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Altre notizie - News dall'Europa

La buy-side crede nelle potenzialità delle IR

Secondo una recente indagine, condotta dal Rivel Research Group, l'82% dei 243 investitori intervistati ritiene che le società con una eccellente gestione delle IR quotino con un premio medio del 10%, mentre le società che prestano una scarsa attenzione alle investor relations avrebbero delle quotazioni con uno sconto medio del 15%.

Gli investitori della buy side hanno evidenziato che fattori che li inducono a effettuare un investimento sono la credibilità del management (77%), un'efficace strategia di business (74%), la crescita degli utili per azione (69%), cash flow affidabili (60%) e un buon bilancio (60%).

Lo studio ha anche richiesto agli investitori buy-side di indicare i canali informativi utilizzati per l'individuazione delle opportunità di investimento: l'83% dei rispondenti ha dichiarato di individuali i potenziali investimenti attraverso i media generalisti e specializzati. Tale percentuale è risultata in crescita dell'8% rispetto ai dati dello studio condotto nel 2005.

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S&P lancia dei nuovi indici
Standard & Poor's ha recentemente lanciato due nuovi indici: lo S&P US STARS Index e lo S&P Europe STARS Index. In entrambi gli indici sono inserite le società raccomandate dagli analisti del team equity research di Standard&Poor's. Le società inserite sono generalmente quelle che raggiungano la valutazione ‘strong buy' , quelle cioè che nel breve arco temporale di 12 mesi si prevede sovraperformino il rendimento del mercato. Sotto alcune specifiche condizioni possono essere comprese negli indici anche le azioni con raccomandazione ‘buy'.
I nuovi indici sono nettamente differenti da altri similari, sempre diffusi da S&P, perché prendono in considerazione tutte le società, qualsiasi sia la loro capitalizzazione. All STARS Baskets, invece, include le società, oggetto di raccomandazione, con una elevata capitalizzazione.

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Assegnati i premi per le migliori IR.

Anglo Irish Bank, CRH, CPL Resources, DCC e Newcourt Group sono le società che hanno vinto i premi per le migliori ir, assegnati a inizio maggio nella manifestazione organizzata a Dublino da IR Magazine e Pricewaterhouse Coopers.

Le società sono state selezionate da un vasta giuria di gestori, analisti buy e sell side, provenienti dagli USA, dall'Irlanda, dal Nord America, e dall'Europa continentale. Alla serata di gala hanno preso parte oltre 200 persone tra, IR Manager, CEO, CFO, e altri esponenti del mondo aziendale.

LA Anglo Irish Bank ha vinto in tre delle nove categorie, incluso un parimerito con CRH per la migliore IR, gestita da un CEO. Il premio per il miglior IRO è stata vinto da Alan Kelly dell'Allied Irish Bank, mentre il Norkom Group ha vinto il premio per la migliore neoquotata in Irlanda.

Le società irlandesi sono state apprezzate per la loro 'disponibilità' a viaggiare e per la disinvoltura nel comunicare. Questo dato è emerso dalla ricerca, independent investor perception, che ha determinato i vincitori degli IR awards.(per i dettagli clicca qui)

Nel suo primo intervento pubblico, Deirdre Somers, CEO dell'Irish Stock Exchange, ha dichiarato:"Questi premi sono dovuti al riconoscimento dell'elevato livello delle IR applicato dalle società nel mercato irlandese. Proseguendo, è fondamentale che l'elevata professionalità nel gestire le IR da parte delle società vincitrici sia di esempio alle altre società quotate, incluse le tante aziende che sono sbarcate negli ultimi anni sul mercato irlandeseEnterprise Exchange"

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È tempo di ripensare le sezioni IR dei siti societari
Secondo una recente ricerca, condotta dalla società di consulenza londinese Radley Yeldar, la stragrande maggioranza di gestori e analisti, circa il 77%, non verifica che le informazioni riportate sui siti societari siano soggette a revisione.
Secondo questo studio, inoltre, la maggioranza dei professionisti della finanza intervistati presume che tutto ciò che viene pubblicato su un sito societario sia stato sottoposto preventivamente ad approfondita verifica.
Il problema sembra trovare conferma nel fatto che le sezioni IR dei siti societari contengono una combinazione di informazioni che in alcuni casi sono, e in altri no, soggette a revisione. “La crescente quantità di informazioni e documentazioni per gli azionisti - ha spiegato Richard Carpenter, Developement Director di Radley Yeldaer – facilita il passaggio, nelle diverse parti di un sito societario, da informazioni soggette a revisioni a quelle che invece non lo sono”.
L'indagine ha anche messo in luce un elevato apprezzamento del podcasting, come testimonia il fatto che il 61% del panel intervistato ha espresso il desiderio di ascoltare il podcast delle varie presentazioni societarie.
Vale la pena segnalare che il 29% dei fund manager e degli analisti intervistati valuta molto positivamente la possibilità di scaricare in fogli calcolo elettronici i risultati finanziari delle società coperte.

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Investor day. Quando conviene farli?

Gli investor day stanno assumendo una crescente importanza tra i vari strumenti di comunicazione a disposizione degli investor relations officer. Uno dei pregi di questo strumento di comunicazione con gli investitori è il relativo contenimento dei costi rispetto alla conduzione di roadshow nelle diverse piazze finanziarie di riferimento.

Secondo Bernadette Tyrrell, responsabile del marketing istituzionale presso la Morgan Stanley , gli investor day consentono agli investitori di verificare la qualità e il grado di competenza della dirigenza aziendale.

Ma come si può essere sicuri che il management e gli investitori traggano la massima utilità da un investor day? Secondo Kieran McKinney, responsabile IR della società energetica Centrica, è necessario predisporre preliminarmente un piano operativo dell'evento. Ma è indispensabile essere sicuri degli obiettivi che si intendono perseguire. Spesso ci può essere una certa conflittualità tra gli interessi di un investitore e quelli della società, che generalmente mira a enfatizzare gli aspetti legati alla redditività. In realtà, mentre si programma un investor day ci si dovrebbe chiedere se il tema dello stesso sta a cuore agli investitori, oppure se l'argomento trattato rappresenta una novità, oppure se si intende comunicare qualcosa di effettivamente diverso rispetto a quanto viene fatto con i canali di comunicazione ordinari. Un investor day, quindi, deve essere concepito come l'opportunità di spiegare agli investitori, in modo semplice e chiaro, il business aziendale o una specifica iniziativa intrapresa dalla società. È opportuno evitare di organizzare l'evento in concomitanza con quelli dei concorrenti o con altre importanti conferenze, in grado di catalizzare l'attenzione del nostro pubblico di riferimento.

Chi ha tanta esperienza di investor day raccomanda una durata dell'evento non superiore alla mezza giornata, suddivisa in diverse sessioni; la durata può anche occupare l'intera giornata se sono previste visite aziendali o presso gli stabilimenti produttivi.

Per quanto concerne l'invio degli inviti, è bene pensarci almeno un mese prima, così da dare modo ad analisti e investitori un tempestiva organizzazione della propria agenda.

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Londra batte New York come centro finanziario.
Il sindaco Michael Bloomberg e il senatore di New York Charles Schumer hanno recentemente commissionato a Mckinsey uno studio dal quale è emerso che New York, negli ultimi tre anni, è divenuta un centro finanziario molto meno appetibile di Londra.
Lo studio, condotto intervistando i manager delle principali istituzioni finanziarie, rileva dei segnali, grandi e piccoli, che indicano la perdita di attrattività di New York quale piazza finanziaria, indicandone in alcuni casi le ragioni.
Tra i più grandi segnali alla base della minore appetibilità della Grande Mela rispetto alla capitale inglese, vi è quello della scelta della piazza finanziaria in cui quotarsi. Nasdaq e Nyse, come ampiamente detto in passato, non sono più l'epicentro di tali operazioni finanziarie. Indice di questa situazione emerge da uno sguardo approfondito alle statistiche. Nei premi 10 mesi del 2006, infatti, New York ha raccolto un terzo circa delle IPO fatte nel 2001; nello stesso periodo i mercati Europei hanno incrementato la propria quota di mercato di circa il 30%. Un'altra importante considerazione è quella che vede le piazze finanziarie americane raccogliere, nei primi 10 mesi del 2006, solo il 16% delle operazioni di valore superiore al miliardo di euro, contro il 57% del 2001.
Fattori di minor rilievo, che dimostrano la convergenza delle preferenze verso la capitale londinese, sono rintracciabili nel fatto che 12 dei 50 più grandi hedge fund hanno scelto Londra come ‘base' dei propri head-quarter, mentre erano soltanto tre nel 2003. Inoltre, anche l'amministratore delegato di Goldman Sachs ha aperto un ufficio a Londra, dove vi trascorre metà del proprio tempo lavorativo.
I risultati della ricerca evidenziano come nei prossimi cinque anni New York possa perdere nel settore finanziario ulteriori quote di mercato, sino al 7%; questo implicherebbe la perdita di circa 60 mila posti di lavoro nel medesimo settore. Tale declino trova ulteriori motivazioni nella legislazione USA, divenuta eccessivamente rigida, e nelle difficoltà di conciliare differenti sistemi contabili (GAAP e IFRS). Inoltre, le norme più severe sull'immigrazione e il soggiorno negli States, inducono molti talenti a scegliere altre piazze per esercitare la propria professione.

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La SRI torna alla ribalta.

Gli investitori inglesi danno agli investimenti socialmente responsabili (socially responsible investment) maggior rilievo di quanto non facciano i colleghi dell'Europa continentale. Questo è quanto emerge da una ricerca condotta dalla banca d'investimento ABN Amro.

L'European Social Investment Forum (Eurosif) stima che il mercato inglese dedicato al socially responsible investment sia il secondo, nell'area considerata, dopo quello Olandese. David Morrow, specialista presso ABN Amro dei prodotti SRI global, ha riferito che “Vi è una grande differenza tra quanto viene speso in investimenti socialmente responsabili dagli investitori privati e da quelli istituzionali”. “In Olanda – ha proseguito Morrow – vi è una maggiore rilevanza di capitale istituzionale. La nostra ricerca, inoltre, ha anche dimostrato come gli investitori inglesi comprendano l'importanza di basare le proprie decisioni di investimento andando a considerare anche i fattori legati ai temi sociali, alla corporate goverance e alla tutela ambientale”.

Dallo ricerca di ABN Amro emerge anche che ben l'88% degli investitori inglesi, rispondenti al questionario, ritiene un buona idea l'offerta di fondi che investano secondo i criteri dell'SRI. Tale percentuale è stata dell'84% in Olanda e Germania e dell'82% in Francia.

Susanne Stormer, responsabile del corporate branding della società danese Novo Nordisk, ritiene che la differenza dei budget dedicati all'SRI nelle società dei diversi paesi europei, è testimonianza del fatto che non vi è una convergenza sulla definizione di investimento socialmente responsabile.

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Milano Finanza assegna i Leoni d'Oro per la comunicazione.
Elisabetta Colacchia, IRM di Terna, e Chiara Garavini, IRM di Campari, sono state insignite del Leone d'Oro per le investor relations, il premio che MF/Milano Finanza assegna ai migliori professionisti della comunicazione finanziaria delle società quotate italiane.
Quest'anno MF/Milano Finanza ha deciso di dare un riconoscimento anche ad altri professionisti della comunicazione: i responsabile delle relazioni esterne. Così facendo, si è voluto dare un diverso riconoscimento a due professioni che in Italia hanno delle peculiarità molto distinte e che nei paesi anglosassoni vengono gestite in un'unica struttura.
I professionisti delle relazioni esterne premiati sono stati Stefano Lucchini (Eni), Alessandro Iozzia (Indesit) e Maria Antonia Mantovani (IMA)

 

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Informativa societaria: le Big Four spingono per un nuovo sistema
Le società quotate sono nuovamente sottopressione per le crescenti richieste da parte delle principali società di revisione per un sistema di informativa che dovrebbe cambiare radicalmente le attuali prassi. Le Big Four (PricewaterhouseCoopers, Deloitte, KPMG, Ernest&Young), infatti, stanno esercitando un costante pressione sulle quotate, affinché queste abbandonino il sistema di reportistica finanziaria attualmente vigente, per utilizzare un sistema che prevede un continuo aggiornamento in tempo reale.

Ma le richieste delle società di revisione non si limitano alle sole informazioni finanziarie, essendo allargate anche alle informazioni non finanziarie. Queste dovrebbero essere adattate alle specifiche esigenze informative degli investitori, che avrebbero, così, maggiori strumenti per valutare le prospettive future delle società.

Simon Wilkinson, responsabile al London Stock Exchange della divisione Regulatory News Service and IR Solutions, ha evidenziato la crescente importanza dei siti internet delle società, che si apprestano a vivere questo nuovo radicale cambiamento della comunicazione corporate e finanziaria prossima ad aprirsi a tutta una serie di informazioni non strettamente legate alla finanza.

Questo trend verso un sistema di comunicazione real time e interattivo è confermato anche dal fatto che negli USA la Securties and Exchange Commission sta incoraggiando l'utilizzo di un sistema di reportistica fortemente caratterizzato dall'interattività: lo XBRL.

Certamente le società sono ben lontane dall'accogliere con entusiasmo queste novità, soprattutto considerando le controindicazioni che esse portano con sé. Già con l'introduzione di un sistema di rendicontazione periodico si è determinato un sistema di visione e valutazione delle società orientato verso il breve periodo. Con un sistema di rendicontazione continua e in real time, le società non avrebbero praticamente la possibilità di ‘raccontare' in modo strutturato i fatti aziendali. Mentre a loro volto fondi comuni e money manager dovrebbero rivedere completamente le proprie strategie di valutazione e investimento. Inoltre, ci sarebbe una grande difficoltà per gli investitori a gestire un cosi grande flusso di informazioni.

Le uniche a guadagnarci nel breve periodo sarebbero proprio le società di revisione che potrebbero vendere i propri servizi ad un numero maggiori di clienti.

 

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Hedge fund: la regolamentazione è la risposta più appropriata?

Il 25 ottobre scorso professionisti delle IR e investitori si sono riuniti a Zurigo per discutere di uno dei temi più caldi per chi si occupa di IR. Entrambi i gruppi hanno espresso preoccupazioni sulla prospettiva di un intervento teso a regolamentare il settore degli hedge fund.

Charles Groves, partner e fund manager di North Atlantinc Value, un hedge fund molto attivo, si è detto contrario alla prospettiva di una regolamentazione troppo stringente. “Uno dei benefici degli hedge funds – ha infatti spiegato Groves – è la loro flessibilità. Chiunque o qualsiasi cosa aggiunga oneri a carico degli hedge funds, lo farà anche a carico delle società e dei mercati”.

Roddy Child-Villiers, Investor Relations Manager della Nestlè, ha espresso una posizione parzialmente in linea con quella di Groves. Child-Villiers, infatti, ha dichiarato: “Pur non essendo un fanatico della regolamentazione, ritengo che se gli hedge fund vogliono che le quotate e gli IRM siano più aperti e disponibili verso di loro, allora debbano comportarsi nella stessa maniera in cui vogliono che gli altri si comportino”.

Groves ha difeso molte delle metodologie di gestione degli hedge fund, dimostrandosi forte sostenitore delle strategie attive. Proprio tramite la proattività, secondo Groves, è possibile creare valore per gli sahreholders.

Anche Paul Munn di Hermes Equity Ownership Services ha espresso la propria preoccupazione circa la possibilità che sia approvata una regolamentazione eccessivamente stringente sugli hedge fund., che potrebbe causare molte situazioni sfavorevoli agli investitori professionali come Hermes.

 

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“LA LOGISTICA DELL'ULTIMO MIGLIO E LE TENDENZE PIU' RECENTI DEL SETTORE”

Si è tenuto il 4 ottobre scorso, presso l'Università Bocconi, il convegno “La logistica dell'ultimo miglio e le tendenze più recenti nel settore” organizzato da MEMIT, Master Bocconi dedicato al mondo dei trasporti, della logistica e delle infrastrutture e DHL Express Italy, divisione del Gruppo Deutsche Post World Net.

