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Data: Mercoledì 24 aprile 2002
1. Metodologie di calcolo di indici e dati
contabili, ci vuole più
chiarezza?
2. Re: Internet e democrazia informativa.
3. Re: Mib45: avrà successo l'iniziativa
della Borsa Italiana?
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- Metodologie di calcolo di indici e dati
contabili, ci vuole più
chiarezza?
Ciao lista,
non vorrei sembrare noioso continuando a
parlare del caso Enron e della
necessità di una maggiore trasparenza, ma
siamo vicini a scadenze molto
importanti: l'approvazione del bilancio
annuale e quella (anche se ci
vogliono ancora alcuni giorni) della prima
trimestrale dell'anno.
È di cruciale importanza, per ricucire il
rapporto di fiducia con il
mercato, che le società comunichino i dati
finanziari in questione con la
massima trasparenza e chiarezza. È vero che
in Italia non si intravedono
grossi rischi di 'Enronite', ma è pure vero
che, nel comunicare
determinati indici di performance e altri dati
finanziari, le società
molto spesso usano una metodologia molto
"personale".
Avete mai provato a calcolare il Roe o il Roi
di una società quotata, con
i dati pubblicati sui quotidiani finanziari e
a confrontare il risultato
ottenuto con quello dichiarato? Bene io ho
fatto il tentativo e non sono
quasi mai riuscito ad ottenere dei valori
uguali a quelli dichiarati dalla
società. È vero che nel calcolo di tale
indice si effettuano delle
depurazioni di alcuni dati, però io mi chiedo
in base a quali criteri esse
siano effettuate e perché non siano rese
note.
Altro dato rilevante, comunicato dalle
aziende, è la posizione finanziaria
netta che, sebbene in linea generale sia data
dalla differenza tra debiti
finanziari e cassa e banca, viene calcolata
dalle varie società con
criteri molto diversi.Tutto questo mi induce a
pensare che non tutto quel
che viene comunicato sia veritiero. Il
bicchiere può essere mezzo pieno o
mezzo vuoto; e molto spesso, secondo me, pur
di farlo risultare pieno, le
quotate tendono a forzare i metodi di calcolo
di dati contabili e indici
di performance.
Quali sono le vostre opinioni in merito?
Pensate anche voi che ci voglia
più chiarezza nella comunicazione di questi
dati?
Francesco Cima
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- Re: Internet e democrazia informativa.
salve lista,
Vorrei rispondere all'intervento di Pasquale
Dinasio del 20 febbraio, in
merito a Internet e alla democrazia
informativa. Dinasio sosteneva nel suo
intervento che, come negli USA, anche in
Italia si riconosce l'importanza
di internet per il raggiungimento di
un'effettiva democrazia informativa.
Dinasio metteva, però, in dubbio l'effettiva
utilità della rete per la
presenza, nei mercati finanziari, di insider.
Penso che le due cose non siano raffrontabili.
Gli insider sono sempre
esistiti e sempre esisteranno,
indipendentemente dalla presenza di uno
strumento, quale è internet, che consente un
rapido accesso alle
informazioni. Inoltre, la diffusione di
informazioni finanziarie tramite
la rete ha permesso il raggiungimento di una
maggiore consapevolezza sugli
investimenti da parte degli investitori.
Il problema degli insider e dell'uso distorto
degli strumenti messi a
disposizione dalla tecnologia, va risolto
punendo i trasgressori e non
mettendo in dubbio l'utilità dei mezzi.
La validità di internet quale strumento di
comunicazione societaria non va
messa in discussione, anzi si devono investire
sempre più risorse perché
internet possa divenire il mezzo ufficiale per
effettuare le comunicazioni
obbligatorie imposte dalla legge. Solo così
esse potranno essere
accessibili contemporaneamente da tutti gli
stakeholders interessati alla
'vita' dell'azienda.
Gianluca Garnone
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- Re: Mib45: avrà successo l'iniziativa della
Borsa Italiana?
un saluto alla lista,
voglio rispondere a Massimo Perocci, che
commentando la proposta di Borsa
Italiana di introdurre un indice (il Mib45)
calcolato considerando la
capitalizzazione del flottante, dubitava che
esso avrebbe attratto
maggiori investimenti da parte degli
investitori stranieri.
Su questo credo che nessuno possa dare una
garanzia di successo, ma
ritengo anche che se non si va incontro alle
esigenze degli investitori,
di avere un indice che tenga conto della
liquidità e della maggiore
contendibilità delle società, difficilmente
questi potranno avere
l'interesse di investire in un paese in cui le
società con largo flottante
diventano sempre meno numerose.
Quest'ultimo dato emerge in modo molto chiaro
dalla relazione Consob per
il 2001: l'introduzione dell'indice Mib45,
dunque, potrà essere un
incentivo per una maggiore apertura al mercato
da parte delle società,
che, diversamente, potrebbero essere escluse
dai portafogli di quei fondi,
che replicano gli indici o che cercano
investimenti facilmente
liquidabili. Il capitalismo italiano,
purtroppo, è ancora troppo legato
al concetto dell'"Impresa di
famiglia", nella quale è esclusa
qualsiasi
forma di ingerenza nella gestione.
Mi sembra chiaro, dunque, che la sola
introduzione dell'indice in
questione, potrà avere degli effetti
limitati, se non sia accompagnata da
una riforma strutturale del sistema
capitalistico italiano.
Fatemi sapere le vostre opinioni in merito.
Carlo Distaso
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Fine del riassunto di IRlist
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