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"Le Investor Relations in Italia e l'impatto delle nuove tecnologie: alcuni confronti con gli USA".

Più del 50% delle società che hanno risposto al questionario ha una capitalizzazione superiore a 500 milioni di €; più precisamente, il 38% capitalizza più di 1 miliardo di €, il 15% tra 500 milioni e 1 miliardo, e il 47% meno di 500 milioni. (vedi fig. 37)

Quasi la totalità delle società rispondenti (95%) ha nel proprio organigramma una funzione Investor Relations (segno che le quotate cominciano a comprendere l’importanza straordinaria delle IR). Il team che si occupa delle IR è composto nel 51% dei casi da una persona, nel 43% da 2 a 5 e solo il 6% delle società ha più di 5 persone che si dedicano alla relazioni con gli investitori. (vedi figg. 1, 2)

Dalla ricerca è emerso, inoltre, che le responsabilità degli IRM (Investor Relations Manager) sono aumentate, come dichiarato dal 78% dei rispondenti; il 4%, invece, ritiene che le proprie responsabilità siano diventate più specifiche e il restante 18% non ravvisa sostanziali cambiamenti. (vedi fig. 4)

Tra le principali ragioni che hanno determinato l’incremento delle responsabilità, o comunque una loro maggiore caratterizzazione, vi è la maggiore attenzione prestata alla funzione delle IR da parte della società (70%), l’intensificazione delle operazioni finanziarie (3                             2%) ed il fatto che le IR si sono estese sino a includere le relazioni con i media (32%). (vedi fig. 5)

La maggiore attenzione alla funzione IR è dimostrata dalle iniziative intraprese dalle società: il 45% ha assunto nuovi addetti alle IR negli ultimi due anni e il 23% lo farà entro l’anno prossimo, infine il 19% ha dichiarato l’intenzione di avvalersi del contributo di consulenti esterni. (vedi fig. 6)

Per quanto riguarda l’evoluzione delle relazioni con i media finanziari, il 62% dei rispondenti ha dichiarato che non ci sono stati cambiamenti negli ultimi due anni; in tutti gli altri casi si è assistito ad una redistribuzione delle responsabilità dall’ufficio stampa/relazioni esterne alle IR (7%), dall’area ufficio stampa/relazioni esterne al senior management (5%), dalle IR all’ufficio stampa/relazioni esterne (1%), dal senior management alle IR (11%), dal senior management all’ufficio stampa/relazioni esterne (5%). (vedi fig. 10)

Al di là dei cambiamenti avvenuti, i responsabili delle relazioni con i media finanziari sono la divisione Investor Relations (54%), l’ufficio stampa (42%), il senior management (30%), la divisione relazioni esterne (16%), altre divisioni (7%). (vedi fig. 9)

Piuttosto positivi sono i dati che emergono dalla sezione dedicata alla corporate governance: il 64%             dei rispondenti, infatti, ha adottato integralmente il codice di corporate governance ed un altro 32% lo ha fatto solo in parte; solo l’1% non ha ancora recepito affatto le disposizioni del codice, mentre il 3% non si è espresso. (vedi fig. 16)

Le indicazioni del “Codice Preda” sono state ritenute chiare dal 73% dei rispondenti, il 36%, invece, ha espresso la necessità di ulteriori specificazioni e chiarificazioni in merito al Codice stesso. (vedi figg. 19, 20)

Gli incontri delle società con la business community sono organizzati avvalendosi di strutture interne (76%), rivolgendosi a consulenti esterni (20%) e avvalendosi della collaborazione di sponsor o di operatori finanziari (55%). (vedi fig. 14)

Interessanti sono i dati sull’utilizzo dei mezzi tecnologici: il 56% dei rispondenti ha dichiarato di utilizzare le conference call nei rapporti con la comunità finanziaria. I mezzi più usati per notificare la data di svolgimento della conference call sono l’e-mail (76%) e il telefono (50%). (vedi figg. 22, 25)

Pochi sono coloro che organizzano eventi in web streaming: solo il 19% dei rispondenti si è espresso positivamente, il 66% ha dichiarato di non averli mai organizzati, l’8% ha in programma di realizzarli nel prossimo futuro ed il 7% non ha espresso alcuna risposta. Il 99% dei rispondenti ha dichiarato di avere (o di essere in procinto di avere) una sezione IR sul sito societario, mentre solo il 47% fornisce servizi di e-mail alert. (vedi figg. 27, 28, 36)

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