Al convegno hanno partecipato Lanfranco Senn, Direttore MEMIT e CERTeT Università Bocconi, Fausto Forti, Amministratore Delegato DHL Express Italy, Alberto Grando, Direttore SDA Bocconi, Armando Iannone, Quality & Logistics Manager SCC e Andrea Paoles, Business Development Manager DHL Express Italy.

L'incontro ha avuto l'obiettivo di offrire al pubblico un'occasione di confronto con esperti del settore, sul tema attuale della distribuzione urbana.

Durante il convegno è stato rilevato che per abbassare i costi è necessario eliminare i magazzini periferici e sviluppare i canali di vendita high tech e web based.

Il modello di business B2C è destinato a diventare lo standard di riferimento anche se è ancora fortemente condizionato da fattori culturali ed economici.

Oggi l'impatto dei costi logistici per gli acquisti on-line è molto elevato e frena la crescita dell'e-commerce e del distance selling, concentrando gli acquisti su prodotti a più alto valore aggiunto, in grado di assorbire l'incidenza del costo di trasporto. L'ottimizzazione della distribuzione urbana, che costituisce l'ultimo miglio della catena logistica, diventa elemento fondamentale per rispondere alle richieste del mercato, migliorare l'efficienza nel trasporto e ridurre l'impatto ambientale. E in quest'ottica anche gli operatori logistici hanno il compito di individuare soluzioni innovative in grado di soddisfare l'esigenza dei clienti di accedere al prodotto richiesto nelle quantità e qualità desiderate, nei tempi e nei modi desiderati, con i costi più bassi possibili, in un'ottica di sostenibilità ambientale.

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Ancora grande l'impreparazione sui cambiamenti climatici.

Società e investitori non stanno affrontando in modo appropriato le minacce provenienti dai mutamenti climatici. Questo è il parere del presidente del Carbon Disclosure Project, associazione che è appoggiata da investitori istituzionali con un patrimonio gestito pari a 31 mila miliardi di dollari.

James Cameron, Presidente del Carbon Disclosure Project, ha riferito, durante la presentazione del IV Rapporto Annuale, che le risposte sinora date al problema dei cambiamenti climatici non hanno inquadrato correttamente le reali dimensioni del fenomeno, anche se negli ultimi quattro anni ci sono stati ugualmente dei miglioramenti.

Cameron si è augurato che le informazioni fornite tramite il CDP diano un forte contributo agli investitori nel considerare nelle proprie decisioni di investimento anche i rischi ambientali.

Il 72% delle società del FT500, indice che raggruppa le più grandi 500 società al mondo, hanno risposto al questionario somministrato dalla CDP. Tale percentuale sale all'83% tra le società del FTSE 100 e scende al 36% tra quelle del FTSE 250.

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Consolidamento delle borse internazionali e ‘globalizzazione' delle investor relations.
Nel 1945 il Regno Unito contava la presenza di 45 borse che, nei successivi 40 anni, in seguito ad un processo di consolidamento sono andate a costituire l'attuale London Stock Exchange (LSE).

In questi giorni la principale Borsa londinese è interessata da un altro fondamentale cambiamento, non soltanto in termini di grandezza, ma soprattutto di estensione internazionale e proprietà. Ci si trova di fronte ad uno spostamento inesorabile verso un “globex” ( global exchange ), in cui i titoli verranno scambiati su una singola Borsa globale.

Nell'immediato presente, comunque, questo processo di collegamento internazionale e trasferimento della proprietà è ancora al primo stadio di sviluppo. Euronext ha fatto da apripista riunendo le borse di Amsterdam, Bruxelles, Parigi e recentemente anche Lisbona, ma il vero punto di svolta si avrà con la futura e potenziale acquisizione del LSE. Inoltre, sembra che il New York Stock Exchange (NYSE) sia ancora interessato ad acquisire Euronext sebbene giungano offerte interessanti anche da potenziali investitori tedeschi. Anche il Nasdaq, con una partecipazione del 25% del LSE, è in corsa per una partnership internazionale.

Gli effetti di questo interessamento del mercato europeo da parte statunitense avranno ripercussioni sulla comunità finanziaria internazionale. Infatti una delle peculiarità degli USA è riuscire ad “esportare” i propri sistemi di controllo, inclusa la regolamentazione, la tassazione ed il protezionismo verso tutto ciò che non é americano. Inoltre, la Security and Exchange Commission (SEC) è considerata un ente regolatore molto più severo della Financial Services Authority (FSA), il regolatore inglese, sia in materia di comportamenti d'investimento che di normativa societaria. Questo complesso sistema di cambiamenti potrebbe avere ripercussioni anche sull'universo dei professionisti delle Investor Relations. Dal momento che le Borse internazionali estenderanno la loro portata globale adeguando anche i tempi operativi ai diversi fusi orari, gli IROs dovranno probabilmente operare nella stessa ottica allargata. Il lavorare agli orari più disparati e il dover confrontarsi con diversi enti regolatori in tutto il globo accrescerà il carico di stress e confusione che i professionisti delle IR saranno chiamati a sostenere.

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Corporate governance: pronta la versione aggiornata del Combined Code.
Il Financial Reporting Council (FRC), l'ente regolatore della corporate governance inglese, ha recentemente emesso la versione aggiornata del Combined Code. Rispetto all'edizione pubblicata nel 2003, tuttavia, non sono state apportate rilevanti modifiche. Gli emendamenti permetteranno al presidente della società di far parte del comitato remunerativo per tutta la durata della nomina, purché indipendente. Inoltre verrà concesso agli azionisti di scegliere l'opzione di “astensione” sui moduli di delega mentre le società dovranno pubblicare le deleghe sul proprio sito web nel caso in cui la votazione durante l'assemblea annuale dei soci sia decisa per alzata di mano. Data l'importanza della materia trattata, il FRC si è riunito in consultazione due volte e la Financial Services Authority, organo di vigilanza del mercato finanziario inglese, dovrà effettuare le proprie consultazioni sugli emendamenti per la loro definitiva entrata in vigore. Il FRC, inoltre, raccomanda alle società l'adozione del nuovo Code su base volontaria a partire da novembre 2006, dato il quasi irrilevante impatto dei cambiamenti apportati. “ Continueremo a monitorare l'operatività del Code e l'effettiva applicazione del comply or explain da parte di società ed investitori per assicurarci che rimanga un efficace strumento di promozione della buona governance – afferma Christopher Hogg, presidente del FRC – A tutt'oggi siamo impegnati in un programma di discussioni dettagliate con i presidenti delle società quotate e con gli azionisti di riferimento. Oggetto delle discussioni è cercare di capire la natura degli impatti del Code sulla governance societaria.

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Fondi più presenti nelle assemblee delle quotate.
Secondo una recente ricerca dell'Investment Management Association, associazione inglese delle società di gestione del risparmio, i fund manager hanno incrementato la propria presenza nelle assemblee societarie delle quotate inglesi, diventando anche più trasparenti in tema di pratiche e politiche di voto.
La terza edizione dello studio sulla partecipazione dei fund manager nelle assemblee societarie evidenzia che negli ultimi due anni vi è stato un incremento delle risorse dedicate alla partecipazione alle assemblee pari al 10% annuo. Nelle 35 società di gestione prese in considerazione nello studio ci sono oltre 200 persone attive sulla corporate governance e che votano sui temi del socially responsible investment. I fondi di queste società di asset management gestiscono nel mercato azionario inglese, un patrimonio di 913 miliardi di euro.
La crescente importanza dei temi legati alla corporate governance è dimostrata dal fatto che in 23 delle 35 società di gestione intervistate, le decisioni finali sui temi cruciali del voto e della partecipazione alle assemblee delle quotate inglesi sono prese dai senior maanger.

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Le quotate inglesi saranno soggette alla regolamentazione della SEC?
La Financial Services Authority (FSA) ha recentemente dichiarato che le società quotate sul mercato azionario del Regno Unito non saranno automaticamente soggette alla regolamentazione del Sarbanes-Oxley Act nel caso di acquisizione del London Stock Exchange (LSE) da parte di uno dei mercati azionari statunitensi. La FSA , tuttavia, non ha escluso l'ipotesi che in un prossimo futuro possa aver luogo l'implementazione di una regolamentazione simile a quella del Sarbanes-Oxley Act riferendo che teoricamente, nel lungo periodo, una nuova entità potrebbe cercare di ottenere ulteriori benefici dalla razionalizzazione della propria struttura normativa.
Le esternazioni della FSA arrivano in concomitanza all'acquisizione da parte del Nasdaq del 25% del capitale azionario del LSE, avvenuta successivamente al ritiro dell'offerta d'acquisto di fine marzo. In quest'ottica si può intravedere la possibilità di una potenziale offerta da parte del New York Stock Exchange, che ha accettato di acquisire l'Euronext. La convergenza internazionale dei mercati azionari ha spinto la FSA a rallentare le discussioni con la Securities and Exchange Commission riguardanti le implicazioni della regolamentazione americana sul mercato britannico. Alla luce del dibattito in corso tra i ‘regolatori', le società quotate inglesi possono essere certe che l'applicazione della disciplina del Sarbanes-Oxley Act ed i relativi costi da sostenere non si materializzeranno a breve termine. McCarthy, Presidente della FSA, sostiene che nel caso di acquisizione del LSE da parte di uno dei mercati americani potrebbe sorgere una situazione normativa piuttosto complessa e, quindi, dei cambiamenti nella regolamentazione attualmente in vigore potrebbero effettivamente esserci.

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Corporate governance: cresce il turnover internazionale tra i CEO.
Nel corso del 2005 la percentuale di CEO che si sono dimessi dal proprio incarico è cresciuta in tutto il mondo, raggiungendo il valore record del 15%. Questi sono i risultati che emergono da una recente ricerca sulla governance aziendale, condotta dalla società di consulenza Booz Allen Hamilton.

Lo studio ha coinvolto 383 CEO provenienti dalle 2.500 più grandi società quotate ed ha rilevato che il numero di amministratori uscenti è cresciuto del 70% negli ultimi dieci anni. Nel complesso, circa un terzo delle dimissioni è riconducibile alle scarse performance aziendali riportate dai manager e ai contrasti dei CEO con i consigli di amministrazione.

Crediamo fermamente che le riforme sulla corporate governance attuate negli anni '90 e nel 2000, come il Sarbanes-Oxley Act, abbiamo reso i CDA più sensibili alle performance dei manager e li abbiano spinti verso una maggiore proattività nel caso di scarsi rendimenti del management” , afferma Alan Gemes, VP di Booz Allen Hamilton.

Nell'Europa continentale il 42% delle dimissioni dei CEO è dovuto alle scarse performance, mentre nel Regno Unito la percentuale scende al 39% e al 35% negli Stati Uniti.

“Le dimissioni dovute alla scarse performance sono calate negli USA e nel Regno Unito, ma in Europa risultano ancora numerose – sostiene Alan Gemes – Le riforme della governance, infatti, sono entrate in vigore molto più velocemente negli Stati Uniti ed in Inghilterra che nel vecchio continente”.

Gemes ritiene infine che lo scenario sopradescritto indurrà gli investitori istituzionali ad essere sempre più presenti nell'amministrazione delle società.

 

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Nuove sfide per gli IRM tedeschi.
Da quando gli hedge funds e gli altri investitori in strumenti alternativi si sono affiancati ai tradizionali strumenti d'investimento, gli IROs hanno sempre meno possibilità di commettere errori. Questo in sintesi il pensiero espresso da Wolfram Schmitt, presidente della Dirk, alla conferenza annuale dell'associazione tedesca di investor relations. Schmitt, che occupa anche la carica di head of investor relations in Deutsche Bank, ha affermato che considerare gli hedge funds alla stregua di “locuste” del mercato finanziario non è corretto poiché, come anche gli altri strumenti d'investimento alternativo, sono destinati a perdurare nel tempo. Alla luce di futuri cambiamenti della struttura azionaria e della regolamentazione internazionale, ha ammonito Schmitt, gli IRO poco trasparenti saranno smascherati più velocemente. La conferenza, dal titolo Germany Inc on the move , si è focalizzata sui rapidi cambiamenti in corso nell'ambito delle investor relations tedesche in seguito al rovesciamento dei vecchi approcci. Schmitt ha ribadito l'importanza che le società tedesche debbano focalizzare la propria attenzione su azionisti e governance.

Heinz-Joachim Neuburger, ex-CFO di Siemens, ha affermato che in diverse società la corporate governance è vista soltanto come una questione legale da risolvere e che l'approccio alla governance di Stati Uniti e Regno Unito deve fornire il modello ideale per le aziende tedesche. Neuburger ha anche aggiunto che la trasparenza è una parte importante della governance, ma che un eccesso di informazione può portare gli investitori alla disinformazione. Il ruolo del professionista IR si inserisce, quindi, all'interno del delicato equilibrio tra i bisogni di chi legge e chi redige il bilancio annuale e tutti gli altri documenti societari. Le società devono impegnarsi seriamente per costruire un dialogo costruttivo con gli azionisti e, a riguardo, un utilizzo creativo di internet è fra i principali suggerimenti di Neuburger. Inoltre, gli IROs dovrebbero mantenere relazioni durature con gli analisti finanziari sia per la loro competenza in materia di informativa societaria, che per l'attenzione che i media riservano loro in quanto esperti su questioni di business.

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Corporate governance e investor relations al centro della crescita economica irlandese.
L'attività di investor relations continua ad avere un ruolo determinante all'interno del processo di crescita dell'economia dell'Eire, come sostenuto da Micheàl Martin, ministro delle attività produttive irlandese, durante la conferenza annuale di IR Magazine. Una buona governance è necessaria per mantenere le imprese al passo con le normative e per assicurarsi che gli interessi degli investitori e dei pubblici di riferimento siano preservati.
Rivolgendosi ad una platea di leader industriali, Maurice Pratt, CEO di C&C Group, società quotatasi nel 2004, ha riferito che le società irlandesi tendono a sovrastimare il proprio peso sul mercato quando individuano il loro target di investitori; questo a causa della vastità della ‘cultura' economica irlandese. Liam O'Mahony, CEO della società di costruzioni CRH, e Denis Donovan, chief executive dei servizi finanziari presso la Bank of Ireland, hanno concordato sul fatto che le aziende irlandesi stanno raccogliendo i frutti della loro corretta comunicazione.
O'Mahony ha aggiunto che la business community nazionale ha dimensioni talmente ridotte che difficilmente una società di grande importanza può restare fuori della luce dei riflettori dei media.
Per le piccole società è chiaramente più difficile non porre la propria attenzione su una visione a breve termine, soprattutto all'interno dell'imprevedibile mercato estrattivo. Tom Hickey, direttore finanziario di Tullow Oil, ha sostenuto la necessità di monitorare giornalmente l'andamento del titolo della sua società a causa della volatilità potenziale del prezzo delle azioni. Hickey ha citato l'esempio di una caduta del titolo della Tullow di oltre il 10% avvenuta in un solo giorno sulla base di notizie infondate relative a possibili difficoltà societarie.
Malgrado la crescita spropositata dell'attività degli hedge funds, tutti i membri della platea sono stati d'accordo sulla necessità di considerarli come gli investitori tradizionali. Donovan è altresì convinto che i professionisti delle IR non dovrebbero avere nulla da temere dagli hedge funds, in quanto simili ai normali fondi d'investimento.

