturali: “In Europa la
cultura contabile è basata sul sistema
di tassazione e la contabilità di
controllo, che deve soddisfare alcune
misure. La cultura che stiamo tentando di
diffondere, invece, è basata sul
mercato, con un’elevata trasparenza nei
confronti degli azionisti. Proprio questa
differenza di cultura sta rendendo le
cose difficili tra i Paesi Europei. Ciò
che abbiamo ottenuto con la costituzione
dell’International Accounting Standards
Board – ha continuato Ken Wild – è
un ente che si occupi di stabilire uno
standard unico. Dobbiamo fare in modo che
si smetta di utilizzare i principi
locali, ma gli Stati Uniti, nel breve
periodo, non hanno intenzione di
rinunciare ai propri”.
Nel lungo periodo si spera che emergano
dei nuovi principi contabili –
un’unione tra quelli statunitensi del
Financial Accounting Standards Board (FASB)
e quelli dello IASB.
I due enti stanno lavorando a
stretto contatto, sebbene i critici –
ha detto Wild – sostengano che il FASB
sia tuttora maggiormente orientato verso
le regole esistenti negli Stati Uniti”.
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ulteriori approfondimenti, clicca
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La
nuova Divisione Wholesale &
International Banking di BNL SpA.
La BNL rafforza il profilo di banca al
servizio delle imprese con il nuovo
assetto organizzativo della Divisione
Wholesale & International Banking,
guidata da Riccardo Lupi.
La nuova struttura, che assume un profilo
più innovativo e “corporate”, si
articola in sei aree di attività
principali: Prodotti e Capital Markets,
Mercati Finanziari, Investment Banking,
Mercato Grandi Clienti, Coverage e
International Banking.
La missione è quella di sviluppare
prodotti finanziari tradizionali,
innovativi e strutturati; ottimizzare il
profilo di rischio/rendimento sui mercati
finanziari; promuovere e realizzare
operazioni di investment banking;
presidiare la gestione e lo sviluppo
delle relazioni con i grandi clienti e le
istituzioni finanziarie; sviluppare
prodotti/servizi per
l’internazionalizzazione delle imprese;
assicurare la diffusione dell’offerta
“wholesale” presso la rete
distributiva della Banca e
del Gruppo e le Istituzioni Finanziarie.
Il rafforzamento e l’accorpamento
dell’International Banking nella
Divisione consente di meglio perseguire
l’obiettivo di consolidare i rapporti
con le aziende. Grazie al coordinamento
operativo della rete Estera (le Filiali
di Londra, New York, Hong Kong e Madrid,
gli Uffici di Rappresentanza), assicurato
dall’International Banking, il raccordo
con le altre aree della Divisione, per i
business di specifica competenza,
garantisce un presidio integrato delle
attività estere e una sinergia con
l’offerta di una gamma completa di
consulenze, prodotti e servizi per
ottimizzare le risorse e gestire i rischi
delle imprese.
La Divisione Wholesale &
International Banking assume quindi il
ruolo di “architetto strategico” per
individuare le soluzioni migliori
per assistere e sostenere lo
sviluppo delle imprese. |
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Annunciati i vincitori del Thomson Extel 2004
Dopo
mesi di lobbying energica, quasi 500
analisti, gestori di fondi e manager si
sono riuniti nei primi giorni di giugno
per conoscere i risultati della 31esima
edizione del
Thomson Extel Annual Survey presso
la storica sede del Guildhall di Londra.
L’evento – anche conosciuto come gli
Oscar della City di Londra – è basato
sullo studio più ampio che sia mai stato
effettuato dagli analisti sell-side
europei.
In
questa occasione, più di 1.300 SGR e
4.000 professionisti sono stati valutati.
Normalmente le squadre di ricerca degli
analisti cominciano a contattare i
gestori dei fondi all’inizio
dell’anno, nel tentativo di ottenere le
loro valutazioni.
Steve
Kelly, capo della Thomson Extel Survey,
ha dichiarato che dall’ultima indagine
le dinamiche di relazione tra le società,
i gestori dei fondi e gli analisti
sell-side sono considerevolmente
cambiate, con un incremento di
comunicazione diretta tra le società e
gli investitori istituzionali.
