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Negli
Stati Uniti il FASB (Financial Accounting Standards Board) ha
recentemente emesso un nuovo regolamento che definisce i
principi contabili da seguire per la corretta valutazione
degli asset intangibili, quali il goodwill ed altri simili. Le
regulation SFAS 141 e SFAS 142 rappresentano la “via
statunitense” alla valutazione degli asset intangibili. La
vera novità è rappresentata dal fatto che per le imprese
statunitensi, a partire dal nuovo anno fiscale, non sarà più
possibile ammortizzare il goodwill su più anni, ma dovranno
valutarlo al valore di mercato e non a quello contabile. Nel
caso di un’acquisizione, il goodwill è la differenza tra
quanto effettivamente pagato ed il valore contabile (book
value), e rappresenta perciò una stima del valore di tutti
gli asset intangibili dell’azienda acquistata. E’ una
sorta di “calderone” nel quale finiscono tutti gli asset
intangibili dell’impresa, il cui valore veniva ammortizzato
su più anni. L’aumentare costante del valore del goodwill
ammortizzato, e la conseguente riduzione degli utili, oltre
alla non identificabilità dei singoli asset intangibili che
formano il goodwill, hanno spinto il FASB a promuovere questo
nuovo metodo di contabilizzazione.
In
questo modo l’ammortamento di asset con una vita non
definita, quali il goodwill, il brand ed altri, non
“intaccherà” più i profitti delle imprese, a meno che
non sia presente una ragione valida per la riduzione del
valore di tali asset. Il management dovrà, dunque,
contabilizzare, alla fine di ogni anno fiscale, il reale
valore degli asset intangibili, e fornire una spiegazione per
la loro eventuale diminuzione. Il cambiamento indotto da
queste nuove regole sia nel comportamento del management che
degli investitori è palese.
L’Europa,
al contrario, sembra aver scelto una via meno
“finanziaria” e più “proattiva”, soprattutto nei
paesi scandinavi (vedi altri articoli della sezione). Il
governo danese ha presentato delle linee guida per le società
che intendono pubblicare un Intellectual Capital Statement,
dove il focus non è tanto la valorizzazione degli asset
intangibili nello stato patrimoniale e nel conto economico, ma
la comunicazione al mercato di informazioni aggiuntive
relative a tali asset. L’accento è quindi sulla gestione più
che sulla esatta valorizzazione economica.
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