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Germania: crescono le retribuzioni degli investor relations officer
La professionalità degli investor relations officer (IRO) tedeschi è stata giustamente premiata con un più adeguato livello retributivo. Sono questi i risultati di un recente studio condotto in Germania dall'associazione nazionale per le investor relations, la Deutscher Investor Relations Verband (Dirk), e la società di consulenza Towers Perrin.
La ricerca, alla quale hanno partecipato 48 società, ha rilevato che il salario medio di un junior IRO è pari a 50.000 euro ed arriva fino a 110.000 euro per gli IR manager. Tuttavia, mentre i giovani IRO non percepiscono molti bonus, lo stipendio medio di IRM può arrivare con i bonus a 150.000 euro.
Questi livelli di remunerazione parificano le investor relations alle funzioni marketing e legale-societaria, mettendo in evidenza lo sviluppo che le IR hanno avuto in Germania nell'ultima decade. “Dopo più di dieci anni di sviluppo, oggi le investor relations sono inserite tra le funzioni aziendali delle società tedesche - afferma Kay Bommer, general manager di Dirk – Tutto ha avuto inizio a metà degli anni '90; dopo la bolla speculativa della fine di quegli anni si è avuta una grande valorizzazione delle investor relations”.
Tutte le società quotate nel Dax, l'indice borsistico tedesco, attualmente possiedono un ufficio IR. Al loro interno vi è una quantità di impiegati che varia da 3 a 20, con un valore mediano di 7,5 persone per ufficio. “In diverse società esiste - aggiunge Bomber - una linea diretta tra l'ufficio investor relations ed il consiglio di amministrazione e, a seconda della struttura societaria, questa linea di contatto avviene con il CEO o il CFO”.
Sebbene i loro colleghi inglesi guadagnino mediamente il 25% in più, agli IRM tedeschi resta la soddisfazione di ricevere stipendi maggiori rispetto agli IR manager francesi, che percepiscono salari del 20% inferiori. Se si aggiunge che in Germania il 95% dei capi IR possiede un'auto aziendale si può capire quanto la realtà delle investor relations tedesche sia in continua crescita.

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Corporate governance: la Spagna segue la tendenza del momento
Le revisioni proposte all'interno delle linee guida della corporate governance costituiscono un ulteriore passo in avanti mosso dalle autorità spagnole; l'organo di vigilanza del mercato azionario spagnolo, Comisiòn Nacional del Mercado de Valores (CNMV), ha pubblicato, nel mese di febbraio, una bozza relativa alla revisione delle linee guida dell'attuale governance.
Le nuove raccomandazioni costituiscono una fusione, con relativo aggiornamento, dei criteri di base dell'Olivencia e dell'Aldama Report, entrambi relativi al governo societario rispettivamente del 1998 e del 2003.
Gli esperti convengono che, tra i vari suggerimenti che la bozza propone, quelli di maggior rilievo riguardano il diritto di voto degli azionisti di minoranza e la composizione del consiglio di amministrazione.
I principi guida riveduti e corretti offrono una definizione molto precisa di “amministratore indipendente”. La CNMV afferma che gli amministratori non-esecutivi non dovrebbero intrattenere rapporti d'affari o avere rapporti di parentela con amministratori esecutivi e altri alti dirigenti dell'azienda.
Gli amministratori indipendenti dovrebbero anche comporre almeno un terzo del consiglio, in accordo con le disposizioni della bozza. Inoltre, viene posta attenzione sulla presenza di donne all'interno del CDA: al momento nelle società spagnole la percentuale femminile nei consigli e minore del 4% e le disposizioni spingono le aziende ad implementare la loro presenza.
Gli esperti di responsabilità sociale considerano i principi guida della bozza di enorme importanza per crescere nella giusta direzione. “ La corporate governance è cresciuta molto nel nostro paese anche se non siamo ancora ai livelli delle società britanniche”, afferma Isabel Lopez, partner della società di consulenza Villafane a Madrid. Ci sono, tuttavia, aspetti relativi all'informativa societaria che necessitano di essere migliorati. “Il livello di informazione disponibile per i gruppi di piccoli investitori riguardante le società collegate resta molto basso” , afferma German Granda, direttore generale di Forética. Granda pone lo sguardo anche sulla trasparenza, auspicando che si possa giungere alla separazione tra proprietà e controllo.
Le nuove raccomandazioni costituiscono una fusione, con relativo aggiornamento, dei criteri di base dell'Olivencia e dell'Aldama Report, entrambi relativi al governo societario rispettivamente del 1998 e del 2003.

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Il metodo “comply or explain” non piace alle società inglesi.
Le imprese britanniche stanno trovando diverse difficoltà nell'applicazione del principio comply or explain all'interno del più ampio Combined Code inglese; a questo risultato è giunta una recente ricerca della Pirc, azienda di consulenza sulla corporate governance.
Lo studio annuale svolto da Pirc ha rilevato, in merito alla mancata osservanza dei principi di governance del Combined Code , che alcune imprese non intendono fornire alcun chiarimento, mentre altre rilasciano brevi dichiarazioni al posto di dettagliate spiegazioni.
Lo studio condotto da Pirc sulle 444 società inserite nel FTSE All Share Index ha rilevato che soltanto il 25% delle imprese osservano totalmente il Combined Code. Questo dato, tuttavia, non deve essere motivo di preoccupazione, considerate le caratteristiche del principio comply or explain ed il fatto che il 46% delle imprese del FTSE 350 osservano comunque le principali disposizioni del Code.
“Crediamo che il Combined Code rappresenti la base per un dialogo intelligente – ha affermato Alan MacDougall, direttore generale di Pirc – Comunque siamo preoccupati del fatto che il principio comply or explain non sia ancora applicato efficacemente. Molte delle società che optano per la non-osservanza finiscono con il confondere una semplice asserzione con una spiegazione”.
Data la situazione, MacDougall ritiene che sia dovere degli azionisti esercitare il proprio potere sulle aziende affinché queste osservino integralmente le disposizioni del Combined Code.

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Nuovo Codice di Autodisciplina delle società quotate
Borsa Italiana ha lanciato lo scorso 14 marzo il nuovo Codice di Autodisciplina per le società quotate.
Esso è il frutto del lavoro del Comitato per la corporate governance promosso dalla Borsa Italiana e rappresentativo dell'imprenditoria e dei partecipanti al mercato.
A supporto dell'attività del Comitato ha operato un collegio di esperti composto da Guido Ferrarini, Franzo Grande Stevens e Piergaetano Marchetti, i quali hanno coordinato l'attività di un Gruppo di lavoro tecnico composto da rappresentanti delle Associazioni di categoria e di Borsa Italiana.
I principi di buona governance sono stati rielaborati alla luce dell'evoluzione della best practice , tenendo conto del mutato quadro normativo a livello nazionale, comunitario ed internazionale.
Il nuovo Codice, pur ricalcando, nell'ordine degli argomenti, l'edizione del 2002, risulta profondamente modificato nella sua struttura. Ogni articolo è suddiviso in tre distinte sezioni: “principi”, di carattere generale; “criteri applicativi”, contenenti indicazioni di dettaglio sull'attuazione dei principi; “commenti”, diretti a chiarire la portata di principi e criteri, anche con riferimento ad opportuni esempi.

Queste le principali novità:
• ruolo del consiglio di amministrazione: adeguamento delle raccomandazioni del Codice al nuovo quadro normativo societario, in particolare in materia di gruppi; introduzione di raccomandazioni relative ai limiti al cumulo degli incarichi degli amministratori ed al self-assessment annuale del consiglio;
• composizione del consiglio di amministrazione: migliore definizione della nozione e del ruolo degli amministratori non esecutivi; introduzione della figura del cosiddetto lead independent director nel caso di concentrazione delle cariche di presidente ed amministratore delegato;
• amministratori indipendenti: affermazione del principio della prevalenza della sostanza sulla forma nella valutazione di indipendenza; esemplificazione dei criteri in base ai quali il consiglio di amministrazione deve effettuare la valutazione; coinvolgimento del collegio sindacale in funzione di controllo della corretta applicazione dei criteri; previsione di riunioni di soli consiglieri indipendenti;
• comitati interni al consiglio di amministrazione: previsione di una disciplina generale in ordine alla composizione, poteri, modalità di svolgimento dell'incarico;
• nomina degli amministratori: riaffermazione e specificazione del principio della trasparenza della procedura di nomina; esemplificazione dei possibili compiti del comitato per le nomine;
• remunerazione degli amministratori: definizione della struttura e delle finalità della remunerazione, distinguendo tra amministratori esecutivi e non esecutivi; specificazione delle funzioni del comitato per la remunerazione;
• sistema di controllo interno: aggiornamento della nozione di sistema di controllo in linea con l'evoluzione della best practice internazionale; migliore definizione di ruoli e rapporti tra i diversi soggetti/organi coinvolti nella definizione, monitoraggio ed aggiornamento del sistema (in particolare tra collegio sindacale e comitato per il controllo interno);
• interessi degli amministratori ed operazioni con parti correlate: formulazione di raccomandazioni coerenti con il mutato quadro normativo (articoli 2391 e 2391-bis del codice civile);
• sindaci: estensione delle garanzie di indipendenza e definizione delle misure volte a garantire un efficiente ed efficace svolgimento del loro ruolo;
• rapporti con gli azionisti: promozione di iniziative volte ad agevolare la loro conoscenza delle informazioni societarie e favorirne la partecipazione alle assemblee e l'esercizio dei diritti sociali;
• sistemi alternativi di amministrazione e controllo: invito alle società che adottano il sistema “monistico” o quello “dualistico” ad applicare le raccomandazioni del Codice adattandole al sistema prescelto e fornendo ampia disclosure sugli adattamenti operati e  sulle motivazioni della scelta.

Gli emittenti sono invitati ad applicare il nuovo Codice che sostituisce integralmente quello redatto nel 1999 entro la fine dell'esercizio che inizia nel 2006, informandone il mercato con la relazione sul governo societario da pubblicarsi nel corso del 2007.

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CSR: nuovi criteri alla base degli indici FTSE4Good.
Il Gruppo FTSE, provider di indici per mercati finanziari, muove un altro passo avanti nell'area del benchmarking della corporate social responsability (CSR), lanciando un nuovo gruppo di principi anti-corruzione per i suoi FTSE4Good Index Series. Tali principi, che sono i più sviluppati e trasparenti criteri anti-corruzione di qualsiasi indice CSR, sono stati creati in collaborazione con Transparency International in base ai risultati di una consultazione pubblica. Questo è stato ampiamente apprezzato da aziende, investitori, organizzazioni non governative e dai governi stessi.
I criteri verranno implementati negli indici secondo un determinato programma entro due anni a partire dal I Luglio 2006. Delle oltre 200 aziende con il più alto tasso di esposizione alla corruzione, circa 130 rientreranno nei criteri fissati mediante l'adozione di politiche o sistemi di gestione idonei a ridurre il rischio di corruzione. La Responsible Investment Unit del FTSE lavorerà direttamente con le aziende per rendere chiari i criteri e le azioni da intraprendere per rientrare negli stessi.
Secondo Gareth Thomas, ministro inglese dello Sviluppo Internazionale, “Operare in un ambiente aperto e trasparente risulta essenziale per una corretta gestione del business sia nel Regno Unito che all'estero ed il lancio dei criteri del FTSE4GOOD costituisce un forte passo avanti nella lotta alla corruzione e verso il miglioramento dei modi di gestire gli affari a livello internazionale. La lotta alla corruzione resta una componente chiave degli sforzi del governo inglese per migliorare la governance e lo sviluppo sostenibile.”

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Pubblicato dal CESR il parere per la Commissione Europea sugli investmenti ammissabili.
Il Cesr (Committee of European Securities Regulators), ha pubblicato recentemente il parere finale per la Commissione europea in tema di investimenti ammissibili ( eligible assets ), ovvero le forme di investimento in cui i gestori di fondi comuni possono allocare il patrimonio gestito. Il documento (Rif. Cesr/06-005) è stato redatto dal  gruppo di esperti del Cesr sul risparmio gestito guidato dal presidente della Consob, Lamberto Cardia,  tenendo conto del testo integrato della direttiva comunitaria in materia di fondi di investimento (Ucits). Il parere sarà utilizzato dalla Commissione europea per la definizione di ulteriori misure di livello 2 (direttive di attuazione e regolamenti) per la disciplina del risparmio gestito.

Il parere finale - che segue due ampie consultazioni dei partecipanti al mercato -  affronta, tra gli altri, i seguenti temi:

  • la negoziabilità degli strumenti finanziari  sui mercati;
  • l'ammissibilità di strumenti monetari ( money market instruments ) non trattati su mercati regolamentati; l'ammissibilità di fondi chiusi e di derivati sui crediti;
  • l'efficiente gestione del portafoglio;
  • l'ammissibilità, da parte delle società di gestione, di investimenti in strumenti finanziari strutturati.
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Modifiche ai regolamenti sugli emittenti e sui mercati.

La Consob il 29 novembre ha approvato le modifiche al regolamento sugli emittenti 11971/1999 e al regolamento sui mercati 11768/1998. Con queste modifiche si è concluso l’iter di recepimento nel nostro ordinamento della disciplina comunitaria sugli abusi di mercato e si è uniformata alla Direttiva 2003/71/CE e al Regolamento n. 809/2004/CE la disciplina sul prospetto relativo all’offerta pubblica e all’ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari in un mercato regolamentato.
Le disposizioni oggetto di modifica entreranno in vigore il 1° gennaio 2006, fatte salve quelle di seguito elencate che entreranno in vigore il 1° aprile 2006:


Regolamento emittenti

- art. 65 e da art. 69 a art. 69-decies(correttezza e trasparenza delle ricerche)

- artt. 87, 101, 103, art. 152-sexies, art. 152-septies, art. 152-octies, allegati 3F e 6 (internal dealing)

- art. 152-bis ad art. 152-quinquies (registri delle persone che hanno accesso ad informazioni privilegiate)

Regolamento mercati

- da art. 63 a art. 69 (operazioni sospette).

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Il VAR prende il posto del benchmark.

Recentemente la Consob ha deliberato che si può evitare, da parte dei gestori, l’indicazione di un benchmark per il confronto delle proprie performances. Questa opzione sarà esercitatile nel caso in cui il portafoglio del fondo sia soggetto a continui aggiustamenti in termini di tipologia di strumenti finanziari. In questi casi, ha stabilito la Consob, è molto più utile per un investitore conoscere la potenziale perdita massima, che normalmente è indicata dal VAR (Value At Risk).
Inoltre, l’effettiva utilità del benchmark è venuta meno con la diffusione degli ETF, strumenti che replicano perfettamente l’indice di borsa in cui investono, con costi contenuti per il risparmiatore.

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Bassa affluenza alle assemblee societarie? Forse è il caso di pagare gli azionisti.

È una proposta in discussione tra le principali società quotate in Germania, che, per contrastare il fenomeno dell’assenteismo nelle assemblee annuali degli azionisti, sarebbero disposte a pagare un dividendo maggiorato ai partecipanti.

Il rischio dell’assenteismo è quello di vedere sovrappesata la presenza nelle assemblee societarie dei grandi azionisti, proprio a causa dei forfait di quelli più piccoli.  Una ricerca della DWS, un’associazione di investitori privati, ha evidenziato che solo il 46% degli azionisti delle società del Dax30 ha partecipato quest’anno agli annual meeting, contro il 61% del 1998.

All’assemblea dei soci della Deutsche Bank il tasso di presenze è sceso dal 3% del 2003 al 25% di quest’anno e la società ha la ferma intenzione di invertire questo trend al ribasso. “La partecipazione agli annual meeting è diventata relativamente bassa, - ha commentato il portavoce della Deutsche Bank Ronald Weichert –  così che ognuno sta cercando un modo per rendere la partecipazione  più allettante”. “ Una delle idee che sta circolando in questo momento è di verificare se abbia senso dare un dividendo maggiorato agli azionisti che partecipano alle assemblee. -  ha continuato Weichert  - Il nostro desiderio è che nelle assemblee sia presente la maggioranza degli azionisti, in modo da evitare che siano sovra-rappresentate le minoranze”.

 

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IFRS: francesi e inglesi scettici sulla loro efficacia.

Non tutte le società europee mostrano il medesimo entusiasmo nel cambiamento dei sistemi contabili nazionali verso gli International Financial Reporting Standards (IFRS), con gli inglesi e i francesi che sono tra i più critici. Sono tante, inoltre, le società che ritengono che gli IFRS non incrementeranno la  trasparenza dei dati contabili e non faciliteranno in confronti tra i vari prospetti finanziari. Questi sono i risultati di una ricerca condotta da Mazars, una società contabile con sede in Francia.