“I
gestori dei fondi – ha commentato Kelly
– riescono a comunicare meglio di prima
con chiunque si occupi di investor
relations in una società. Essi spesso
comprendono che gli IRO sono più
consapevoli di ciò che succede nella
propria società e più capaci di parlare
nel modo adatto con le istituzioni
buy-side. I gestori dei fondi sono anche
diventati molto più cauti nei confronti
delle ricerche degli analisti
sell-side.”
Per
l’area equity research, UBS ha vinto,
nella categoria “Leading Pan-European
brokerage firm”, per il terzo anno
consecutivo. David Jessop di Ubs si è
anche aggiudicato il premio di “rising
star analyst”.
Fidelity
è stata nuovamente premiata come
migliore società nella gestione di
fondi. Nella
categoria IR, BP ha vinto per le migliori
IR in una società Pan Europea.
Premiata
Valeria Leone, IRM di Telecom Italia
Mobile, come miglior
IR manager del nostro paese, mentre a
livello europeo tra le aziende quotate di
tutti i settori industriali, l'IRM di TIM
si è aggiudicata il settimo posto (lo
scorso anno il quattordicesimo).
Per
maggiori dettagli clicca
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La CBI
boccia la normativa europea sulla corporate
governance.
La Confederation of British Industry (CBI) ha
fortemente attaccato i piani dell’Unione Europea
per introdurre un codice di regolamentazione
della corporate governance. Il direttore
generale della CBI, Digby Jones, ha riferito
che le intenzioni della Commissione Europa di
apportare dei cambiamenti nella normativa
della corporate governance, stanno dando ai
burocrati di Bruxelles un’area
d’intervento troppo ampia. Lo scorso anno
l’Unione Europea ha messo insieme un piano
di azione per la corporate governance che
elencava nel dettaglio le raccomandazioni
sulle responsabilità degli amministratori
esecutivi e non.
In ogni caso, la Commissione Europea ha fatto
sapere che aspetterà fino al 2006 prima di
prendere una decisione finale circa
l’emanazione d’autorità di uno dei suoi
provvedimenti. Derek
Reynolds, dello studio legale londinese
Nabarro Nathanson, ritiene che tale gesto
debba essere motivo di preoccupazione: “Nel
Regno Unito abbiamo una gran varietà di
regole sulla corporate governance, che sono
entrate in vigore negli ultimi anni, con una
combinazione tra norme volontarie e
statutarie, cosa che, dal mio punto di vista,
è sufficiente”.
Se
l’Unione Europea – ha continuato Reynolds
– adottasse l’intero corpo di regole, che
noi abbiamo già in Gran Bretagna, sarebbe
un’ottima cosa, perché esse rappresentano
un buon modello. Adottare misure troppo
severe, come hanno fatto gli Stati Uniti con
il Sarbanes Oxley act, sarebbe nocivo per il
business”.
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approfondire la notizia clicca
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Prove
generali per l’introduzione degli IFRS.
In
migliaia di società quotate appartenenti a 90
diversi paesi, le tecniche nazionali di
reporting finanziario stanno gradualmente
passando verso gli standard IFRS (International
Financial Reporting Standards). Dal momento
che è in gioco la fiducia degli investitori,
i migliori IRO (Investor Relations Officer)
hanno deciso di impegnarsi nel mercato ben
prima del termine da osservare (Gennaio 2005).
I nuovi standard IFRS, che sono stati definiti
dallo IASB (International Accounting Standards
Board), permetteranno agli analisti di
effettuare comparazioni adeguate.
Se è vero che i nuovi standard sono in grado
di rivoluzionare i bilanci di molte società
già dal prossimo anno, è altrettanto vero
che molte compagnie comprendono ora
l’importanza di dare priorità al progetto
di conversione e di informare in anticipo il
mercato riguardo i cambiamenti in atto.
Peter
Holgate, senior technical partner della
PricewaterhouseCoopers, afferma che una società
che desidera avere buoni rapporti con gli
investitori e proteggere la propria
reputazione dovrà mettere in atto alcuni dei
cambiamenti previsti già prima che siano resi
obbligatori.
