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Studi e Ricerche - Commenti

GLI ANALISTI IGNORANO LE MEDIUM/SMALL CAP.
Milano,  novembre 2003 - Il numero di società quotate in Italia potrebbe essere di gran lunga maggiore rispetto a quello attuale, se a varcare i cancelli di Borsa Italiana fossero tutte quelle piccole e medie società che costituiscono l'ossatura del nostro Paese. Nell'ipotesi che queste società si quotassero, verrebbero poi seguite con attenzione dalla business community? O rischierebbero di essere trascurate, finendo per alimentare il numero di società con scambi medi praticamente pari a zero? 

Per rispondere a queste domande Investor-Relations.it (www.investor-relations.it), il primo consulente in Italia in investor relations, gestito dall'agenzia SEC Relazioni Pubbliche e Istituzionali, ha sviluppato una ricerca esaminando il numero di studi, pubblicati sul sito di Borsa Italiana fino al 4 novembre 2003, sviluppati dalle case d'investimento operanti in Italia e aventi ad oggetto le 128 società non incluse nel Mib30, Midex, Star e Nuovo Mercato. 

Secondo i risultati di quest'indagine, solo 53 delle 128 società in questione sono state oggetto di almeno uno studio nell'arco dei primi sei mesi del 2003; tra l'1 luglio e il 4 novembre, invece, il numero di società su cui sono state pubblicate delle ricerche si attesta a 36. 
In totale, sono 60 su 128 le società che non hanno ricevuto alcuno studio nell'arco di uno dei semestri compresi tra 2002 e 2003, 58 quelle sulle quali sono stati pubblicati da 1 a 14 studi e 10 quelle con almeno 15 studi pubblicati.
Pur non essendo i numeri assoluti molto positivi, confrontando gli studi totali pubblicati sulle 128 società esaminate nel primo semestre 2003 con quelli del primo semestre 2002 si nota un notevole incremento (396 contro 118), pari ad un +236%. 

Tra le società che hanno riportato un numero di studi superiore a 15 in almeno uno dei semestri presi in considerazione incontriamo Acea, con 15 studi nel secondo semestre 2002, Aem Torino, con 17 studi nel primo semestre 2003, Amplifon, con 19 studi nel primo semestre 2003 e Beni Stabili, che ha visto crescere notevolmente il numero di studi pubblicati: da 4 nel primo semestre 2002 è passata a 30 nel secondo semestre 2002 e 17 nel primo semestre 2003. 
Molto seguita anche De Longhi, che dagli 8 studi del primo semestre 2002 è passata ai 27 del secondo semestre 2002 e ai 38 del primo semestre 2003. 
Molta attenzione da parte della business community è riuscita a raccogliere il Gruppo Editoriale L'Espresso, che ha riportato ben 40 studi nel secondo semestre 2002, 31 nel primo semestre 2003 (contro i 6 dell'analogo periodo del 2002) e 15 nella prima parte del II semestre 2003. 
Anche il Gruppo Coin gode di una buona copertura degli analisti con un numero di ricerche pubblicate pari rispettivamente a 11 (primo semestre 2002), 20 (secondo semestre 2002) e 18 (primo semestre 2003). Analogo discorso si può fare per Marzotto che, dopo i 4 report del primo semestre 2002 è passata ai 39 del secondo semestre 2002 e ai 33 nel primo semestre 2003.
Proseguendo la lettura di questa particolare classifica incontriamo Permasteelisa (16 studi nel secondo semestre 2002 e 30 nel primo semestre 2003) e Recordati (47 studi nel secondo semestre 2002 e 20 nel primo semestre 2003).

"Restiamo convinti - commenta Fiorenzo Tagliabue, presidente e amministratore delegato di SEC Relazioni Pubbliche e Istituzionali (www.secrp.it), il secondo gruppo italiano nel mercato delle relazioni pubbliche del nostro Paese - che la quotazione in Borsa sia uno strumento utile per finanziare la crescita delle imprese e permettere alle stesse il salto di qualità. Dai risultati di questa ricerca risulta chiaro che occorre, da una parte, trovare una soluzione per incentivare l'attenzione delle case d'investimento nei confronti di queste imprese, e, dall'altra, le società stesse devono ripensare il loro modo di comunicare e relazionarsi con la comunità finanziaria ".

Scarica la tabella .xls con tutti i numeri: clicca qui

 

     

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