Per la conduzione della ricerca, il cui obiettivo era di verificare come le società stiano fronteggiando i cambiamenti imposti dalle nuove regole contabili, Mazars ha intervistato tra il 7 marzo e il 15 aprile 550 società quotate nei vari mercati europei. L’87% delle società intervistate ha dichiarato di essere ‘ben preparate’ all’avvento degli IFRS. Le società tedesche, spagnole, e del Nord Europa sono in ‘pole position’in termini di implementazione delle nuove norme, mentre quelle inglesi, belghe, francesi, polacche, turche e ceche sono ancora in dietro nel processo di implementazione delle nuove norme. Le società più lente sembrano essere quelle italiane.

In linea generale il 55% delle società ritiene che i benefici derivanti dall’applicazione degli IFRS saranno superiori ai costi di implementazione; mentre il 55% delle società francesi e il 38 di quelle inglesi sostiene che i benefici della cambiamento del sistema contabili non compenserà i costi sostenuti per effettuarlo. Molto più basso il numero di società scettiche in Spagna e Italia, dove esse sono risultate pari rispettivamente al 20% e al 32%. Questo dato può trovare spiegazione nel desiderio delle società di questi due paesi di abbandonare gli insoddisfacenti sistemi contabili nazionali.

 

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Le società conoscono i loro azionisti?

Una recente ricerca, condotta in Inghilterra da Taylor Nelson Sofres per conto del London Stock Exchange, ha messo in evidenza come i professionisti delle IR delle quotate inglesi non conoscano l’identità dei propri azionisti. La ricerca è stata condotta intervistando 71 professionisti delle IR di società quotate al Main Market di Londra e al mercato AIM..

Il 44% dei rispondenti ha manifestato la necessità di avere una migliore comprensione della composizione del proprio azionariato; di questo 44% il 58% attribuisce il gap informativo alla presenza di conti anonimi.

I risultati appaiono particolarmente significativi in considerazione del fatto che il mercato inglese è ritenuto uno dei mercati più evoluti in termini di comunicazione obbligatoria agli azionisti. Secondo Fed Stone, responsabile dei servizi IR  del London Stock Exchange, è fondamentale che le società siano in grado di fare del proprio meglio su questo tema.

 

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Annunciati i vincitori del Thomson Extel Survey 2005
L’indagine 2005 ha coinvolto 901 investitori istituzionali di tutto il mondo. Tra i risultati spicca quello di Mediaset che nel settore Media in Europa realizza una tripletta per il secondo anno consecutivo. Su cinque primati attribuiti (miglior CEO, miglior CFO, miglior struttura IR, miglior responsabile IR, miglior crescita struttura IR) se ne aggiudica tre: miglior CFO con Marco Giordani, miglior struttura IR, miglior responsabile IR con Simone Sole.
Risultati molto lusinghieri anche per gli altri IRM italiani, che nella classifica generale si collocano nelle prime posizioni:

Quoted Company best IR Individual among Peers
Alan Cathcart, Philips Electronics - 1
Peter Hall, BP Plc -  2 
Oliver Schmidt, Allianz AG -  3
Ingvild Van Lysebetten, Belgacom Group - 4 
George Stinnes, British Airways plc -  5 
Thilo Kusch, Deutsche Telekom - 6 
Fay Dodds, GUS plc - 7 
Luca Torchia, Enel SpA - 8 
Andrea Tamagnini, Intesa BCI - 9 
Jadran Trevisan, ENI spa - 9 

Ricardo Jimenez, Grupo Ferrovial - 9 
Barbara Wijngaard, ICI plc -  12 
Chris Smith, Hammerson plc -  12 
Simone Sole, Mediaset SpA - 12 
Nuno Prego, Portugal Telecom - 15 
Eric Le Corre, Michelin Group - 16 
Pilar Gil Miguel, Grupo Prisa - 16 
Wolfram Schmitt, Deutsche Bank AG - 16 
Phil Moses, BT Group Plc - 19 
Guy Elewaut, Delhaize Group - 20 
Peter B Wullschleger, Givaudan SA - 20 
Jose-Maria Alvarez, Inditex - 22 
Bart Morselt, Swisscom - 23 

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Operating and financial review

L’Operating and Financial Review (OFR) è una norma, da poco entrata in vigore in Inghilterra, che modifica ed integra i contenuti del Companies Act 1985, una legge che disciplina il funzionamento delle società. La nuova normativa richiede agli amministratori delle quotate inglesi di redigere un apposito report dove siano contenuti e descritti tutti gli elementi che possono impattare sull’andamento dell’azienda. Non si tratta, quindi, di una semplice relazione sulla gestione ma è qualcosa di più ampio perché si ha l’obbligo di descrivere tutti quegli elementi che nel futuro potranno incidere sulla vita dell’azienda. La norma ha la finalità di migliorare i rapporti tra società e azionisti, fornendo maggiori informazioni anche di carattere non finanziario (ad esempio in tema di corporate social responsability).

L’Operating and Financial Review si applica alle società inglesi quotate in un mercato ufficiale inglese o in uno dell’European Economic Area o a quelle società inglesi che siano ammesse al NYSE o al Nasdaq. Sono escluse dalla redazione dell’OFR le società definite ‘small and medium sized companies’ dal Companies Act 1985. L’obbligo di redazione del documento, ovviamente, è in capo agli amministratori.

 

La normativa, entrata in vigore nell’anno fiscale 2005, rivoluziona l’attuale sistema basato su un sistema di reporting finanziario che rende conto dell’andamento economico-finanziario dell’azienda durante l’anno immediatamente trascorso. Le nuove regole, inoltre, prevedono l’obbligo di informare gli azionisti anche su tutte le altre componenti non finanziarie che nei periodi successivi alla chiusura dell’esercizio potranno impattare sullo sviluppo e le performance dell’azienda. Tutto ciò significa che in questo report andranno inserite informazioni e ‘voci’ non sempre comprese nei classici schemi di bilancio, come ad esempio la strategia aziendale, le prospettive, le opportunità e i rischi, gli asset intangibili (l’acknowledgement, la reputazione, la forza dei marchi, ecc.), le relazioni con i principali stakeholder  della società, la struttura finanziaria, le politiche di gestione della tesoreria e una descrizione delle risorse disponibili al momento della redazione dell’OFR. Nel compilare il documento gli amministratori dovranno considerare anche l’opportunità, o meglio la necessità, di inserire altre informazioni rilevanti per una migliore comprensione del business aziendale; a titolo esemplificativo si potrebbe pensare alle problematiche legate all’ambiente, alla gestione del personale e ad altri temi di rilevanza sociale. Non vi è alcun obbligo esplicito di inserire informazioni sulla corporate governance; sono senz’altro da riportare nell’OFR anche gli indicatori di performance, anche se non vi alcuna indicazione su quanti e quali indici utilizzare. Tale scelta rimane in capo agli amministratori.

Tutte le società che distribuiscono agli azionisti le versioni complete dei propri rendiconti sono obbligate a distribuire anche una copia dell’OFR. Nel caso in cui siano distribuiti solo i dati di sintesi (Summary Financial Statements), le società potranno scegliere se distribuire la versione completa dell’OFR o spiegare nei suddetti dati di sintesi in quale pagina del sito societario essa sia presente. Resta ferma la possibilità per tutti gli azionisti di richiedere alla società una copia cartacea dell’OFR.

A garanzia della massima trasparenza, l’accesso dell’OFR è a disposizione di tutti gli stakeholder che potranno:

a) farne richiesta alla società

b) scaricare la documentazione dal sito della società

c) farne richiesta alla Companies House (un’agenzia operativa del Dipartimento del Commercio e dell’Industria inglese).

 

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Dietro la scorretta comunicazione si nascondono gli aumenti dei compensi degli amministratori inglesi.

Una recente ricerca condotta congiuntamente da Independent Remuneration Solutions (IRS) e da Manifest, due agenzie attive rispettivamente nel campo della consulenza sui compensi degli amministratori e del proxy voting, ha messo in evidenza che la crescita a due cifre dei compensi degli amministratori inglesi è stata alimentata dalla scarsa qualità della comunicazione delle ‘politiche di remunerazione’.  Mentre, infatti, il compenso base dei CEO è cresciuto in media del 7% nel 2004, il pacchetto totale dei compensi (che include bonus, stock options e altre forme di incentivi) è cresciuto del 17% nello stesso periodo. L’Independent Remuneration Solutions ha messo in evidenza come questi aumenti siano stati realizzati senza la piena consapevolezza degli azionisti e ha fatto appello alle autorità perché le leggi garantiscano una maggiore trasparenza.

Sebbene, infatti, l’attuale normativa imponga di comunicare nel bilancio annuale i compensi dei manager comprensivi di importo base, bonus e benefit nella medesima tabella, vi sono altre componenti che possono essere comunicate separatamente in parti diverse del bilancio, determinando grande confusione in investitori e analisti. Cliff Weight, amministratore dell’IRS ha dichiarato: “noi vogliamo vedere tutte le componenti della remunerazione pubblicate nella medesima tabella e non splittate in diverse tabelle. Le società sono soggette al Company Act, il che vuol dire che esse comunicano nel salario la componente base e il valore dei benefit. Ma tutti questi componenti rappresentano solo un terzo del compenso complessivo, dal quale rimangano fuori il valore atteso delle stock options o i piani pensionistici o quelli di attribuzione d’azioni, tutti collocati in pagine diverse del bilancio.”

 

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Acquisto di azioni proprie: la Consob avvia la consultazione per procedere alle modifiche al regolamento emittenti.
La Commissione ha avviato la consultazione sulla proposta di modifica del regolamento emittenti conseguente all’entrata in vigore, a seguito dell’emanazione della legge comunitaria per il 2004, del nuovo testo dell’art. 132, comma 1 del Tuf, in materia di acquisto di azioni proprie da parte di società quotate.
La precedente versione dell’art. 132 consentiva l’effettuazione di acquisti di azioni proprie soltanto attraverso due modalità: le offerte pubbliche di acquisto e le negoziazioni sul mercato secondo modalità concordate con la società di gestione del mercato. La nuova versione, fermo restando il principio della parità di trattamento tra gli azionisti, affida alla Consob il potere di individuare le modalità di realizzazione del buy-back. L’innovazione consente, da un lato, di rendere più elastica la procedura, individuando ulteriori modalità di esecuzione, più vicine a quelle utilizzate negli altri Paesi comunitari. Dall’altro, di migliorare la consapevolezza degli azionisti in merito a tali operazioni mediante l’individuazione di norme di trasparenza o di regolazione del processo di approvazione.
La proposta di modifica - che tiene conto delle indicazioni formulate in un recente documento Iosco (cfr. Report on “Stock Repurchase Programs” Technical Committee of the International Organization of Securities Commissions) - comporta l’inserimento nel regolamento emittenti di un nuovo articolo, il n. 144-bis, dedicato alla materia.
Da un punto di vista sostanziale, la principale innovazione è rappresentata dall’individuazione di due modalità operative ulteriori rispetto a quelle già fissate dal previgente articolo 132 (che sono state peraltro confermate). La prima consiste nell’acquisto e vendita di strumenti derivati negoziati nei mercati regolamentati che prevedono la consegna fisica delle azioni sottostanti. La seconda, individuata nella prassi operativa come “Reverse Right”, comporta l’emissione, a favore di tutti gli azionisti ed in proporzione al numero di azioni possedute, di opzioni che attribuiscono il diritto di vendere alla società un certo numero di azioni della stessa ad un prezzo prestabilito ed entro un determinato periodo di tempo. Gli azionisti possono poi scegliere di esercitare il diritto d’opzione o di venderlo a terzi.
Il nuovo articolo, inoltre, fissa delle condizioni relativamente alla delibera assembleare di autorizzazione all’acquisto e alla trasparenza che deve essere assicurata al mercato. In particolare, è previsto che la delibera assembleare debba specificare quali delle modalità consentite dal regolamento Consob possono essere effettivamente utilizzate, indicando l’ammontare massimo di azioni acquistabili con ciascuna modalità.
In ossequio alle esigenze di trasparenza, infine, si richiede che il pubblico venga informato di tutti i dettagli del programma prima dell'inizio delle operazioni di acquisto e, una volta terminato il periodo autorizzato dall’assemblea per lo svolgimento del buy-back, dell’effettiva realizzazione del programma stesso.
Il documento di consultazione è disponibile nel sito internet www.consob.it, sezione Regolamentazione/TUF e regolamenti Consob/Lavori preparatori.

Per maggiori informazioni visita il sito della Consob

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Azionisti e società tedeschi aiutati dalla legge  sul mercato dei capitali.

Le società quotate tedesche ed i loro azionisti potrebbero beneficiare di una legge di prossima promulgazione che ridurrà tempo e denaro spesi per gestire le azioni legali relative alla scorretta informativa e che renderà più veloci le procedure di voto nelle assemblee annuali dei soci. Comunque alcune società sono preoccupate per le disposizioni di un’altra proposta di legge che potrebbe obbligare il top management a comunicare i propri compensi piuttosto che lasciare, come avviene ora, tale comunicazione alla loro discrezionalità.

La cosiddetta Kapmug (Kapiatalanlegermusterverfahrensgesetz), che consentirà agli azionisti di unificare le azioni di richiesta danni dovuti alla scorretta informativa al mercato, dovrebbe entrare in vigore verosimilmente nella seconda metà dell’anno. Dando così la possibilità alle società di gestire  e portare a termine le cause in corso.

 

Kay Bommer, direttore della DIRK (associazione tedesca di investor relations) sostiene che “in linea generale questa legge apporterà grandi vantaggi alle società, soprattutto a quelle come la Deutsche Telekom che dovrà presto affrontare numerose azioni legali”. La prima delle circa 15.000 cause, quella riguardante la sopravvalutazione effettuata da Deutsche Telekom sui propri immobili in occasione della terza tranche dell’IPO (maggio 2000), andrà in udienza a metà 2005.

 

Per la fine del 2005 sono attese nuove leggi che riguardano i controlli contabili delle società e i diritti di controllo e voto alle assemblee annuali degli azionisti; soprattutto l’ultima area normativa citata potrebbe rappresentare un passo in avanti per porre fine alle azioni di ostruzionismo messe in atto da piccoli gruppi di azionisti.

 

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Possono delle IR carenti aver causato il fallimento del takeover sul LSE?

L’improvviso ritiro dell’offerta d’acquisto del LSE da parte della Deutsche Borse ha portato alla luce una serie di apparenti fallimenti delle investor relations che potrebbero aver esacerbato le tese relazioni con molti dei principali azionisti della borsa tedesca.

Inizialmente la società di gestione del mercato tedesca aveva accusato alcuni potenti hedge funds di aver istigato una ribellione, evidenziando che la maggioranza dei suoi azionisti erano a favore dell’offerta. Ma mentre tre grandi hedge funds avevano addirittura votato per la rimozione dei membri del supervisory board della borsa tedesca che si fossero rifiutati di sottoporre l’offerta all’approvazione dei votanti, è poi subito diventato chiaro che gli altri principali azionisti, come Fidelity e Merril Lynch, che tutti insieme detengono circa il 35% dei diritti di voto erano contrari alla mozione.

Secondo alcuni report, gli istituzionali contrari all’offerta lanciata dalla Deutsche Borse, che avevano ripetutamente richiesto una consultazione con i principali azionisti della Deutsche in merito alla mozione hanno esacerbato gli animi in una conference call tenuta a febbraio, durante la quale pare che agli oppositori dell’offerta sia stato impedito di fare domande al ceo Werner Seifert. Alcuni analisti inglesi e americani hanno rilevato come l’incidente sia la riprova che i senior manager della Deutsche Borse non abbiano agito con trasparenza sulla vicenda del takeover, agendo in contrapposizione con la volontà degli azionisti.

La Deutsche Borse , invece, sostiene che l’incidente non sia stato niente di più che uno sfortunato fraintendimento: “Tutti gli azionisti – ha riferito Frank Hartmann, portavoce della borsa tedesca – sono stati invitati a partecipare all’assemblea ma, come in passato, solo quelli fisicamente presenti in sala hanno potuto fare domande.”