Le
sfida è ardua in quanto la Commissione
Europea, invece di richiedere il completamento
di una prima fase di transizione come è
avvenuto nel caso USA, ha deciso di
implementare per intero gli standard IFRS
entro il Gennaio 2005, rendendo così
l’operazione una vera corsa contro il tempo.
Poiché
i nuovi standard si basano su principi e non
su regole la loro implementazione è resa
possibile in giurisdizioni e circostanze
differenti senza il bisogno di ulteriori linee
guida; inoltre l’impostazione
“principles-based” lascia maggior spazio
alla soggettività.
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ulteriori informazioni clicca
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Gli
Investor Relations Officer tedeschi guardano
al futuro con ottimismo.
Gli IRO tedeschi sono fiduciosi circa il
futuro del mercato azionario, questo è quanto
è emerso dal 7° convegno annuale della DIRK,
l’associazione degli IR tedeschi. Insa
Calsow, presidente della DIRK, ha tenuto il
discorso d’apertura del convegno, asserendo
che si può guardare al futuro con ottimismo e
definendo i prossimi due anni come ‘equity
years’. Mentre gli ultimi anni non sono
stati all’insegna dell’ottimismo e della
fiducia dei mercati azionari, quest’anno,
invece, si notano i primi segni di ripresa e
questo anche nel mercato primario, con la
ripresa delle IPO.
Tema
molto caldo affrontato dagli IR quello della
normativa su corporate governance e
trasparenza. Il CFO della Deutsche Lufthansa,
Dr Karl-Ludwig Kley, ha espressamente invitato
gli investor relations officer a portare
avanti un’intensa attività di lobbing
contro l’introduzione della Direttiva
Europea sulla trasparenza, che dovrebbe essere
approvata definitivamente entro l’anno
prossimo. Ma Kley non si è limitato a questo,
il cfo tedesco, infatti, ritiene che sia la
Commissione Europea sia il governo nazionale
dovrebbe astenersi per almeno 5 anni
dall’implementazione di nuovi regolamenti,
in modo da dare alle quotate il tempo di
recepire il recente codice di corporate
governance tedesco. Kley ha dichiarato di
essere un sostenitore delle lineeguida di
corporate governance volontarie e
non di quelle imposte dalla legge, che
potrebbero portare il sistema verso delle
comunicazioni quantitative piuttosto che
qualitative.
Da
segnalare l’intervento di Wolfram Schmitt,
IRM di Deutsche Bank, che ha fatto notare come
l’associazione si impegnerà a svolgere un
ruolo attivo nell’attività di lobbying
contro l’implementazione di regolamenti
inutili ai fini della creazione di valore e
idonei solo a creare confusione.
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approfondire la notizia clicca
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Novità
per le IR di Mediaset.
La home page della sezione Investor Relations
di Mediaset è stata ristrutturata ed è ora
consultabile online all’indirizzo
www.gruppomediaset.it/investorcenter -
indirizzo più semplice da digitare e
ricordare a vantaggio di una migliorata
reperibilità della sezione da parte degli
utenti. Molte le novità introdotte sia sotto
l’aspetto dei contenuti sia sotto
l’aspetto dei servizi tecnologici, come ad
esempio:
- Creazione di una nuova sezione ad hoc per
gli investitori individuali mirata a
soddisfare in modo più diretto l‘esigenza
dei piccoli investitori di reperire
informazioni finanziarie più essenziali,
sintetiche, rielaborate in modo più semplice
di quelle destinate agli investitori
“professionali“
- Maggiore visibilità ai dati di connessione
per gli eventi webcast istituzionali.
Per navigare nella sezione IR di Mediaset, clicca
qui
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L'ODG
sulla qualità della stampa economica.