Secondo Hartrmann è un altro esempio di come gli investitori cerchino di applicare le norme inglesi e americane alle società europee. La borsa tedesca, fa notare Hartmann, ha rispettato tutte le principali leggi in tema di trasparenza.

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Acquisizione del London Stock Exchange: l’importante è conservare la normativa inglese.
L’ABI (Association of British Issuers), l’associazione degli emittenti inglesi,  è intervenuta recentemente sulla questione dell’acquisizione del London Stock Exchange, sulla quale si stanno dando battaglia la francese Euronext e la tedesca Deutsche Borse. Non c’è stata alcuna presa di posizione sulla nazionalità del futuro azionista di maggioranza del LSE ma sulle norme cui dovrà essere soggetto il mercato si! Per l’ABI è assolutamente indispensabile che la normativa che dovrà regolare l’LSE sia quella inglese.
L’ABI fa notare come gli sforzi legislativi quali il listing regime’s class transaction test (che consente agli azionisti di esprimere il proprio voto sulle grandi transazioni), la disciplina sulle acquisizioni che assicura la protezione degli azionisti di minoranza ed la disciplina sui ‘market abuse’ hanno incrementato la fiducia degli investitori verso le azioni inglesi. Montagnon, director of investment affairs presso l’ABI, afferma che “ogni eventuale trasferimento delle attività della LSE ad un’altra giurisdizione rappresenterebbe una seria battuta d’arresto”.
Quanto detto è valido anche per coloro che operano per conto di clienti esteri intenzionati ad investire nelle quotate inglesi. “I nostri membri sono i grandi gruppi assicurativi e gli investitori istituzionali. Loro spesso hanno il mandato dai loro clienti per investire nelle società quotate inglesi, perciò cambiamenti nella locazione dei listini potrebbe rappresentare una grave problematica”, spiega Alan Leaman, responsabile media e public affaire presso la ABI “ovviamente, la fiducia degli investitori nelle azioni inglesi rimane il cuore dei nostri interessi”.

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Gli istituzionali vogliono più informazioni sulle emissioni inquinanti.
Più di 140 investitori istituzionali, rappresentanti un ammontare di AUM pari a 20.000 miliardi di dollari, hanno sottoscritto una petizione rivolta alle 500 più grandi società del mondo perché queste comunichino le informazioni sulle loro emissioni inquinanti. Questa petizione è la terza in una campagna continua promossa dal Carbon Disclosure Project (CDP), che cerca di assistere e collaborare con gli investitori istituzionali del mondo per far crescere l’attenzione sull’impatto che il cambiamento del clima può avere sul business aziendale.
Secondo Paul Dickinson, coordinatore del CDP “questo è un tema di crescente importanza e sempre un numero più ampio di società percepisce l’importanza insita nel comunicare i propri dati ‘ambientali’. C’è un crescente impegno delle società su questi temi; sono molte quelle che cercano di calcolare il livello delle loro emissioni inquinanti e di determinare l’impatto dei regolamenti in materia come quelli previsti dall’Unione Europea e dal protocollo di Kyoto”,

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Con gli IFRS le perdite si trasformano in utili.
Un esempio di come le nuove regole contabili IFRS possano impattare sui conti delle società viene dall’Inghilterra, dove alcune importanti società internazionali hanno riportato rilevanti cambiamenti nelle indicazioni preliminari sugli utili comunicate al mercato. Il caso più rilevante è quello della Vodafone, che sta per ribaltare la propria posizione economica da una perdita pre-tasse di 1,9 miliardi di sterline ad un utile di 4,5 miliardi. Quest’enorme differenza è dovuta alle modalità di ammortamento dell’avviamento, che non è richiesta dai principi IFRS mentre lo è dai Gaap. In ogni caso questa evidente variazione dei risultati economici non dovrebbe comportare effetti sul prezzo del titolo.
Secondo Allister Wilson, senior technical partner di Ernest&Young, la volatilità dei prezzi dei titoli, indotta dai cambiamenti introdotti dagli IFRS, potrebbe manifestarsi solo nel caso in cui gli analisti non comprendano bene il portato dei nuovi principi contabili o nel caso in cui l’applicazione degli IFRS renda più chiare le situazioni contabili, manifestando elementi che non emergevano dall’applicazione dei Gaap inglesi.

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L’occhio dei gestori europei sulla governance delle società.
I gestori europei sono pronti ad incrementare le loro ricerche sui sistemi di corporate governance utilizzati dalle società quotate in Europa. Questo è il principale risultato che emerge da un’indagine condotta da Mercer Investment Consulting intervistando 55 gestori di fondi europei,  che complessivamente detengono una quota di AUM pari a 10.000 miliardi di dollari. Il 40% degli intervistati inglesi ha dichiarato di aver incrementato le risorse dedicate alle ricerche in tema di corporate governance nel 2004, mentre un altro 38% ha espresso l’intenzione di farlo durante il 2005. Per quanto riguarda i risultati dell’Europa continentale i risultati sono stati i seguenti: il 30% degli intervistati ha dichiarato di aver incrementato le risorse dedicate alle ricerche in tema di governance già nel 2004, mentre ben il 50% ha riferito che intende farlo da quest’anno.
Una leggera divergenza è emersa tra gli investment manager inglesi e dell’Europa continentale quando è stato loro chiesto di valutare la qualità dei sistemi di governance dei rispettivi paesi: più del 33% dei rispondenti inglesi li ha definiti ‘soddisfacenti’, mentre in Europa continentale tale percentuale arriva ad appena il 28%.
Altro dato interessante che è emerso dalla ricerca è la difficoltà per molti investment manager di esercitare i loro diritti di azionisti in quanto le società partecipate hanno sedi in diversi paesi

 

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Il Cesr pubblica le linee guida sulle direttive sui fondi.

Il Cesr (Committee of European Securities Regulators) ha pubblicato le linee guida sulle disposizioni transitorie relative alle direttive comunitarie sui fondi di investimento. Le linee guida intendono realizzare una significativa convergenza nelle diverse pratiche amministrative degli Stati Ue, sviluppatesi a seguito dell'emanazione delle direttive sui fondi. L'obiettivo perseguito è quello di ridurre l'incertezza propria dei regimi di transizione.

Il documento, approvato al termine di un'ampia consultazione dei partecipanti al mercato avviata nello scorso ottobre, è il risultato del lavoro condotto dal gruppo di esperti sulla gestione del risparmio guidato da Lamberto Cardia, presidente della Consob. Il gruppo - che negli ultimi mesi si è più volte riunito a Roma, presso la Consob - è stato istituito per sviluppare un approccio coordinato tra le autorità di vigilanza europee nella regolamentazione delle gestioni patrimoniali e degli organismi di investimento collettivo del risparmio (Oicr).

"Gli esperti del Cesr - ha affermato Cardia - si sono impegnati per fornire una soluzione valida ed efficace che consentisse la miglior convergenza tra i diversi regimi normativi che ancora disciplinano la gestione del risparmio. Nella fase di consultazione abbiamo avuto il supporto dei gestori e dei partecipanti al mercato, che avevano più volte lamentato le barriere normative poste dal regime transitorio previsto dalle direttive sui fondi".


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La Iosco si adopera per rafforzare la cooperazione internazionale tra le autorità di vigilanza.
La Iosco (International Organization of Securities Commissions), l'organizzazione mondiale delle autorità di vigilanza sui mercati finanziari ha lanciato un'iniziativa per ampliare l'adesione agli standard della cooperazione internazionale tra le autorità di vigilanza. Il progetto è stato approvato nel corso della riunione svoltasi negli scorsi giorni a Città del Capo (Sud Africa). 
L'iniziativa prende avvio dalla constatazione del crescente livello di globalizzazione dei mercati finanziari, che rende la collaborazione tra le autorità di vigilanza un obiettivo di sempre maggiore importanza. A tale problema, del resto, la Iosco ha dedicato da diversi anni particolare attenzione, incoraggiando la collaborazione internazionale nel campo della vigilanza, estesa anche ai centri finanziari off-shore. La Iosco ha peraltro già definito standard per la cooperazione internazionale nei principi e nelle risoluzioni degli ultimi anni. Il protocollo d'intesa multilaterale, adottato nel 2002 e subito sottoscritto dalla Consob, rappresenta in questo campo un chiaro punto di riferimento per la collaborazione transfrontaliera tra autorità di vigilanza.
La nuova iniziativa mira, anche a seguito di recenti grandi crisi di dimensioni internazionali, ad identificare i Paesi a più alto rischio per le attività finanziarie e a promuovere il loro adeguamento agli standard di collaborazione Iosco attraverso un confronto che metta in luce quali sono gli ostacoli che attualmente si frappongono e quali le soluzioni per superarli. In particolare, il processo per ampliare l'adesione agli standard della cooperazione internazionale prevede quattro fasi:

  • l'identificazione dei Paesi che sembrano non essere in grado di fornire un adeguato livello di cooperazione o che non intendono collaborare, a partire da quelli che presentano i rischi più alti in tema di protezione degli investitori, di corretto ed efficiente funzionamento dei mercati e di stabilità finanziaria;

  • l'avvio del dialogo per sviluppare un'effettiva comprensione della loro volontà e capacità di impegno nella cooperazione, offrendo al contempo assistenza per la soluzione dei problemi emersi;

  • la valutazione dei progressi conseguiti nel processo di adeguamento agli standard Iosco;

  • lo studio di ulteriori iniziative per conseguire un crescente livello di conformità agli standard Iosco.

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La UE approva la  Direttiva sugli obblighi di trasparenza.

L’Unione Europea, alla fine di un processo durato anni, ha approvato la Direttiva sugli obblighi di trasparenza, che mira a creare degli obblighi minimi di trasparenza per le società quotate in uno dei mercato dei paesi dell’UE.

La Direttiva avrà differenti effetti nei vari Stati Membri, a seconda dei livelli di normativa già esistenti.  Dal punto di vista dei rendiconti finanziari la Direttiva non aggiunge altro a quanto già previsto nelle varie giurisdizioni (es° approvazione del bilancio annuale entro 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio,  predisposizione relazione semestrale,ecc.).

Le vere novità sono sull’informativa price sensitive e sulle modalità di pubblicazione e di divulgazione delle stesse. Molte preoccupazioni sono state sollevate sul fatto che molte agenzie stampa, nei vari stati membri, non sono in grado di garantire una simultanea e tempestiva divulgazione delle notizie al mercato. La direttiva, in sostanza, propone  un nuovo regime di divulgazione delle notizie price sensitive, che sconvolge i sistemi attualmente in uso in molti stati membri, come ad esempio  in Inghilterra, dove il mercato è aperto a tanti news service providers.

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La Morley alle quotate nell’FTSE 350: predisponete i piani di successione.
Il gigante degli investimenti Morley Fund Management ha richiesto alle società inglesi di programmare per tempo i loro piani di ricambio manageriale. In una lettera inviata ai presidenti ed ai segretari delle società quotate nel FTSE 350, la Morley chiede che i piani di successione del management siano immediatamente ed effettivamente in regola.
“E’ parte di un approccio olistico al board. E’ importante avere un management efficiente ed equilibrato; questo si ottiene con una seria ed approfondita valutazione della formazione professionale e delle performance” afferma Iain Richards, Capo della governance e delle public policy presso la Morley “Perché focalizzare la nostra attenzione sulle successioni? A causa dell’enorme mole di problemi che sorgono in seguito ad una successione mal gestita”.
Solo alcune società sono puntuali ed efficienti nel comunicare i loro piani di successione al mercato; mentre ancora troppe di esse sono colte alla sprovvista quando si presenta la necessità di trovare i sostituti. Richards spiega “Abbiamo presidenti ed amministratori non esecutivi che bussano alla nostra porta dicendo: Il Ceo minaccia di andarsene se non gli concederemo un corposo aumento di stipendio e non c’è nessuno pronto a sostituirlo. Altre volte il Ceo va via improvvisamente e lascia la società alle prese con l’affannosa ricerca di trovare un sostituto”.

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L’ipotesi monopolio minaccia l’offerta della Deutsche Borse per il LSE.
La lotta in corso tra la Deutsche Borse ed Euronext per la proprietà della London Stock Exchange, ha suscitato inquietudini sul futuro del clearing and settlement market. Alcuni investitori sono preoccupati che l’acquisizione possa provocare un monopolio paneuropeo nelle mani di un singolo mercato.
Gli investitori hanno speculato sul fatto che una fusione con la Deutsche Börse porterebbe la London Stock Exchange, a chiudersi in un sistema “vertical silo”, mediante il quale gli operatori potrebbero solo utilizzare i sistemi di clearing e di settlement forniti dalla Deutsche Börse. La borsa con base a Francoforte è proprietaria dei suoi servizi di clearing e settlement tramite Clearstream, che tiene lontani i provider post-trade rivali dall’offrire servizi competitivi in Germania.
“Un monopolio potrebbe incrementare enormemente i costi commerciali” - afferma Denis Peters, amministratore del provider rivale Euroclear, che offre transazioni sia per Euronext che per la London Stock Exchange. “Se la Euronext o la Deutsche Borse comprasse la LSE e le piattaforme di trading annesse, i membri della London Stock Exchange sarebbero costretti a riconfigurare la loro infrastruttura di back office per poi lavorare con un’altra ad un costo maggiore”.

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Uno studio dell’IRS inglese sottolinea la necessità di una maggiore indipendenza dei consigli d’amministrazione

Analisti e investitori vogliono maggior accesso al management ed una maggiore indipendenza dei consigli d’amministrazione. Questi sono due dei punti cardine trovati all’interno della ricerca annuale “Effective Investor Relations 2005” condotta dall’IRS (Investor Relations Society) in associazione col Mori (Market and Opinion Research Institute) e con Goldman Sachs.

  Il sondaggio ha coinvolto 100 professionisti del buy-side e 49 analisti sell-side inglesi. Il 50% degli investitori ed il 59% degli analisti interpellati afferma che la maggior parte delle società trarrebbero dei benefici dall’aumento degli amministratori non esecutivi.

 

“Quello che mi preoccupa è che diventa sempre più difficile rivolgersi ad amministratori non esecutivi competenti, anche se gli analisti e gli investitori vorrebbero vederne di più”. Così ha dichiarato il presidente del Mori che ha aggiunto:”Chi si strangolerebbe da solo? Hanno paura d’assumersi responsabilità personali”.

 

Quasi la metà degli intervistati dichiara che la comunicazione è l’ingrediente fondamentale per svolgere una buona attività di investor relations. Altri fattori come la franchezza, l’onesta e la trasparenza hanno ottenuto punteggi migliori negli anni precedenti. I risultati indicano che il clima di sfiducia che ha pervaso il mercato in seguito agli scandali di gestione degli ultimi anni comincia ad attenuarsi.

 

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Il Dipartimento del Commercio inglese risolve la questione degli OFR.
I revisori dei conti non saranno obbligati a controfirmare documenti procedurali interni delle società mentre redigono i documenti operativi e di revisione finanziaria (OFR). Così ha annunciato il dipartimento dell’Industria e del Commercio inglese (DTI) nella sua risposta ufficiale alla consultazione degli OFR che si è conclusa il 6 agosto.
Tra le correzioni fatte dal DTI nella nuova proposta sugli OFR c’è quella di far slittare la data d’esecuzione al 1 aprile 2005,  che permetterà alle società di avere un anno supplementare per adeguarsi alle nuove regole sui bilanci. Questa mossa è mirata a placare gli animi delle forti associazioni di categoria, preoccupate che gli OFR possano sovraccaricare ulteriormente le società quotate inglesi, già sotto pressione per l’adeguamento agli International Reporting Standards (IFRS) in vigore dal 1 gennaio 2005.
Patricia Hewitt della segreteria del DTI in una dichiarazione alla stampa ha riferito: “In risposta alla consultazione abbiamo semplificato i requisiti per la revisione dei conti, risolto le duplicazioni, evitato i costi di pubblicazione superflui e dato alle società più tempo per gestire la transizione. Questo incrementerà l’utilità degli OFR sia per gli shareholder che per gli stakeholder”.