Parte la consultazione sulle regole di
autoregolamentazione dei Giornalisti
finanziari. L'esecutivo dell'Ordine nazionale
dei giornalisti ha deciso di trasmettere ai
comitati di redazione ed alle
associazioni professionali interessate
la bozza di modifiche delle regole
deontologiche della categoria
volte a promuovere la qualità
della stampa economica, attuando le
prescrizioni previste dalla direttiva
europea sui reati finanziari (market
abuse). Quest'ultima, che sarà
recepita entro il Prossimo ottobre nell'ambito
delle nuove misure sulla protezione del
risparmio, ha incluso per la prima volta
i giornalisti tra i soggetti vigilati -
al pari degli analisti finanziari - quando i
loro articoli contengano raccomandazioni
d'investimento. Norme specifiche sono
previste per l'identificazione dell'autore
dell'articolo, la sua corretta presentazione e
la trasparenza su eventuali conflitti di
interesse. La direttiva europea prevede
una deroga a favore dei giornalisti
purchè, si precisa, siano in vigore
adeguati codici di autoregolamentazione.
Tali principi verrebbero poi attuati dalle
singole testate in propri codici di
autoregolamentazione. Le regole deontologiche
dei giornalisti sono già sostanzialmente
adeguate alle norme europee per
quanto riguarda l'identificazione dell'autore
dell'articolo ed i possibili conflitti
d'interesse dei singoli giornalisti (quando ad
esempio un redattore ha un interesse
specifico, e personale, sull'oggetto del
proprio articolo). Manca, invece, qualsiasi
norma per gestire, quantomeno per rendere
trasparenti ai lettori, i potenziali conflitti
d'interesse connaturati alla proprietà del
giornale.
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Ancora scarsa trasparenza
sugli stipendi dei top manager.
Le
remunerazioni dei top manager inglesi restano
un’entità oscura da decifrare; non è raro,
infatti, che ai fini del monte totale dello
stipendio benefit e bonus siano superiori
anche di cinque volte allo stipendio base.
Queste sono le conclusioni dello studio
condotto dalla società di consulenza
Indipendent Remuneration Solution (IRS), sulle
prime nove società del FTSE 100.
Cliff
Weight, dirigente dell’IRS e autore della
ricerca sottolinea come nei report societari
manchi un indicazione chiara circa gli
effettivi stipendi dei top manager, con
lacunosità che spesso fanno percepire ai
lettori dei report che il management
percepisca uno stipendio di gran lunga
inferiore a quello effettivo. Ciò avviene
perché la legge prevede che i salari base
vengano segnati in una determinata area dei
report, mentre tutti i benefit e i bonus in
altre aree degli stessi, senza l’obbligo di
indicare lo stipendio complessivo in alcuna
sezione o parte del bilancio.
Nonostante
tutto, ha riferito Cliff Weight, negli ultimi
anni si è assistito ad un inversione di
tendenza, con un maggior numero di società
che informa correttamente circa le politiche
di remunerazione dei top manager.
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approfondire la notizia clicca
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I piccoli risparmiatori italiani evitano le Borse.
I piccoli risparmiatori italiani sono ancora traumatizzati dai recenti scandali finanziari e si guardano bene dal fare ingenti investimenti nelle borse. Questo è quanto emerge da una ricerca condotta da GSC Proxitalia, in collaborazione con l’istituto di ricerca Eurispes. Obiettivo della ricerca era quello di fotografare il piccolo investitore medio italiano e per fare questo è stato costruito un campione di 1.000 risparmiatori. Ben il 70% del campione ha ridotto la propria propensione ad investire in Borsa, dopo i casi Parmalat e Cirio. Risulta cresciuta la prudenza, come testimonia il fatto che gli investimenti sono prevalentemente di lungo periodo e con un ottica di conservazione del capitale (44% delle risposte date dal campione); oscilla tra l’11% e il 30% la quota destinata dal campione agli investimenti in Borsa.
Il permanere dello stato di sfiducia dei risparmiatori emerge da due altri dati; il calo della quota di risparmi destinata alla borsa e dalla scarsa trasparenza delle società percepita dai risparmiatori. Sotto il primo aspetto si prevede che la quota di azioni italiane nel portafoglio dei piccoli investitori diminuirà del 32,4%, la quota di obbligazioni diminuirà del 25,3% e i titoli di stato dell’8,8%.
Sotto il secondo aspetto più dell’85% degli investitori intervistati ha affermato che le società non curano affatto gli interessi dei piccoli azionisti, di conseguenza su ritiene utile (60% delle risposte) che si instauri un contatto diretto con le società emittenti strumenti finanziari quotati, con un 10,6% che ritiene quest’opzione indispensabile.
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