 

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Quanto costa adeguarsi alla Sarbanes-Oxley.

Secondo quanto emerge dall’ International’s Annual Board of directors Study adeguarsi alla Sarbanes-Oxley costerebbe l’incredibile cifra di 5,1 milioni di dollari e si prevede che ci sarà una spesa addizionale di 3,7 milioni di dollari per le società americane.

I costi di adeguamento alle nuove regole di corporate governance sono cresciuti sia in Francia che nel Regno Unito. Le società inglesi hanno speso in media 1,5 milioni di dollari e gli amministratori francesi dichiarano di averne spesi 910 mila.

I nuovi regolamenti comportano, inoltre, dei costi non tangibili. Per esempio il 29% degli amministratori delle società americane hanno rifiutato la candidatura al consiglio d’amministrazione, numero in crescita rispetto al 13% del 2002. Il fenomeno non è, comunque, legato esclusivamente agli Stati Uniti. Lo studio rivela che nel 2004 quasi un terzo degli amministratori tedeschi invitati ad entrare nel consiglio d’amministrazione ha declinato l’offerta. Il dato è cresciuto rispetto all’11% dell’anno precedente.

Inoltre, secondo l’inchiesta, con l’aumento delle responsabilità dovuto ai nuovi regolamenti è parallelamente cresciuto anche lo stipendio medio dei membri dei consigli d’amministrazione.

 

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Cresce la trasparenza in materia di CSR.
Secondo quanto emerge dalla quarta edizione del “Directions, a survey of trends in corporate social responsibility (CSR) reporting 2003/04”, il numero di società britanniche ed europee trasparenti in materia di responsabilità sociale in azienda è salito alle stelle. La ricerca è stata condotta dalla Context, una società di consulenza in tema di CSR, e dalla Saltbaxter, un’agenzia di comunicazione e design.
Lo studio ha analizzato i siti web ed i bilanci annuali delle più importanti società britanniche (FTSE 250), americane (S&P 50) ed europee (50) per scoprire le tendenze della comunicazione in materia di CSR. Oggi, più della metà (145) delle 250 più importanti società inglesi informano riguardo la responsabilità sociale. Solo 24 di queste hanno iniziato quest’ anno ad essere trasparenti in materia. Questi dati rappresentano un bel balzo in avanti rispetto ai risultati emersi dalla ricerca del 2001, dalla quale emergeva che solo 54 delle 250 società prese in esame erano trasparenti in tema di responsabilità sociale.  Nel Regno Unito, 83 società su 100 sono trasparenti in materia, così come l’Europa con 44 su 50. Gli Stati Uniti sono in ritardo con solo 27 società su 50 che informano in materia di CSR.


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Il Cesr pubblica i risultati degli accertamenti sui comportamenti non corretti nell'industria europea dei fondi di investimento.

Il Cesr (Committee of European Securities Regulators), di cui la Consob fa parte, ha recentemente pubblicato un rapporto che presenta i risultati degli accertamenti condotti dalle singole autorità nazionali su presunti comportamenti non corretti dell'industria europea dei fondi d'investimento. Al centro dell'indagine fenomeni come il "late trading" (gli scambi effettuati dopo la chiusura del mercato)  o il "market timing" (la negoziazione che trae vantaggio dalle discrepanze temporali nella fissazione del prezzo della quota di un fondo)

 

"Il rapporto - ha affermato il presidente della Consob, Lamberto Cardia, che presiede anche il gruppo di esperti del Cesr sul risparmio gestito -  mette in evidenza che sono rare in Europa certe pratiche non corrette messe in atto a volte da fondi comuni a beneficio di pochi investitori privilegiati. Ciò nonostante - ha proseguito Cardia - i risultati dell'indagine suggeriscono di apportare miglioramenti alle procedure interne delle società di gestione. Le autorità di vigilanza - ha concluso -  stanno studiando misure idonee ad elevare il livello di protezione di quanti investono nei fondi comuni europei".

 

Le autorità che aderiscono al Cesr hanno condotto un'ampia verifica per valutare la consistenza delle pratiche non corrette dopo che la Sec, l'autorità di vigilanza statunitense,  ha avviato nell'autunno del 2003 un'indagine dalla quale sono emerse diffuse pratiche abusive nel mercato americano dei fondi comuni. Le conclusioni del rapporto del Cesr, secondo le quali tali pratiche hanno trovato scarso riscontro in Europa, sono incoraggianti. Tuttavia tali conclusioni mettono in rilievo anche l'opportunità di migliorare le procedure di controllo  interno delle società di gestione, al fine di prevenire rischi futuri.

 

A questo proposito le autorità del Cesr hanno messo a punto specifiche misure e strumenti di vigilanza per migliorare il monitoraggio dei casi, anche potenziali, di pratiche non corrette. Il rapporto, disponibile sul sito del CSER contiene, tra l'altro, una sintesi delle iniziative di vigilanza e regolamentari intraprese da ciascuna autorità aderente al Cesr sulla base degli accertamenti condotti.

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Borsa Italiana definisce gli schemi di comunicato price-sensitive.

Il Consiglio di Amministrazione di Borsa Italiana ha recentemente approvato alcune modifiche alle Istruzioni al Regolamento dei Mercati che definiscono il contenuto minimo dei comunicati price sensitive emessi dalle società quotate e le modalità di rappresentazione delle informazioni in essi contenute con riferimento a singole tipologie di fatti rilevanti. Le modifiche, approvate dalla Consob, entreranno in vigore il 1° febbraio 2005.

L’iniziativa, frutto di un confronto che ha coinvolto le Autorità e le Associazioni di categoria, vuole soddisfare un’esigenza di standardizzazione dei comunicati price sensitive per una maggiore chiarezza, completezza ed efficienza dell’informativa societaria al mercato. Sono state fissate modalità di rappresentazione uniformi per accrescere la fruibilità e la comparabilità nel tempo dell’informazione continua senza alcun aggravio degli obblighi informativi posti a carico degli emittenti dalla legge e dai regolamenti.

A partire dal 1° febbraio 2005 ogni tipologia di comunicato price sensitive dovrà essere articolata in un titolo, un sommario, un testo e i contatti societari.

Il titolo contiene una descrizione oggettiva e sintetica del fatto. Nel caso in cui il comunicato si riferisca a più eventi rilevanti, il titolo fa menzione di ciascun evento. Nel caso in cui il comunicato sia inviato attraverso il Network Information System (NIS), il titolo viene anche inserito nella sezione “oggetto” del NIS.

Il sommario riassume gli elementi caratterizzanti del fatto, esposti in forma di tabella o di elenco, così da fornirne una sintesi non fuorviante. Potrà essere  omesso nel caso in cui il titolo del comunicato contenga già una descrizione esaustiva degli elementi essenziali del fatto.

Il testo riporta, in forma articolata, il contenuto della notizia secondo un indice liberamente scelto dalla società, purché tale da assicurare coerenza logica all’esposizione. Se necessario per assicurare una maggiore chiarezza di contenuto, il testo dovrà essere organizzato in sezioni, accompagnate da un titolo.

I contatti societari contengono i nominativi delle persone e/o strutture da contattare per informazioni, i relativi recapiti telefonici e di posta elettronica, nonché l’eventuale sito internet della società. E’ stato inoltre definito il contenuto minimo dei comunicati con riferimento alle più comuni tipologie di fatti rilevanti:

- l’approvazione dei dati contabili di periodo;

- l’approvazione dei rendiconti di gestione e delle relazioni semestrali da parte

degli OICR quotati;

- il rilascio di giudizi della società di revisione;

- la diffusione di dati previsionali o obiettivi quantitativi;

- la dimissione e la nomina dei componenti gli organi di amministrazione e

controllo e di altri responsabili chiave;

- le operazioni di acquisizione o cessione;

- gli aumenti di capitale e/o emissione di obbligazioni convertibili;

- l’emissione di obbligazioni;

- le operazioni su azioni proprie;

- le operazioni di fusione/scissione.

 

La modifica si estende anche alle società del Mercato Expandi e del Nuovo

Mercato.

Per maggiori informazioni visita il sito di Borsa Italiana

 

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Gli analisti europei non sono pronti per l’IFRS.
La maggior parte degli analisti sell-side europei sono molto impreparati sul tema degli IFRS (International Financial Reporting Standards). Questo l’allarme lanciato da un comitato di esperti durante un seminario sugli IFRS ospitato dalla IRS (Investor Relations Society).
“Siamo tutti preoccupati del fatto che gli analisti non stiano prestando la dovuta attenzione ai cambiamenti in arrivo” ha dichiarato Mark Vaessen, CEO della società di consulenza KPMG.
Secondo una ricerca della KPMG condotta su un campione di 100 analisti sell-side, a poche settimane dal 1 gennaio 2005, data dell’entrata in vigore dei nuovi parametri, solo l’8% degli analisti britannici valuta la propria conoscenza sull’IFRS “buona”, mentre il 40% la valuta come scarsa.
“La ricerca evidenzia la scarsa preparazione degli analisti”, afferma Peter Elwin, capo della sezione accounting and valuation research di Cazenove.  “Per gli analisti tutto ciò rappresenta una sfida. Subiscono notevoli pressioni durante il giorno e per loro risulta estremamente difficile  trovare del tempo per migliorare le proprie competenze professionali”.
Molte case di investimento e brokeraggio hanno investito numerose risorse nella formazione dei loro analisti, ma hanno ottenuto risultati contrastanti: “puoi portare il cavallo alla fonte, ma non costringerlo a bere” ha commentato Elwin.Il comitato di esperti ha inoltre commentato la decisone dell’Unione Europea di permettere alle società di ignorare i paragrafi dello standard 39, che regolano l’uso di determinati strumenti finanziari.

 

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C’è tempo sino al 1° novembre per iscriversi all’ IR Global Rankings and Awards 2005.
L’Mz Consult è un service provider indipendente di investor relations e comunicazione finanziaria che organizza ogni anno una manifestazione che assegna una serie di riconoscimenti ai migliori professionisti delle IR. L’evento, nato nel 1999 è cresciuto fino a raggiungere il record di 300 partecipanti provenienti da 33 diverse nazioni. È uno dei più importanti concorsi di siti IR e bilanci on-line del mondo.

I Top Five Awards sono un insieme di valutazioni tecniche per identificare e riconoscere i cinque migliori siti di Investor Relations di società quotate distinte per settore merceologico e paese d’origine.

Il RAO1 Award per il migliore bilancio annuale on-line è assegnato al miglior bilancio ed è un mezzo utilizzato per promuovere il bilancio on-line come strumento ottimale per comunicare con gli investitori.

L’edizione dell’evento 2005 ha guadagnato un ulteriore e solido supporto dai professionisti delle Investor Relations e dalle associazioni mondiali degli analisti. Le associazioni che hanno già sposato l’iniziativa nell’interesse di promuovere al meglio le investor relations e la corporate governance sono: l’ Associazione Asiatica di Investor Relations (IRAA), che opera a Hong kong e Singapore, l’associazione tedesca (DIRK), quella spagnola (AERI), la messicana (AMERI), quella svizzera (SIRV) e quella brasiliana (APIMEC). Tra gli sponsor della manifestazione vi sono anche Gruppo Albino, Sec Relazioni Pubbliche e Istituzionali, Investrend Forums, JPMorgan, KPMG, ecc.. Tra gennaio e febbraio del 2005 si terranno quattro cerimonie di premiazione: a New York, Londra, San Paulo ed Hong Kong.  

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Regno Unito: la vigilanza finanziaria diventa proattiva
L’inglese FRC (Financial Reporting Council) rivedrà ogni anno, partendo dal 2005, i conti di 300 società quotate per scoprire eventuali irregolarità. Così ha reso noto oggi Paul Boyle, chief executive di CFR, nel corso di un seminario ospitato dalla Investor Relation Society, l’organizzazione degli IR inglesi, intitolato “IR in the boardroom”.
Questo nuovo metodo proattivo si contrappone a quello adottato precedentemente dal FRC che consisteva nell’esaminare i conti aziendali, solo in presenza di una evidente prova di irregolarità.
Alcuni dei conti della società da esaminare  saranno scelti  in base a  sospetti o soffiate, mentre altri saranno selezionati casualmente.
Boyle sottolinea che queste indagini saranno condotte in segreto per salvaguardare i corsi azionari delle aziende sotto inchiesta.
“E’ preferibile condurre le inchieste in modo confidenziale” dice Boyle “in queste occasioni c’è il rischio di spargere  di diffondere voci false e tendenziose”.

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Un’unica Borsa per l’Europa Orientale?
Il 13 agosto i presidenti della borsa austriaca, magiara e polacca hanno annunciato di stare lavorando ad un progetto di cooperazione finalizzato all’incremento della liquidità nei mercati borsistici dell’Europa Centro-Orientale e ad attirare l’attenzione di un maggior numero di investitori.
Ma secondo alcuni addetti ai lavori tale progetto sarebbe ancora lontano dall’essere realizzato; se, infatti, è vero che la borsa ungherese e austriaca intrattengono un relazione più stretta (la borsa e alcune banche austriache detengono il 68,8% di quella ungherese), non si può dire la stessa cosa su quella polacca, che rappresenta un caso a parte.  La borsa polacca, che ha una capitalizzazione di 35 miliardi di euro, è in via di privatizzazione e i particolari con cui questa avverrà non saranno resi noti prima del 2005.  Elvira Zak, portavoce della borsa austriaca, ha fatto notare l’importanza fondamentale che avranno le procedure della privatizzazione, e come da queste dipenda ogni possibile alleanza.
Secondo Dariusz Chorvlo, capo delle IR della Polocca Bank Pekao, la creazione di un’unica piattaforma non sono migliorerà la liquidità dei mercati ma consentirà anche di beneficiare delle economie di scala legate all’integrazione delle piattaforme di trading e di liquidazione.
Accanto a questi aspetti positivi – riferisce Thomas Melzer, membro del Circle for Investor Relations Austria – ci sono anche delle criticità non trascurabili come ad esempio la difficoltà per le società di più piccole dimensioni di accedere al mercato sia per i costi da sostenere sia per le maggiori aspettative degli investitori.

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Migliora la comunicazione on line nell’Europa Centro-Orientale.
Le società quotate nelle borse dell’Europa Centro-Orientale stanno costantemente migliorando la qualità della propria comunicazione on line, fornendo sui propri siti informazioni mai immesse prima. Queste sono le conclusioni di una ricerca condotta da Partners for Financial Stability (PFS) Program of the East-West Management Institute.

L’indagine ha analizzato i siti societari delle principali 10 società quotate nelle piazze finanziarie di Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lituania,  Lettonia, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia.
Tra i dati più significativi quello che vede l’incremento dal 61% del febbraio 2004 al 70% di agosto del numero di società che forniscono i nomi dei membri del cda. Passano dal 77% all’84% le società che forniscono informazioni anche in lingua inglese nel proprio sito societario. Goffrey Mazullo, amministratore di PFS, spiega il miglioramento delle IR on line di queste società, con la crescente importanza dei temi legati alla governance, alla CSR e alla trasparenza in generale. Altra spiegazione sta nel fatto che l’ingresso in Europa di questi paesi ha portato le società sotto l’occhio dei gestori internazionali.

 

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Due teste ragionano meglio di una?

Le società in tutto il mondo stanno dibattendo sulla seguente questione: E’ meglio due teste o una sola?. Sorprendentemente, il punto di vista dell’investment community è che i ruoli di presidente e amministratore delegato della società dovrebbero essere ricoperti da individui diversi. E’una visione che da lungo tempo ha preso piede nelle società inglesi, dove la grande maggioranza delle aziende ha già separato le due cariche. Negli Stati Uniti, al contrario, la situazione tipica prevede che sia un unico individuo a ricoprire entrambi i ruoli. Ma le aziende americane stanno finalmente iniziando a sentire una certa pressione verso la separazione dei ruoli e cominciano a nominare un presidente realmente indipendente.

Finora, soltanto il 20% delle più grandi società americane ha aderito alla riforma.
Un’indagine della Corporate Library, una società di ricerca americana, mostra che solo 15 società incluse nell’indice S&P 500 hanno un presidente realmente indipendente.
I fondi pensione dei sindacati americani si sono dichiarati favorevoli alla nomina dei presidenti indipendenti. Damon Silvers, procuratore generale al AFL-CIO, l’associazione dei sindacati americani, ha così spiegato il clima prevalente negli Stati Uniti: “Vediamo questa problematica come una parte rilevante delle riforme della governance che ci piacerebbe vedere. Fino a poco tempo fa, il management non doveva rispondere a nessuno: lo sforzo di separare il ruolo del presidente da quello dell’amministratore delegato è senza dubbio parte di un programma che vuole rendere entrambi i ruoli più potenti e funzionali”.

I fondi pensione hanno proposto la riforma dei ruoli a molte società americane, richiedendo all’amministratore l’abbandono della presidenza. Silvers ha dichiarato che la proposta è di solito indirizzata a quelle società in cui il ruolo dell’amministratore delegato è evidentemente preponderante, oppure il board è passivo, situazioni che possono essere segnalate da un eccessivo onorario, dalla mancanza di indipendenza del board o da una scarsa performance della società. E’ un’utile soluzione “quando la società viene usata come un giocattolo personale dall’amministratore delegato”.
I fondi pensione inglesi e i gestori dei fondi con una significativa esposizione alle azioni americane sono anche loro entusiasti di vedere le possibili future conseguenze derivanti dall’indipendenza delle cariche. Colin Melvin, manager corporate governance presso Hermes Investment Management, ha dichiarato: “Nel Regno Unito é generalmente riconosciuto che i ruoli dovrebbero essere separati. Non è così negli Stati Uniti: le consuetudini di governance americane, infatti, necessitano di riforme”.
Senza dubbio, ci sono stati dei progressi nella separazione dei ruoli negli Stati Uniti; permane però una considerevole resistenza all’idea che la separazione delle cariche dovrebbe essere formalizzata. Sarebbe un errore, inoltre, trapiantare le pratiche che sono state costituite nel Regno Unito così come sono: è necessario un periodo di riflessione per giungere all’elaborazione di una riforma adeguata per gli Stati Uniti.
Questo paese non è l’unico che sta intraprendendo il lento approccio all’indipendenza della presidenza: circa l’80% delle più importanti 300 società europee presentano, infatti, una separazione di ruoli tra il presidente e il direttore generale.


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Impegno ambientale delle società: gravi carenze.
Una nuova indagine dell’Agenzia per l’Ambiente inglese ha duramente criticato l’impegno nell’ambiente delle società incluse nell’indice FTSE All-Share risultante dai bilanci. La maggior parte dei rendiconti societari, infatti, risulta carente dal punto di vista della profondità o del coinvolgimento nella problematica.
Quasi il 90% di queste società discute del proprio processo di interazione con l’ambiente nei bilanci e rendiconti finanziari, ma la stragrande maggioranza ha delle carenze di rigore, profondità o quantificazione degli interventi; l’11%, addirittura, non fa nessun riferimento all’argomento.
L’Agenzia per l’Ambiente ha scoperto che soltanto il 10% di tutte le società riferisce agli azionisti notizie riguardanti l’acqua, gli sprechi e gli utilizzi di energia, mentre solo il 17% parla dei rischi legati al cambiamento climatico.
Nick Robins, capo della ricerca SRI di Henderson Global Investors, ha dichiarato: “Perfino il governo ammette che il cambiamento climatico è una minaccia pericolosa quanto il terrorismo internazionale, tuttavia, soltanto il 17% delle società fa riferimento alla problematica nel proprio bilancio”.
Robins ha aggiunto che la nuova normativa, che fornirà specifiche linee guida su come le società siano tenute a fornire informazioni agli investitori sulle problematiche ambientali, sta al momento definendo gli standard contabili. In ogni caso, non ci si aspetta che queste raccomandazioni, che costituiscono un criterio a tutti gli effetti, entrino nel diritto societario fino al prossimo anno.
Nicky Gardner, relatore di FTSE4Good, un indice societario inglese che misura le performance rispetto a standard societari di responsabilità sociale, ha dichiarato che l’indagine dell’Agenzia per l’Ambiente si è concentrata solo sulle società che includono informazioni ambientali nei loro bilanci. Questo è solo uno dei metodi che si possono utilizzare per comunicare l’impegno societario nell’ambiente. “Alcune società forniscono questo genere di informazioni in documenti separati oppure online. Solo meno della metà delle società incluse nell’Indice All-Share hanno politiche che riguardano le problematiche ambientali, ma potrebbero scegliere di pubblicarne i risultati separatamente”.

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Corporate governance: l’Italia spicca il volo .
Secondo una ricerca condotta da Asa Executive Search, società di consulenza per le human resources, che ha interessato 100 executives delle società leader italiane, gli scandali finanziari di Parmalat e Giacomelli, accanto ai propositi del governo italiano di espandere i poteri della Consob, hanno avuto un profondo impatto sulle società italiane. Il 74% degli intervistati ha dichiarato che le proprie società hanno adottato sistemi di controllo più severi nell’ultimo anno, come diretto risultato della perdita di fiducia degli investitori. Sebbene più della metà del campione (56%) abbia dichiarato che i recenti scandali finanziari in Italia e altrove non hanno avuto effetto sul volume di business delle proprie società, il 43% ha ammesso che ci sia stato un effetto “negativo” o “molto negativo”, mentre l’1% ha detto che la propria società ha beneficiato della situazione.

Alla domanda su come si possa garantire l’indipendenza dei revisori dei conti, il 26% ha risposto che le società che fanno revisione contabile non dovrebbero fornire altri servizi di consulenza ai propri clienti, mentre il 21% ha dichiarato che il revisore dovrebbe riferirsi ad una commissione di revisione, formata esclusivamente da dirigenti indipendenti – cosa che è assolutamente in linea con le migliori pratiche in uso dappertutto.

Quasi un quarto degli intervistati (23%), ha suggerito che il revisore dovrebbe essere nominato da un organismo esterno, mentre l’11% ha detto che molti problemi delle società potrebbero essere risolti se i compensi per la revisione fossero più alti.

Circa il 20% degli intervistati, inoltre, crede che i problemi di Parmalat siano dipesi dal fatto che un revisore, Deloitte Touche, si occupava della revisione contabile del gruppo, mentre un altro, Grant Thornton, delle società sussidiarie. Ciò ha ritardato la scoperta di discrepanze nei rendiconti finanziari (sempre ammesso che ci sia stato l’intento di trovarle); il 19% del campione ritiene che tali problemi possano essere risolti con la decisione di far svolgere ad un unico revisore i controlli finanziari per una società e le sue sussidiarie.

L’indagine ha evidenziato una chiara differenza di opinione in merito al ruolo degli azionisti: il 62% degli intervistati ritiene che se gli azionisti di controllo avessero le qualifiche necessarie, il fatto di essere nel consiglio di amministrazione o di occupare un’importante posizione direttiva non costituirebbe un problema. Comunque, il 38% crede che i più grandi azionisti dovrebbero essere esclusi da qualunque genere di ruolo operativo nella società.

“Non è una sorpresa”– ha dichiarato Victor Dana, partner di Asa – “Molte società di successo sono state create da brillanti imprenditori che sono ancora azionisti di maggioranza. Alcuni di loro hanno fatto in modo di attrarre talenti manageriali che condividono la loro visione e danno continuità alla società”.

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Trascurare il Giappone? Un errore strategico.
L’IRS, Investor Relations Society, ha recentemente condotto una conferenza dal titolo ‘Insights into the Japanese market’. Durante il convegno si è fatto il punto della situazione sulle relazioni finanziarie con il Paese del Sol Levante: dal dibattito è emerso che sono molte le società occidentali, in particolare inglesi, che stando perdendo l’occasione di capitalizzare il rinnovato interesse degli investitori nipponici verso le società estere. Questo dato è stato evidenziato tra gli altri da Tomoko Shigiya-Minter, director presso la Cubitt Consulting, non ci sarebbero società inglesi a sufficienza a gestire le proprie IR anche in Giappone. Shigiya-Minter, inoltre, ha fatto notare che gli investitori giapponesi detengono il 7,5% della capitalizzazione del London Stock Exchange, ma le società ignorano questo fattore perché non conoscono i propri azionisti esteri, spesso perché i nomi degli stessi non consentono un’immediata identificazione.
Le società inglesi devono attivarsi per costruire delle stabili IR con gli investitori giapponesi, soprattutto alla luce del fatto che i fondi pensione pubblici e privati giapponesi sono ora autorizzati ad investire anche in società estere.
Anche Kato Hiroaki, capo dell’ European Equity sales presso la Daiwa Securities SMBC ha evidenziato l’importanza di intensificare le relazioni tra società e investitori giapponesi: “ il Giappone -  ha detto Hiroaki  - è ora più desideroso di investire in società estere, soprattutto da quando il mercato nipponico (dal 1990 ad oggi) sta offrendo rendimenti molto bassi”.

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La Securities and Exchange Commission incrementa la propria trasparenza.

Nello sforzo  di incrementare la propria trasparenza, la Securities and Exchange Commission ha annunciato di voler pubblicare sul proprio sito  i commenti e le richieste che sono inviati a fondi comuni e società quotate in occasione della pubblicazione di annual report e di offerte pubbliche. Ovviamente saranno pubblicate anche le risposte  degli emittenti soggetti alla vigilanza dell’Authority americana.

John Nester, portavoce della Securities and Exchange Commission, ha precisato che quelle che saranno pubblicati non rappresentano la ‘voce’ ufficiale della SEC ma sono dei chiarimenti richiesti dai singoli staff dell’Authority sui documenti che gli emittenti sono tenuti a pubblicare.

Questa tipologia di richieste e commenti sono stati sempre pubblicamente accessibili, ma solo su esplicita richiesta degli interessati (come disposto dal Freedom of Infermation Act); con la pubblicazione sul sito internet della Sec, ha spiegato John Nester, sarà resa più agevole e semplice l’accessibilità di questi documenti.

Sarà, comunque, rispettata la tempistica di pubblicazione delle informazioni prevista dal Freedom of Infermation Act: devono cioè essere trascorsi 45 giorni dal perfezionamento delle procedure di revisione delle comunicazioni societarie, ferma restando la possibilità delle società di richiedere la riservatezza di alcune comunicazioni con l’Authority.

 

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Conferenza internazionale dell’IIRF sulle IR a Roma.

L’annuale conferenza internazionale dell’IIRF, dal titolo “IR: facing tough odds?”, si svolgerà a Roma in data 26-28 settembre 2004. Interverranno sul tema IRO, investitori,  operatori e altri esperti di rilievo, tra cui:

 

  • Paolo Scaroni – Amministratore delegato di Enel.

  • Corrado Passera – Amministratore delegato di Banca Intesa.

  • Louis M. Thompson Jr  - Presidente e amministratore delegato di NIRI.

  • Yukio Ozawa, investor relations VP di Sony Corporation.

  • Wolfram Schmitt – Responsabile Investor Relations di Deutsche Bank.

La conferenza avrà a tema le sfide più importanti per le Investor Relations: ciò che gli amministratori delegati e gli investitori si aspettano dalle IR e come esse dovrebbero essere rese operative. Verranno illustrati e discussi dei casi pratici riguardanti società, sia dei mercati sviluppati sia emergenti, soprattutto dal punto di vista del rapporto con gli analisti. Infine, saranno descritte le ricerche realizzate sulle problematiche più importanti delle Investor Relations.

 

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Ecco i vincitori degli UK award.

Circa 900 Iro, Amministratori delegati, Cfo e service providers si sono riuniti per l’evento IR inglese dell’anno: l’annuale IR Magazine UK Awards, tenutosi all’hotel Grosvenor House di Londra, con il brillante intrattenimento del comico Rory Bremner e la proiezione in diretta della seconda metà della partita di calcio Inghilterra-Croazia.

Il grande vincitore della serata è stato BP, che si è portato a casa il grand prix per le migliori investor relations, dopo il terzo posto ottenuto l’anno scorso. Il capo IR di BP, Fergus MacLeod, e il direttore IR Peter Hall, hanno anche ricevuto il premio come migliori IRO tra le società FTSE 100.
“BP si è impegnata in molti ambiti nell’ultimo anno”- ha dichiarato Hall – “abbiamo avuto una grande joint venture in Russia e abbiamo dovuto metterne al corrente il mercato. Abbiamo anche fatto un grosso update della nostra strategia. Entrambi questi significativi avvenimenti hanno richiesto un considerevole investimento di tempo e risorse. Gli sforzi sono stati ricompensati dal successo con cui questi eventi sono stati realizzati per l’investment community”.

Hammerson ha vinto nella categoria di migliori IR per le società FTSE 250 per il terzo anno consecutivo. Chris Smith, che è a capo della funzione IR della società, si è anche portato a casa per la terza volta il premio come migliore IRO tra le società FTSE 250.
“Noi abbiamo un approccio– ha spiegato Smith – che si basa su accessibilità, imparzialità, innovazione e apertura. Il nostro sforzo comunicativo è a tutti gli effetti parte integrante del modo in cui gestiamo il nostro business”.
I vincitori dei premi di circa 40 categorie sono stati scelti nel corso di un’indagine condotta Richard Davies Investor Relations, una società di consulenza londinese, che ha intervistato circa 700 professionisti dell’investment industry, fund manager e analisti.

 

 

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Ecco cosa cercano gli investitori nei siti societari.

Gli investitori privati vogliono più strumenti di “education” sulle sezioni IR dei siti societari; questo è quanto risulta da uno studio recentemente condotto da Real World Investor (RWI), un’agenzia on line inglese di ricerca, specializzata sulle IR.

Lo studio, chiamato “Investor tools – do private investors use them?”, rivela che il 95% degli intervistati vorrebbe che le società fornissero contenuti più approfonditi sul loro market place – inclusi link a informazioni esterne e possibilità di confronti – nella sezione IR del loro sito societario.

Circa l’83% degli intervistati, inoltre, trova utile che le società includano le stime degli analisti nel loro sito societario. Ian Anderson, autore dello studio, ha dichiarato: “Gli investitori privati vogliono un’area “education” più ampia e questo vale anche per gli investitori professionali e i giornalisti. Tutti vogliono un’area “education” più ampia che riguardi i settori e i mercati della società. Inoltre è possibile che, se la società è una multinazionale, gli investitori desiderino conoscere i mercati in cui opera, i fattori di rischio e così via”.

Lo studio mostra anche che la maggior parte degli investitori privati non usa gli strumenti “standard”, come share price calculators e dividend calculators: meno del 15% degli intervistati ha ammesso, infatti, di non averli mai usati. Inoltre, il 70% dei rispondenti ha dichiarato di accedere ai webcast “raramente” o “mai”.

Uno strumento che, invece, gli intervistati trovano utile è la possibilità di download di fogli Excel contenenti i dati finanziari della società. Più del 52% degli intervistati ha espresso il desiderio che più società offrano questo servizio. Anderson ha dichiarato che si tratta di un servizio facile e poco costoso che le società possono realizzare al proprio interno e che, dunque, dovrebbero aggiungere al proprio sito societario.

Per questo studio RWI ha intervistato 74 investitori privati europei, con un portafoglio minimo di 25.000 sterline.

 

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Nuovo colpo inferto ai principi contabili dell’Unione Europea.
I nuovi principi contabili dell’Unione Europea sono di nuovo a rischio, in seguito alla discussione avvenuta tra i membri dell’Unione sui derivati, che ha provocato il fallimento dell’accordo tra la Commissione dell’Unione Europea e l’International Accounting Standards Board (IASB).
Il regolamento sui derivati, comunemente conosciuto come  IAS39 - che obbligherebbe gli operatori finanziari a rendere noti i valori di mercato dell’investimento in derivati - ha visto Francia, Belgio, Italia e Spagna ostacolare un possibile accordo. Gli oppositori del regolamento hanno evidenziato come esso possa incrementare la volatilità del sistema finanziario.

La questione è urgente, dal momento che è previsto che gli standard di convergenza dell’Unione Europea con gli Stati Uniti siano attuati il primo gennaio 2005, per lasciare all’Unione Europea un po’ di tempo per concludere un accordo. Secondo un articolo del Financial Times, ciò significa anche che, a meno che non si arrivi ad  un accordo  nell’Unione Europea, gli Stati Uniti potrebbero essere molto meno propensi a considerare i principi europei come alternativa realistica a quelle in uso al proprio interno, che sono i GAAP.

Ken Wild, global leader per i principi contabili internazionali alla Deloitte & Touche a Londra, ha messo in luce alcune delle differenze esistenti tra i paesi dell’Unione Europea sull’argomento, dovute alle profonde diversità culturali: “In Europa la cultura contabile è basata sul sistema di tassazione e la contabilità di controllo, che deve soddisfare alcune misure. La cultura che stiamo tentando di diffondere, invece, è basata sul mercato, con un’elevata trasparenza nei confronti degli azionisti. Proprio questa differenza di cultura sta rendendo le cose difficili tra i Paesi Europei. Ciò che abbiamo ottenuto con la costituzione dell’International Accounting Standards Board – ha continuato Ken Wild – è un ente che si occupi di stabilire uno standard unico. Dobbiamo fare in modo che si smetta di utilizzare i principi locali, ma gli Stati Uniti, nel breve periodo, non hanno intenzione di rinunciare ai propri”.

Nel lungo periodo si spera che emergano dei nuovi principi contabili – un’unione tra quelli statunitensi del Financial Accounting Standards Board (FASB) e quelli dello IASB.  I due enti stanno lavorando a stretto contatto, sebbene i critici – ha detto Wild – sostengano che il FASB sia tuttora maggiormente orientato verso le regole esistenti negli Stati Uniti”.

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La nuova Divisione Wholesale & International Banking di BNL SpA.
La BNL rafforza il profilo di banca al servizio delle imprese con il nuovo assetto organizzativo della Divisione Wholesale & International Banking, guidata da Riccardo Lupi.
La nuova struttura, che assume un profilo più innovativo e “corporate”, si articola in sei aree di attività principali: Prodotti e Capital Markets, Mercati Finanziari, Investment Banking, Mercato Grandi Clienti, Coverage e International Banking.
La missione è quella di sviluppare prodotti finanziari tradizionali, innovativi e strutturati; ottimizzare il profilo di rischio/rendimento sui mercati finanziari; promuovere e realizzare operazioni di investment banking; presidiare la gestione e lo sviluppo delle relazioni con i grandi clienti e le istituzioni finanziarie; sviluppare prodotti/servizi per l’internazionalizzazione delle imprese; assicurare la diffusione dell’offerta “wholesale” presso la rete distributiva della Banca  e del Gruppo e le Istituzioni Finanziarie.
Il rafforzamento e l’accorpamento dell’International Banking nella Divisione consente di meglio perseguire l’obiettivo di consolidare i rapporti con le aziende. Grazie al coordinamento operativo della rete Estera (le Filiali di Londra, New York, Hong Kong e Madrid, gli Uffici di Rappresentanza), assicurato dall’International Banking, il raccordo con le altre aree della Divisione, per i business di specifica competenza, garantisce un presidio integrato delle attività estere e una sinergia con l’offerta di una gamma completa di consulenze, prodotti e servizi per ottimizzare le risorse e gestire i rischi delle imprese.
La Divisione Wholesale & International Banking assume quindi il ruolo di “architetto strategico” per individuare le soluzioni migliori  per assistere e sostenere lo sviluppo delle imprese.

 

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Annunciati i vincitori del Thomson Extel 2004

Dopo mesi di lobbying energica, quasi 500 analisti, gestori di fondi e manager si sono riuniti nei primi giorni di giugno per conoscere i risultati della 31esima edizione del  Thomson Extel Annual Survey presso la storica sede del Guildhall di Londra. L’evento – anche conosciuto come gli Oscar della City di Londra – è basato sullo studio più ampio che sia mai stato effettuato dagli analisti sell-side europei.

In questa occasione, più di 1.300 SGR e 4.000 professionisti sono stati valutati. Normalmente le squadre di ricerca degli analisti cominciano a contattare i gestori dei fondi all’inizio dell’anno, nel tentativo di ottenere le loro valutazioni.

Steve Kelly, capo della Thomson Extel Survey, ha dichiarato che dall’ultima indagine le dinamiche di relazione tra le società, i gestori dei fondi e gli analisti sell-side sono considerevolmente cambiate, con un incremento di comunicazione diretta tra le società e gli investitori istituzionali.

“I gestori dei fondi – ha commentato Kelly – riescono a comunicare meglio di prima con chiunque si occupi di investor relations in una società. Essi spesso comprendono che gli IRO sono più consapevoli di ciò che succede nella propria società e più capaci di parlare nel modo adatto con le istituzioni buy-side. I gestori dei fondi sono anche diventati molto più cauti nei confronti delle ricerche degli analisti sell-side.” 

Per l’area equity research, UBS ha vinto, nella categoria “Leading Pan-European brokerage firm”, per il terzo anno consecutivo. David Jessop di Ubs si è anche aggiudicato il premio di “rising star analyst”.

Fidelity è stata nuovamente premiata come migliore società nella gestione di fondi. Nella categoria IR, BP ha vinto per le migliori IR in una società Pan Europea. Premiata  Valeria Leone, IRM di Telecom Italia Mobile, come miglior IR manager del nostro paese, mentre a livello europeo tra le aziende quotate di tutti i settori industriali, l'IRM di TIM si è aggiudicata il settimo posto (lo scorso anno il  quattordicesimo).

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La CBI boccia la normativa europea sulla corporate governance.
La Confederation of British Industry (CBI) ha fortemente attaccato i piani dell’Unione Europea per introdurre un codice di regolamentazione della corporate governance. Il direttore generale della CBI, Digby Jones, ha riferito che le intenzioni della Commissione Europa di apportare dei cambiamenti nella normativa della corporate governance, stanno dando ai burocrati di Bruxelles un’area d’intervento troppo ampia. Lo scorso anno l’Unione Europea ha messo insieme un piano di azione per la corporate governance che elencava nel dettaglio le raccomandazioni sulle responsabilità degli amministratori esecutivi e non.
In ogni caso, la Commissione Europea ha fatto sapere che aspetterà fino al 2006 prima di prendere una decisione finale circa l’emanazione d’autorità di uno dei suoi provvedimenti.
Derek Reynolds, dello studio legale londinese Nabarro Nathanson, ritiene che tale gesto debba essere motivo di preoccupazione: “Nel Regno Unito abbiamo una gran varietà di regole sulla corporate governance, che sono entrate in vigore negli ultimi anni, con una combinazione tra norme volontarie e statutarie, cosa che, dal mio punto di vista, è sufficiente”.

Se l’Unione Europea – ha continuato Reynolds – adottasse l’intero corpo di regole, che noi abbiamo già in Gran Bretagna, sarebbe un’ottima cosa, perché esse rappresentano un buon modello. Adottare misure troppo severe, come hanno fatto gli Stati Uniti con il Sarbanes Oxley act, sarebbe nocivo per il business”.

 

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Prove generali per l’introduzione degli IFRS.

In migliaia di società quotate appartenenti a 90 diversi paesi, le tecniche nazionali di reporting finanziario stanno gradualmente passando verso gli standard IFRS (International Financial Reporting Standards). Dal momento che è in gioco la fiducia degli investitori, i migliori IRO (Investor Relations Officer) hanno deciso di impegnarsi nel mercato ben prima del termine da osservare (Gennaio 2005). I nuovi standard IFRS, che sono stati definiti dallo IASB (International Accounting Standards Board), permetteranno agli analisti di effettuare comparazioni adeguate.
Se è vero che i nuovi standard sono in grado di rivoluzionare i bilanci di molte società già dal prossimo anno, è altrettanto vero che molte compagnie comprendono ora l’importanza di dare priorità al progetto di conversione e di informare in anticipo il mercato riguardo i cambiamenti in atto.

Peter Holgate, senior technical partner della PricewaterhouseCoopers, afferma che una società che desidera avere buoni rapporti con gli investitori e proteggere la propria reputazione dovrà mettere in atto alcuni dei cambiamenti previsti già prima che siano resi obbligatori.

Le sfida è ardua in quanto la Commissione Europea, invece di richiedere il completamento di una prima fase di transizione come è avvenuto nel caso USA, ha deciso di implementare per intero gli standard IFRS entro il Gennaio 2005, rendendo così l’operazione una vera corsa contro il tempo.

Poiché i nuovi standard si basano su principi e non su regole la loro implementazione è resa possibile in giurisdizioni e circostanze differenti senza il bisogno di ulteriori linee guida; inoltre l’impostazione “principles-based” lascia maggior spazio alla soggettività.

 

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Gli Investor Relations Officer tedeschi guardano al futuro con ottimismo.
Gli IRO tedeschi sono fiduciosi circa il futuro del mercato azionario, questo è quanto è emerso dal 7° convegno annuale della DIRK, l’associazione degli IR tedeschi. Insa Calsow, presidente della DIRK, ha tenuto il discorso d’apertura del convegno, asserendo che si può guardare al futuro con ottimismo e definendo i prossimi due anni come ‘equity years’. Mentre gli ultimi anni non sono stati all’insegna dell’ottimismo e della fiducia dei mercati azionari, quest’anno, invece, si notano i primi segni di ripresa e questo anche nel mercato primario, con la ripresa delle IPO.

Tema molto caldo affrontato dagli IR quello della normativa su corporate governance e trasparenza. Il CFO della Deutsche Lufthansa, Dr Karl-Ludwig Kley, ha espressamente invitato gli investor relations officer a portare avanti un’intensa attività di lobbing contro l’introduzione della Direttiva Europea sulla trasparenza, che dovrebbe essere approvata definitivamente entro l’anno prossimo. Ma Kley non si è limitato a questo, il cfo tedesco, infatti, ritiene che sia la Commissione Europea sia il governo nazionale dovrebbe astenersi per almeno 5 anni dall’implementazione di nuovi regolamenti, in modo da dare alle quotate il tempo di recepire il recente codice di corporate governance tedesco. Kley ha dichiarato di essere un sostenitore delle lineeguida di corporate governance volontarie e  non di quelle imposte dalla legge, che potrebbero portare il sistema verso delle comunicazioni quantitative piuttosto che qualitative.

Da segnalare l’intervento di Wolfram Schmitt, IRM di Deutsche Bank, che ha fatto notare come l’associazione si impegnerà a svolgere un ruolo attivo nell’attività di lobbying contro l’implementazione di regolamenti inutili ai fini della creazione di valore e idonei solo a creare confusione.

 

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Novità per le IR di Mediaset.
La home page della sezione Investor Relations di Mediaset è stata ristrutturata ed è ora consultabile online all’indirizzo www.gruppomediaset.it/investorcenter - indirizzo più semplice da digitare e ricordare a vantaggio di una migliorata reperibilità della sezione da parte degli utenti. Molte le novità introdotte sia sotto l’aspetto dei contenuti sia sotto l’aspetto dei servizi tecnologici, come ad esempio:
- Creazione di una nuova sezione ad hoc per gli investitori individuali mirata a soddisfare in modo più diretto l‘esigenza dei piccoli investitori di reperire informazioni finanziarie più essenziali, sintetiche, rielaborate in modo più semplice di quelle destinate agli investitori “professionali“ 
- Maggiore visibilità ai dati di connessione per gli eventi webcast istituzionali.

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L'ODG sulla qualità della stampa economica.
Parte la consultazione sulle regole di  autoregolamentazione dei Giornalisti finanziari. L'esecutivo dell'Ordine nazionale  dei giornalisti ha deciso di trasmettere ai comitati di  redazione ed alle associazioni professionali interessate  la bozza di modifiche  delle regole deontologiche della categoria   volte  a promuovere la qualità  della stampa economica, attuando le prescrizioni  previste dalla direttiva europea  sui reati finanziari (market  abuse).  Quest'ultima, che sarà  recepita entro il Prossimo ottobre nell'ambito delle nuove misure  sulla protezione del risparmio, ha incluso  per la prima volta  i giornalisti  tra i soggetti vigilati - al pari degli analisti finanziari - quando i loro articoli contengano raccomandazioni  d'investimento. Norme specifiche sono  previste per l'identificazione dell'autore dell'articolo, la sua corretta presentazione e la trasparenza  su eventuali conflitti di interesse. La direttiva europea prevede  una deroga a  favore dei giornalisti purchè, si precisa, siano in vigore  adeguati  codici di autoregolamentazione. Tali principi verrebbero poi attuati dalle singole testate in propri codici di autoregolamentazione. Le regole deontologiche  dei giornalisti sono già sostanzialmente adeguate alle norme  europee  per quanto riguarda l'identificazione dell'autore dell'articolo ed i possibili conflitti d'interesse dei singoli giornalisti (quando ad  esempio un redattore ha un interesse specifico, e personale, sull'oggetto del proprio articolo). Manca, invece, qualsiasi norma per gestire, quantomeno per rendere trasparenti ai lettori, i potenziali conflitti d'interesse connaturati alla proprietà del giornale.
  

 

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Ancora scarsa trasparenza sugli stipendi dei top manager.

Le remunerazioni dei top manager inglesi restano un’entità oscura da decifrare; non è raro, infatti, che ai fini del monte totale dello stipendio benefit e bonus siano superiori anche di cinque volte allo stipendio base. Queste sono le conclusioni dello studio condotto dalla società di consulenza Indipendent Remuneration Solution (IRS), sulle prime nove società del FTSE 100.

Cliff Weight, dirigente dell’IRS e autore della ricerca sottolinea come nei report societari manchi un indicazione chiara circa gli effettivi stipendi dei top manager, con lacunosità che spesso fanno percepire ai lettori dei report che il management percepisca uno stipendio di gran lunga inferiore a quello effettivo. Ciò avviene perché la legge prevede che i salari base vengano segnati in una determinata area dei report, mentre tutti i benefit e i bonus in altre aree degli stessi, senza l’obbligo di indicare lo stipendio complessivo in alcuna sezione o parte del bilancio.

Nonostante tutto, ha riferito Cliff Weight, negli ultimi anni si è assistito ad un inversione di tendenza, con un maggior numero di società che informa correttamente circa le politiche di remunerazione dei top manager.

 

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I piccoli risparmiatori italiani evitano le Borse.
I piccoli risparmiatori italiani sono ancora traumatizzati dai recenti scandali finanziari e si guardano bene dal fare ingenti investimenti nelle borse. Questo è quanto emerge da una ricerca condotta da GSC Proxitalia, in collaborazione con l’istituto di ricerca Eurispes. Obiettivo della ricerca era quello di fotografare il piccolo investitore medio italiano e per fare questo è stato costruito un campione di 1.000 risparmiatori. Ben il 70% del campione ha ridotto la propria propensione ad investire in Borsa, dopo i casi Parmalat e Cirio. Risulta cresciuta la prudenza, come testimonia il fatto che gli investimenti sono prevalentemente di lungo periodo e con un ottica di conservazione del capitale (44% delle risposte date dal campione); oscilla tra l’11% e il 30% la quota destinata dal campione agli investimenti in Borsa.
Il permanere dello stato di sfiducia dei risparmiatori emerge da due altri dati; il calo della quota di risparmi destinata alla borsa e dalla scarsa trasparenza delle società percepita dai risparmiatori. Sotto il primo aspetto si prevede che la quota di azioni italiane nel portafoglio dei piccoli investitori diminuirà del 32,4%, la quota di obbligazioni diminuirà del 25,3% e i titoli di stato dell’8,8%.
Sotto il secondo aspetto più dell’85% degli investitori intervistati ha affermato che le società non curano affatto gli interessi dei piccoli azionisti, di conseguenza su ritiene utile (60% delle risposte) che si instauri un contatto diretto con le società emittenti strumenti finanziari quotati, con un 10,6% che ritiene quest’opzione indispensabile.

 

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